{"id":69545,"date":"2018-05-16T14:16:43","date_gmt":"2018-05-16T12:16:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69545"},"modified":"2018-05-17T17:42:44","modified_gmt":"2018-05-17T15:42:44","slug":"migranti-libia-europa-rotta-sicura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/migranti-libia-europa-rotta-sicura\/","title":{"rendered":"Migranti: da Libia a Europa, rotta sicura che stenta ad aprirsi"},"content":{"rendered":"<p>Partono dal Senegal, dal Ghana, dalla Costa d\u2019Avorio, dalla Nigeria, in fuga da guerre, persecuzioni, condizioni di vita al limite, attraversano il deserto e finalmente intravedono una speranza nel mare che bagna le coste libiche: il <strong>Mediterraneo<\/strong>, la porta verso l\u2019<strong>Europa<\/strong>, verso un futuro (forse) migliore. Per raggiungerlo bisogna attraversare quelle acque e rischiare, ancora. Rischiare e pagare, perch\u00e9 il biglietto dei <strong>migranti<\/strong>\u00a0 per un nuovo inizio ha un costo, a volte troppo alto, la vita stessa.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;accordo tra Italia e Libia e il suo impatto<\/strong><br \/>\nDopo le primavere arabe e la caduta del regime di Gheddafi, i porti libici rappresentavano il punto di partenza di quella che era stata definita &#8216;l\u2019autostrada del mare&#8217;. Dalla parte opposta della riva, gli arrivi dei migranti subivano un\u2019impennata destando preoccupazioni in tutta Europa e ancor pi\u00f9 nei paesi di primo approdo (Italia e Grecia in testa). Bisognava trovare una soluzione. E dopo anni di naufragi e morti in mare, l\u2019accordo tra l\u2019<strong>Italia<\/strong> e la <strong>Libia<\/strong> ha prodotto i risultati sperati: il 2017 sar\u00e0 infatti ricordato come l\u2019anno in cui gli <a href=\"https:\/\/data2.unhcr.org\/en\/situations\/mediterranean\">sbarchi provenienti dalla Libia hanno subito una battuta d\u2019arresto<\/a> notevole che ha in parte rassicurato l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Il <a href=\"https:\/\/www.osservatoriosullefonti.it\/archivi\/archivio-rubriche\/archivio-rubriche-2017\/419-fonti-dell-unione-europea-e-internazionali\/1840-osf-3-2017-int-3\">Memorandum firmato il 2 febbraio del 2017<\/a> dal premier Paolo Gentiloni e dal capo del Governo di Riconciliazione nazionale dello Stato della Libia, Fayez Mustapa Serraj, ha previsto ampie forme di cooperazione finalizzate ad arginare i flussi migratori illegali. In particolare, l\u2019Italia s&#8217;\u00e8 impegnata a fornire supporto tecnico e tecnologico alla Guardia costiera libica e al Dipartimento per la lotta all&#8217;immigrazione illegale libico (Dliil) e a cooperare all&#8217;adeguamento e finanziamento di quelli che sono definiti &#8216;centri di accoglienza&#8217; per migranti illegali in Libia. <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/migranti-italia-diritti-libia\/\">L\u2019insieme di queste ed altre misure<\/a> ha comportato una consistente riduzione dei migranti sbarcati in Italia (33.288 tra luglio e novembre 2017, il 67% in meno dello stesso periodo del 2016, secondo Amnesty International).<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Onu denuncia le violazioni dei diritti umani<\/strong><br \/>\nTutti soddisfatti, quindi? Non proprio. Quando l\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati \u00e8 riuscito ad avere accesso ai centri di accoglienza libica, ha portato alla luce la difficile situazione che i migranti in attesa del loro destino erano costretti a vivere. Il recupero in mare dei migranti &#8216;scappati&#8217; dalle maglie del controllo della frontiera libica e trasferiti nei centri gestiti dal Dliil hanno determinato sovraffollamento, scarsa ventilazione, malnutrizione, assenza di cure mediche e violenze sistematiche da parte delle guardie che rendono la vita al loro interno un vero inferno.<\/p>\n<p>Siamo a novembre dello scorso anno: l\u2019Onu e le Ong di mezzo mondo incalzavano con le accuse di violazione dei diritti umani, che pendevano come un\u2019affilata spada di Damocle sulla testa dell\u2019Europa e naturalmente dell\u2019Italia. Bisognava trovare una soluzione, un\u2019altra.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;apertura dei corridoi umanitari<\/strong><br \/>\nCos\u00ec, quasi alla vigilia di Natale, il 22 dicembre, arriva la notizia dell\u2019apertura del primo corridoio umanitario dalla Libia che ha portato in Europa un piccolo gruppo di 162 richiedenti asilo considerati &#8216;vulnerabili&#8217;. Un passo in avanti considerevole per risolvere il problema dei flussi irregolari dei migranti provenienti dal Nord Africa. Dopo questo primo corridoio realizzato su iniziativa dell\u2019Agenzia Onu per i rifugiati, con il sostegno del governo italiano e libico, un altro passaggio sicuro di migranti verso l\u2019Europa \u00e8 stato organizzato nel mese di febbraio 2018 e ha portato altri 150 profughi liberati dai campi libici al sicuro in Italia.<\/p>\n<p>Numeri del tutto irrisori se si pensa che <a href=\"https:\/\/reliefweb.int\/sites\/reliefweb.int\/files\/resources\/One%20pager%20-%20QIPs%20April%202018_0.pdf\">sono 51.519 i rifugiati registrati come richiedenti asilo presenti in Libia.<\/a> Di questi, solo 450 hanno avuto accesso ad un programma di reinsediamento immediato e, fino a marzo 2018, 1.342 rifugiati sono stati ricollocati in altri Paesi (312 in Italia, 1.020 in Niger in attesa di un nuovo approdo in Europa). Ma l\u2019obiettivo dell\u2019UnHcr \u00e8 ambizioso: entro la fine dell\u2019anno, infatti l\u2019Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite prevede di portarne in salvo con soluzioni simili tra i 5.000 e i 10.000.<\/p>\n<p><strong>La strategia del reinsediamento<\/strong><br \/>\nLa strategia del reinsediamento (resettlement), lo strumento di protezione internazionale destinato ai rifugiati che non possono tornare nel loro Paese, prevede che essi possano essere trasferite in altro Stato che aderisce volontariamente al programma di reinsediamento mettendo a disposizione una certa quota di posti per l\u2019accoglienza.<\/p>\n<p>Ma la parola &#8216;quota&#8217; non sempre suona bene alle orecchie di molti paesi europei, specie quando si lega all&#8217;immigrazione. E cos\u00ec, ormai da un mese, <a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/us-europe-migrants-libya-niger\/refugees-stuck-in-libyan-prisons-as-u-n-evacuation-plan-stalls-idUSKCN1GJ33U\">il traffico aereo che dalla Libia<\/a> spostava i migranti al sicuro in Niger nei campi gestiti dall\u2019UnHcr e da qui verso l\u2019Europa si \u00e8 arrestato. L\u2019Italia, almeno per ora, ha fatto la sua parte; la Francia, al momento, ne ha accolti solo 25; ma gli altri Paesi che hanno aderito al programma di ricollocamenti stentano ad aprire i corridoi per permettere ai migranti di arrivare a destinazione di un viaggio che di sicuro e comodo non ha avuto nulla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partono dal Senegal, dal Ghana, dalla Costa d\u2019Avorio, dalla Nigeria, in fuga da guerre, persecuzioni, condizioni di vita al limite, attraversano il deserto e finalmente intravedono una speranza nel mare che bagna le coste libiche: il Mediterraneo, la porta verso l\u2019Europa, verso un futuro (forse) migliore. Per raggiungerlo bisogna attraversare quelle acque e rischiare, ancora. 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