{"id":6980,"date":"2008-01-07T00:00:00","date_gmt":"2008-01-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/multilateralismo-made-in-usa-il-concerto-delle-democrazie\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:06","slug":"multilateralismo-made-in-usa-il-concerto-delle-democrazie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/01\/multilateralismo-made-in-usa-il-concerto-delle-democrazie\/","title":{"rendered":"Multilateralismo made in Usa: il \u201cconcerto delle democrazie\u201d"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019opzione unilaterale che l\u2019amministrazione Bush privilegi\u00f2 all\u2019indomani dell\u201911 settembre 2001 \u00e8 uscita seriamente screditata dalle vicende politiche e militari cui ha dato seguito in questi anni e pare destinata a essere declassata con l\u2019uscita di scena dell\u2019attuale inquilino della Casa Bianca il prossimo novembre. <\/p>\n<p>Contemporaneamente al declino dell\u2019unilateralismo, si \u00e8 registrato nel dibattito americano un rinnovato interesse per il destino delle istituzioni internazionali. Esso ha visto la partecipazione attiva non solo dei democratici, ma anche di importanti intellettuali conservatori, come il noto politologo <a href=\" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=691\"><b><u>   Francis Fukuyama   <\/u><\/b><\/a> che ha affrontato questa problematica in uno dei suoi <a href= \" http:\/\/yalepress.yale.edu\/yupbooks\/book.asp?isbn=0300113994\" target= \"blank\"><b><u> ultimi libri<\/u><\/b><\/a>. \u00c8 in questo contesto che uno schieramento trasversale di <i>pundits<\/i> ed intellettuali ha avanzato l\u2019idea di un \u201cconcerto delle democrazie\u201d con il fine dichiarato di rilanciare il multilateralismo, ma adattandolo al contempo alle esigenze del <a href= \" http:\/\/www.brookings.edu\/articles\/2007\/winter_globalgovernance_daalder.aspx\" target= \"blank\"><b><u> mutato contesto internazionale<\/u><\/b><\/a> del nuovo millennio. La proposta ha immediatamente suscitato reazioni nel mondo politico. Il senatore John McCain, in corsa per le primarie nelle file del Partito Repubblicano, ha incluso questa visione nella sua piattaforma elettorale sotto il nome altisonante di una &#8220;<i><a href= \" http:\/\/www.johnmccain.com\/informing\/news\/Speeches\/43e821a2-ad70-495a-83b2-098638e67aeb.htm\" target= \"blank\"><b><u>League of Democracies<\/i><\/u><\/b><\/a>&#8220;.<\/p>\n<p>Nessun candidato democratico ha per il momento seguito un simile corso, ma tra i promotori di questa iniziativa figurano intellettuali di chiaro orientamento <i>liberal<\/i>, come il teorico delle relazioni internazionali di Princeton, G. John Ikenberry, e il consigliere di Barack Obama per la politica estera, Ivo Daalder.<\/p>\n<p><b>Multilateralismo s\u00ec, ma fuori dall\u2019Onu<\/b><br \/> Per meglio comprendere il risvolto politico di questa proposta \u00e8 necessario chiarirne l\u2019ispirazione, il contenuto, e la matrice. In termini semplici, la preoccupazione sembra quella di rimediare alla seria crisi di immagine e influenza che gli Stati Uniti hanno sofferto dal 2001 ad oggi, recuperando il sostegno degli alleati, ma dissociando il multilateralismo dall\u2019Onu e, pi\u00f9 in generale, dalla concezione per la quale la legittimit\u00e0 internazionale sia da individuarsi, cos\u00ec come \u00e8 stato finora almeno, nel carattere universalistico delle istituzioni preposte al mantenimento della sicurezza e della pace mondiale. <\/p>\n<p>Il contenuto di questa proposta, nelle sue diverse formulazioni (la pi\u00f9 dettagliata \u00e8 contenuta in questo <a href= \" http:\/\/www.wws.princeton.edu\/ppns\/report\/FinalReport.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Rapporto finale<\/u><\/b><\/a>), \u00e8 quella di istituire con trattato formale o semplice accordo tra Governi, una nuova istituzione internazionale aperta esclusivamente alle \u201cdemocrazie\u201d e operante come una sorta di \u201cdirettorio\u201d di un nuovo ordine mondiale. Quest\u2019ultimo non si reggerebbe pi\u00f9 sul carattere inclusivo delle sue istituzioni universalistiche, ma sulla validit\u00e0 ritenuta universale del principio democratico. Eccetto alcuni casi, l\u2019idea non \u00e8 quella di rimpiazzare le Nazioni Unite e smantellare il sistema che ruota attorno ad esse, ma comunque di accostare loro una nuova e superiore fonte di legittimit\u00e0 internazionale che abbia sulle prime un effetto di \u201ccatalizzatore\u201d. <\/p>\n<p>Il compattamento del fronte dei paesi democratici, si sostiene, imprimerebbe infatti una decisiva accelerazione al processo di riforma dell\u2019Onu, da troppo tempo in stallo, e offrirebbe nel frattempo un\u2019alternativa al Consiglio di Sicurezza come forum dove discutere le grandi questioni di politica internazionale. <\/p>\n<p>Il \u201cconcerto\u201d delle democrazie sortirebbe dunque un duplice effetto: da un lato, favorirebbe il coordinamento tra i paesi democratici; dall\u2019altro, costringerebbe le altre potenze ad adottare i principi di politica internazionale cos\u00ec come intesi nel \u201cmondo democratico\u201d e intraprendere esse stesse una transizione verso la democrazia, pena rimanere esclusi dal nuovo e ambito \u201cclub\u201d delle democrazie.<\/p>\n<p><b>Un punto di incontro<\/b><br \/>L\u2019idea di un \u201cconcerto delle democrazie\u201d ha una chiara matrice statunitense. Pressoch\u00e9 tutte le proposte pi\u00f9 recenti sono state avanzate da intellettuali o leader politici americani e rare sono state le dichiarazioni a riguardo da parte dei maggiori leader europei. Pi\u00f9 precisamente, questa proposta sembra coniugare tre sentimenti molto diffusi nel mondo politico statunitense: la crescente sfiducia, se non aperto disprezzo, per le Nazioni Unite che trova origine in ambienti conservatori ma che  ha contagiato ora anche importanti segmenti del partito democratico; la convinzione che tra le priorit\u00e0 della politica internazionale degli Stati Uniti vi sia non solo la difesa della democrazia dove gi\u00e0 esiste, ma anche la diffusione in altre aree del mondo, fino a ipotizzare che il principio democratico diventi nel tempo la fonte unica di legittimit\u00e0 internazionale, nonch\u00e9 la base di un nuovo ordine mondiale; la preoccupazione che il rilancio del multilateralismo non finisca per minare, e anzi favorisca, la conservazione della leadership degli Stati Uniti tra i propri alleati cos\u00ec come il primato della superpotenza Usa a livello mondiale. <\/p>\n<p>Questo spiega perch\u00e9 l\u2019idea di un \u201cconcerto delle democrazie\u201d ha per il momento raccolto adepti in particolare tra coloro che, nel fronte dei conservatori, sono disposti a porre un freno alle \u201ctentazioni unilateraliste\u201d degli ultimi anni, ma che continuano a vedere le Nazioni Unite come una \u201ctrappola\u201d, come il neoconservatore <a href= \" http:\/\/www.washingtonpost.com\/wp-dyn\/content\/article\/2007\/08\/05\/AR2007080501056.html\" target= \"blank\"><b><u> Robert Kagan<\/u><\/b><\/a> ad esempio, e tra quei democratici che sono pronti a far proprio l\u2019obiettivo della promozione attiva della democrazia, ma solo se parte di una strategia concertata con gli alleati e improntata all\u2019uso della diplomazia piuttosto che a quello della forza.<\/p>\n<p><b>Multilateralismo e leadership Usa<\/b><br \/>Quanto alla preservazione del primato, l\u2019istituzione di un \u201cconcerto delle democrazie\u201d parrebbe sortire il duplice effetto di dividere il fronte degli avversari degli Stati Uniti o presunti tali, e al contempo ricompattare la schiera degli alleati dietro una pi\u00f9 chiara e forte leadership americana. Tra gli effetti probabili di questa proposta, se attuata, vi sarebbe non solo un declassamento di fatto del Consiglio di Sicurezza e dunque dei paesi che all\u2019interno di esso hanno sovente difeso una posizione autonoma da quella degli Stati Uniti, come Cina e Russia, ma anche la possibile cooptazione di paesi democratici che sono o potrebbero diventare rivali dell\u2019America, come Brasile e India. <\/p>\n<p>Sul fronte delle alleanze, il concerto delle democrazie rimetterebbe tutti i paesi europei a fianco degli Usa, ma potrebbe comportare un indebolimento complessivo dell\u2019influenza europea sulla politica statunitense. Allo stato attuale del processo di integrazione, l\u2019Europa sarebbe infatti inclusa nella nuova organizzazione non come soggetto unitario, cio\u00e8 come Unione Europea, quanto come singoli Stati. A meno di non istituire una qualche forma di coordinamento, gli Stati europei potrebbero poco singolarmente nei confronti del colosso statunitense, che finirebbe per occupare la posizione di \u201c<i>primus inter pares<\/i>\u201d all\u2019interno del \u201cconcerto\u201d. <\/p>\n<p>L\u2019inclusione nella nuova organizzazione di democrazie che non appartengono all\u2019area tradizionale dell\u2019Occidente, inoltre, renderebbe la relazione transatlantica meno esclusiva e consentirebbe agli Usa di cercare di volta in volta intese con gli alleati meglio disposti verso le proprie politiche senza per questo vedere necessariamente minata la legittimit\u00e0 della propria azione internazionale.<\/p>\n<p>Se inteso come uno strumento di ordine mondiale, il rischio pi\u00f9 serio potrebbe derivare dalla separazione tra sedi di potere e di legittimit\u00e0 a livello internazionale: il \u201cconcerto\u201d si ergerebbe a fonte ultima e suprema di legittimit\u00e0 internazionale ed esautorerebbe di fatto il Consiglio di Sicurezza di alcune delle sue prerogative; al contempo, tuttavia, il potere internazionale rimarrebbe significativamente diviso tra paesi democratici e non. Tra questi ultimi figurano alcuni dei soggetti economici e politici emergenti, la Cina in particolare, nonch\u00e9 importanti potenze regionali, come Russia e Iran. Esclusa l\u2019ipotesi di una repentina transizione di queste societ\u00e0 alla democrazia, l\u2019alternativa per questi paesi sarebbe l\u2019isolamento o la prospettiva pi\u00f9 complessa, ma certo pi\u00f9 appetibile, di una coalizione comune contro il nuovo \u201cblocco\u201d democratico. Questo ordine mondiale diviso potrebbe dunque verosimilmente generare pi\u00f9 tensione che stabilit\u00e0 e resta da vedere in che misura si dimostrerebbe compatibile con l\u2019obiettivo stesso che pare ispirarlo, vale a dire la conservazione della leadership internazionale degli Usa nello specifico, e la difesa della democrazia in generale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019opzione unilaterale che l\u2019amministrazione Bush privilegi\u00f2 all\u2019indomani dell\u201911 settembre 2001 \u00e8 uscita seriamente screditata dalle vicende politiche e militari cui ha dato seguito in questi anni e pare destinata a essere declassata con l\u2019uscita di scena dell\u2019attuale inquilino della Casa Bianca il prossimo novembre. 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