{"id":70127,"date":"2018-06-25T10:10:08","date_gmt":"2018-06-25T08:10:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70127"},"modified":"2018-06-27T00:25:19","modified_gmt":"2018-06-26T22:25:19","slug":"usa-cina-dazi-caso-zte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/usa-cina-dazi-caso-zte\/","title":{"rendered":"Usa-Cina: dazi, il caso Zte e i rischi dello scontro frontale"},"content":{"rendered":"<p>Le crescenti tensioni tra le due sponde del Pacifico, che oramai durano da quasi un anno, non hanno ancora portato Washington e Pechino a utilizzare il &#8216;bazooka&#8217; nella <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/trump-dazi-rischi-guerra-commerciale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>guerra commerciale<\/strong><\/a>. La scorsa estate Donald Trump aveva fatto aprire un\u2019indagine contro la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/cina-evoluzione-galassia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Cina<\/strong><\/a>, in base alla Sezione 301 del Trade Act del 1974. In base a questa misura l&#8217;Amministrazione statunitense pu\u00f2 imporre sanzioni a Paesi stranieri che abbiano violato accordi commerciale o abbiano attuato altre pratiche illegittime. I <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/usa-ue-guerra-dazi-perche-sbocchi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>dazi<\/strong><\/a> che ne sono scaturiti, per\u00f2, non devono far trarre conclusioni affrettate. Nonostante i 50 miliardi di dollari di dazi su diverse merci cinesi imposti dall\u2019Amministrazione Trump e la successiva risposta di Pechino, la guerra commerciale non \u00e8 ancora in atto. Il dialogo \u00e8 ancora la via preferenziale in questa lunga partita a scacchi in cui entrambi i giocatori vogliono evitare di perdere. In questo senso il caso <strong>Zte<\/strong> \u00e8 emblematico per capire meglio la posta in gioco e i possibili sviluppi politico-economici.<\/p>\n<p>La compagnia di telecomunicazioni cinese ha subito il 17 aprile scorso il colpo pi\u00f9 grande di questa frizione commerciale inflitta da Washington: ovvero il divieto per le aziende statunitensi di vendere materiali alla Zte per i prossimi sette anni. Questa sentenza di morte per il colosso cinese \u00e8 stata maturata dopo la scoperta della vendita illegale di materiali statunitensi da parte dell\u2019azienda all\u2019Iran, attualmente sotto sanzioni americane. L\u2019espediente iraniano \u00e8 stato per\u00f2 funzionale per coprire il vero obiettivo di Washington nei confronti di Pechino: il piano Made in China 2025. Uno degli ambizioni obiettivi del progetto emanato nel 2015 \u00e8 di far crescere drasticamente la capacit\u00e0 cinese in ambito tecnologico, ultimo vero baluardo della supremazia <strong>Usa<\/strong> nei confronti della seconda economia mondiale.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Il conflitto tecnologico<br \/>\n<\/strong>Il conflitto quindi non \u00e8 commerciale, bens\u00ec tecnologico. La decisione di Trump d\u2019imporre una sanzione impossibile da sostenere alla Zte si \u00e8 per\u00f2 rivelata una carta spesa per arrivare a un obiettivo preciso: un tavolo negoziale per la ridiscussione della bilancia commerciale tra i due Paesi. Pechino ha fatto intendere all\u2019Amministrazione arrogante di Trump che attaccare frontalmente la politica cinese non sia la strategia che pu\u00f2 portare dei frutti. Il segretario al Tesoro Mnuchin e il segretario al Commercio Ross hanno provato a fare passare la linea dello scontro diretto anticipata da Trump, ma le reazioni del presidente Xi Jinping e dei suoi collaboratori hanno fatto virare la discussione su toni pi\u00f9 pacati.<\/p>\n<p>Il 4 giugno l\u2019amministrazione Trump e la Zte hanno trovato un accordo che prevede il licenziamento di tutti, o quasi, i top manager e il pagamento di una multa totale di 1.7 miliardi di dollari, in cambio dell\u2019annullamento del divieto. Entro la fine di giugno, la compagnia cinese dovr\u00e0 cambiare gran parte del suo direttivo, dando la possibilit\u00e0 alle autorit\u00e0 statunitensi di esserne parte integrante, in modo tale da assicurare una sorveglianza approfondita sulle future mosse cinesi in campo tecnologico, verificando che i materiali siano utilizzati in accordo con quanto dichiarato. Infatti, una percentuale tra il 25% e il 30% dei componenti utilizzati dalle apparecchiature Zte provengono da aziende Usa e, secondo Washington, \u00e8 evidente che il raggiungimento degli obiettivi ambiziosi del Made in China 2025 passA attraverso l\u2019utilizzo &#8216;illecito&#8217; di materiali avanzati di marca Usa.<\/p>\n<p>Il salvataggio di Zte da parte di Trump ha suscitato moltissime critiche nel Senato statunitense da entrambe le parti, repubblicani e democratici. Il caso Zte \u00e8 stato risolto, almeno per ora, dopo lunghe trattative ad alto livello. Trump per\u00f2 non ha nessuna voglia di essere visto come filo-cinese e questo porta a una sola conclusione: le sanzioni sono funzionali al presidente per non apparire \u201camico della Cina\u201d.<\/p>\n<p><strong>Minacce e opportunit\u00e0 europee<br \/>\n<\/strong>Nonostante le vie legali attraverso cui Washington sta gestendo il caso Zte, il colosso asiatico ha anche grandi ambizioni in Europa. Dal 2017 l\u2019Italia pu\u00f2 essere considerata l\u2019<em>hub<\/em> europeo di Zte, che ha annunciato un investimento di circa 100 milioni di euro l\u2019anno per almeno cinque anni, puntando a sviluppare la nuova frontiera del digitale: il G5. Osservando i grandi capitali che Pechino ha deciso di investire in Europa nell\u2019ultimo quinquennio e comparando questo interesse crescente con i dazi imposti da Washington a Bruxelles il primo giugno 2018, si pu\u00f2 intravedere un cambiamento importante negli assi geopolitici.<\/p>\n<p>La Cina ha sempre visto l\u2019Unione europea come possibile alleata a livello economico e internazionale e la frizione che sia Pechino sia Bruxelles stanno vivendo con Trump spinge i due poli opposti dell\u2019Eurasia ad aprire maggiormente il dialogo. Ancora una volta, il caso Zte pu\u00f2 essere la cartina tornasole di una problematica fondamentale: la difficolt\u00e0 per i Paesi sviluppati di avere un dialogo alla pari con una Cina che ancora si impunta nel definirsi Paese in via di sviluppo. Bruxelles ha la possibilit\u00e0 di entrare all\u2019interno di un circolo economico positivo grazie al conflitto tecnologico tra gli Usa e la Cina, attirando investitori da entrambi i Paesi. Allo stesso tempo, senza le giuste precauzioni, resta il rischio che segua un periodo d\u2019instabilit\u00e0 socio-politico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le crescenti tensioni tra le due sponde del Pacifico, che oramai durano da quasi un anno, non hanno ancora portato Washington e Pechino a utilizzare il &#8216;bazooka&#8217; nella guerra commerciale. La scorsa estate Donald Trump aveva fatto aprire un\u2019indagine contro la Cina, in base alla Sezione 301 del Trade Act del 1974. In base a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":70128,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[77,951,1093,109,1179],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70127"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=70127"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70127\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":70142,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70127\/revisions\/70142"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/70128"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=70127"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=70127"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=70127"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}