{"id":69744,"date":"2018-05-28T23:56:57","date_gmt":"2018-05-28T21:56:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69744"},"modified":"2018-05-30T16:31:04","modified_gmt":"2018-05-30T14:31:04","slug":"africa-impatto-spessore-libero-scambio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/africa-impatto-spessore-libero-scambio\/","title":{"rendered":"Africa: impatto e spessore dell&#8217;area di libero scambio"},"content":{"rendered":"<p>Il 10 maggio Kenya e Ghana sono stati i primi due Paesi a depositare gli strumenti di ratifica dell\u2019\u00a0<strong><u><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/africa-prospettiva-multi-dimensionale\/\">AfCFTA<\/a><\/u><\/strong><u>,\u00a0<\/u>l&#8217;area continentale di <strong>libero scambio<\/strong>. L\u2019annuncio reso alla fine di marzo dal presidente della Commissione dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/africa-prospettiva-multi-dimensionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Unione africana<\/strong><\/a>, Moussa Faki Mahamat, sta dunque generando i primi effetti istituzionali concreti. Il 21 marzo 44 Paesi africani (su 55) avevano siglato a Kigali in Ruanda \u2013 a margine di un vertice dei capi di Stato dell\u2019Unione africana \u2013 un accordo per creare un&#8217;area di libero scambio di beni e servizi sul Continente. \u00a0Su un piano concreto, il documento firmato a Kigali pu\u00f2 davvero rivoluzionare il futuro degli africani? Per una analisi preliminare, vediamo alcuni fatti e dati.<\/p>\n<p><strong>Dati e numeri del commercio africano<br \/>\n<\/strong>Secondo alcune stime, oggi solo circa il 15-18% degli scambi africani avviene tra Paesi africani, i quali commerciano due volte di pi\u00f9 con l\u2019Occidente che all&#8217;interno dei loro confini. Si consideri anche &#8211; come termine di riferimento addizionale &#8211; l\u2019interscambio commerciale in essere tra la Repubblica popolare cinese e il continente africano, aumentato annualmente del 20% negli ultimi 15 anni. Ne discende che l\u2019idea di un &#8216;mercato unico africano&#8217;\u00a0\u00a0si pone in un\u2019ottica di nuova centralit\u00e0 intra-continentale.<\/p>\n<p>I paradossi dello <em>status quo<\/em> sono in taluni casi marcati. Secondo Inye Briggs, p<em>rincipal Trade regulatory officer<\/em> presso <em>l\u2019African Development Bank<\/em>, spedire un&#8217;autovettura dal Giappone ad Abidjan (Costa d\u2019Avorio) costa oggi 1500 dollari, mentre muovere lo stesso veicolo da Abidjan ad Addis Abeba (Etiopia) verrebbe a costare 5000 dollari. Analogamente, se occorrono solo 28 giorni per muovere un container da Shanghai in Cina al porto di Mombasa in Kenya, ne occorrono addirittura 40 perch\u00e9 lo stesso container raggiunga Bujumbura in Burundi dal Kenya. Con costi sette volte superiori.<\/p>\n<p><strong>Grandi assenti e dimensione di mercato<br \/>\n<\/strong>A fronte dei 44 Paesi firmatari dell\u2019accordo sull&#8217;area di libero scambio continentale non si possono dimenticare le defezioni di peso: manca la Nigeria, la prima potenza economica del Continente, un Paese da quasi 200 milioni di abitanti, apparentemente divisa tra aspirazioni continentali, interessi nazionali e strategie locali.<\/p>\n<p>E\u2019 assente anche il Sudafrica, gi\u00e0 l&#8217;economia pi\u00f9 sviluppata del Continente, l\u2019<em>Esse\u00a0<\/em>del gruppo Brics, ora in relativa stasi\/stagnazione e con un tasso di disoccupazione attestato a un preoccupante 26,7%. Non hanno firmato l\u2019atto di nascita della zona di libero scambio commerciale neanche Paesi quali l\u2019Eritrea, il Burundi, la Namibia e la Sierra Leone (dotata, come noto, di rilevanti ricchezze minerarie).<\/p>\n<p>Nonostante queste defezioni, si parla comunque di un (potenziale) mercato comune di diverse centinaia di milioni di persone, con singoli Paesi in forte proiezione positiva. Si pensi al Kenya, economia di riferimento nell&#8217;Africa orientale, con una crescita media attesa superiore al 6% nei prossimi cinque anni.<\/p>\n<p><strong>Tra obiettivi e criticit\u00e0<br \/>\n<\/strong>L\u2019obiettivo temporale auspicato \u00e8 far entrare in vigore l\u2019intesa entro la fine del 2018, accelerando la creazione di un\u2019area di libero scambio continentale. Alcune potenziali difficolt\u00e0 di percorso e di attuazione sono tuttavia evidenti. La prima, di tipo giuridico-legale, afferisce a possibili rallentamenti dell\u2019<em>iter <\/em>e dell\u2019esito delle ratifiche nei Parlamenti nazionali dei Paesi firmatari.<\/p>\n<p>La seconda, di natura economico-finanziaria, \u00e8 relativa al fatto che attualmente in Africa oltre 400 milioni di persone si ritiene vivano sotto la soglia della povert\u00e0. Di fatto, esisterebbe quindi una massa critica grande demograficamente quasi come l\u2019Europa (500 milioni di abitanti) che potrebbe non sfruttare appieno le dinamicit\u00e0 sistemiche e virtuose esprimibili dall&#8217;accordo. Questo anche per quanto riguarda la mobilit\u00e0 delle persone, considerando ad esempio il protocollo per il libero movimento delle persone, firmato da 27 Stati a Kigali.<\/p>\n<p>A questi dati vanno aggiunti fattori modificativi di lungo periodo quali il trend climatico che sta impattando soprattutto il Sahel. Qui la maggior parte della popolazione vive dell\u2019agricoltura e si registrano periodi siccit\u00e0 di proporzioni e durata sempre pi\u00f9 considerevoli. Tali elementi naturali generano inoltre tensioni anche sociali che si riverberano talora in conflitti come, per esempio, in Sud Sudan.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<br \/>\n<\/strong>Il sogno di un Mercato unico africano \u00e8 oggi, dopo la firma di Kigali, diventato pi\u00f9 concreto? Difficile fare previsioni di breve termine. Per certo, come estensione e magnitudine potenziale, l\u2019accordo \u00e8 il pi\u00f9 ampio mai sottoscritto dopo la nascita dell\u2019Organizzazione mondiale per il commercio. E le aspettative sono elevate nel medio-lungo termine.<\/p>\n<p>Alcuni elementi ideologici e di visione strutturata paiono infatti sostenere l\u2019alta &#8216;valorialit\u00e0&#8217; del progetto. Non pu\u00f2 essere dimenticato che l\u2019AfCFTA \u00e8 \u2013 come recita il comunicato ufficiale dell\u2019Unione africana \u2013 uno dei <i>progetti bandiera\u00a0<\/i>dell\u2019Agenda 2063<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, la visione di lungo periodo dell\u2019Unione africana per un Continente finalmente integrato, prospero e pacifico.<\/p>\n<p>Si pensi anche ad una certa narrativa, che appare fortemente sospinta dalla <em>elites<\/em> locali africane, di un nuovo ed auspicato \u201c<em>pan-africanismo<\/em>\u201d economico. Si arriver\u00e0 anche a vero e proprio un pan-africanismo politico in chiave sovra-nazionale, oltre le normali dinamiche intergovernative? Ai posteri e agli africanisti del futuro l\u2019ardua sentenza.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Assieme ad altri progetti quali <em>l\u2019integrated high speed train network<\/em>, <em>l\u2019African virtual and e-University<\/em>, e la <em>formulation of a commodities strategy<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 10 maggio Kenya e Ghana sono stati i primi due Paesi a depositare gli strumenti di ratifica dell\u2019\u00a0AfCFTA,\u00a0l&#8217;area continentale di libero scambio. L\u2019annuncio reso alla fine di marzo dal presidente della Commissione dell\u2019Unione africana, Moussa Faki Mahamat, sta dunque generando i primi effetti istituzionali concreti. 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