{"id":69460,"date":"2018-05-09T23:33:17","date_gmt":"2018-05-09T21:33:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69460"},"modified":"2018-05-14T21:58:40","modified_gmt":"2018-05-14T19:58:40","slug":"trump-dazi-rischi-guerra-commerciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/trump-dazi-rischi-guerra-commerciale\/","title":{"rendered":"Trump: dazi che aumentano i timori di guerra commerciale"},"content":{"rendered":"<p>Prima la decisione all&#8217;ultim&#8217;ora di rinviare fino al 1\u00b0 giugno l\u2019esenzione dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/usa-ue-guerra-dazi-perche-sbocchi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Unione europea<\/strong><\/a> dalle nuove tariffe americane su acciaio (25%) e alluminio (10%), respingendo le richieste europee di renderla permanente. Poi, la scorsa settimana, il deludente esito della missione a Pechino della delegazione <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/macron-trump-merkel-iran-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Usa<\/strong><\/a> guidata dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin, a causa di una sorta di resa incondizionata richiesta alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/cina-xi-jinping-leader\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Cina<\/strong><\/a>. Queste le due ultime mosse del presidente degli Stati Uniti Donald <strong>Trump<\/strong>, che dimostrano ancora una volta la volont\u00e0 di andare avanti a ogni costo nella <strong>crociata dei dazi<\/strong>. Anche a rischio di una escalation su larga scala dei conflitti commerciali. E non sorprende.<\/p>\n<p>Se in politica estera \u2013 a giudizio di molti \u2013 Trump si \u00e8 rivelato in questo primo anno innanzi tutto imprevedibile, in tema di politica commerciale ha semmai dimostrato una certa coerenza, essendo convinto da anni che gli altri grandi paesi sfruttino gli Stati Uniti nel regime multilaterale imperniato sulla <strong>Wto<\/strong>, approfittando di una relativa generosa apertura del mercato americano. E poco importa che non ci sia alcuna seria evidenza a sostegno di questa tesi.<\/p>\n<p>Il presidente americano fin dai primi mesi dal suo insediamento si \u00e8 mosso per ribaltare queste condizioni di svantaggio. Prima con indagini pi\u00f9 o meno strumentali dirette ad accertare gli effetti delle eccessive importazioni di acciaio e le violazioni della propriet\u00e0 intellettuale da parte della Cina. Poi, utilizzandone con molta disinvoltura e al limite della legalit\u00e0 i risultati emersi. E a marzo ha imposto, col pretesto di ragioni di sicurezza nazionale del tutto opinabili o, per meglio dire, palesemente inesistenti, i dazi protettivi.<\/p>\n<p><strong>Obiettivi irragionevoli<u><br \/>\n<\/u><\/strong>Una logica prettamente mercantilistica anima le mosse dell\u2019Amministrazione americana e la spinge a utilizzare i dazi come una sorta di clava. Non tanto a protezione di industrie tradizionali e da tempo in difficolt\u00e0, come l\u2019acciaio e l\u2019alluminio, quanto per il raggiungimento di due altri obiettivi, ritenuti ancor pi\u00f9 fondamentali.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 la riduzione del deficit commerciale verso una serie di paesi, tra cui figurano in primo piano la Cina e la Germania. Per ridurli, Trump vuole che i Paesi partner facciano concessioni bilaterali su pratiche commerciali, tariffe e tasse.<\/p>\n<p>Il secondo obiettivo \u00e8 la Cina e la sua ascesa al rango di superpotenza economica mondiale, soprattutto sul piano tecnologico e dell\u2019innovazione. Una corsa che va fermata secondo l\u2019Amministrazione americana, che la legge come una sorta di &#8216;aggressione economica&#8217;.<\/p>\n<p>Ora il dato pi\u00f9 preoccupante \u00e8 che entrambi gli obiettivi &#8211; oltre che irragionevoli dal punto di vista economico \u2013 siano difficili se non impossibili da realizzare. I deficit commerciali &#8211; com&#8217;\u00e8 noto ai pi\u00f9 &#8211; hanno natura macroeconomica: sono dovuti al fatto che un Paese \u2013 ed \u00e8 il caso degli Stati Uniti &#8211;\u00a0 spende pi\u00f9 di quanto produce e, quindi, importa pi\u00f9 di quanto esporta. Non si curano quindi con i dazi, ma con politiche adeguate sanando quello squilibrio.<\/p>\n<p>Con riferimento alla corsa della Cina, le critiche americane ai modi disinvolti con cui il Governo cinese e le sue grandi imprese spesso interpretano a loro vantaggio le regole della Wto hanno certamente un fondamento. E\u2019 poco credibile, tuttavia, che gli Stati Uniti possano indurre la Cina a modificare le sue strategie opportunistiche, muovendosi da soli, addirittura contro i loro alleati europei e giapponesi, e utilizzando la batteria di dazi annunciati <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/mondo\/2018-04-06\/trump-raddoppia-contro-cina-ordina-dazi-cento-miliardi-import-pechino-070315.shtml?uuid=AEWRKoTE&amp;fromSearch\">su oltre 1.300 prodotti cinesi<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Le risposte moderate di Cina ed Europa<br \/>\n<\/strong>Ci sono poche speranze che tutto ci\u00f2 possa fermare il presidente americano. Come si \u00e8 detto, c\u2019\u00e8 troppa ideologia e politica, di pessima fattura, dietro le sue mosse. In questa prospettiva \u00e8 importante cercare di limitare &#8211; almeno a breve termine &#8211; l\u2019estensione e i danni dei conflitti commerciali in atto. A questo riguardo molta rilevanza avr\u00e0 la reazione degli altri due grandi poli commerciali globali, la Cina e l\u2019Europa.<\/p>\n<p>La Cina ha annunciato pi\u00f9 volte di essere pronta a rispondere colpo su colpo, con una serie di ritorsioni tariffarie, alla strategia aggressiva americana. \u00a0Per adesso il governo cinese si \u00e8 mosso con grande cautela, lasciando aperta pi\u00f9 di una porta al dialogo e alla mediazione. Non va comunque sottostimata l\u2019ondata nazionalista che hanno suscitato in Cina le mosse di Trump. Dovesse perdurare lo scontro, \u00e8 prevedibile che finir\u00e0 per condizionare e alla lunga modificare l\u2019atteggiamento moderato finora mostrato dalle Autorit\u00e0 cinesi.<\/p>\n<p>Anche la risposta dell\u2019Europa \u00e8 stata per ora efficace e misurata allo stesso tempo. Nel respingere, innanzi tutto, la pretesa americana di concessioni commerciali e tariffarie da elargire grazie alla pistola dei dazi puntata alla tempia europea. E per aver ribadito i benefici dell\u2019apertura dei mercati, realizzando processi di liberalizzazione e accordi in questi ultimi mesi con Canada e Giappone.\u00a0 Bene ha fatto l\u2019Europa a dichiararsi disponibile &#8211; una volta rinfoderata dagli americani la spada dei dazi \u2013 a rivedere regole e assetto istituzionale del regime commerciale internazionale, un\u2019esigenza in agenda peraltro da diverso tempo.<\/p>\n<p><strong>I danni di una guerra commerciale<br \/>\n<\/strong>Certo alla lunga isolare le iniziative commerciali americane e preservare il sistema multilaterale a dispetto e contro la volont\u00e0 degli Usa si potrebbe rivelare una impresa improba, al limite dell\u2019impossibile. Per un po&#8217;, tuttavia, potrebbe funzionare nel mitigare i danni della sconsiderata crociata di Trump. Che potrebbero essere molto seri, per l\u2019Europa innanzi tutto.<\/p>\n<p>Si stima che l\u2019estendersi della guerra commerciale finirebbe per aumentare significativamente le tariffe doganali e decurtare la crescita mondiale fino a 2 punti percentuali, dimezzandola rispetto ai ritmi attuali. Se arrivassimo a una sorta di balcanizzazione delle relazioni commerciali, tutto ci\u00f2 si trasformerebbe per la maggioranza dei Paesi, inclusi gli Usa, in un gioco a somma pesantemente negativa. E non dimentichiamo che \u00e8 gi\u00e0 avvenuto in passato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima la decisione all&#8217;ultim&#8217;ora di rinviare fino al 1\u00b0 giugno l\u2019esenzione dell\u2019Unione europea dalle nuove tariffe americane su acciaio (25%) e alluminio (10%), respingendo le richieste europee di renderla permanente. 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