{"id":69969,"date":"2018-06-13T22:30:23","date_gmt":"2018-06-13T20:30:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69969"},"modified":"2018-06-16T08:30:49","modified_gmt":"2018-06-16T06:30:49","slug":"corea-trump-kim-convitati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/corea-trump-kim-convitati\/","title":{"rendered":"Corea: Trump-Kim e i convitati di pietra al loro incontro"},"content":{"rendered":"<p>Le telecamere di tutto il mondo hanno rilanciato ai quattro angoli del pianeta le immagini dei leader di Stati Uniti e <strong>Corea<\/strong> del Nord che si stringevano la mano e sottoscrivevano un accordo durante quello che \u00e8 stato definito un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/corea-trump-kim-precedenti\/\"><strong>Vertice<\/strong><\/a> storico, un giorno che sar\u00e0 ricordato nei libri di storia. Un summit politico \u00e8 sia un punto di arrivo che uno di partenza. Ha logiche e liturgie legate alla storia e alla diplomazia. Ma come in molti eventi simili, spesso a giocare un ruolo importante, sono pi\u00f9 i convitati di pietra che i protagonisti sulla scena.<\/p>\n<p><strong>Una sceneggiatura scritta pi\u00f9 a Pechino che a Washington o a Pyongyang<\/strong><br \/>\nCome in una pi\u00e8ce teatrale, a molti analisti, soprattutto orientali, \u00e8 parso che <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/corea-trump-kim-successo-ombre\/\"><strong>Kim<\/strong><\/a> Jong-Un e Donald J. <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/corea-trump-kim-vertice-farsa-storia\/\"><strong>Trump<\/strong><\/a> a Singapore abbiano recitato a soggetto, su una sceneggiatura scritta da altri. E questi ultimi, abitano a Pechino.<\/p>\n<p>Quello di Singapore \u00e8 stato l\u2019incontro tra due uomini forti, autoritari, che esercitano il potere con forza: uno nei limiti della legge del suo Paese, l\u2019altro in quelli della sua idea di potere assoluto. Entrambi volevano portare a casa un risultato e ci sono riusciti. Kim ha avuto le sue rassicurazioni che rester\u00e0 sul trono nordcoreano a lungo, senza che i servizi americani, con il placet di Pechino messo alle corde, possano destituirlo. Trump ha occupato ancora di pi\u00f9 la ribalta internazionale, il ruolo di paciere mondiale, un lemma un po\u2019 pi\u00f9 grosso nel dizionario della storia e qualche spunta sulla checklist delle promesse contenute nel suo programma elettorale.<\/p>\n<p><strong>La Cina \u00e8 il vero vincitore<\/strong><br \/>\nMa leggendo il documento finale con i quattro punti e ascoltando le parole di Trump in conferenza stampa, \u00e8 chiaro che il vero vincitore del vertice sia Pechino. La<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/corea-trump-kim-cina\/\"><strong> Cina<\/strong><\/a> ha da sempre chiesto un passo indietro ad entrambi i protagonisti del vertice di Singapore. Pechino ha avuto un atteggiamento diplomatico molto preciso, netto e coerente: da un lato, come principale partner commerciale di Pyongyang ha continuato a investire soprattutto nei progetti energetici al confine, gli unici non intaccati dalle sanzioni contro il regime nordcoreano; dall\u2019altro, sostenendo e, anzi, rinforzando le sanzioni ha fatto pressioni su Pyongyang ma anche sulla diplomazia mondiale per trovare un accordo congiunto. L\u2019idea su cui ha da sempre poggiato le sue mosse diplomatiche per la pacificazione del 38o parallelo \u00e8 stata la \u201csuspension for suspension\u201d o \u201cfreeze for freeze\u201d: Pyongyang si sarebbe impegnata nel processo di denuclearizzazione e Washington avrebbe interrotto i suoi \u201cgiochi di guerra\u201d, le esercitazioni militari americane nell\u2019area.<\/p>\n<p>Come ho avuto gi\u00e0 modo di scrivere <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/corea-trump-kim-cina\/\">nel mio precedente contributo su questa rivista<\/a>, tra Giappone, Corea del Sud e l\u2019isola di Guam, ci sono oltre 65.000 soldati a stelle e strisce, oltre alla presenza di armamenti e del sofisticato sistema antimissilistico Thaad, avversato da Pechino, infastidito non poco da questa presenza. Lo stesso presidente americano in conferenza stampa, annunciando la fine delle esercitazioni, ha ricordato come il suo \u201criportiamo in patria i nostri soldati\u201d sia stato un punto fermo della sua campagna elettorale. E con le elezioni di midterm in vista a novembre, \u00e8 sicuramente un punto a suo favore per l\u2019opinione pubblica americana.<\/p>\n<p><strong>Quel che non c&#8217;\u00e8 nel documento finale<\/strong><br \/>\nE\u2019 da notare che la sospensione delle esercitazioni, a differenza della denuclearizzazione, non \u00e8 stata inserita nel documento finale. Un segno forse che nel gioco delle parti, in quel <em>do ut des<\/em> nel quale, secondo gli osservatori, Trump ha fatto troppe concessioni a Kim senza ricevere garanzie, gli americani si sono fidati non tanto, come ha detto il presidente americano, della buona volont\u00e0 espressa da Kim, ma delle rassicurazioni di Pechino a cui \u00e8 stato lanciato un segnale di buona volont\u00e0. Dopotutto, Mike Pompeo in queste ore comincer\u00e0, con il suo team, il lavoro duro girando Pechino, Tokyo e Seul, per gettare le basi del lavoro futuro.<\/p>\n<p>Il fatto che sia stato tolto dal documento il cosiddetto Cvid (complete, verifiable and irreversible dismantlement delle istallazioni nucleari) non deve fare pensare a una concessione di Washington che, nel caso, farebbe fare agli Usa la parte degli ingenui, di coloro che credono al giovane leader sanguinario di una dittatura che fino al 24 maggio, a pochi giorni dal Vertice gi\u00e0 convocato, annunciava che gli americani avrebbero assaporato le sue armi nucleari.<\/p>\n<p>Bens\u00ec a rassicurazioni di qualcuno pi\u00f9 influente di Pyongyang, sicuramente Pechino, sul processo. Dal canto suo, per\u00f2, Pechino (che, ricordiamo, \u00e8 parte in causa anche per essere il terzo a doversi sedere a tavola per firmare il trattato di pace che dovr\u00e0 sostituire l\u2019attuale armistizio e mettere fine alla guerra terminata nel 1953) non si sarebbe potuto esporre in prima persona, anche perch\u00e9 il giovane Kim non \u00e8 nuovo a colpi di testa. Ma i cinesi sapranno come portare a casa il risultato anche per evitare una massiccia ondata migratoria dalla Corea del Nord.<\/p>\n<p><strong>I vantaggi per Pechino d&#8217;una Corea pacificata e lo sguardo di Seul e Tokyo<\/strong><br \/>\nTra l\u2019altro, una Corea del Nord pacificata, potrebbe rappresentare per Pechino un importante volano economico. Se infatti Pyongyang si dovesse aprire all\u2019economia, come fece la Cina di Deng &#8211; impressionato, quest\u2019ultimo, dopo una visita a <strong>Singapore<\/strong>, dall\u2019economia di questa citt\u00e0 Stato -, a guadagnarci potrebbe essere in primo luogo Pechino, data la vicinanza, i rapporti e i progetti gi\u00e0 in corso.<\/p>\n<p>Ruolo attivo dovranno pure avere Seul e Tokyo. Nella Corea del Sud, impegnata in queste ore in elezioni locali e per coprire alcuni seggi al Parlamento nazionale (qualcuno parla di una sorta di referendum per il presidente Moon) c\u2019\u00e8 cauto ottimismo sull\u2019accordo di Singapore per il quale la presidenza sudcoreana si \u00e8 spesa molto.<\/p>\n<p>A Tokyo invece si sta alla finestra. Il Giappone, come Seul alleato molto forte di Washington nell\u2019area, si aspettava qualcosa in pi\u00f9 dall\u2019accordo di Singapore, abituati, come scrive un editoriale dell\u2019Asahi Shimbun, a troppi voltafaccia dei leader nordcoreani. \u201cIl fatto \u2013 \u00e8 scritto nell\u2019editoriale di oggi &#8211; che le basi della politica giapponese della Corea del Nord siano radicate nelle strette relazioni di Tokyo con Washington e Seoul rimane invariato. Ma ora che sia gli Stati Uniti che la Corea del Sud hanno cambiato direzione verso un dialogo pi\u00f9 stretto con la Corea del Nord, il Giappone deve affrontare con decisione il fatto che la vecchia strategia a singolo binario di fare pressione su Pyongyang non \u00e8 pi\u00f9 in gioco\u201d.<\/p>\n<p>Ma per il Giappone il Vertice un risultato lo ha ottenuto: riavvicinare le posizioni di Tokyo a quelle di Pechino. \u201cIl Vertice tra Kim e Trump a Singapore \u2013 conclude l\u2019editoriale del quotidiano giapponese &#8211; non \u00e8 riuscito a stabilire una direzione definitiva verso la risoluzione di vari problemi in sospeso. Ed \u00e8 proprio per questo che il Giappone deve sforzarsi di lavorare pi\u00f9 vicino a Cina, Corea del Sud e Russia ed esplorare mezzi per un impegno costruttivo con la Corea del Nord\u201d. E non era Pechino che ha sempre chiesto la riapertura del tavolo del <em>Six Party Talks<\/em> (i colloqui a sei tra Cina, Usa, Sud e Nord Corea, Giappone e Russia sulla denuclearizzazione della penisola coreana) come unico strumento di pace nell\u2019area?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le telecamere di tutto il mondo hanno rilanciato ai quattro angoli del pianeta le immagini dei leader di Stati Uniti e Corea del Nord che si stringevano la mano e sottoscrivevano un accordo durante quello che \u00e8 stato definito un Vertice storico, un giorno che sar\u00e0 ricordato nei libri di storia. 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