{"id":69649,"date":"2018-05-22T00:17:10","date_gmt":"2018-05-21T22:17:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69649"},"modified":"2018-05-25T12:55:40","modified_gmt":"2018-05-25T10:55:40","slug":"italia-ue-contratto-governo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/italia-ue-contratto-governo\/","title":{"rendered":"Italia\/Ue: contratto di governo, in cauda venenum"},"content":{"rendered":"<p>Lima a destra, lima a sinistra, modifica, aggiungi e togli, alla fine il programma \/\u00a0\u00a0<strong>contratto<\/strong> M5S e Lega ha cambiato tono perfino sulla tanto contestata Unione europea. Innanzitutto, dalla lettura dell\u2019intero testo si evince chiaramente che le politiche dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/italia-ue-def-scadenze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Ue<\/strong><\/a> pervadono tutti, o quasi, i settori della vita nazionale: dalla giustizia all&#8217;economia, dall&#8217;emigrazione ai campi nomadi. Il richiamo alle misure comunitarie \u00e8 necessariamente continuo: un implicito riconoscimento che l\u2019Ue \u00e8 parte imprescindibile delle nostre scelte nazionali e per forze &#8216;sovraniste&#8217; ed euroscettiche questa deve essere una dura constatazione.<\/p>\n<p><strong>Si comincia con il piede giusto<\/strong><br \/>\nDetto ci\u00f2, per quanto riguarda l&#8217;impegno comunitario dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/litalia-al-voto\/\"><strong>Italia<\/strong><\/a> si comincia con il piede giusto: in uno dei paragrafi del primo punto del contratto si sottolinea la necessit\u00e0 di rafforzare il coordinamento fra le varie componenti nazionali che negoziano con Bruxelles: governo, amministrazioni pubbliche e perfino gruppi parlamentari, al fine di presentare una posizione univoca in sede comunitaria.<\/p>\n<p>Ottima intenzione quella di un migliore coordinamento interno italiano e vecchio problema mai completamente risolto. Magari sarebbe stato opportuno indicare anche i meccanismi per assicurare un tale coordinamento onde evitare lo storico contrasto fra Farnesina e ministro (o sottosegretario) per gli Affari comunitari.<\/p>\n<p>Ritornano poi di attualit\u00e0 vecchi punti di vista italiani, come la revisione degli accordi di Dublino sull&#8217;immigrazione o la richiesta di non calcolare nel deficit gli investimenti pubblici produttivi o perfino la proposta, invero un po\u2019 criptica, \u201cdi intervenire per il pieno superamento dei campi rom in coerenza con l\u2019ordinamento dell\u2019Unione europea\u201d.<\/p>\n<p><strong>Grandi timori e pericoli paventati, non proprio esagerazioni<\/strong><br \/>\nMa stando cos\u00ec le cose, come si giustifica il grande timore che il programma \/ contratto solleva quasi indistintamente nelle cancellerie europee, nelle istituzioni comunitarie e nella grande stampa internazionale? Si paventa il pericolo che politiche irresponsabili da parte del futuro governo italiano finiscano per creare le premesse di una prossima crisi dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/ue-strada-riforme-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>euro<\/strong><\/a> e questa volta con conseguenze ben pi\u00f9 gravi di quanto gi\u00e0 avvenuto con la Grecia. Si sottolinea che l\u2019Italia \u00e8 \u201ctoo big to fail\u201d e che un evento del genere sarebbe paragonabile al dramma europeo della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/brexit-poiche-sia-chiara-netta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Brexit<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Esagerazioni? Solito giudizio conformista sulla mancanza di credibilit\u00e0 del nostro Paese? Non proprio. Torniamo al testo del contratto. Un intero paragrafo, il 29\u00b0, \u00e8 dedicato all\u2019Ue. L\u2019incipit \u00e8 anche qui in linea con una vecchia idea renziana e del precedente governo (espressa dal sottosegretario Sandro Gozi): ritornare ai criteri di convergenza macroeconomica di Maastricht. Si legge: \u201calla luce delle problematicit\u00e0 emerse negli ultimi anni, l\u2019Italia chieder\u00e0 la <em>piena attuazione<\/em> degli obiettivi stabiliti nel 1992 con il Trattato di Maastricht\u201d.<\/p>\n<p><strong>Tra Trattato di Maastricht e Fiscal Compact<\/strong><br \/>\nIn altre parole tornare al deficit al 3% abbandonando la pretesa del successivo Fiscal Compact di arrivare in qualche anno al pareggio di bilancio. Piccolo problema: il Fiscal Compact \u00e8 un accordo internazionale sottoscritto e ratificato nel 2013 da ben 25 Paesi sui 28 che allora facevano parte dell\u2019Ue e se si vuole &#8216;dismetterlo&#8217; va rinegoziato da tutti i 25. Solo cos\u00ec si ritornerebbe a Maastricht.<\/p>\n<p>Il contratto M5S-Lega continua quindi il ragionamento sottolineando i punti centrali del Trattato di Maastricht che devono essere rafforzati: promuovere il progresso economico e sociale, estendere alla Bce lo statuto vigente delle principali banche centrali del mondo, affermare l\u2019identit\u00e0 europea sulla scena internazionale, stretta cooperazione nel campo della giustizia e cos\u00ec recitando. Quasi un peana sulle virt\u00f9 e potenzialit\u00e0 del Trattato di Maastricht, riconfermate dal vigente Trattato di Lisbona.<\/p>\n<p><strong>Ritorno all&#8217; &#8216;et\u00e0 dell&#8217;oro&#8217; e revisioni dei Trattati<\/strong><br \/>\nDa non credere, se poi qualche paragrafo pi\u00f9 avanti il tono non cambiasse radicalmente. &#8220;In cauda venenum\u201d si sarebbe tentati di dire: si enuncia infatti \u201clo spirito di ritornare all&#8217;impostazione delle origini in cui gli stati europei erano mossi da un genuino intento di pace, fratellanza, cooperazione e solidariet\u00e0: si ritiene quindi necessario rivedere, insieme ai partner europei, l\u2019impianto della governance economica europea\u201d dalla politica monetaria in gi\u00f9.<\/p>\n<p>Questo passaggio si ricollega al punto 8 del contratto in cui in modo ben pi\u00f9 esplicito si propone una revisione delle politiche sul deficit \u201cattraverso la ridiscussione dei Trattati dell\u2019Ue e del quadro normativo principale a livello europeo\u201d. Insomma, a leggere questi punti, invero piuttosto confusi, sembrerebbe che neppure Maastricht vada bene, ma che si favoleggi su uno spirito pre-Maastricht dove regnava la fratellanza e la solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Un ripasso della storia dell\u2019Unione farebbe bene. Lo spirito pre-Maastricht pu\u00f2 essere letto in due modi. Il primo \u00e8 la cancellazione dell\u2019euro e il ritorno alla vecchia Comunit\u00e0 europea dove lotte e insofferenze non mancavano davvero: dalla politica della sedia vuota di De Gaulle nel 1965 alla perentoria richiesta della signora Tatcher \u201cI want my money back\u201d, che ha definitivamente indebolito la struttura del bilancio comunitario; per non parlare poi dell\u2019inflazione a due cifre della lira e dell\u2019assenza di un mercato unico europeo.<\/p>\n<p>La seconda lettura \u00e8 invece quella di un lunghissimo e faticoso sforzo per arrivare sia a un mercato unico europeo (l\u2019Atto Unico del 1986, prima revisione del Trattato di Roma) e di completarlo e consolidarlo con il percorso verso la moneta unica, il tutto sotto la guida illuminata del grande Jacques Delors. Era questo il vero spirito europeo dell\u2019epoca che, nel pieno del grande sommovimento geo-politico della fine degli Anni \u201980 (crollo dell\u2019Urss e riunificazione tedesca), dava vita al Trattato di Maastricht e al tragitto verso l\u2019euro.<\/p>\n<p>La vera solidariet\u00e0 era proprio questa: l\u2019euro come collante di una volont\u00e0 di unificazione politica. Quindi rimettere in questione l\u2019euro significa cancellare il futuro dell\u2019Ue. Il contratto M5S-Lega quindi si distanzia radicalmente dall&#8217;approccio che anima sia l\u2019impostazione data da Macron al futuro dell\u2019Uem sia dalle enunciazioni del programma del nuovo governo tedesco: non guarda al futuro e ai necessari miglioramenti dell\u2019euro, ma si concentra sulla negazione del passato.<\/p>\n<p>Non ci fa &#8216;sognare&#8217;, ma ci riporta ai climi antagonisti dei periodi bui della storia dell\u2019Unione. Il rischio \u00e8 che con questo spirito aumentino i timori dei nostri partner, a cominciare dai tedeschi, sulla sostenibilit\u00e0 di un piano di riforma dell\u2019euro che deve assolutamente partire per potere rimediare, anche a nostro vantaggio, alle ovvie insufficienze della moneta unica. Ma per farlo non si pu\u00f2 rinunciare alla presenza e al contributo dell\u2019Italia (o almeno cos\u00ec speriamo).<\/p>\n<p>Il Consiglio europeo di giugno \u00e8 ad un passo, ma questo programma \/ contratto confuso e rivendicativo non ci fa davvero sperare nel meglio. E non crediamo neppure che esso aiuti il nostro Paese ad ottenere nuove regole di governo dell\u2019euro, a noi pi\u00f9 favorevoli delle attuali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lima a destra, lima a sinistra, modifica, aggiungi e togli, alla fine il programma \/\u00a0\u00a0contratto M5S e Lega ha cambiato tono perfino sulla tanto contestata Unione europea. 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