{"id":69453,"date":"2018-05-08T02:01:54","date_gmt":"2018-05-08T00:01:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69453"},"modified":"2018-05-11T23:43:23","modified_gmt":"2018-05-11T21:43:23","slug":"usa-ue-guerra-dazi-perche-sbocchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/usa-ue-guerra-dazi-perche-sbocchi\/","title":{"rendered":"Usa\/Ue: guerra dei dazi, i perch\u00e9 e gli sbocchi"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 difficile dire se la tregua, peraltro di breve durata, annunciata da Donald <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/usa-trump-tillerson-tempesta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Trump<\/strong><\/a> prima di applicare all\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/usa-ue-rischio-lite-sullambiente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Ue<\/strong><\/a> i <strong>dazi<\/strong>\u00a0decisi su acciaio e alluminio sia dovuta alle visite a Washington di Emmanuel <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/francia-siria-critiche-macron\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Macron<\/strong><\/a> e Angela <strong>Merkel<\/strong> o, come \u00e8 stato detto, a \u201cprogressi\u201d compiuti nei contatti che durano ormai da settimane fra la Commissione europea e l\u2019Amministrazione americana. L\u2019unica cosa certa \u00e8 che finora l\u2019Unione ha reagito con fermezza, per bocca della Commissione, del Consiglio e pi\u00f9 recentemente dei tre maggiori Paesi (Francia, Germania e Regno Unito); \u00e8 stata anche preparata una lista di possibili ritorsioni e un ricorso al Wto.<\/p>\n<p><strong>Rischi di effetti dirompenti<\/strong><br \/>\nGuerricciole commerciali fra Europa e America sono gi\u00e0 avvenute in passato, sempre per\u00f2 focalizzate su contenziosi limitati e con grande attenzione a evitare che il conflitto degenerasse. \u00c8 bene tenere presente tre considerazioni. Insieme l\u2019Ue e gli Usa rappresentano la parte di gran lunga preponderante degli scambi mondiali. Il commercio \u00e8 l\u2019unico campo in cui i rapporti transatlantici si svolgono in condizioni di parit\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 uno dei pochi settori in cui l\u2019Europa parla con una voce sola: una lunga tradizione di negoziati bilaterali e multilaterali aiuta a liberare i negoziatori europei dal complesso d\u2019inferiorit\u00e0 che caratterizza tanti altri aspetti del rapporto transatlantico. Gli scambi commerciali sono solo un elemento di una molto pi\u00f9 profonda integrazione fra le due aree economiche.<\/p>\n<p>Per questa ragione un vero conflitto commerciale, una guerra dei dazi, potrebbe avere effetti dirompenti per tutti. I danni del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/usa-dazi-trump-repubblicani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>protezionismo<\/strong><\/a> che si manifestarono per esempio nella prima met\u00e0 del secolo scorso, sarebbero oggi enormemente ampliati dalla crescente integrazione delle filiere produttive dovuta alla globalizzazione.<\/p>\n<p>Malgrado periodiche accuse reciproche di protezionismo, Ue e Usa hanno sistemi abbastanza aperti. I dazi medi, che variano da circa 5% per l\u2019Ue a circa 3,5% per gli Usa sono bassi; una differenza quasi irrilevante dal punto di vista degli effetti economici. Ci sono dalle due parti alcuni picchi tariffari, fra cui per l\u2019Europa le automobili (10%), a cui fanno per\u00f2 riscontro numerosi picchi tariffari americani. Le norme e le regole sono diverse e spesso quelle europee hanno pi\u00f9 successo a livello internazionale. Non a caso uno degli obiettivi del Ttip, il negoziato abortito due anni fa sotto la pressione congiunta dei talebani di entrambi i campi, era una pi\u00f9 grande convergenza delle regole.<\/p>\n<p><strong>Che senso ha una nuova guerra commerciale?<\/strong><br \/>\nCon queste premesse, la domanda che sorge spontanea \u00e8: che senso ha una nuova guerra commerciale nelle gi\u00e0 precarie condizioni dell\u2019economia mondiale? La decisione di minacciare\/applicare dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio ha, nelle stesse parole del presidente, una portata che supera largamente l\u2019importanza di quei prodotti: l\u2019Europa \u00e8 apertamente accusata di opporre ostacoli generalizzati alle importazioni americane.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 bisogno di spendere molte parole per dimostrare che tutto ci\u00f2 non ha fondamento. Indipendentemente da altri contenziosi specifici, che tra l\u2019altro non riguardano l\u2019acciaio e l\u2019alluminio, non c\u2019\u00e8 nessuna base per formulare un\u2019accusa generalizzata di protezionismo nei confronti dell\u2019Ue. Lo stesso si pu\u00f2 dire di un\u2019eventuale accusa di manipolazione monetaria.<\/p>\n<p>N\u00e9 si capisce come la giustificazione addotta per la protezione di acciaio e alluminio, la sicurezza nazionale, possa applicarsi ai principali alleati membri della Nato. Resta la tradizionale critica americana alla politica economica tedesca, ritenuta responsabile con la compressione della domanda interna della gran parte del deficit americano con l\u2019Ue. Il problema del surplus tedesco \u00e8 certamente rilevante nelle discussioni all&#8217;interno dell\u2019Ue, ma non si vede che base politica o giuridica possa avere a livello transatlantico.<\/p>\n<p>Si noter\u00e0 per inciso che quello italiano \u00e8 il secondo surplus per importanza e che, data l\u2019integrazione delle filiere, le esportazioni tedesche incorporano una quota importante di valore aggiunto italiano. Da un lato, \u00e8 tutt&#8217;altro che certo che una politica pi\u00f9 espansiva da parte della Germania avrebbe un effetto benefico specificamente sul deficit americano. Inoltre ci\u00f2 dovrebbe comportare un coordinamento vincolante delle politiche macro-economiche, attualmente assente e che sicuramente gli Usa sarebbero i primi a rifiutare, anche perch\u00e9 saremmo legittimati a includervi la discussione di alcuni aspetti della loro recente riforma fiscale.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;attenzione sul manifatturiero distorce le percezioni di Trump<\/strong><br \/>\nLa risposta alla domanda iniziale \u00e8 tuttavia abbastanza semplice. L\u2019attenzione di Trump \u00e8 focalizzata quasi esclusivamente sul commercio dei prodotti manifatturieri e ci\u00f2 gli produce un\u2019immagine completamente distorta dei legami economici del Paese con il resto del mondo. Il suo \u00e8 un imperativo di politica interna: dare seguito sul piano interno alle promesse fatte agli elettori della <em>rust belt<\/em>, che sono poi quelli che con il loro voto lo hanno portato alla Casa Bianca.<\/p>\n<p>\u00c8 in generale buona norma prendere sul serio i problemi di politica interna di un alleato. Questa, oltre al gi\u00e0 citato interesse a evitare una guerra commerciale, \u00e8 una buona ragione per procedere con cautela. Tuttavia l\u2019Europa non pu\u00f2 permettersi n\u00e9 politicamente n\u00e9 economicamente due cose. La prima \u00e8 lasciarsi dividere, obiettivo pi\u00f9 volte dichiarato da Trump, che vorrebbe privilegiare negoziati bilaterali con i singoli Paesi: questo pericolo, anche dopo l\u2019esperienza della Brexit, sembra evitabile. La seconda sarebbe una conclusione che apparirebbe squilibrata, o comunque un cedimento alla minaccia: non siamo la Corea, che ha concluso un accordo non equilibrato, anche se con concessioni abbastanza simboliche.<\/p>\n<p>Evitare il conflitto sui dazi \u00e8 per\u00f2 nell&#8217;interesse di tutti, anche perch\u00e9 potremmo dedicarci insieme a far pressione sulla Cina che \u00e8, tutti ne conveniamo, all&#8217;origine di alcuni fra i pi\u00f9 importanti squilibri del commercio mondiale. La strada maestra sarebbe quella di un accordo equilibrato su riduzioni tariffarie, che potrebbe anche includere le automobili, bandiera simbolica della retorica trumpiana. Si ricorder\u00e0 che gi\u00e0 all&#8217;epoca del defunto Ttip un accordo sull&#8217;eliminazione dei dazi industriali era a portata di mano. A suo tempo Carlo Calenda sugger\u00ec di stralciarlo dal resto del negoziato: saggio consiglio, cui purtroppo non fu dato seguito. Sarebbe oggi prematuro speculare sulla portata di un simile accordo, che potrebbe eventualmente includere settori connessi come gli appalti pubblici.<\/p>\n<p><strong>Possibili vie d&#8217;uscita, pro e contro<\/strong><br \/>\nIl problema \u00e8 che non \u00e8 probabilmente questo che interessa a Trump. Dalle sue dichiarazioni traspare chiaramente che vuole un risultato esplicitamente misurabile in termini di riduzione del deficit americano. Pare che alla Cina sia stata chiesta una riduzione di due terzi, cio\u00e8 di duecento miliardi di dollari. L\u2019equivalente per l\u2019Ue sarebbe di ottanta miliardi. Se questi sono i termini del problema, \u00e8 difficile che ci possa essere uno sbocco positivo.<\/p>\n<p>In primo luogo perch\u00e9 l\u2019accordo sarebbe per definizione squilibrato. In secondo luogo perch\u00e9 dovrebbe trattarsi di un accordo di autolimitazione delle esportazioni, pratica concepibile con Paesi come la Cina che non sono vere economie di mercato, ma di quasi impossibile applicazione tra aree aperte e integrate come quelle transatlantiche. L\u2019Ue lo fece a suo tempo per risolvere in via transitoria il problema delle importazioni di auto giapponesi, ma si trattava di un solo prodotto, con un limitato numero di produttori coinvolti e in un\u2019epoca in cui il governo giapponese aveva ancora &#8211; oggi non pi\u00f9 &#8211; una forte influenza sulla sua industria. Lascio immaginare le colossali difficolt\u00e0 che incontrerebbe una simile operazione fra Ue e Usa.<\/p>\n<p>In assenza di un accordo equilibrato, o comunque di una soluzione non conflittuale, l\u2019Ue non potr\u00e0 evitare di reagire; ne va della sua coesione interna e della sua credibilit\u00e0 internazionale. Avr\u00e0 comunque interesse ad agire con moderazione per evitare che la situazione sfugga a ogni controllo. Alla fine il migliore antidoto al protezionismo di Trump, saranno le pressioni che gi\u00e0 si stanno manifestando all&#8217;interno dell\u2019economia americana e, si spera, anche all&#8217;interno del partito repubblicano.<\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 complementare al precedente dello stesso autore: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/macron-trump-merkel-iran-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/macron-trump-merkel-iran-europa\/<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 difficile dire se la tregua, peraltro di breve durata, annunciata da Donald Trump prima di applicare all\u2019Ue i dazi\u00a0decisi su acciaio e alluminio sia dovuta alle visite a Washington di Emmanuel Macron e Angela Merkel o, come \u00e8 stato detto, a \u201cprogressi\u201d compiuti nei contatti che durano ormai da settimane fra la Commissione europea [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":69454,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[951,1093,1094,432,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69453"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69453"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69453\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":69495,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69453\/revisions\/69495"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69454"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69453"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69453"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69453"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}