{"id":69492,"date":"2018-05-10T22:52:09","date_gmt":"2018-05-10T20:52:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69492"},"modified":"2018-05-10T22:53:15","modified_gmt":"2018-05-10T20:53:15","slug":"nato-spendere-imperativo-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/nato-spendere-imperativo-europa\/","title":{"rendered":"Nato: spendere di pi\u00f9, imperativo strategico per l&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p>Per quasi settant\u2019anni, la <strong>Nato<\/strong> ha dapprima creato e poi rafforzato i legami nelle relazioni transatlantiche, generando, in qualche modo, anche un senso di identit\u00e0 condivisa dell&#8217;Occidente. Per il 66% degli europei e il 62% degli americani, la Nato \u00a0rappresenta l&#8217;organizzazione essenziale per la difesa e la sicurezza. L\u2019opinione pubblica sull\u2019Alleanza \u00e8 migliorata nel corso degli anni: dopo la caduta del comunismo in Europa, gli obiettivi e le priorit\u00e0 della Nato sono cambiate. In molte aree, si sono anche moltiplicati. Tuttavia, un\u2019eredit\u00e0 dei tempi della Guerra Fredda rimane ancora oggi: lo squilibrio nella <strong>ripartizione degli oneri finanziari<\/strong> tra gli alleati.<\/p>\n<p>Sebbene i contributi finanziari aggregati alla Nato siano aumentati nel tempo, gli Stati Uniti rimangono il Paese che fa registrare il maggior contributo all&#8217;Alleanza.<\/p>\n<p>Nonostante la veloce ripresa economica dei Paesi europei dopo la Seconda guerra mondiale e la crescita della Nato dai dodici membri fondatori del 1949 ai <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/nato-montenegro-segnale-positivo-balcani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ventinove<\/a> del 2017, non tutti gli alleati hanno sempre contribuito secondo la quota di competenza.<\/p>\n<p><strong>Tra alti e bassi<\/strong><br \/>\nNella storia dell\u2019Alleanza, il bilancio pi\u00f9 sproporzionato nella condivisione degli oneri finanziari si \u00e8 registrato nel 1952, quando gli Stati Uniti finanziavano il 77% della spesa totale. Dall\u2019altra parte, la spesa militare pi\u00f9 vicina alla parit\u00e0 si \u00e8 registrata nel 1999, quando i fondi degli Stati Uniti costituivano \u201csolo\u201d il 55% della spesa totale per la difesa. Tale chiusura del divario \u00e8 stata attribuita all&#8217;impegno a lungo termine dei membri europei della Nato durante i conflitti nei Balcani.<\/p>\n<p>La pressione dell\u2019attuale governo di Washington sui membri europei dell\u2019Alleanza e l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/nato-la-solita-sbagliata-lite-alleati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">invito a contribuire di pi\u00f9<\/a>, non \u00e8 una novit\u00e0: si tratta di un dibattito iniziato gi\u00e0 nel 1953, quando l\u2019allora inquilino della Casa Bianca, Dwight Eisenhower, allert\u00f2 che \u201cla fonte americana si \u00e8 esaurita\u201d. Di conseguenza, i partner europei aumentarono il loro impegno per la difesa comune, ma gli Stati Uniti continuarono a farsi carico della maggior parte dell&#8217;onere finanziario.<\/p>\n<p>La seconda ondata di questo tira-e-molla finanziario risale agli anni &#8217;80, durante l&#8217;amministrazione Reagan. La quota degli Stati Uniti nel bilancio della Nato a quei tempo era del 63%. Nel 1977, gli alleati avevano accettato di aumentare le spese per le loro difese nazionale cos\u00ec da raggiungere il 3% del Pil; ma solo in pochissimi hanno mai raggiunto questa quota. Nel 1989, dopo scarsi successi nel convincere gli europei ad incrementare l\u2019impegno nei confronti della Nato, la quota degli Stati Uniti rappresentava il 62% della spesa totale per la difesa collettiva. In seguito, con il miglioramento del clima geopolitico nelle relazioni Est-Ovest alla fine della Guerra Fredda, \u00e8 arrivata la decisione di ridurre la spesa per la difesa nazionale al <strong>2% del Pil<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Non solo Trump<\/strong><br \/>\nInsomma, l\u2019attuale dibattito sulla condivisione degli oneri non \u00e8 certo iniziata con l\u2019avvento di Donald <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/nato-vertice-verso-roadmap-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Trump<\/a><\/strong> alla Casa Bianca, bench\u00e9 lui abbia presentato, sin dall\u2019inizio, le sue doglianze all\u2019indirizzo degli alleati europei, come in occasione del suo primo vertice Nato, l\u2019anno scorso a Bruxelles.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 2011, l\u2019allora segretario di Stato alla Difesa statunitense, Robert Gates, aveva criticato i membri della Nato per non aver fatto la propria parte, perch\u00e9 l\u2019Alleanza non \u00e8 \u201cuna causa di beneficenza\u201d.<\/p>\n<p>Nel 2017, solo sei Paesi hanno soddisfatto i criteri del 2% (Stati Uniti, Grecia, Regno Unito, Estonia, Polonia e Romania). Non molto \u00e8 cambiato per gli Stati Uniti, che continuano a tenere il 72% dell&#8217;onere del bilancio della difesa della Nato, contribuendo con 693 miliardi di dollari sul totale di 946 miliardi.<\/p>\n<p>In Europa, i tre Paesi che spendono di pi\u00f9 per la difesa (in termini nominali) sono <strong>Regno Unito<\/strong> (55 miliardi di dollari), <strong>Francia<\/strong> (44) e <strong>Germania<\/strong> (43). Insieme, i tre contribuiscono per il 15% del totale delle spese Nato.<\/p>\n<p>La linea guida del 2% del Pil per le spese nazionali della difesa \u00e8 un obiettivo ambizioso, anche se non vincolante. Comunque, dovrebbe essere considerato come un forte impegno politico degli alleati. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente significativo per i nuovi membri della Nato, Stati piccoli con economie poco sviluppate e capacit\u00e0 militari limitate. D\u2019altra parte \u00e8 molto importante capire come vengono spesi i budget della difesa rispetto ai <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/nato-due-nuovi-centri-comando\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">nuovi investimenti<\/a> o alla manutenzione operativa.<\/p>\n<p><strong>L\u2019emersione di un ruolo per l\u2019Ue<\/strong><br \/>\nUna migliore condivisione degli oneri finanziari della Nato \u00e8 inseparabile dalla <em>smart defense<\/em>. Con tante sfide prevedibili (e non) all&#8217;orizzonte, perseguire i concetti di difesa intelligente sar\u00e0 un fattore determinante per colmare il divario tra requisiti della difesa e capacit\u00e0 dei membri della Nato.<\/p>\n<p>Gli eventi recenti hanno evidenziato l&#8217;importanza dell&#8217;impegno politico, della fiducia e dell&#8217;unit\u00e0 tra gli alleati. La Germania \u00e8 uno dei Paesi che stanno assumendo un ruolo importante in Europa per sostenere il \u201cpooling and sharing\u201d delle capacit\u00e0 della\u00a0 difesa, mostrando una particolare attenzione all&#8217;efficienza.<\/p>\n<p>A questo proposito, buone notizie arrivano ultimamente dal campo europeo, dopo che 23 membri europei della Nato hanno concordato, alcun mesi fa, di dar vita alla cooperazione strutturata permanente nel campo della difesa (<strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/ue-difesa-pesco-parte\/\">Pesco<\/a><\/strong>). L&#8217;obiettivo principale della Pesco \u00e8 di stabilire un quadro giuridico europeo vincolante e inclusivo per gli investimenti nel campo della sicurezza e difesa, includendo l&#8217;impegno comune di aumentare la spesa di bilancio in termini reali, lo sviluppo di capacit\u00e0 di difesa congiunte, investimenti in progetti condivisi, e il miglioramento della prontezza operativa.<\/p>\n<p>L&#8217;ambiente geopolitico in Europa \u00e8 cambiato. Le circostanze economiche sono diverse rispetto a settant\u2019anni fa, quando gli Stati Uniti offrirono un grande impegno militare per la difesa e la sicurezza dell&#8217;Europa. Oggi, l&#8217;<strong>Unione europea <\/strong>\u00e8 economicamente il blocco commerciale pi\u00f9 grande e ricco del mondo. \u00c8 integrato nell\u2019economia globale e molto capace militarmente. Tuttavia, essa dipende dai sistemi di sicurezza globale, e di seguito deve assumersi maggiore responsabilit\u00e0 per proteggere se stessa e l&#8217;alleanza transatlantica.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti si aspettano che i membri europei della Nato si impegnino a rispettare la loro quota di onere finanziario nell\u2019Alleanza. E d\u2019altra parte, l&#8217;attuale situazione di sicurezza europea lo richiede. Molte pi\u00f9 sfide e minacce stanno ricadendo nel portafoglio europeo. L&#8217;aggressione russa in <strong>Ucraina<\/strong> e le sue aggressive attivit\u00e0 militari nella regione del <strong>Baltico<\/strong> costituiscono un\u2019argomentazione convincente per aumentare gli impegni del Vecchio continente nei confronti della Nato. Altre sfide includono i flussi migratori irregolari dal Nord Africa e dal Medio oriente, come le crescenti minacce di terrorismo e estremismo violento. Spendere di pi\u00f9 per la difesa non \u00e8 pi\u00f9 un&#8217;opzione per i Paesi europei, ma un imperativo strategico.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0<\/em><em>\u00a9 Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per quasi settant\u2019anni, la Nato ha dapprima creato e poi rafforzato i legami nelle relazioni transatlantiche, generando, in qualche modo, anche un senso di identit\u00e0 condivisa dell&#8217;Occidente. Per il 66% degli europei e il 62% degli americani, la Nato \u00a0rappresenta l&#8217;organizzazione essenziale per la difesa e la sicurezza. 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