{"id":69464,"date":"2018-05-09T20:03:09","date_gmt":"2018-05-09T18:03:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69464"},"modified":"2018-05-13T09:26:29","modified_gmt":"2018-05-13T07:26:29","slug":"iran-nucleare-ritiro-trump-accordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/iran-nucleare-ritiro-trump-accordo\/","title":{"rendered":"Iran: nucleare, il ritiro di Trump dall&#8217;accordo dei &#8216;5 +1&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019annuncio da parte del presidente <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/bullo-ok-corral-alla-casa-bianca\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Trump<\/strong><\/a> della sua decisione di ritirarsi dall\u2019 <strong>accordo<\/strong> sul <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/iran-trump-accordo-nucleare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>nucleare<\/strong><\/a> con l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/macron-trump-merkel-iran-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Iran<\/strong><\/a> si \u00e8 materializzata l\u20198 aprile, a pi\u00f9 di un anno dalla sua elezione, nonostante il punto fosse in grande evidenza nei suoi programmi. Questa lunga esitazione non \u00e8 dovuta a ripensamenti di fondo da parte di Trump, ma al fatto che la prima fase della sua presidenza ha messo in luce una peculiare assenza nei ranghi dell\u2019Amministrazione di collaboratori omogenei alle sue idee e pronti a metterle in atto.<\/p>\n<p>Lo si \u00e8 visto clamorosamente nel caso del segretario di Stato Rex Tillerson, ma \u00e8 un fatto che partigiani dell\u2019internazionalismo liberale del dopo Guerra Fredda sono ancora presenti a tutti i livelli dello Stato federale. Le origini non politiche di Trump e i dissensi che la sua elezione ha suscitato nello stesso campo repubblicano hanno ostacolato il necessario rinnovamento dei quadri, dai pi\u00f9 alti livelli in gi\u00f9.<\/p>\n<p>Con l\u2019avvento di John Bolton e Mike Pompeo, questa situazione viene ora meno. La decisione sul ritiro dal Jcpoa (Joint Comprehensive Plan of Action) sul nucleare \u00e8 una vistosa dimostrazione del cambiamento ed \u00e8 persino possibile che l\u2019amministrazione Trump proceda adesso all\u2019edificazione di quella ottava meraviglia del mondo che sarebbe il muro fra Stati Uniti e Messico.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Iran la bestia nera dell&#8217;Amministrazione Trump<\/strong><br \/>\nChe l\u2019Iran fosse la bestia nera dell\u2019Amministrazione Trump era, come si appena detto, fra i punti qualificanti del suo programma elettorale e di governo. Tale programma, ancora pi\u00f9 strettamente di quello di Obama, affida la difesa della sicurezza americana in Medio Oriente e in Africa alla lotta contro il terrorismo. Nell\u2019annunciare la decisione di ritirarsi dalla Jcpoa, Trump l\u2019ha giustificata dicendo che l\u2019Iran \u00e8 un Paese terrorista. Ma qui il concetto di terrorismo ha la stessa latitudine di quello di Vladimir Putin: serve a indicare il nemico, senza poi preoccuparsi di andare nei dettagli per distinguere l\u2019Isis e al Qaida dagli oppositori di Assad o dalle legioni (nazionali e straniere) di Teheran, che compiono beninteso la loro parte di atrocit\u00e0, ma sono dei nemici politici e non dei terroristi internazionalisti e jihadisti.<\/p>\n<p>L\u2019Iran \u00e8 innanzitutto un nemico, il vero e non inefficace nemico degli Stati Uniti e del suo &#8216;piccolo satana&#8217; <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/iran-nucleare-netanyahu-menzogna\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Israele<\/strong><\/a>, che oggi sta realizzando con successo il suo dominio nella regione da Teheran al Mediterraneo, con l\u2019aiuto della Russia che come l\u2019Iran (e &#8211; bisogna aggiungere \u2013 come l\u2019 &#8216;alleato&#8217; turco) vogliono escludere gli Usa dal Medio Oriente. Contro questo nemico genuino e pericoloso, l\u2019Amministrazione Trump ha ragione di agire, ma non \u00e8 davvero con il ritiro dall&#8217; accordo sul nucleare che pu\u00f2 efficacemente iniziare la sua giusta lotta contro l\u2019Iran.<\/p>\n<p><strong>Quando nemico\u00a0\u00e8 uguale a terrorista<br \/>\n<\/strong>In principio, Trump deve decidere se il suo nemico \u00e8 solo il terrorismo jihadista o se ha invece anche dei nemici politici contro cui usare la forza e la diplomazia, come fa con il terrorismo. La lotta all\u2019Iran richiede uno sforzo politico e militare maggiore. Non penser\u00e0 certo di poterlo fare attraverso i &#8216;proxies&#8217; arabi della regione. Trump dovrebbe quindi cambiare la natura della sua strategia e, fra l\u2019altro, assegnare al Medio Oriente pi\u00f9 rilevanza di quella che gli vorrebbe dare (la stessa cosa capit\u00f2 a Barack Obama).<\/p>\n<p>Inoltre, di fatto, nei 18 mesi trascorsi dall\u2019inizio della sua presidenza l\u2019Amministrazione Trump ha spesso sottolineato nelle sua politica mediorientale la lotta all\u2019Iran come un\u2019alta priorit\u00e0. Lo ha fatto esplicitamente il 20-21 maggio 2017 al &#8216;Middle East Summit&#8217; svoltosi a Riad poco dopo il suo insediamento, come elemento fondante dell\u2019alleanza americana con l\u2019Arabia Saudita, gli Emirati, Bahrein, la Giordania, l\u2019Egitto e Israele (l\u2019alleato non detto dei conservatori arabi).<\/p>\n<p>Ma poi ha portato avanti un anno di politica siriana che ha privilegiato i rapporti con la Russia, lasciando fare a Mosca, come se quest\u2019ultima fosse una alleata sua invece che dell\u2019Iran e lasciando che gli iraniani spadroneggino e abbiano nel Paese basi militari.<\/p>\n<p><strong>Un inizio sbagliato<\/strong><br \/>\nOra, sembra che la musica debba cambiare, ma \u00e8 certo che se cambia con il ritiro dall&#8217; accordo sul nucleare con l&#8217;Iran, ferma restando la condiscendenza verso gli alleati di Astana e il loro protetto Bashar Assad, la lotta all\u2019Iran inizia con il piedi sbagliato: se, com\u2019\u00e8 giusto, gli Usa intendono combattere Teheran, debbono farlo appoggiando al meglio quel che resta dei loro possibili amici in Siria e apprestandosi a proteggere il premier Abadi e l\u2019Iraq contro un\u2019invadenza iraniana certamente non inferiore da quella in Siria per non parlare del Libano.<\/p>\n<p>Mentre non si pu\u00f2 fare conto su Bolton, Pompeo potrebbe mostrarsi pi\u00f9 perspicace e quindi il ritiro dallo Jcpoa potrebbe essere seguito da un cambio di politica. In ogni caso \u00e8 un inizio sbagliato, l&#8217; accordo \u00e8 comunque uno strumento utile sul piano della non proliferazione e dell\u2019ancoraggio, in qualche modo, dell\u2019Iran alla comunit\u00e0 internazionale; perch\u00e9 l\u2019uscita dal JCPOA indebolisce l\u2019Alleanza atlantica nel momento in cui gli Usa, apprestandoosi a una dura battaglia, ne avranno maggior bisogno; perch\u00e9 l&#8217; accordo \u00e8 un sostegno all\u2019esistenza politica dei moderati iraniani, che in una regione di traboccanti nazionalismi non avranno ora altra alternativa che schierarsi con Khamenei in nome della patria tradita, esattamente come hanno fatti i kemalisti turchi.<\/p>\n<p>In questo quadro, gli europei non dovrebbero semplicemente difendere il Jcpoa assieme ai moderati iraniani, integrandosi cos\u00ec da soli nel gioco di Khamenei e di Trump. Dovrebbero proporre agli Usa una politica comune pi\u00f9 attiva in Iraq e Siria e, se Washington non accettasse, dovrebbero fare loro \u2013 insieme &#8211; qualche cosa. Non lo faranno, ma vale comunque la pena di provare a dirlo.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Martin H. Simon\/CNP via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019annuncio da parte del presidente Trump della sua decisione di ritirarsi dall\u2019 accordo sul nucleare con l\u2019Iran si \u00e8 materializzata l\u20198 aprile, a pi\u00f9 di un anno dalla sua elezione, nonostante il punto fosse in grande evidenza nei suoi programmi. 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