{"id":69523,"date":"2018-05-14T08:30:04","date_gmt":"2018-05-14T06:30:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69523"},"modified":"2018-05-17T07:13:13","modified_gmt":"2018-05-17T05:13:13","slug":"iran-nucleare-trump-scelta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/iran-nucleare-trump-scelta\/","title":{"rendered":"Iran: nucleare, Trump, scelta pericolosa senza calcolo razionale"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 certo la prima volta che Donald <strong>Trump<\/strong> opera una scelta unilaterale, pericolosa per la sicurezza internazionale e irrispettosa verso i principali alleati e le Nazioni Unite; e non sar\u00e0 l&#8217;ultima. Ma la decisione di ritirarsi dall&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/iran-nucleare-rischi-illusione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>accordo<\/strong><\/a>\u00a0con l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/iran-nucleare-ritiro-trump-accordo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Iran<\/strong><\/a> non rientra nella politica del sacro egoismo, dell'&#8221;America first!\u201d. In questo caso a prevalere non \u00e8 l&#8217;interesse nazionale, che al contrario detterebbe il consolidamento dei passi fatti verso la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/iran-nucleare-rischi-jcpoa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">non-proliferazione<\/a>, il rafforzamento dei moderati al potere a Teheran, la distensione nello scacchiere mediorientale, e quindi coinciderebbe con l&#8217;interesse generale. Semplicemente, non c&#8217;\u00e8 un calcolo razionale.<\/p>\n<p><strong>Il filo conduttore della demolizione e della credibilit\u00e0<\/strong><br \/>\nMa anche una scelta irrazionale va in qualche modo spiegata. E la spiegazione su cui tutti gli osservatori concordano \u00e8 che demolire tutto quanto costruito dall&#8217;odiato predecessore Barack Obama costituisce il filo conduttore della politica ondivaga dell&#8217;attuale presidente. Pu\u00f2 apparire banale ridurre tutto ad una puerile impuntatura contro Obama, la quale pu\u00f2 scatenarsi\u00a0 anche in politica estera ora che gli \u201cadults in the room\u201d (tranne il generale Mattis, segretario alla Difesa) sono stati fatti fuori.<\/p>\n<p>Diciamo allora che, avendo impostato la campagna elettorale sulla denigrazione di quanto fatto da Obama, e avendo quindi dichiarato che l&#8217;accordo Jcpoa era il peggior trattato mai concluso, Trump era impaziente di affondarlo per dimostrare la propria credibilit\u00e0. E&#8217; questa, infatti, la principale ossessione che guida le sue azioni.<\/p>\n<p><strong>Le riserve, fin dall&#8217;inizio dei repubblicani<\/strong><br \/>\nCos\u00ec formulata, \u00e8 ancora una spiegazione parziale: non si deve dimenticare che nel 2015, quando fu concluso l&#8217;accordo, tutto il Partito repubblicano era fieramente contrario, e anche non pochi parlamentari democratici. Infatti, non solo era impensabile raggiungere il requisito costituzionale dell&#8217;approvazione (advice and consent) del Senato per la ratifica con la maggioranza qualificata dei due terzi, ma una analoga maggioranza era pronta a votare contro. Perci\u00f2 Obama aveva dovuto ricorrere al sotterfugio oggi molto usato, ma discutibile nel caso di accordi di grande importanza politica, dell&#8217;\u201dexecutive agreement\u201d (non a caso non si chiama\u201d trattato\u201d, bens\u00ec \u201cplan of action\u201d).<\/p>\n<p>Ai Repubblicani rimaneva un&#8217;arma: una risoluzione contraria, purch\u00e9 avesse raccolto 60 voti su 100. Votando compatti, e con l&#8217;apporto di alcuni democratici, arrivarono a sfiorare quella soglia, ma senza oltrepassarla. Obama, mediante una serie di incontri e telefonate con singoli senatori del suo partito era riuscito, per un pelo, a sventare quella mossa.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;azione efficace delle lobbies saudita e israeliana<\/strong><br \/>\nSe dunque la contrariet\u00e0 all&#8217;accordo non \u00e8 solo una fissazione del presidente ma \u00e8 condivisa da oltre met\u00e0 dell&#8217;opinione pubblica e dall&#8217;establishment repubblicano (anche se alcuni, come il citato Mattis, visti i puntuali adempimenti iraniani, si sono ricreduti), vorr\u00e0 dire che esistono anche ragioni obbiettive che a noi europei sfuggono? No, la spiegazione \u00e8 un&#8217;altra, ma \u00e8 politically correct sottacerla: l&#8217;efficace azione persuasiva di due delle tre pi\u00f9 potenti lobbies di Washington (la terza, si sa, \u00e8 la National Rifle Association, Nra): quella saudita e quella pro-israeliana.<\/p>\n<p>La prima, forte di illimitate disponibilit\u00e0 finanziarie, beneficia ora anche della buona intesa instauratasi fra il principe ereditario MbS e il &#8216;primo genero&#8217; Jared Kushner. La seconda, da sempre pi\u00f9 influente, ha ora l&#8217;uomo di punta nel miliardario Sheldon Adelson, il re di Las Vegas, strenuo paladino di Benjamin Netanyahu e fautore dell&#8217;uso della minaccia nucleare contro Teheran: gi\u00e0 primo contributore della campagna elettorale di Trump, \u00e8 un suo autorevole suggeritore soprattutto per le questioni mediorientali, sia direttamente che tramite il nuovo consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton. E&#8217; stato lui a patrocinare lo spostamento dell&#8217;ambasciata a Gerusalemme, promettendo di sostenerne tutte le spese.<\/p>\n<p><strong>Israele e l&#8217;ombrello strategico americano<\/strong><br \/>\nSe a ispirare la battaglia contro l&#8217;accordo era ed \u00e8 il governo israeliano, che ha i piedi per terra e dispone di tutte le informazioni necessarie su ci\u00f2 che avviene in Iran,\u00a0 se ne potrebbe dedurre che il Jcpoa, pur esente dai presunti svantaggi per gli Usa, comporta reali pericoli per la sicurezza di <strong>Israele<\/strong>. E&#8217; quello che afferma Netanyahu, anche mediante <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/iran-nucleare-netanyahu-menzogna\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">conferenze stampa piene di falsit\u00e0<\/a>, ma lo contraddicono molti esperti israeliani, compresi ex-dirigenti\u00a0 dei servizi segreti e delle forze armate.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 allora la logica che spinge Gerusalemme a battersi per smantellare un accordo che soddisfa una esigenza fondamentale per la sicurezza di Israele, in quanto assicura almeno per 10-15 anni il mantenimento del suo monopolio nucleare, necessario a bilanciare la sua inferiorit\u00e0 demografica e la mancanza di profondit\u00e0 strategica?<\/p>\n<p>La logica sta in un&#8217;altra esigenza, ancora pi\u00f9 inderogabile: che l&#8217;America continui a garantire il suo ombrello, strategico (deterrente, fornitura delle armi pi\u00f9 avanzate), politico (Consiglio di Sicurezza) e finanziario, astenendosi da qualsiasi pressione\u00a0 e anche da critiche (per l&#8217;espansione degli insediamenti,\u00a0 le rappresaglie sanguinose a Gaza o in Libano, i bombardamenti su obiettivi siriani o iraniani).<\/p>\n<p>A questo fine \u00e8 importante che l&#8217;Iran appaia come una minaccia mortale alla sopravvivenza di Israele. Anche a prezzo di rendere reale questa minaccia, fomentando il rafforzamento della gi\u00e0 potente fazione radicale a Teheran (un caso di self-fulfilling prophecy). Verso la fine della presidenza Obama si era infatti temuto a Gerusalemme che l&#8217;America\u00a0 considerasse\u00a0 cessata l&#8217;emergenza in Medio Oriente e desse esecuzione all&#8217;annunciato \u201cpivot to Asia\u201d, cio\u00e8 un ribaltamento delle priorit\u00e0.<\/p>\n<p>Indubbiamente ha un peso anche la connessa preoccupazione che l&#8217;Iran, liberato dalle sanzioni, si rafforzi militarmente ed abbia pi\u00f9 risorse da spendere per armare Hezbollah. Ma \u00e8 poco plausibile che un Iran azzoppato dalle sanzioni si trovi nell&#8217;impossibilit\u00e0 di rifornire la milizia sciita libanese e di mantenere i pasdaran in territorio siriano, o che Netanyahu lo creda. Preminenti rimangono le considerazioni politico-strategiche di cui sopra.<\/p>\n<p><strong>Un&#8217;umiliazione per l&#8217;Europa<\/strong><br \/>\nLa vicenda \u00e8 oltretutto umiliante per l&#8217;Europa. Le raccomandazioni dei co-firmatari dell&#8217;accordo hanno lasciato indifferente Trump. Un tempo Henry Kissinger lamentava che non esistesse un numero telefonico da chiamare oltreatlantico, un \u201cMr. Europe\u201d. Adesso abbiamo un presidente dell&#8217;Unione e un ministro degli Esteri sotto altro nome (Federica Mogherini), ma Washington li snobba. Lo stesso presidente francese Emmanuel Macron ha speso invano tutto il suo capitale politico, rassegnandosi persino a farsi fotografare\u00a0 la mano nella mano con the Donald. N\u00e8 la France en marche, n\u00e8 l&#8217;Unione europea intera hanno a Washington un peso anche lontanamento paragonabile a quello del premier israeliano e dei suoi sostenitori americani.\u00a0 Basti ricordare l&#8217;efficacia della azione di disinformazione condotta dai servizi israeliani\u00a0 e dalla lobby a Washington e a Londra nel 2002 per scatenare l&#8217;aggressione all&#8217;Iraq, non scalfita dal dissenso tedesco e francese.<\/p>\n<p>Le diplomazie europee si sforzeranno di certo di convincere\u00a0 il governo iraniano che l&#8217;accordo multilaterale pu\u00f2 e deve sopravvivere alla defezione di un solo co-firmatario. Ma il problema\u00a0 non \u00e8 quello di convincere il presidente Rohani; il problema \u00e8 che lo schiaffo ricevuto da Trump lo indebolisce rispetto ai suoi rivali radicali. Se, Allah non voglia, la Guida Suprema dovesse dare ragione a loro e dichiarare decaduto l&#8217;accordo a causa del ritiro americano, Trump otterrebbe una certificazione dell&#8217;irrilevanza dell&#8217;Europa. Con piena soddisfazione non solo di Netanyahu, ma anche di Putin.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 certo la prima volta che Donald Trump opera una scelta unilaterale, pericolosa per la sicurezza internazionale e irrispettosa verso i principali alleati e le Nazioni Unite; e non sar\u00e0 l&#8217;ultima. Ma la decisione di ritirarsi dall&#8217;accordo\u00a0con l&#8217;Iran non rientra nella politica del sacro egoismo, dell&#8217;&#8221;America first!\u201d. In questo caso a prevalere non \u00e8 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":69525,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[1095,93,95,101,422],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69523"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69523"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69523\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":69535,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69523\/revisions\/69535"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69525"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}