{"id":70116,"date":"2018-06-26T21:15:07","date_gmt":"2018-06-26T19:15:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70116"},"modified":"2018-06-30T00:56:57","modified_gmt":"2018-06-29T22:56:57","slug":"ue-consiglio-eurozona-immigrazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/ue-consiglio-eurozona-immigrazioni\/","title":{"rendered":"Ue: Consiglio europeo, da eurozona a migranti sempre stallo"},"content":{"rendered":"<p>Quando era stato programmato, pi\u00f9 di un anno fa, il <strong>Consiglio europeo<\/strong> di fine giugno sembrava destinato a marcare una svolta radicale nel consolidamento del &#8216;governo&#8217; dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/ue-strada-riforme-europa\/\"><strong>Eurozona<\/strong><\/a>. Il tempo trascorso fino ad oggi doveva servire a riavviare il &#8216;motore&#8217; franco-tedesco sulla base delle visionarie proposte preannunciate da Macron alla Sorbona (settembre 2017) e dopo che la Germania era faticosamente riuscita a ridarsi un governo di grande coalizione.<\/p>\n<p>Questo tema \u00e8 ancora ufficialmente sul tavolo del Consiglio, come testimoniato dal recente incontro Merkel\/Macron a Meseberg; ma, a parte le reticenze di diversi Paesi, guidati dalla sempre pi\u00f9 problematica e ostile Olanda, sulle proposte suggerite dai due leader (bilancio dell\u2019Eurozona, fondo monetario europeo, ecc.), la questione centrale non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019economia, ma le politiche europee sulle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/migranti-crisi-flusso-italia\/\"><strong>migrazioni<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo un problema italiano o greco o spagnolo, ma esso tocca direttamente la stessa Germania, la Francia ed altri Paesi del Nord Europa, per non parlare poi di quelli del Gruppo di Visegrad. L\u2019immigrazione non \u00e8 un argomento nuovo per i 27 dell\u2019Ue. Ben cinque presidenze di turno consecutive hanno cercato di proporre compromessi per accomodare le diverse visioni e percezione di un fenomeno chiaramente strutturale: tutte hanno fallito.<\/p>\n<p><strong>Nodi al pettine quando l&#8217;economia va meglio<\/strong><br \/>\nEd ecco che i nodi vengono al pettine proprio nel momento apparentemente meno prevedibile. Sul fronte economico, infatti, la crisi dei debiti sovrani sembra in via di superamento, dopo la concessione dell\u2019ultima tranche di prestito alla <strong>Grecia,<\/strong> e nel resto dell\u2019Ue l\u2019economia va un po\u2019 meglio che negli anni passati. Allo stesso tempo sul fronte dell\u2019immigrazione stiamo assistendo ad un calo consistente degli arrivi via mare: nei primi cinque mesi di quest\u2019anno il totale degli sbarchi si assesta su circa 26mila migranti, con una diminuzione notevole rispetto ai 50mila dell\u2019anno precedente; per non parlare dei 200mila del 2016, sempre nello stesso periodo.<\/p>\n<p>E allora, per quali ragioni si assiste a un cos\u00ec parossistico allarmismo sull&#8217;immigrazione, non solo da noi, ma anche nel resto dell\u2019Unione? Le ragioni sono diverse. La prima che il tema dell\u2019immigrazione clandestina \u00e8 diventato un tema politico prioritario sia in Italia che, inaspettatamente, in Germania. Da noi l\u2019azione muscolare del ministro dell&#8217;Interno Matteo Salvini crea uno stress a livello di governo e di opinione pubblica che non si era mai visto nel nostro Paese, neppure ai tempi della crisi dell\u2019Euro.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;incidenza dell&#8217;immigrazione sulle politiche interne<\/strong><br \/>\nRagioni elettoralistiche e di equilibri di potere dentro il governo sembrano prevalere sulla realt\u00e0 dei fatti: di fronte cio\u00e8 agli effetti positivi (il drastico calo degli sbarchi) delle decisioni del precedente ministro dell&#8217;Interno Marco Minniti. In Germania, come \u00e8 noto, \u00e8 un altro ministro dell&#8217;Interno, Horst Seehofer,a portare in primo piano il tema dell\u2019immigrazione, questa volta sul tema dei richiedenti asilo che entrano in Germania dalSsud dell\u2019Europa. Ma anche in questo caso la questione \u00e8 pi\u00f9 di lotta di potere fra il boss della Baviera, Seehofer, e l\u2019indebolita cancelliera Angela Merkel.<\/p>\n<p>In altre parole, il tema dell\u2019immigrazione \u00e8 essenzialmente un fattore prioritario di lotta politica nazionale ed \u00e8 proprio questa sua caratteristica a trasformarlo in un elemento di disgregazione nell\u2019UE. Ogni Paese, dall\u2019Ungheria all\u2019Olanda, dalla Spagna alla Svezia, guarda pi\u00f9 agli effetti politici interni che alle conseguenze di questa cacofonia nazionalistica sul futuro della coesione dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Lo si \u00e8 visto ancora una volta nel caos delle rivendicazioni e proposte portate nell&#8217;ambito del mini-summit di domenica a Bruxelles, che nelle intenzioni di Junker e della Merkel doveva creare un clima favorevole alle decisioni da prendere nel Consiglio europeo successivo.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;effetto della mancanza di strumenti di governo dell&#8217;immigrazione<\/strong><br \/>\nProprio dall&#8217;esame di questi episodi si intuisce quale \u00e8 la debolezza di fondo della politica di immigrazione dell\u2019Ue: la quasi totale mancanza di strumenti di &#8216;governo&#8217; di questo fenomeno e il ritardo con cui si \u00e8 costretti ad intervenire dall&#8217;inizio della crisi migratoria nel 2015 (la rotta balcanica) ad oggi. Paradossalmente, al suo confronto le difficolt\u00e0 dell\u2019Euro sono state di gran lunga inferiori, sia per la presenza di criteri e di meccanismi di convergenza sia per l\u2019azione di un vero strumento di &#8216;governo&#8217;, la Banca centrale europea.<\/p>\n<p>Nel campo dell\u2019immigrazione abbiamo un pessimo accordo di Dublino, una pseudo-guardia di frontiera, una debole missione navale comune e pochi aiuti per l\u2019Africa. Difficile quindi governare un fenomeno complesso come quello dell\u2019immigrazione senza istituzioni e politiche europee appropriate. Non ha quindi torto l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\"><strong>Italia<\/strong><\/a> ad aprire un fronte di negoziato con l\u2019Ue su questo tema.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia alla ricerca di alleanze, con contraddizioni<\/strong><br \/>\nMa dovrebbe farlo non da sola, ma costruendo una coalizione pi\u00f9 larga possibile per avere qualche speranza di successo. Soprattutto dovrebbe dare segnali di coerenza nella ricerca delle alleanze: lo stringere rapporti con l\u2019Ungheria di Orban o con il Seehofer di cui sopra non ci porta molto lontani, poich\u00e9 il primo non vuole sentire parlare di ricollocamenti (a proposito, sui 160mila previsti ne sono stati effettuati solo 35mila!) e il secondo vuole respingere i richiedenti asilo che dal nostro Paese si trasferiscono clandestinamente in Germania.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 poi tutti hanno buone ragioni per badare ai propri affari. Ci\u00f2 vale ad esempio per le domande di asilo: le statistiche dimostrano che nel 2017 le richieste di asilo presentate in Germania sono state 222.560, in Italia 128.850 e in Francia circa 100.000 (dati Easo). La Germania rimane perci\u00f2 al primo posto in termini di peso dell\u2019immigrazione sulle proprie strutture.<\/p>\n<p>In cambio l\u2019Italia soffre le difficolt\u00e0 tipiche di un Paese di prima accoglienza, senza che ci\u00f2 smuova di un millimetro l\u2019Unione. Il tema quindi, al di l\u00e0 delle polemiche sui populismi e sovranismi, che pure campano e fioriscono su queste problematiche, rischia davvero di mettere a repentaglio il futuro dell\u2019Ue. Temiamo infatti che si avveri la profezia di alcuni studiosi nel dire che l\u2019Ue non croller\u00e0 sull\u2019Euro, ma potr\u00e0 liquefarsi sull&#8217;immigrazione.<\/p>\n<p>Non vediamo purtroppo un soprassalto di consapevolezza e volont\u00e0 di affrontare radicalmente questo problema nel prossimo Consiglio europeo: gi\u00e0 si parla di rinvio delle decisioni in autunno sotto presidenza austriaca. Ma procrastinare le decisioni rischia di complicare ulteriormente le cose: la lezione dell\u2019Euro e del ritardato intervento nel caso greco dovrebbero costituire un campanello d\u2019allarme. Ma sembra che nessuno abbia orecchie per sentirlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando era stato programmato, pi\u00f9 di un anno fa, il Consiglio europeo di fine giugno sembrava destinato a marcare una svolta radicale nel consolidamento del &#8216;governo&#8217; dell\u2019Eurozona. 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