{"id":69730,"date":"2018-05-28T08:39:16","date_gmt":"2018-05-28T06:39:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69730"},"modified":"2018-05-28T17:35:15","modified_gmt":"2018-05-28T15:35:15","slug":"macedonia-bilinguismo-fattore-stabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/macedonia-bilinguismo-fattore-stabilita\/","title":{"rendered":"Macedonia: legge sul bilinguismo fattore di stabilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019adozione dell\u2019albanese come lingua nazionale non porter\u00e0 l\u2019ex Repubblica jugoslava di <strong>Macedonia<\/strong> alla sua cantonizzazione e a un successivo smembramento. La narrativa che vede una nuova ridefinizione dei confini regionali nei Balcani, l\u2019ultima nel 2008 con la proclamazione d\u2019indipendenza del Kosovo, esiste solo come pretesto nel processo di costruzione di un\u2019identit\u00e0 nazionale ancora giovane.<\/p>\n<p><strong>Seconda lingua nazionale<\/strong><br \/>\nDurante il periodo socialista, i popoli jugoslavi erano suddivisi in tre categorie. Al primo livello vi erano i cosiddetti <em>narodni<\/em>, ovvero le popolazioni delle nazioni costituenti la Jugoslavia: sloveni, croati, bosgnacchi (all\u2019epoca chiamati \u201cmusulmani\u201d), serbi, montenegrini e macedoni. Successivamente vi erano i <em>narodnosti<\/em>, ossia i gruppi etnici maggioritari non facenti parte dei <em>narodni<\/em> come gli ungheresi, gli italiani o gli albanesi. Infine, vi erano le <em>etni\u010dke zajednice<\/em>, traducibile come \u201ccomunit\u00e0 etniche\u201d, comprendenti i gruppi etnici minori come turchi e rom. In questa suddivisione a tre livelli della societ\u00e0 jugoslava nessun gruppo etnico poteva essere considerato una vera e propria minoranza etnica.<\/p>\n<p>La rielaborazione del ruolo dell\u2019etnia albanese fu una delle cause che port\u00f2 al breve conflitto tra truppe ribelli, riunite sotto la sigla dell\u2019Ushtria \u00c7lirimtare Komb\u00ebtare (U\u00e7k) \u2013 diverso dall\u2019omonima sigla che oper\u00f2 in Kosovo \u2013 e le forze governative macedoni. La firma degli Accordi di Ohrid mise fine agli scontri e apr\u00ec definitivamente la strada per il dialogo. L\u2019intesa prevedeva, tra i vari punti, il riconoscimento della <strong>lingua albanese<\/strong> come seconda lingua nazionale nei comuni dove gli albanesi rappresentavano la maggioranza della popolazione, ovvero nelle regioni a nord-ovest del Paese. Con ci\u00f2, Skopje cercava da un lato di mostrare la volont\u00e0 di riconoscere i giusti diritti alla sua minoranza pi\u00f9 estesa \u2013 circa il 25% della popolazione, secondo l\u2019ultimo censimento effettuato nel 2002 \u2013 e dall\u2019altro di mantenere un forte controllo delle istituzioni centrali promuovendo il monolinguismo.<\/p>\n<p><strong>La quadra politica<\/strong><br \/>\nDopo gli eventi del 2001 il Paese ha attraversato un certo livello di stabilit\u00e0 nelle relazioni interetniche, mostrando come la guerriglia dell\u2019U\u00e7k differisse per scopi dall\u2019omonimo kosovaro. La questione linguistica \u00e8 riemersa con l\u2019elezione del nuovo esecutivo, guidato dal socialdemocratico Zoran Zaev dopo una crisi politica durata anni.<\/p>\n<p>La prassi politica macedone impone che il maggior partito rappresentante la comunit\u00e0 albanese si allei in coalizione con il partito nazionale che ha preso pi\u00f9 voti nelle elezioni. Le ultime consultazioni elettorali avevano polarizzato il panorama politico macedone e, pertanto, i partiti albanesi entrati in Parlamento hanno optato per la creazione di una piattaforma politica che li riunisse nel dare il loro appoggio ai socialdemocratici della Sdsm. Tale piattaforma, costituitasi a Tirana con la supervisione del primo ministro albanese Edi Rama, \u00e8 stata considerata dall\u2019ex premier macedone Nikola Gruevski come un chiaro esempio dell\u2019ingerenza dell\u2019Albania negli affari interni del Paese, in particolare con la volont\u00e0 di attuare una politica di riunificazione delle genti albanesi sotto un unico Stato. Il presidente della repubblica Ivanov, eletto nel 2014 con i voti della Vmro-Dpmne di Gruevski, aveva fatto in modo di posticipare il mandato di formazione del governo Zaev in quanto preoccupato per una possibile deriva federalista del Paese che mettesse a rischio la stessa sovranit\u00e0 territoriale della Macedonia.<\/p>\n<p>L\u2019alleanza tra i partiti albanesi avrebbe garantito il suo appoggio al candidato che avesse inserito nella sua agenda politica la questione del <strong>bilinguismo<\/strong>. La recente votazione favorevole del Parlamento macedone su questo punto \u00e8 avvenuta quindi in rispetto degli accordi presi per la formazione dell\u2019esecutivo, rappresentando la fine di un lungo processo politico iniziato immediatamente dopo la firma degli Accordi di Ohrid. La legge era gi\u00e0 stata approvata dall\u2019assemblea legislativa macedone ed era stata rimandata all\u2019analisi dei parlamentari in virt\u00f9 al potere di veto presidenziale. Ivanov \u00e8 ora costretto a promulgare il provvedimento, a meno che la Corte Costituzionale non lo invalidi.<\/p>\n<p><strong>Equilibri\u00a0regionali e internazionali<\/strong><br \/>\nA garantire la stabilit\u00e0 della Macedonia saranno soprattutto le organizzazioni internazionali e gli altri Paesi della regione, in particolare la <strong>Grecia<\/strong>. Candidata all\u2019adesione all\u2019<strong>Unione europea <\/strong>dal 2005, Skopje ha visto il mese scorso arrivare la raccomandazione della Commissione al Consiglio perch\u00e9 i relativi negoziati abbiano inizio (contemporaneamente all\u2019Albania).<\/p>\n<p>La decisione di Atene di aprire le trattative per la risoluzione della questione del nome con la Macedonia (che appare sempre pi\u00f9 vicina, come confermato dal summit Ue\/Balcani occidentali del 17 maggio scorso a Sofia, e nonostante le opposizioni interne nei due Paesi) consentir\u00e0 alla Grecia di poter emergere come leader regionale, data anche la sua lunga permanenza nell\u2019Ue. Inoltre, la presenza di una comunit\u00e0 albanese all\u2019interno dei suoi confini trasformer\u00e0 la Grecia in vera e propria garante della stabilit\u00e0 regionale nel sud-est europeo che guarda a Bruxelles.<\/p>\n<p>La questione della lingua in Macedonia non \u00e8 dunque un fattore di instabilit\u00e0 nazionale e regionale, bens\u00ec risulta essere un valore aggiunto per l\u2019apertura dei negoziati con Bruxelles e la sua futura integrazione nella costruzione europea. Inoltre, il dialogo politico instauratosi tra le formazioni politiche che oggi formano la maggioranza di governo \u00e8 un segnale di rafforzamento della fiducia istituzionale tra le due maggiori etnie del Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019adozione dell\u2019albanese come lingua nazionale non porter\u00e0 l\u2019ex Repubblica jugoslava di Macedonia alla sua cantonizzazione e a un successivo smembramento. La narrativa che vede una nuova ridefinizione dei confini regionali nei Balcani, l\u2019ultima nel 2008 con la proclamazione d\u2019indipendenza del Kosovo, esiste solo come pretesto nel processo di costruzione di un\u2019identit\u00e0 nazionale ancora giovane. Seconda [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":69728,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[1121,400,75,1122,161,460,432],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69730"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69730"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69730\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":69742,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69730\/revisions\/69742"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69728"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69730"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69730"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69730"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}