{"id":70101,"date":"2018-06-25T10:04:05","date_gmt":"2018-06-25T08:04:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70101"},"modified":"2018-06-25T22:13:19","modified_gmt":"2018-06-25T20:13:19","slug":"ue-difesa-eurofighter-germania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/ue-difesa-eurofighter-germania\/","title":{"rendered":"Ue: difesa, un nuovo Eurofighter per la Germania?"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi cinquanta anni l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/ue-difesa-regolamento-passo-avanti\/\"><strong>Europa<\/strong><\/a> ha sviluppato molti equipaggiamenti militari di successo sia come programmi nazionali sia come programmi di collaborazione intergovernativa. Ovviamente non sono mancati i fiaschi, ma, in generale, quando hanno prevalso le reali esigenze militari e vi \u00e8 stato il necessario supporto governativo, i risultati sono arrivati. In questo modo si sono rafforzate le capacit\u00e0 tecnologiche e industriali europee a beneficio di tutti.<\/p>\n<p><strong>Al primo posto la sostenibilit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Oggi il quadro \u00e8 diventato pi\u00f9 complicato e vi \u00e8 un nuovo fattore predominante, la<strong> sostenibilit\u00e0<\/strong>. Anche quando uno o pi\u00f9 Paesi sarebbero in grado di sviluppare e produrre per lo meno alcuni dei nuovi equipaggiamenti (seppure a un prezzo fuori mercato), resterebbe il problema di come sostenerli nel tempo. E questo vale per le piattaforme e, a maggiore ragione, per i sistemi di bordo.<\/p>\n<p>Una volta la spinta a fare programmi in collaborazione veniva soprattutto dalla necessit\u00e0 di spalmare gli alti costi di ricerca e sviluppo dei nuovi equipaggiamenti su un numero elevato di esemplari, in particolare nel caso di salti generazionali. Adesso lo stesso problema \u00e8 allargato all&#8217;intera vita operativa, spesso segnata da due-tre ammodernamenti, se non da versioni successive del prodotto iniziale. L\u2019innovazione tecnologica \u00e8 diventata continua e vede associata la rincorsa del mercato militare con quella del mercato civile.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di dare alle Forze Armate europee equipaggiamenti che rispondano alle loro esigenze e che siano finanziariamente sostenibili nell&#8217;intero ciclo di vita richiede, quindi, che si punti a dotarle degli stessi prodotti, possibilmente realizzati coinvolgendo il maggior numero possibile di imprese dei Paesi interessati.<\/p>\n<p>L\u2019attuale punto di partenza \u00e8, per\u00f2, una vera e propria Torre di Babele, perch\u00e9 i cicli di pianificazione per l\u2019ammodernamento dei mezzi in servizio sono da sempre nazionali e, quindi, i tempi per le sostituzioni non coincidono e spesso sono molto distanti. Ma se non si riesce a sincronizzarli, il problema \u00e8 destinato a riproporsi continuamente e le Forze Armate europee continueranno in troppi casi ad avere equipaggiamenti diversi perpetuando spechi e inefficienze.<\/p>\n<p><strong>La possibile decisione tedesca<br \/>\n<\/strong>Questo potrebbe avvenire, ad esempio, se la <strong>Germania<\/strong>, per sostituire la flotta dei Tornado ancora in servizio, decidesse di sviluppare autonomamente una nuova versione dell&#8217;\u00a0<strong>Eurofighter<\/strong> con maggiori capacit\u00e0 di attacco al suolo. I due principali Paesi coi quali \u00e8 stato sviluppato l\u2019 Eurofighter e il Tornado, Regno Unito e Italia, hanno scelto quindici anni fa di partecipare al programma americano <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/03\/il-capro-espiatorio-degli-f-35\/\"><strong>F 35<\/strong>,<\/a> il velivolo di quinta generazione che sta ora entrando in servizio.<\/p>\n<p>Sul piano militare l\u2019 Eurofighter, un validissimo velivolo da superiorit\u00e0 aerea, non potr\u00e0 mai eguagliare l\u2019F 35, sia per le capacit\u00e0 elettroniche sia per le caratteristiche di \u201cbassa segnatura\u201d. Ma, soprattutto, la nuova versione potrebbe entrare in servizio solo nella seconda met\u00e0 del prossimo decennio, quando, invece, \u00e8 previsto che i paesi europei siano nel pieno sviluppo di quella famiglia di velivoli che \u00e8 oggi indicata con la sigla Fcas &#8211; Future Combact Air System. In questa direzione sono state avviate \u00a0due diverse iniziative (franco-inglese e franco-tedesca), ma \u00e8 probabile che alla fine una sola resti in piedi, forse integrando l\u2019altra e con la speranza italiana di potervi entrare.<\/p>\n<p>Tutto questo potrebbe, per\u00f2, essere messo a rischio dall\u2019ipotizzata decisione tedesca sull\u2019 Eurofighter. Assorbirebbe, infatti, le capacit\u00e0 ingegneristiche della Germania e, ancor pi\u00f9, quelle finanziarie, col rischio di impedire o, comunque, ritardare pesantemente il suo coinvolgimento nell&#8217;auspicato nuovo programma europeo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per l\u2019ennesima volta, l\u2019interesse collettivo a rafforzare strategicamente la base tecnologica e industriale europea, proiettandola verso nuove sfide tecnologiche, sarebbe sacrificato all\u2019interesse di un singolo Paese ad assicurare, nell&#8217;immediato, lavoro alle sue imprese. E, insieme, sarebbero sacrificate anche le esigenze delle sue Forze Armate, fra cui quelle di poter operare congiuntamente con quelle dei partners.<\/p>\n<p><strong>Possibili alternative<br \/>\n<\/strong>Ma, volendo, si potrebbero trovare soluzioni alternative. Due esempi potrebbero fornire utili indicazioni.<\/p>\n<p>Quando si cominci\u00f2 a sviluppare l\u2019 Eurofighter, la nostra Aeronautica aveva in servizio l\u2019F 104, ormai quasi inutilizzabile a fini militari. Subito, nella seconda met\u00e0 degli Anni Ottanta, fu fatto un assurdo tentativo di ammodernarlo con una versione nazionale denominata Asa. Poi, negli Anni Novanta, fu presa in leasing la versione Adv del Tornado, sviluppata dal solo Regno Unito (anche allora qualcuno pensava che un aereo, nato per svolgere una missione, potesse facilmente svolgerne un\u2019altra completamente diversa!).<\/p>\n<p>Queste soluzioni non si dimostrarono valide e all&#8217;inizio degli Anni Duemila fu preso in leasing l\u2019F 16 americano, con piena soddisfazione della nostra Aeronautica. Nel frattempo, per\u00f2, abbiamo continuato a finanziare lo sviluppo dell\u2019 Eurofighter e quando ha raggiunto le prestazioni richieste, nel 2013, abbiamo interrotto il contratto americano.<\/p>\n<p>Quando la Royal Navy ritenne che il velivolo imbarcato Sea Harrier non potesse essere pi\u00f9 utilizzato, cos\u00ec come le sue portaerei, a met\u00e0 dello scorso decennio decise di rinunciare ad avere una capacit\u00e0 di proiezione aero-navale. Nel frattempo ha continuato a partecipare allo sviluppo della versione a decollo corto e atterraggio verticale dell\u2019F 35 e sta costruendo una nuova portaerei. Sulla carta ha siglato un accordo con la Francia per potersi supportare vicendevolmente in questo campo, ma, di fatto, per tutti questi anni gli inglesi non hanno avuto questa capacit\u00e0 e torneranno ad averla solo all&#8217;inizio del prossimo decennio.<\/p>\n<p>In ambedue i casi si sono ovviamente tutelati gli interessi nazionali, ma, facendolo con una visione strategica e non solamente tattica, alla fine il risultato \u00e8 stato positivo per tutti:\u00a0 invece che un\u2019operazione assistenziale, si \u00e8 fatta una seria operazione di politica industriale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi cinquanta anni l\u2019Europa ha sviluppato molti equipaggiamenti militari di successo sia come programmi nazionali sia come programmi di collaborazione intergovernativa. 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