{"id":69735,"date":"2018-05-28T23:57:02","date_gmt":"2018-05-28T21:57:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69735"},"modified":"2018-06-02T15:32:31","modified_gmt":"2018-06-02T13:32:31","slug":"corea-vertice-kim-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/corea-vertice-kim-trump\/","title":{"rendered":"Corea: il vertice con Kim sull&#8217;altalena di Trump"},"content":{"rendered":"<p>Il processo di pace nella penisola coreana ha subito un improvviso arresto per la cancellazione del summit di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/corea-kim-trump-incognite\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Singapore<\/strong><\/a> tra la <strong>Corea del Nord<\/strong> e gli <strong>Stati Uniti<\/strong> annunciata da Donald <strong>Trump<\/strong>. L\u2019annullamento del vertice, originariamente in programma il 12 giugno, ha suscitato molte perplessit\u00e0 negli ambienti diplomatici internazionali. Bench\u00e9 possa trattarsi di un bluff da parte dell\u2019amministrazione Trump per alzare la posta in gioco, la notizia ha comunque causato scompiglio nella controparte nordcoreana e confusione nell\u2019alleato sudcoreano, il quale ha dichiarato di essere \u201cperplesso\u201d dalla \u201cspiacevole e sventurata\u201d decisione di annullare il summit.<\/p>\n<p>In risposta a questo improvviso stallo nel processo di pace, il leader sudcoreano Moon Jae-in ha organizzato un bilaterale a sorpresa con Kim Jong-un, sabato 26 maggio, per discutere la possibilit\u00e0 di riprendere le trattative con Washington e mantenere lo storico summit di Singapore.<\/p>\n<p>L\u2019impegno dimostrato da Moon nel salvare la trattativa dimostra come la <strong>Corea del Sud<\/strong> abbia bisogno della pace nella penisola per due motivi principali: il primo \u00e8 la necessit\u00e0 di avere accesso a nuovi mercati nella propria regione &#8211; specificamente quelli di Cina e Corea del Nord -; il secondo \u00e8 la necessit\u00e0 di distaccarsi in maniera progressiva dall\u2019ingombrante e sempre meno utile egemonia statunitense, che col passare del tempo si \u00e8 trasformata in una relazione che pone molti vincoli e sempre meno benefici, soprattutto dal lato economico, come dimostrato dalle recenti restrizioni alle esportazioni verso il mercato americano.<\/p>\n<p><strong>Una lettera irrituale<\/strong><br \/>\nIl summit di Singapore \u00e8 stato cancellato per mezzo di una missiva inviata da Trump a Kim Jong-un. Nella lettera, Trump dice di aver preso la decisione di cancellare il meeting per via \u201cdella rabbia e della tremenda ostilit\u00e0 dimostrata\u201d in recenti dichiarazioni dal leader nordcoreano. La lettera continua riferendosi direttamente a Kim: \u201cTu parli del tuo potenziale nucleare, ma il nostro \u00e8 cos\u00ec massiccio e potente che prego Dio non debba essere mai usato\u201d; e conclude dicendo: \u201cSe tu dovessi cambiare idea riguardo questo importantissimo summit, ti prego di non esitare a chiamarmi o scrivermi. Il mondo, e la Corea del Nord in particolare, hanno perso una grande opportunit\u00e0 per una pace duratura e grande prosperit\u00e0 e benessere. Questa opportunit\u00e0 persa \u00e8 un momento veramente triste della storia.\u201d<\/p>\n<p>Il linguaggio usato da Trump nella lettera \u00e8 abbastanza informale e poco convenzionale se paragonato al protocollo ufficiale che viene generalmente usato nella corrispondenza diplomatica. A parte l\u2019 ambiguit\u00e0 di alcune frasi che lasciano troppo spazio all\u2019interpretazione, vista\u00a0la mancanza di riferimenti specifici a fatti o cose, ci\u00f2 che causa meraviglia sono due punti in particolare. Il primo \u00e8 la minaccia diretta al leader nordcoreano, alludendo al potenziale nucleare statunitense e al danno incalcolabile che potrebbe causare se mai dovesse essere usato. Il secondo punto \u00e8 l\u2019invito a contattare la Casa Bianca nel caso in cui Pyongyang cambiasse idea riguardo al meeting, richiesta abbastanza strana se si considera che la cancellazione \u00e8 stata voluta dall\u2019amministrazione statunitense.<\/p>\n<p>La risposta di Kim non si \u00e8 fatta per\u00f2 attendere, nel ribadire la &#8220;ferma volont\u00e0&#8221; di incontrare il presidente Usa, facendo cos\u00ec tornare in carreggiata la possibilit\u00e0 che il meeting a Singapore alla fine si tenga.<\/p>\n<p><strong>La polemica sul \u201cmodello libico\u201d<\/strong><br \/>\nIl tono informale, il gioco al rialzo, le smentite improvvise, il comportamento incostante ed eccentrico e le minacce apocalittiche sono messaggi a cui Trump ci ha ormai abituato dopo un anno e mezzo di presidenza. Se la situazione non fosse cos\u00ec drammatica verrebbe da fare della facile ironia e dire che Trump \u00e8 fermo agli anni Settanta, sia per il modo di fare politica con elementi come la <em>madman theory<\/em> e la <em>brinkmanship,<\/em> che per il lato estetico con la sua affezione \u201calle discese ardite e le risalite\u201d.<\/p>\n<p>Ma fare dell\u2019ironia in questo contesto non \u00e8 facile, ed a questo punto il rebus della crisi nordcoreana si complica, perch\u00e9 si aggiungono le variabili della strategia e degli obiettivi dell\u2019amministrazione Usa, che risultano poco chiari da decifrare usando gli schemi tradizionali d\u2019analisi della politica estera. In particolare, l\u2019incertezza sorge se si tengono in considerazione i seguenti elementi: la concessione nordcoreana con lo smantellamento del sito di test nucleari del poligono di Punggye-ri; la disponibilit\u00e0 dimostrata fino a questo punto da Kim, venuta meno solo di recente come reazione alle provocazioni americane.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 precisamente, ad innervosire Pyongyang sono state le continue esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, e le dichiarazioni del consigliere per la sicurezza nazionale statunitense John Bolton &#8211; ribadite dal vicepresidente Mike Pence &#8211; sul <strong>&#8220;modello libico&#8221;<\/strong> come esempio da seguire per il processo di denuclearizzazione e disarmo della Corea del Nord.<\/p>\n<p>Ovviamente, l\u2019allusione alla Libia e l\u2019associazione di idee Kim come Gheddafi non sono state gradite a Pyongyang. Inoltre, il paragone non regge perch\u00e9 il contesto geopolitico e storico della Libia \u00e8 totalmente differente da quello della Corea del Nord. A differenza della Libia, la Corea del Nord gode ancora del supporto politico della <strong>Cina<\/strong>, che nonostante sembri tenere un ruolo defilato nella crisi, in realt\u00e0 continua a seguire la vicenda molto da vicino, muovendo le fila delle decisioni nordcoreane.<\/p>\n<p><strong>L\u2019errore dell\u2019esclusione della Cina dal processo di pace<\/strong><br \/>\nIl ruolo di Pechino nella crisi nordcoreana \u00e8 l\u2019altro grande nodo da sciogliere che l\u2019amministrazione Trump sembra volutamente trascurare. Sicuramente, la marginalizzazione politica della Cina avvenuta nell\u2019ultima fase delle trattative ha influito in maniera negativa sull\u2019esito del processo di pace nella penisola. L\u2019errore \u00e8 tanto strategico quanto diplomatico.<\/p>\n<p>Infatti, quando Trump inizi\u00f2 le trattative con la Corea del Nord, subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, si rivolse alla Cina per ottenere un canale di comunicazione e mediazione con Pyongyang che fino ad allora rimaneva avvolta in un clima di enigmatico isolamento. Il recente meeting a <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/corea-vertice-denuclearizzazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Panmunjom<\/a> tra le due Coree era servito a tirare fuori Pyongyang dall\u2019anacronistico stato di isolamento internazionale in cui si trovava, ma avrebbe dovuto lasciare inalterato il delicato equilibrio geopolitico della regione. Le recenti frizioni tra Stati Uniti e Cina, culminate nella dichiarazione di intenti comune di non voler iniziare una guerra commerciale, hanno rivelato il clima di insoddisfazione che si respira a Pechino per la non necessaria aggressivit\u00e0 e l\u2019incoerenza dimostrate dall\u2019amministrazione Trump.<\/p>\n<p>Quello che l\u2019 attuale amministrazione statunitense sembra non accettare &#8211; o forse non capire &#8211; \u00e8 la nuova struttura del sistema internazionale, che contrariamente al periodo immediatamente successivo alla fine della Guerra Fredda \u00e8 multilaterale. Cos\u00ec come dice Fareed Zakaria nel suo libro <em>The Post American World<\/em>, nel nuovo sistema internazionale non \u00e8 l\u2019America ad aver perso potere, ma pi\u00f9 che altro sono i nuovi attori ad averne progressivamente guadagnato, e ci\u00f2 \u00e8 dovuto alla globalizzazione che ha aperto quasi tutti i mercati mondiali, generando nuove opportunit\u00e0 di sviluppo e di crescita economica che finalmente si sono tradotte in una maggiore capacit\u00e0 politico-militare.<\/p>\n<p><strong>Imperialista, non egemone<\/strong><br \/>\nHenry Kissinger ha definito la Cina come l\u2019egemone silenzioso, e non si sbagliava; nonostante le autorit\u00e0 cinesi abbiano sempre sottolineato che il ruolo di egemone del sistema internazionale non \u00e8 uno dei loro obbiettivi in assoluto. Quando Antonio Gramsci teorizz\u00f2 l\u2019egemonia si preoccup\u00f2 di distinguerla dall\u2019imperialismo, essendo la prima risultato della cooptazione\u00a0 e dell\u2019inclusione in maniera non violenta di un soggetto politico dentro una struttura di gestione del potere.<\/p>\n<p>L\u2019imperialismo invece implica coercizione e sottomissione al dominio per mezzo dell\u2019 uso della forza. Gli stessi concetti sono stati ripresi in epoca pi\u00f9 recente da Joseph Nye, che li ha riadattati alla sua visione liberale nella teorizzazione del potere con le definizioni di <em>soft<\/em> e <em>hard power<\/em>. <em>Soft power<\/em> \u00e8 l\u2019uso della persuasione e della cooptazione per creare delle relazioni clientelari che in conclusione beneficiano entrambe le parti. <em>Hard power<\/em> \u00e8 invece l\u2019uso della forza e della coercizione per ottenere un risultato ben preciso.<\/p>\n<p>Da notare come sia Gramsci che Nye sottolineano che l\u2019uso della coercizione non corrisponda necessariamente all\u2019uso della forza militare; al contrario, l\u2019uso della forza militare pu\u00f2 sortire gli effetti della cooptazione se usato in maniera <em>soft<\/em>, vale a dire per difendere o per proteggere una vittima dall\u2019aggressione ingiustificata di una terza parte. Ma ultimamente in quasi ogni occasione, come nel caso delle trattative con l\u2019Iran e la Corea del Nord, l\u2019amministrazione statunitense ha mostrato solo la faccia dura del potere &#8211; quella imperialista e autoreferenziale &#8211; che poco o nulla si addice al ruolo di egemone ed \u00e8 in totale contraddizione con l\u2019idea di <em>pax americana<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il processo di pace nella penisola coreana ha subito un improvviso arresto per la cancellazione del summit di Singapore tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti annunciata da Donald Trump. L\u2019annullamento del vertice, originariamente in programma il 12 giugno, ha suscitato molte perplessit\u00e0 negli ambienti diplomatici internazionali. 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