{"id":69667,"date":"2018-05-24T07:01:45","date_gmt":"2018-05-24T05:01:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69667"},"modified":"2018-06-02T15:35:00","modified_gmt":"2018-06-02T13:35:00","slug":"europa-riparta-solitudine-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/europa-riparta-solitudine-difesa\/","title":{"rendered":"Attali: l&#8217;Europa riparta dalla sua solitudine (e dalla difesa)"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019 <strong>Europa<\/strong> riparta dalla sua solitudine: parola di Jacques <strong>Attali<\/strong>. Ospite al Salone Internazionale del Libro, a Torino, l&#8217;influente consigliere economico di Fran\u00e7ois Mitterrand, tra visioni apocalittiche che paventano una nuova guerra nel Vecchio Continente se non sar\u00e0 in grado rispondere alle sfide senza ricadere nei nazionalismi e nei populismi, ha indicato come punto di ripartenza \u201cuna consapevolezza cui la cancelliera Merkel \u00e8 gi\u00e0 arrivata\u201d: \u201cIl declino americano \u00e8 in atto, se pur relativo. Come quando croll\u00f2 l\u2019Impero romano nessuno per secoli lo sostitu\u00ec, \u00a0cos\u00ec accadr\u00e0 per gli Stati Uniti. Non \u00e8 da Trump, ma gi\u00e0 da Obama \u00a0che agli Usa non interessa l&#8217; Europa. La Merkel l\u2019ha capito, ha preso coscienza della solitudine europea&#8221;.<\/p>\n<p>Cosa accadr\u00e0? &#8220;Bisogna restare uniti. Non tanto un&#8217;unit\u00e0 finanziaria, ma nella <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/difesa-europea-ora-tocca-agli-stati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>difesa<\/strong><\/a>\u201d. Un sistema di difesa europeo \u201cper portare avanti un lavoro di prevenzione della pressione che arriva da Sud e dei venti di guerra che arrivano da Oriente. Siamo soli di fronte a tutte le minacce\u201d. Ma un esercito europeo non basta. Occorrono strategie politiche condivise e una coscienza europea nei popoli che ancora non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p><strong>Riflessioni di intellettuali sull&#8217;Europa tra passato, presente, futuro<\/strong><br \/>\nIntersecando le riflessioni esposte durante la kermesse libraria torinese da Attali, \u00a0da Edgar <strong>Morin<\/strong> sul \u201968, anno irripetibile ma che ha ancora tante cose da dirci, e da Javier <strong>Cercas<\/strong> sull\u2019 \u201cutopia ragionevole\u201d di un Vecchio Continente in bilico tra passato e futuro, emerge l\u2019esistenza di una classe intellettuale impegnata a fornire\u00a0 strumenti di critica, di analisi storica che vadano oltre la contingenza.<\/p>\n<p>Ma qui \u00e8 lo snodo. L\u2019 Europa non pu\u00f2 essere \u201cil progetto elitario di una minoranza illuminata, deve trasformarsi in un progetto popolare &#8211; ha sostenuto Cercas -. Non abbiamo una politica culturale comune. Siamo privi di un\u2019opinione pubblica comune e di un dibattito culturale comune. Non ci sono neppure scrittori veramente europei\u201d.<\/p>\n<p>Che cosa lega Ibsen e Kafka, Dante e Shakespeare? L\u2019 Europa \u00e8 in s\u00e9 il \u201cdeposito di un\u2019eredit\u00e0 doppia: Atene e Gerusalemme, Socrate e Ges\u00f9 Cristo\u201d. Ma se si trasforma la diversit\u00e0 in una forza capace di trovare una sintesi, di pensiero e di azione? I populismi possono distruggere questa dinamica: \u201cNel 1929 c\u2019era un progetto di Unione europea: non \u00e8 stato fatto ed \u00e8 sorto Hitler\u201d ha ricordato Attali. La lezione della storia ci riporta anche al 1913 quando \u2013 ha aggiunto \u2013 c\u2019era un grande potenziale di crescita e nessuno conosceva Hitler o Mussolini, nessuno immaginava che avrebbero caratterizzato il secolo.<\/p>\n<p><strong>Il peggio \u00e8 possibile e, con i populismi, arriver\u00e0<\/strong><br \/>\n&#8220;Il peggio &#8211; dice Attali &#8211; \u00e8 possibile: non domattina, ma arriver\u00e0. E\u2019 possibile una guerra franco-tedesca entro questo secolo se non si costruisce l\u2019Europa\u201d. Impietosi i giudizi sulla Merkel (\u201cHa avuto successo grazie ai suoi predecessori, ma non fa nulla, non riforma\u201d); fiducioso ma non entusiasta quello su Macron (\u201cIn Francia le riforme devono essere fatte in modo rivoluzionario. E\u2019 successo nel 1945, nel 1958 e\u00a0 nel 1981: Mitterrand \u00e8 stato l\u2019ultimo presidente coraggioso\u201d).<\/p>\n<p>Attali vede strategici due fronti: l\u2019allargamento \u201cmassiccio\u201d , ma non nell\u2019euro, dell\u2019 Europa verso Est, Russia inclusa, e lo sviluppo dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/africa-ue-vertice-abidjan\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Africa<\/strong><\/a>. Non aver proseguito la trattativa per l\u2019ingresso della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/ue-turchia-integrazione-differenziata\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Turchia<\/strong><\/a> \u201cha spinto questo Paese verso l\u2019islamizzazione. Faremmo un errore, come abbiamo fatto con la Turchia, a non coinvolgere la Russia\u201d.<\/p>\n<p>E il deficit di democrazia e di rispetto dei diritti umani sono questione dirimenti? Attali ha la soluzione: \u201cDobbiamo avere il coraggio di applicare sanzioni in caso di violazione\u201d. \u00a0Cos\u00ec come ha ben chiaro che nell\u2019Africa, nella sua crescita, nella sua vivibilit\u00e0 sta uno, forse il pi\u00f9 importante, perno dei nuovi equilibri mondiali. Eppure non \u00e8 una priorit\u00e0 dell\u2019agenda politica dell\u2019Ue perch\u00e9 \u201cda 35 anni abbiamo una nomenklatura politica europea mediocre. La Nigeria nel 2050 avr\u00e0 pi\u00f9 abitanti degli Stati Uniti. Non c\u2019\u00e8 alcuna invasione migratoria adesso, ma ci sar\u00e0 se non investiremo nella crescita di quel continente. Questa \u00e8 politica di difesa che \u00e8 anche politica di prevenzione\u201d.<\/p>\n<p><strong>I nuovi fronti, la Russia e l&#8217;Africa, e le classi dirigenti<\/strong><br \/>\nL\u2019 Europa, dunque, orfana degli States &#8211; a parte la Gran Bretagna \u201cche ha deciso di essere l\u2019ennesimo Stato degli Usa\u201d -, alle prese con il mercato cinese e quello indiano &#8211; ma comunque non in grado di sostituire la grande potenza a stelle e strisce -, deve ricompattarsi, se non vuole limitarsi a sopravvivere fronteggiando continue emergenze. Qui entrano in scena le classi dirigenti, anche culturali. Occorre sognare lo stesso sogno, avere le medesime visioni.<\/p>\n<p>Attali, Morin e Cercas le hanno? Non \u00e8 sufficiente \u2013 come ha osservato l\u2019ambasciatore della Francia in Italia, Christian Masset \u2013 che \u201cogni anno mille libri francesi vengano tradotti in italiano e viceversa\u201d. Le generazioni Erasmus hanno bisogno che \u201cl\u2019 Europa ritorni a rappresentare una grande speranza \u2013 ha detto Cercas \u2013: come \u00e8 stata per la Spagna sotto il franchismo, una promessa di libert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u201cI ragazzi del \u201968 volevano costruire un mondo migliore. Aspiravano \u2013 ha osservato Morin &#8211;\u00a0 a un cambiamento antropologico prima che politico\u201d. I ragazzi d&#8217;oggi hanno meno pretese, ma sono sensibili alla difesa dell\u2019ambiente, alla qualit\u00e0 della vita. E non \u00e8 poco. Puntare sulla conoscenza, sulla diffusione del sapere, per \u201ceducare i ragazzi alla complessit\u00e0. Come sosteneva Eraclito\u201d. La storia \u00e8 fatta di confitti che sono da gestire. L\u2019approdo non \u00e8 inevitabilmente la guerra \u201cse all&#8217;apologia del narcisismo che accomuna \u2013 ha rimarcato Attali \u2013 liberalismo e populismo si sostituisce quella dell\u2019altruismo\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019 Europa riparta dalla sua solitudine: parola di Jacques Attali. 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