{"id":70000,"date":"2018-06-16T10:25:31","date_gmt":"2018-06-16T08:25:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70000"},"modified":"2018-06-17T12:13:49","modified_gmt":"2018-06-17T10:13:49","slug":"thailandia-ritorno-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/thailandia-ritorno-democrazia\/","title":{"rendered":"Thailandia: la fatica del ritorno alla democrazia"},"content":{"rendered":"<p>Le proteste di fine maggio a Bangkok, quelle di appena un mese prima a Chiang Mai e l\u2019immediata reazione delle forze armate del Paese dall\u2019altra trasmettono la sensazione di un futuro di instabilit\u00e0, almeno dal punto di vista politico, per la <strong>Thailandia<\/strong>. Il Paese \u00e8 governato da un esecutivo militare a seguito del colpo di Stato del 2014, che con buona probabilit\u00e0 dovr\u00e0 presto lasciare il passo ad un compiuto processo di democratizzazione. Gi\u00e0 nel 2017, il generale Prayuth Chan-ocha, primo ministro in carica a seguito del golpe, aveva dichiarato che sarebbero state presto tenute delle elezioni democratiche.<\/p>\n<p>Dal 2014 ad oggi, gli effetti della politica autoritaria e forzatamente stabile di Bangkok non sono andati sempre a braccetto con i risultati economici. L\u2019economia thailandese, infatti, non ha ottenuto risultati eccellenti ed \u00e8 rimasta legata ad un andamento balbettante almeno sino al 2017.<\/p>\n<p>L\u2019anno scorso, per\u00f2, la crescita del Pil ha raggiunto risultati che non si toccavano dal 2012. Dopo una prima fase di stallo, dovuta con ogni probabilit\u00e0 alle misure eccessivamente autoritarie del governo tese a ristabilire adeguate condizioni di sicurezza, l\u2019economia ha approfittato di alcune riforme\u00a0di tendenza liberale\u00a0dei militari per riprendersi con apprezzabile decisione. La ripresa del 2017 potrebbe essere senz\u2019altro frutto delle riforme economiche del 2015, concepite per attrarre investimenti esteri sotto l\u2019egida del <em>Thailand\u2019s Board of Investment<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Tra Washington e Pechino<\/strong><br \/>\nLa politica di ricerca di investimenti diretti esteri (Ide) promossa dalla giunta militare ha attirato, fra gli altri, la <strong>Cina<\/strong>, che si profila come partner di peso nel futuro di Bangkok. La Thailandia vanta inoltre un\u2019amicizia pluridecennale con gli <strong>Stati Uniti<\/strong> e l\u2019Occidente in generale. Il governo di Washington reputa l\u2019amicizia di alto valore, in funzione degli interessi militari sul territorio (al culmine della loro importanza negli anni della guerra in Vietnam) e degli scambi commerciali.<\/p>\n<p>Le attenzioni di Pechino, iniziate nell\u2019era Hu Jintao si sono concretizzate ancor di pi\u00f9 con la guida di Xi Jinping. La Cina \u00e8 interessata alla possibilit\u00e0 di investimenti redditizi e all\u2019importante posizione geografica del Paese (la Thailandia si trova infatti, come il Myanmar, all\u2019imbocco dello stretto di Malacca, punto di passaggio <em>One Belt One Road Initiative<\/em>, la <strong>nuova Via della Seta<\/strong> cinese) e le mosse di politica estera ed economica hanno portato alcuni analisti (come Benjamin Zawacki, autore della monografia <em>Thailand: Shifting Ground Between the US and a Rising China<\/em>) a sostenere un cambio di asse nell\u2019assetto delle alleanze thailandesi. Bangkok si troverebbe quindi ad oscillare decisamente verso un\u2019affiliazione a Pechino.<\/p>\n<p>La Cina, con la definizione del suo modello di sviluppo economico che si impone a partire da una gestione autoritaria del potere, caratteristica fondante del cosiddetto <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/cina-evoluzione-galassia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u201cSogno cinese\u201d<\/a>, non si lascer\u00e0 certo sfuggire l\u2019occasione di sostenere il governo militare e la democratizzazione \u201cin stile thailandese\u201d, cos\u00ec come definita dal premier Prayuth Chan-ocha.<\/p>\n<p><strong>In attesa\u00a0di nuove elezioni<\/strong><br \/>\nIl fatto che le problematiche di sicurezza nel sud del Paese siano state arginate (anche se si \u00e8 lungi da una soluzione) e che l\u2019economia abbia imboccato la strada della ripresa dovrebbero condurre il governo militare a concedere regolari elezioni nei primi mesi del 2019. Almeno questo viene sostenuto da pi\u00f9 voci, sia negli ambienti accademici sia fra gli addetti ai lavori. Nonostante le dichiarazioni del governo e gli appelli di certi analisti ed accademici, le disposizioni ufficiali riguardo alla tornata elettorale rimangono ancora incerte e nebulose. Proprio questa situazione \u00e8 stata una delle cause dei disordini e delle proteste registratisi nelle scorse settimane.<\/p>\n<p>Se da una parte \u00e8 chiaro che i tentennamenti del governo militare sono causati dalla volont\u00e0 di attendere il momento pi\u00f9 opportuno per ottenere i risultati migliori per la lista legata al governo uscente, dall\u2019altra sar\u00e0 dirimente capire se l\u2019eventuale guida subentrante avr\u00e0 le capacit\u00e0 di incarnarsi efficientemente nella dirigenza di Bangkok.<\/p>\n<p>La democratizzazione (e lo dimostrano altri casi di paesi dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/asean-incompiute-integrazione-regionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Asean<\/a>, primo fra tutti il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/myanmar-dimissioni-presidente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Myanmar<\/a>) \u00e8 un processo anzich\u00e9 un singolo evento, e per progredire necessita di fattori essenziali, come una \u00e9lite capace oltre che interessata a percorrere la strada della trasformazione, una convinzione popolare che possa legare gran parte della popolazione e proiettarla nella volont\u00e0 di cambiamento ed una dimensione sociale pronta a recepire il nuovo regime. I sommovimenti popolari thailandesi sono forse il termometro della volont\u00e0 popolare, ma resta da capire se le \u00e9lites che dovranno subentrare al potere militare sono preparate al compito da espletare.<\/p>\n<p><strong>La difficile gestazione di una classe dirigente alternativa<\/strong><br \/>\nLe manifestazioni di piazza sono espressione di eterogenei gruppi di attivisti &#8211; nel caso migliore di estrazione populista -; le voci di intellettuali e accademici che\u00a0chiamano alla\u00a0democrazia restano isolate, e nel frattempo la giunta militare ha avuto modo di rimandare pi\u00f9 e pi\u00f9 volte il ritorno alle urne.<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che il colpo di stato del 2014 fu un attacco diretto al precedente premier thailandese Yingluck Shinawatra e ad un sistema politico non basato su un effettivo bilanciamento democratico ma su un sistema di notabili membri di una vera e propria oligarchia, \u00e8 anche chiaro che in questi anni non si \u00e8 formata, se non in chiave embrionale, una classe politica che abbia saputo coniugare una formazione ideologica ad una preparazione al governo.<\/p>\n<p>Corollario di ci\u00f2 \u00e8 che non esiste un sistema partitico o di movimenti che possano imporsi in maniera efficace e fare da contraltare alla struttura militare in maniera bilanciata. In ultima analisi il processo di democratizzazione, seppur innescatosi, sembra essere ancora diretto saldamente dai governanti militari e l\u2019ambiente delle future elezioni sar\u00e0 molto probabilmente da loro influenzato.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Chaiwat Subprasom\/Pacific Press via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le proteste di fine maggio a Bangkok, quelle di appena un mese prima a Chiang Mai e l\u2019immediata reazione delle forze armate del Paese dall\u2019altra trasmettono la sensazione di un futuro di instabilit\u00e0, almeno dal punto di vista politico, per la Thailandia. 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