{"id":70031,"date":"2018-06-19T06:50:48","date_gmt":"2018-06-19T04:50:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70031"},"modified":"2018-06-21T00:06:46","modified_gmt":"2018-06-20T22:06:46","slug":"tunisia-elezioni-indipendenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/tunisia-elezioni-indipendenti\/","title":{"rendered":"Tunisia: elezioni; comuni, vincono astensionismo e indipendenti"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Alta Istanza indipendente per le Elezioni (Isie) ha finalmente confermato, a met\u00e0 giugno, i risultati delle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/tunisia-sfida-elezioni-amministrative\/\"><strong>elezioni amministrative<\/strong><\/a> svoltesi in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/migranti-ripresa-flussi-tunisia\/\"><strong>Tunisia<\/strong><\/a> il 6 maggio, dopo il rigetto dei ricorsi presentati per 28 municipalit\u00e0 (su 350). Come previsto, l\u2019astensionismo ha caratterizzato questo primo appuntamento elettorale per i comuni dopo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/tunisia-proteste-rivoluzione\/\"><strong>le rivolte del 2011<\/strong><\/a>. Il tasso di partecipazione finale, infatti, si \u00e8 attestato al 35,6%, dato che corrisponde a poco pi\u00f9 di 1,9 milioni di votanti recatisi alle urne (su circa 8 milioni aventi diritto, di cui, tuttavia, solo 5,3 milioni si erano registrati, con un calo della componente \u2018giovani\u2019). Sul piano dei rapporti di forza politica, le elezioni hanno evidenziato la sconfitta di Nidaa Tounes (il partito vincitore del 2014), un ulteriore indebolimento di Ennahda, l\u2019incapacit\u00e0 della sinistra o di altre formazioni di offrire una credibile alternativa al duopolio attuale e, di contro, il successo degli <strong>indipendenti<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Partiti tradizionali e liste indipendenti: crisi e ascesa?<br \/>\n<\/strong>Sebbene lo svolgimento delle elezioni sia stato giudicato nel complesso credibile e trasparente, non sono mancate segnalazioni per carenze organizzative \u2013 aperture in ritardo di alcuni seggi, errori nelle schede e nei registri elettorali, ritardi nella concessione degli accreditamenti agli osservatori \u2013 nonch\u00e9 ricorsi presentati da <strong>partiti<\/strong> e indipendenti. Tutti rigettati, come ha annunciato Mohamed Tlili Mansri, alla presidenza dell\u2019Isie dal novembre 2017 dopo lo stallo a seguito delle dimissioni dell\u2019ex presidente Chafik Sarsar e di gran parte dell\u2019\u00e9quipe dell\u2019Istanza.<\/p>\n<p>Grandi vincitrici di questo appuntamento elettorale sono state le liste indipendenti, che conquistano 2373 seggi (su 7212), corrispondenti a poco pi\u00f9 del 32% dei voti espressi, risultato che ne fa, virtualmente, la prima forza nel panorama politico del Paese. Tuttavia, per quanto le liste indipendenti abbiano saputo cavalcare l\u2019onda del malcontento nei confronti dei tradizionali partiti politici, diversi aspetti vanno considerati.<\/p>\n<p><strong>Il fenomeno degli indipendenti<\/strong><br \/>\nPur trattandosi di un fenomeno in crescita dal 2011, tale nebulosa di liste indipendenti non lascia presagire l\u2019emergere di alcuna forza politica nuova e compatta a livello nazionale che sia capace di sfidare i grandi partiti in occasione delle legislative del 2019. In molti casi costruite attorno a singole personalit\u00e0 note solo localmente, queste liste hanno basato la campagna elettorale su una presunta natura \u2018non politica\u2019, ma semplicemente amministrativa, dei loro progetti, con generici programmi (non diversamente dai partiti) volti al miglioramento delle infrastrutture, allo smaltimento dei rifiuti, a riforme agrarie e lotta alla corruzione.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019 \u2018indipendenza\u2019 di queste liste va in molti casi problematizzata e ridimensionata. Accanto a liste genuinamente indipendenti, vi sono anche, per quanto difficile a dirsi con matematica certezza, satelliti dei principali partiti che, sganciandosi formalmente da quelle etichette, hanno voluto catturare altri segmenti di elettorato e approfittare della delusione verso i partiti tradizionali: liste nate attorno a dissidenti e fuoriusciti dai partiti (soprattutto Nidaa), ma che potrebbero nuovamente tornare nella loro orbita. Da ultimo, quello degli \u2018indipendenti\u2019 \u00e8 un fenomeno che ha riguardato anche le liste di partito, molte delle quali hanno vantato nelle loro fila candidati \u2018esterni\u2019: scelta di apertura e rinnovamento, ma che pu\u00f2 essere interpretata anche come un tentativo di aggirare, in qualche misura, la sfiducia e diffidenza popolare verso le attuali \u00e9lites al potere.<\/p>\n<p><strong>Le difficolt\u00e0 dei partiti<\/strong><br \/>\nCon il 28,6% dei voti e 2139 seggi ottenuti, Ennahda ha resistito meglio del suo principale concorrente (nonch\u00e9 partner al governo) alla sanzione dell\u2019elettorato, dimostrando, ancora una volta, una grande capacit\u00e0 di attrazione sull&#8217;intero territorio nazionale, con buoni risultati anche nella fascia costiera dove \u00e8 tradizionalmente sfavorito. E nonostante la crescente perdita di voti dal 2011 a oggi, torna ad imporsi come il primo partito tunisino.<\/p>\n<p>Senza dubbio, hanno attirato l\u2019attenzione mediatica candidature come quella a sindaco di Tunisi di Souad Abderrahim, donna in carriera, profilo \u2018moderno\u2019 e formalmente indipendente dal partito (di cui non \u00e8 tesserata, ma con cui ha legami fin dai tempi della sua militanza nel sindacato islamista studentesco, gi\u00e0 deputata dell\u2019Assemblea Costituente per Ennahda nel 2011, e che pure aveva fatto discutere per le sue dichiarazioni contro i diritti delle madri single) o la presenza di Simon Slama, ebreo, nella lista a Monastir.<\/p>\n<p>La scelta consistente di cosiddetti \u2018indipendenti\u2019 \u2013 al di l\u00e0 di specifici casi pi\u00f9 \u2018eclatanti\u2019 \u2013 confermerebbe la recente linea adottata dal partito a riprova, secondo vari esponenti, della sua natura aperta e mutevole e del percorso di \u2018naturalizzazione\u2019 intrapreso negli ultimi anni. Tale approccio viene invece interpretato dai suoi detrattori come mera propaganda, soprattutto se confrontato con la decisione di oltre un centinaio di imam di candidarsi (prevalentemente) nelle liste di Ennahda, contravvenendo all&#8217;idea della separazione tra sfera politica e religiosa operata dal partito stesso nel suo ultimo congresso a maggio 2016. In ogni caso, la diversificazione nella scelta dei profili dei candidati segnala lo sforzo del partito di allargare la sua tradizionale base elettorale, spostandosi sempre pi\u00f9 verso posizioni centriste e un elettore \u2018mediano\u2019.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte, Nidaa Tounes, il partito fondato dall&#8217;attuale presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi, con il 20,85% dei voti e 1600 seggi, perde quasi un milione di preferenze rispetto al 2014, quando si era affermato come principale partito con oltre il 37%. Nonostante sia stata l\u2019unica, assieme ad Ennahda, a proporre liste in ogni circoscrizioni del Paese (non tutte sono state per\u00f2 validate), la formazione nazionalista che si presenta come erede del progetto di Habib Bourghiba, paga sicuramente lo scotto di una lunga crisi che l\u2019ha condotta alla scissione, frutto di rivalit\u00e0 interne e di contestazione della sua leadership, infine affidata al figlio di Essebsi. Senza dubbio, Nidaa Tounes sconta anche \u2013 e pi\u00f9 di Ennahda al momento \u2013 l\u2019ambiguit\u00e0 della sua identit\u00e0, sin da principio molto ibrida: creato per controbilanciare l\u2019ascesa degli Islamisti, \u00e8 con loro nella coalizione di governo; e, nonostante la pretesa di rappresentare il polo \u2018modernista\u2019, si rivela piuttosto ostaggio del dualismo modernit\u00e0\/tradizione, mentre cresce al suo interno il peso di figure del vecchio regime.<\/p>\n<p>Li rincorrono, a grande distanza, <em>Courant D\u00e9mocrate<\/em>, partito social-democratico nato nel 2013, e la coalizione di estrema sinistra del <em>Front Populaire<\/em>, rispettivamente con il 4,19% e il 3,85% dei voti, seguiti da altri partiti, coalizioni e liste che non superano il 2% su base nazionale, emblema di un\u2019opposizione alternativa, di sinistra ma non solo, che fatica a strutturarsi nel Paese ed a ottenere consensi di massa, al di l\u00e0 di ristretti circoli borghesi ed intellettuali o ad altre specifiche nicchie elettorali micro-localizzate.<\/p>\n<p><strong>La sfida dei consigli municipali e la decentralizzazione<br \/>\n<\/strong>L\u2019assenza, per lo pi\u00f9 generalizzata, di maggioranze assolute nelle varie <em>municipalit\u00e9s<\/em>, dovuta anzitutto alla natura fortemente proporzionale del sistema elettorale, obbliga le liste a negoziare alleanze in seno ai consigli municipali. La legge (da ultimo, la n\u00b0 2017-7 del 14 febbraio 2017) prevede, infatti, che la ripartizione dei seggi tra le liste che abbiano superato lo sbarramento del 3% avvenga secondo il metodo dei pi\u00f9 alti resti. Tramite scrutinio segreto, i consiglieri scelgono poi il presidente del consiglio municipale, alla cui carica concorrono i capilista eletti. In caso di non raggiungimento della maggioranza assoluta dei voti al primo turno, si procede al ballottaggio tra i due candidati pi\u00f9 votati e ne risulta eletto colui che ottiene il maggior numero di preferenze.<\/p>\n<p>Tuttavia, la vera scommessa delle \u2018rinnovate\u2019 municipalit\u00e0, non riguarda tanto le alleanze, piuttosto prevedibili, in sede di gestione futura del consiglio e, in primo luogo, di scelta dei sindaci, quanto l\u2019effettiva capacit\u00e0 dei rappresentanti locali di apportare miglioramenti tangibili alla vita quotidiana di un pubblico sempre pi\u00f9 disilluso e al contempo esigente, attraverso\u00a0 strumenti, modalit\u00e0 e risorse previste dal Codice delle collettivit\u00e0 locali, adottato <em>in extremis<\/em> lo scorso 26 aprile ma che non risolve, di per s\u00e9, considerevoli ambiguit\u00e0 e problematiche. Un percorso, quello della decentralizzazione e della costruzione di un efficiente ed efficace apparato istituzionale locale nuovo, che si preannuncia alquanto in salita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Alta Istanza indipendente per le Elezioni (Isie) ha finalmente confermato, a met\u00e0 giugno, i risultati delle elezioni amministrative svoltesi in Tunisia il 6 maggio, dopo il rigetto dei ricorsi presentati per 28 municipalit\u00e0 (su 350). Come previsto, l\u2019astensionismo ha caratterizzato questo primo appuntamento elettorale per i comuni dopo le rivolte del 2011. 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