{"id":69623,"date":"2018-05-20T00:12:38","date_gmt":"2018-05-19T22:12:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69623"},"modified":"2018-05-20T00:14:01","modified_gmt":"2018-05-19T22:14:01","slug":"balcani-salonicco-sofia-adesione-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/balcani-salonicco-sofia-adesione-ue\/","title":{"rendered":"Balcani Occidentali: da Salonicco a Sofia, adesione a Ue fluttuante"},"content":{"rendered":"<p>Dopo 15 anni, il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/balcani-nuova-strategia-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Vertice di Sofia<\/strong><\/a>, richiamando quello di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/balcani-allargamento-concorrenza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Salonicco<\/strong><\/a> del 2003, avrebbe dovuto dare un nuovo slancio al processo di allargamento verso la regione dei <strong>Balcani occidentali<\/strong> composta da Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia. La dichiarazione congiunta del Vertice \u00e8 stata invece vaga, esprimendo un supporto inequivocabile alla \u201cprospettiva europea&#8221; dei sei Paesi, che per\u00f2 \u00e8 ben lontano dall&#8217;aperto sostegno all&#8217;<strong>adesione<\/strong> registrato a Salonicco, dove si era sottolineato chiaramente\u00a0 come il futuro dei Balcani fosse all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>Il Vertice di Sofia non ha portato quindi ai risultati sperati per chi pensava a un rilancio politico del processo di allargamento tramite un sostegno formale da parte dei leader dei Paesi membri. Prospettiva quest\u2019ultima che era di fatto poco credibile. In un momento in cui l\u2019<strong>Ue<\/strong> \u00e8 sulla via della ripresa, nessun leader vuole fare passi falsi. Soprattutto visto che la legittimit\u00e0 del progetto europeo \u00e8 ancora traballante e il consenso sociale verso l\u2019allargamento \u00e8 basso. Se nel 2003 solo il 35% dei cittadini europei si opponeva ad un allargamento contro il 46% favorevole, nel 2017 il 47% \u00e8 contrario a fronte solo di un 42% che \u00e8 invece ancora favorevole.<\/p>\n<p><strong>Una dichiarazione realistica<\/strong><br \/>\nUna dichiarazione diversa da quella fatta non sarebbe quindi stata realistica. Se alcuni leader, come la cancelliera Angela Merkel in Germania o il cancelliere Sebastian Kurz in Austria hanno apertamente sostenuto il cammino dei Balcani verso l\u2019Ue, altri come il presidente francese Emmanuel Macron, hanno parlato di un semplice ancoramento della regione all\u2019Ue. In altre parole, c\u2019\u00e8 molta pi\u00f9 cautela da parte dei governi europei. Una dichiarazione diversa da quella fatta non avrebbe goduto del sostegno universale dei Paesi membri che temono una reazione negativa da parte dei propri elettori o non sono convinti che la regione sia pronta dal punto di vista istituzionale, economico e dello stato di diritto a diventare membro a tutti gli effetti dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Nonostante tutto, secondo la dichiarazione finale del Vertice, l\u2019Ue \u00e8 comunque determinata a rafforzare e intensificare il suo impegno a tutti i livelli per sostenere la trasformazione politica, economica e sociale dei Balcani occidentali, al fine di facilitarne il processo di adesione. In effetti, ci sono diverse ragioni che giustificano l\u2019impegno europeo a continuare a sostenere un futuro\u00a0 allargamento ad est.<\/p>\n<p><strong>Le ragioni geo-politiche dell&#8217;allargamento ai Balcani<\/strong><br \/>\nDal punto di vista geopolitico, il problema di avere una regione all&#8217;interno dell\u2019Europa che non \u00e8 membro dell\u2019Ue\u00a0 pone seri rischi alla sicurezza dei Paesi membri stessi. \u00a0Se la via migratoria dei Balcani che dalla Grecia e dalla Macedonia attraversava la Serbia per raggiungere l\u2019Ungheria o la Croazia \u00e8 chiusa, nel corso del 2018 c\u2019\u00e8 il rischio che si apra una nuova via, visto l\u2019aumento di migranti da Pakistan, Afghanistan, Siria, Algeria, Libia e Marocco che tramite la Bosnia cercano di entrare in Croazia.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, la radicalizzazione religiosa di alcune frange della popolazione balcanica, cos\u00ec come il problema dell\u2019immigrazione interna alla regione verso l\u2019Ue, non sono problemi da sottovalutare. L\u2019Unione europea \u00e8 anche consapevole delle ingerenze esercitate sulla regione da parte di altre potenze, come la Russia, la Cina, che sta investendo molto in Serbia nell&#8217;ambito del progetto &#8216;One Belt One Road&#8217;, la Turchia e gli stessi Paesi del Golfo. E\u2019 quindi necessario dare delle prospettive serie e realistiche ai Paesi della regione.<\/p>\n<p><strong>Le considerazioni e le prospettive economiche<\/strong><br \/>\nDa un punto di vista economico, se i Paesi della regione raggiungeranno la media del Pil pro-capite europeo nel giro di 60 anni, essi rappresentano un mercato in potenziale crescita, che se incentivato tramite una migliore connettivit\u00e0 potrebbe di fatto portare ad un reciproco beneficio. \u00a0C\u2019\u00e8 per\u00f2 anche una ragione che va al di l\u00e0 del cosiddetto senso pratico, ma che \u00e8 di natura pi\u00f9 ideologica.<\/p>\n<p>L\u2019Unione europea deve dimostrare a se stessa e al mondo di essere in grado di esercitare un peso maggiore nell&#8217;arena internazionale iniziando dai propri confini. Se nel Mediterraneo la sfida \u00e8 ancora aperta, i Balcani, con un Pil pari a quello di tutta la Slovacchia e una popolazione inferiore a quella della Romania, non possono \u00a0rappresentare una sfida cos\u00ec improponibile per l\u2019Ue, n\u00e8 un rischio per la sua stabilit\u00e0, e sono quindi un banco di prova dove l\u2019Unione europea non pu\u00f2 e non deve fallire.<\/p>\n<p><strong>Il superamento dei contrasti fra i singoli Paesi<\/strong><br \/>\nIn questo frangente, il superamento dei contrasti tra i singoli Paesi \u00e8 un primo importante passo. Da un lato la Grecia ha bloccato per anni la candidatura all&#8217;adesione macedone per le questioni legate al nome Macedonia, che \u00e8 quello di una provincia greca e che per Atene non pu\u00f2 essere utilizzato dal Paese balcanico. Sebbene un accordo tra il premier greco Alexis Tsiparas e quello macedone Zoran Zaev debba concretizzarsi a breve, la questione non sembra ancora di facile soluzione.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, e forse pi\u00f9 seriamente, rimane ancora aperto il caso del Kosovo, che non \u00e8 riconosciuto da alcuni Paesi europei, in primis la Spagna, ma anche Grecia, Cipro, Slovacchia e Romania. \u00a0Ci\u00f2 rende impossibile persino l\u2019inizio dell\u2019iter perch\u00e9 il Paese possa un giorno divenire candidato all&#8217;adesione.<\/p>\n<p>Inoltre, rimangono ancora molte questioni interne ai Balcani che devono essere risolte.\u00a0 La stessa Serbia, che, cos\u00ec come ipotizzato dalla strategia sull&#8217;allargamento\u00a0 del febbraio 2018, potrebbe ambire a diventare membro entro il 2025, deve prima di tutto concretizzare un accordo per normalizzare le sue relazioni con il Kosovo.<\/p>\n<p>In conclusione, se non si pu\u00f2 pi\u00f9 parlare di allargamento senza se e senza ma, di fatto un impegno concreto nel promuovere una maggiore connettivit\u00e0 economica e le riforme dello stato di diritto, anche se giudicato poco poetico, \u00e8 forse l\u2019unica via pratica e percorribile per creare le condizioni necessarie a garantire l&#8217;adesione a questi Paesi. E\u2019 evidente che non ci saranno pi\u00f9 \u201cprocessi di adesione alla 2004\u201d, quando l\u2019economia mondiale stava crescendo e la caduta dell\u2019Urss aveva elevato il modello politico ed economico occidentale a unico funzionante al mondo.<\/p>\n<p>L\u2019allargamento in chiave post-crisi sar\u00e0 forse pi\u00f9 tecnico, pi\u00f9 puntiglioso e pi\u00f9 cauto, ma non per questo non avverr\u00e0. A fronte di un effettivo impegno da parte dei leader regionali, che devono implementare le riforme necessarie e comunicarne l\u2019importanza ai propri cittadini,\u00a0 l\u2019Ue e i suoi Paesi membri devono essere pronti ad investire nella regione e a sostenere, al di l\u00e0 della stabilit\u00e0 politica, che \u00e8 sempre tanto cara a Bruxelles, riforme democratiche e dello stato di diritto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo 15 anni, il Vertice di Sofia, richiamando quello di Salonicco del 2003, avrebbe dovuto dare un nuovo slancio al processo di allargamento verso la regione dei Balcani occidentali composta da Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia. 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