{"id":70147,"date":"2018-06-28T09:50:30","date_gmt":"2018-06-28T07:50:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70147"},"modified":"2018-07-03T08:24:12","modified_gmt":"2018-07-03T06:24:12","slug":"migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/migranti\/","title":{"rendered":"Migranti: tutti gli errori del dibattito politico italiano"},"content":{"rendered":"<p>La questione migranti \u00e8 stata al centro del dibattito politico per tutto il primo mese del <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\">governo Conte<\/a><\/strong>. Il paradosso \u00e8 che quest&#8217;attenzione, anche mediatica, pi\u00f9 che ad approfondire ha contribuito a semplificare\u00a0un fenomeno\u00a0ben pi\u00f9 complesso della sua rappresentazione quotidiana.<\/p>\n<p>I dati sugli arrivi in Europa e sulle variazioni nei flussi, che col tempo sono diventati il parametro di riferimento anche nella valutazione di\u00a0successi e sconfitte delle politiche migratorie, forniscono un\u2019immagine parziale e semplificatoria del fenomeno, e trascurano, ad esempio,<strong>\u00a0<\/strong>il contesto globale e l\u2019azione esterna dell\u2019Unione europea e dei suoi Stati membri.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Europa, una parte del tutto<\/strong><br \/>\nL\u2019immagine ampiamente diffusa che vedrebbe flussi migratori interminabili dall\u2019Africa verso l\u2019Europa \u00e8 pesantemente fuorviante. Non solo perch\u00e9, com&#8217;\u00e8 ormai noto, l&#8217;83% dei rifugiati si trova in Paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p>In Africa la migrazione, oltre ad essere connaturata alla vita di molte persone &#8211; si pensi alle popolazioni nomadiche e alla diffusissima mobilit\u00e0 per lo svolgimento di lavori stagionali &#8211; ha\u00a0per lo pi\u00f9 una dimensione intra- e trans-regionale prima ancora che trans-continentale.<\/p>\n<p>Insieme\u00a0a regioni come il Sahel,\u00a0caratterizzate da\u00a0una forte mobilit\u00e0 interna (l\u201980% degli spostamenti non sono verso\u00a0l\u2019Ue), anche il Nord-Africa\u00a0\u00e8 stato per molti anni un\u00a0<em>hub<\/em>\u00a0industriale e di attrazione di forza lavoro.\u00a0Ma queste dinamiche sono state e possono ancora essere influenzate da una molteplicit\u00e0 di fattori, sia interni ai singoli Paesi &#8211; dai conflitti violenti al collasso dei sistemi politici, all&#8217;incapacit\u00e0 degli Stati di fornire servizi essenziali &#8211;\u00a0 sia da fattori, ed attori, esterni.<\/p>\n<p><strong>Le politiche europee\u00a0hanno un impatto<\/strong><br \/>\nI flussi migratori\u00a0vanno inquadrati all\u2019interno della <strong>pi\u00f9 ampia politica estera promossa dall\u2019Europa<\/strong>, dai suoi Stati membri e da altri attori internazionali. Alcuni Stati\u00a0europei come Francia o Inghilterra hanno\u00a0avuto un ruolo determinante in Paesi che sono oggi di origine (come la Siria) o di transito (come la Libia),\u00a0per le loro scelte in materia di investimenti e di politiche economiche, o per\u00a0il\u00a0sostegno fornito alle parti coinvolte in conflitti locali e regionali.<\/p>\n<p>All&#8217;azione dei singoli si aggiunge il peso delle politiche sui migranti esterne promosse dall&#8217;Ue, come gli accordi con Paesi terzi per il\u00a0controllo dei confini locali. L&#8217;influenza \u00e8 sia a livello regionale, perch\u00e9\u00a0tra gli effetti collaterali di questi accordi c&#8217;\u00e8 la riduzione forzata della migrazione intra-regionale (\u00e8 il caso del Sahel), sia a livello trans-continentale: le politiche migratorie europee e soprattutto bilaterali di membri chiave come Spagna e Italia hanno infatti agito sui movimenti lungo le diverse rotte del Mediterraneo e contribuito alla proliferazione del <em>business<\/em> della tratta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_70156\" aria-describedby=\"caption-attachment-70156\" style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/migranti\/arrivi-via-mare\/#main\" rel=\"attachment wp-att-70156\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-70156\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/arrivi-via-mare.png\" alt=\"grafico migranti 1\" width=\"500\" height=\"381\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/arrivi-via-mare.png 975w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/arrivi-via-mare-300x229.png 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/arrivi-via-mare-768x585.png 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/arrivi-via-mare-125x95.png 125w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-70156\" class=\"wp-caption-text\"><em>Arrivi via mare in Europa 1998-2017, elaborazione:<\/em> <em>Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia: giocatore in prima linea in un&#8217;Unione paralizzata?<\/strong><br \/>\nSebbene ciascun flusso meriterebbe un\u2019analisi a s\u00e9 &#8211; poich\u00e9 raggruppa migranti\u00a0con necessit\u00e0, nazionalit\u00e0 e status giuridici differenti &#8211; \u00e8 indubbio che l\u2019Italia sia stata al centro del fenomeno migratorio nella sua dimensione europea. \u00c8 stata uno dei principali Paesi di arrivo, soprattutto in seguito alla forte riduzione, nel 2016, dei flussi dalla Turchia alla Grecia.<\/p>\n<p>Se nel 2017 il 67% di tutti gli arrivi in Europa ha riguardato le coste italiane,\u00a0la tendenza\u00a0non si \u00e8 confermata nel 2018, facendo pensare a\u00a0una parziale riapertura di rotte precedentemente meno attive o\u00a0a un possibile spostamento\u00a0della &#8220;zona di\u00a0passaggio&#8221; per alcune nazionalit\u00e0, risultato delle politiche migratorie dell&#8217;anno scorso.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, anche grazie alla sua (es)posizione geografica, \u00e8 da anni una forza trainante nel percorso per l&#8217;individuazione di una politica estera europea in materia di migrazione. Ma vista l\u2019insufficiente reattivit\u00e0 europea, il suo impegno si \u00e8 spesso tradotto in, pur significative, politiche bilaterali\u00a0italiane\u00a0con Paesi di origine e di transito.<\/p>\n<p>A paralizzare l\u2019Unione \u00e8 soprattutto l&#8217;accentramento di competenze in materia\u00a0nelle mani degli Stati membri, veri attori decisionali della politica migratoria. A causa dell&#8217;opposizione forte di certi gruppi di Paesi allo sviluppo di una politica comune, l\u2019Ue ha proceduto zoppicante per due anni, facendo s\u00ec passi avanti nell\u2019approvazione di strumenti quadro come il Fondo fiduciario per l\u2019Africa e il Nuovo quadro di partenariato per la migrazione,\u00a0ma senza mai porsi come attore incisivo a livello internazionale e soprattutto fallendo sul terreno della <strong>solidariet\u00e0 fra stati membri<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Gli ingressi per motivi di lavoro, un passaggio obbligato<\/strong><br \/>\nNon dimentichiamo la\u00a0<strong>dimensione economica.<\/strong>\u00a0Il fatto che ad oggi i costi dell\u2019accoglienza, delle procedure di asilo e dell\u2019integrazione ricadano in modo quasi esclusivo sugli Stati membri costieri, \u00e8\u00a0sintomatico\u00a0di\u00a0un modello di gestione delle migrazioni fortemente sbilanciato a sfavore dei Paesi di primo arrivo, senza che il supporto economico accordato loro dall\u2019Ue riesca a riequilibrare la situazione.<\/p>\n<p>Ma\u00a0l\u2019impatto economico delle migrazioni &#8211; com&#8217;\u00e8 dimostrato &#8211; \u00e8 positivo nel lungo periodo, ed particolarmente vero in un contesto di declino demografico dove l&#8217;arrivo\u00a0di nuova forza lavoro \u00e8 necessario non solo in un&#8217;ottica di mercato del lavoro, ma anche\u00a0per il\u00a0sostentamento del sistema pensionistico e del welfare.<\/p>\n<p>La creazione di ingressi regolari per motivi di lavoro, oltre a quelli per richiedenti protezione internazionale, \u00e8 quindi un <strong>passaggio obbligato<\/strong>\u00a0per gestire la questione migranti e fornire una risposta concreta e significativa alla crisi.<\/p>\n<p><strong>Oltre l&#8217;emergenza e contro le politiche di ferro<\/strong><br \/>\nContinuare a parlare di politiche migratorie in un\u2019ottica emergenziale e optare per una politica di ferro contro gli sbarchi non risolver\u00e0 le molteplici cause che spingono\u00a0i migranti a cercare una vita migliore altrove.<\/p>\n<p>Se per l\u2019Italia la partita di una reale politica migratoria di medio e lungo raggio si gioca quindi principalmente nel continente africano, \u00e8 da un\u2019analisi delle cause che bisogna ripartire. Per quanto possa sembrare difficile nell\u2019attuale clima politico, potrebbe essere proprio qui la chiave per uscire dall\u2019impasse,<em>\u00a0<\/em>superando cos\u00ec anche la forte polarizzazione dell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>Ma solo se possiamo essere d\u2019accordo sul presupposto di base che il diritto ad una vita dignitosa\u00a0appartiene a\u00a0entrambi i lati del Mediterraneo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La questione migranti \u00e8 stata al centro del dibattito politico per tutto il primo mese del governo Conte. Il paradosso \u00e8 che quest&#8217;attenzione, anche mediatica, pi\u00f9 che ad approfondire ha contribuito a semplificare\u00a0un fenomeno\u00a0ben pi\u00f9 complesso della sua rappresentazione quotidiana. 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