{"id":69657,"date":"2018-05-22T07:55:02","date_gmt":"2018-05-22T05:55:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69657"},"modified":"2018-05-27T14:33:03","modified_gmt":"2018-05-27T12:33:03","slug":"italia-immigrazione-contratto-governo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/italia-immigrazione-contratto-governo\/","title":{"rendered":"Italia\/migranti: contratto di governo, velleitario e ripetitivo"},"content":{"rendered":"<p>Una delle poche cose chiare del <strong>governo<\/strong> che si va formando in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/litalia-al-voto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a> \u00e8 la rigida divisione del lavoro che, almeno in alcuni ambiti, verrebbe operata tra le due forze che lo sostengono. Uno di questi ambiti \u00e8 l\u2019\u00a0<strong>immigrazione<\/strong>, che appare affidata integralmente alle cure della Lega. Coerentemente, a Salvini andrebbe il ministero dell\u2019Interno, che, ancor pi\u00f9 di oggi, si configurerebbe come titolare esclusivo delle politiche migratorie.<\/p>\n<p>Possiamo immaginare che i Cinque Stelle si siano spogliati con sollievo di ogni ruolo in una materia su cui si sono sempre mostrati ambigui e ondivaghi. Viene cos\u00ec ceduto al socio di minoranza un terreno scivoloso su cui, per il Movimento, i rischi di fratture interne sono maggiori delle opportunit\u00e0 di rafforzamento del consenso. Si vedr\u00e0 poi se e quanto questa scelta cauta sia stata anche miope, visto che la politica migratoria rimane comunque la leva mediatica con un rapporto pi\u00f9 vantaggioso tra sforzo richiesto e dividendi immediati.<\/p>\n<p>La Lega torna cos\u00ec al vertice della politica migratoria nazionale, come gi\u00e0 con Maroni nel 1994 e poi di nuovo nel 2008. Si dir\u00e0: ma questa \u00e8 una Lega diversa, non pi\u00f9 \u201cNord\u201d ma \u201cnazionale\u201d, non pi\u00f9 autonomista ma sovranista. A leggere il capitolo 13 del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/italia-ue-contratto-governo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>contratto<\/strong><\/a> di governo, significativamente sottotitolato \u201cRimpatri e stop al business\u201d, non si direbbe. Di nuovo c\u2019\u00e8 poco, e poco anche di concreto; in questo siamo assai lontani dalla puntigliosa agenda contenuta nel <em>Koalitionsvertrag<\/em> tedesco.<\/p>\n<p><strong>Tre paginette vecchie nell&#8217;ideologia e nelle proposte<\/strong><br \/>\nLe tre paginette che dovrebbero guidare, in questo ambito, il \u201cgoverno del cambiamento\u201d suonano irrimediabilmente vecchie, tanto nella ideologia di fondo quanto nelle proposte. Tutto si fonda su una visione angusta e irrealistica dell\u2019 immigrazione come fenomeno fondamentalmente nocivo e contingente, che sarebbe dunque necessario, <em>ma prima ancora possibile<\/em>, limitare drasticamente se non fermare del tutto.<\/p>\n<p>Quanto agli strumenti, pi\u00f9 di quello che c\u2019\u00e8, salta all\u2019occhio quello che manca: nemmeno una parola su canali di immigrazione legale e politiche di <strong>integrazione<\/strong>. Come colmare le carenze di offerta che, con la ripresa, ricominciano ad affiorare nel mercato del lavoro? Come evitare che cinque milioni di lavoratrici, lavoratori, studenti e famiglie straniere, tutti pienamente regolari, per i quali il rischio di povert\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 doppio che per gli italiani, diventino una casta perennemente condannata alla marginalit\u00e0?<\/p>\n<p>A queste domande, strategiche per lo sviluppo e per la stessa sicurezza di un Paese demograficamente anziano e geo-politicamente periferico come il nostro, il contratto giallo-verde non abbozza neppure una risposta. E\u2019 vero che di immigrazione legale e integrazione si \u00e8 parlato troppo poco anche in questi anni di coalizioni guidate dal Partito democratico, ma, con il passare del tempo e il mercato del lavoro in leggera ripresa, la lacuna diventa pi\u00f9 difficilmente sostenibile.<\/p>\n<p>Inoltre, nella sezione dedicata alle politiche per la famiglia, si promettono discriminazioni destinate a sgretolare quel poco di integrazione che c\u2019\u00e8 gi\u00e0: riservare asili-nido gratuiti alle famiglie italiane, per esempio, oltre a ovvie riserve di costituzionalit\u00e0, vuol dire rafforzare una tendenza purtroppo gi\u00e0 esistente al confinamento di tante mamme straniere nel chiuso delle loro case.<\/p>\n<p><strong>Una ricetta pasticciata, stantia e irrealizzabile<\/strong><br \/>\nA fronte di pesanti lacune, quello che invece nel contratto c\u2019\u00e8, perlomeno sulla carta, \u00e8 una ricetta su come prevenire nuovi arrivi e ridurre una presenza indesiderata, a partire da un presunto mezzo milione di irregolari. Ma \u00e8 una ricetta pasticciata, stantia e irrealizzabile. Sul versante della prevenzione delle migrazioni forzate (e delle reti di traffico che le sfruttano) si va da ineccepibili quanto pleonastici e grottescamente generici proclami (\u201coccorre bloccare la vendita di armi ai Paesi in conflitto e contrastare il terrorismo internazionale anche di matrice islamista\u201d) a <em>id\u00e9es re\u00e7ues<\/em> attraenti, ma di assai dubbia praticabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Quando si afferma, per esempio, che la \u201cvalutazione dell\u2019ammissibilit\u00e0 delle domande di protezione internazionale deve avvenire nei Paesi di origine e di transito, col supporto delle Agenzie europee\u201d, si ripete un mantra tecnocratico che &#8211; a Bruxelles come in altre capitali europee &#8211; viene enunciato da anni. Ma non si fa nessun passo avanti concreto nel dire da quali bacini di crisi cominciare, con quali garanzie di sicurezza, sulla base di quali accordi tra Paesi europei per garantire la redistribuzione e il collocamento definitivo di coloro che superassero il giudizio preliminare di ammissibilit\u00e0.<\/p>\n<p>La stessa deliberata ignoranza dei pesantissimi vincoli internazionali si riscontra in quello che \u00e8 forse il pilastro centrale dell\u2019intero castello (di carte): \u201cE\u2019 necessario il superamento del regolamento di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/dublino-riforma-necessaria-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Dublino<\/a>\u201d.<\/p>\n<p>Sarebbe fare un torto davvero grave alliintelligenza di chi ha scritto queste righe pensare che non sappia che, per convincere gli altri Paesi europei ad aprire le loro frontiere a una quota congrua di richiedenti asilo (o anche di rifugiati che abbiano gi\u00e0 superato un ipotetico giudizio di ammissibilit\u00e0 <em>off-shore<\/em>), occorrerebbero incentivi potentissimi. E, dati i rapporti di parentela politica con alcuni dei partiti pi\u00f9 refrattari alla solidariet\u00e0 europea (a partire dal Fidesz di Viktor Orb\u00e1n), si deve supporre che la Lega, pi\u00f9 di ogni altra forza politica, sia assolutamente consapevole di queste resistenze. Servirebbe dunque una azione politico-diplomatica di enorme ampiezza e impegno a livello europeo, per aprire la strada a una vera riforma delle regole di Dublino.<\/p>\n<p>Ma non sembra che sia questa la direzione presa; d\u2019altra parte, se c\u2019\u00e8 un tallone d\u2019Achille del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/ue-strada-riforme-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">sovranismo<\/a> \u00e8 proprio questo: rende difficile formare coalizioni stabili, fosse pure con altri sovranisti (che per\u00f2 non hanno 7500 km di coste e possono pi\u00f9 agevolmente coltivare illusioni isolazioniste).<\/p>\n<p><strong>Rischio di ripiego verso soluzioni autarchiche<br \/>\n<\/strong>E\u2019 dunque probabile che, nonostante la rituale invocazione di soluzioni europee per l&#8217; immigrazione, si finir\u00e0 per dover ripiegare su soluzioni autarchiche, che in effetti vengono predicate. Su questo secondo versante, la formula decisiva viene presentata in questi termini: meno risorse per l\u2019accoglienza, pi\u00f9 risorse per i rimpatri. Ma qui, di nuovo, ci si scontra con i vincoli internazionali e, in particolare, con l\u2019eterno scoglio della mancanza di accordi di riammissione funzionanti, che anche in passato ha fatto s\u00ec che i governi di Centro siano stati quelli con i tassi di rimpatrio effettivi pi\u00f9 bassi.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che il sistema di accoglienza attuale, cresciuto a dismisura sotto la pressione degli arrivi massicci degli ultimi anni, sia un edificio costoso, poco produttivo (in termini di integrazione stabile dei suoi ospiti) ed esposto al rischio di malversazioni. Anche in questo caso, a livello di enunciazioni di principio, il contratto punta in alto e promette bene: \u201c&#8230;superare l\u2019attuale sistema di affidamento a privati dei centri e puntare a un maggiore coinvolgimento delle istituzioni pubbliche, a partire da quelle territoriali\u201d.<\/p>\n<p>Quando per\u00f2 si legge che la gestione dei centri di accoglienza verrebbe trasferita alle regioni, ma solo con il \u201cpreventivo assenso degli enti locali coinvolti, quale condizione necessaria per la loro istituzione\u201d, non si pu\u00f2 non interrogarsi, ancora una volta, sulle effettive intenzioni dei contraenti. Come in materia fiscale, anche in tema di immigrazione, le promesse irrealizzabili sono una droga che pu\u00f2 funzionare a breve termine, ma che poi richiede dosi crescenti, con effetti devastanti nel lungo periodo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle poche cose chiare del governo che si va formando in Italia \u00e8 la rigida divisione del lavoro che, almeno in alcuni ambiti, verrebbe operata tra le due forze che lo sostengono. Uno di questi ambiti \u00e8 l\u2019\u00a0immigrazione, che appare affidata integralmente alle cure della Lega. 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