{"id":7020,"date":"2008-01-07T00:00:00","date_gmt":"2008-01-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-svolta-di-condoleezza-rice\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:07","slug":"la-svolta-di-condoleezza-rice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/01\/la-svolta-di-condoleezza-rice\/","title":{"rendered":"La svolta di Condoleezza Rice"},"content":{"rendered":"<p>La conferenza sul Medio Oriente che si \u00e8 svolta a fine novembre ad Annapolis ha visto gli Stati Uniti interpretare un ruolo in politica internazionale che si era perso da tempo. L\u2019America di Bush sembra oggi disponibile ad assumere la funzione di arbitro senza la quale n\u00e9 Israele n\u00e9 i palestinesi sono in grado di giungere a un accordo e, ancor meno, di attuarlo sul terreno. Occorreranno molte pressioni e molti anni, ma l\u2019attuale situazione nel mondo arabo, anzi di una parte dell\u2019intero mondo islamico, potrebbe indurre anche i successori di Bush e Condoleezza Rice a perseverare in questa nuova direzione. Come si \u00e8 determinata questa svolta nella politica estera di Washington? La risposta \u00e8 complessa, ma certo per comprenderla al meglio \u00e8 importante capire il ruolo che negli ultimi anni ha svolto, in seno all\u2019Amministrazione, il segretario di Stato Condoleezza Rice.<\/p>\n<p><b>Gli alti e bassi della Rice<\/b><br \/>Ancora nel 2005 la stella della Rice brillava di luce tanto intensa da essere considerata perfino una possibile candidata alla successione a Bush. Poi, nel giro di pochi mesi, la sua figura politica era caduta nell\u2019oscurit\u00e0. In pratica, nella funzione di segretario di Stato per gli affari esteri la Rice si era mostrata incapace di trattare problemi che lei stessa aveva precedentemente contribuito a far nascere nella sua funzione, alquanto debole, di Consigliere del Presidente per la Sicurezza Nazionale. <\/p>\n<p>Il suo predecessore al Dipartimento di Stato, Colin Powell, aveva profeticamente detto dell\u2019Iraq: \u201cSe frantumi quel paese, sarai responsabile di quello che avviene\u201d. Fino a un anno fa questa frase appariva come un appropriato epitaffio alla carriera politica della Rice, la cui colpa era stata quella di non avere nemmeno tentato di mediare tra Powell, contrario all\u2019intervento in Iraq, e Rumsfeld, determinato a effettuarlo. La Rice si \u00e8 spesso difesa su questo punto ricordando di avere sostenuto a suo tempo l\u2019esigenza di utilizzare forze ben superiori a quelle messe in campo dal Pentagono, ma la scusa appare debole perch\u00e9 in tal caso avrebbe dovuto fare presente con molta pi\u00f9 energia la propria opinione al Presidente.<\/p>\n<p>Certo, sbagliare fa parte dei rischi del mestiere, ma Condoleezza Rice, come Hillary Clinton, sembra poco disposta ad ammettere errori. Come nel caso del rifiuto di riconoscere la propria parte di responsabilit\u00e0 per non avere anticipato gli attacchi terroristici dell\u201911 settembre. Oggi si sa che la Cia le aveva inviato ripetuti avvertimenti, ai quali la Rice non aveva dato nessun seguito, mostrando anzi una generale cecit\u00e0 sulla dimensione del rischio terrorismo nel  mondo, non solo negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Determinazione ed energia sono qualit\u00e0 che le vengono riconosciute, ma la Rice si \u00e8 anche dimostrata troppo imprudente e accondiscendente verso alcune fallimentare posizioni teoriche del Presidente in politica estera. Se i sostenitori della Rice parlano di \u201cpratico idealismo\u201d, i suoi critici usano il termine di \u201cmancanza di senso comune\u201d. <\/p>\n<p>La sua campagna per la democrazia in Medio Oriente \u00e8 stata oggetto di critiche particolarmente pesanti. Quando le elezioni frettolosamente richieste in paesi come il Libano o la Palestina hanno portato a risultati inaspettati, la reazione della Rice \u00e8 stata quella di definirle aberrazioni e spingere subito gli Stati Uniti ad adottare delle politiche che non tenevano nessun conto dei risultati elettorali. La Rice, ha scritto in una <a href= \" http:\/\/www.chron.com\/disp\/story.mpl\/life\/books\/reviews\/5377304.html\" target= \"blank\"><b><u> recente biografia<\/u><\/b><\/a> Elisabeth Bumiller, era rimasta del tutto sorpresa dalla vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi. Eppure molti osservatori politici, anche israeliani, ritenevano una vittoria elettorale di Hamas non solo possibile, ma perfino probabile.<\/p>\n<p><b>Di nuovo alla ribalta<\/b><br \/>La credibilit\u00e0 della Rice era al minimo alla fine del 2006, quando la segretaria di Stato tard\u00f2 troppo nel richiedere il cessate il fuoco a Israele, impegnata sul duplice fronte del Libano e di Gaza; si era giunti, all\u2019epoca, al punto forse pi\u00f9 basso della politica estera americana, nel momento in cui l\u2019Amministrazione Bush entrava nella fase finale del mandato presidenziale. Ma \u00e8 stato proprio in quel periodo che Condoleezza Rice ha cambiato registro, avviando politiche nuove e spesso opposte a quelle precedentemente adottate, mentre Rumsfeld lasciava il Pentagono e rimaneva solo Cheney a opporsi ostinatamente a tali cambiamenti. Ed \u00e8 da quel momento che Bush ha cessato di ascoltare il vicepresidente, decidendo di seguire le novit\u00e0 sostanziali introdotte dalla Rice,in particolare per quanto riguarda le questioni di Corea del Nord, Iran e Afghanistan ma, soprattutto, il problema del conflitto tra Israele e il mondo arabo, su cui il segretario di Stato ha scelto di concentrare la sua azione.<\/p>\n<p>Ad Annapolis la Rice avrebbe voluto rimuovere almeno qualcuno dei principali ostacoli esistenti nei due campi in conflitto per giungere alla pace. Questo obbiettivo \u00e8 risultato impossibile, ma il semplice passaggio da una politica di passiva partecipazione a una di attivo intervento americano nel morente processo di pace in Medio Oriente \u00e8 di per se un notevole <i>exploit<\/i>. Basta ricordare che fin dalla prima riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, nel gennaio 2001, Bush aveva comunicato ai partecipanti di non volere essere coinvolto nella vicenda perch\u00e9, a suo parere, Clinton aveva provocato un disastro per avere troppo insistito per giungere a un accordo a ogni costo. Posizione, peraltro, non sgradita agli israeliani, che preferivano avere le mani libere nel trattare con Arafat e reagire militarmente agli atti dei terroristi palestinesi. Gli attentati del 2001 hanno poi ancor pi\u00f9 confermato la politica Usa di distanza dal  processo di pace, visto che la guerra al terrorismo con mezzi militari diveniva una posizione americana su scala mondiale. <\/p>\n<p>E cos\u00ec \u00e8 stato sino a ieri, malgrado il crescendo di violenza nell\u2019area: l\u2019invasione dell\u2019Afghanistan, la guerra in Iraq e la svolta estremista nella politica estera dell\u2019Iran. Restavano cos\u00ec ignorati i suggerimenti in senso inverso degli europei, in particolare quelli ripetuti e appassionati dell\u2019alleato \u201cindefettibile\u201d, Tony Blair, nonch\u00e9 quelli meno noti ma probabilmente pi\u00f9 decisi dei Governi dei paesi arabi moderati. L\u2019aggravarsi della crisi irachena, tramutatasi in uno scontro regionale tra l\u2019Iran e gli Stati Uniti, ha infine cambiato il quadro regionale. <\/p>\n<p>\u00c8 possibile che Condoleezza Rice sia stata spinta a cambiare politica nella regione dal desiderio di non lasciare in Medio Oriente, come unica eredit\u00e0 dell\u2019Amministrazione Bush, il plateale e sanguinoso fallimento in Iraq. Ma la necessit\u00e0 di tenere ora in serio conto le opinioni degli alleati arabi ed europei prescinde dalle considerazioni personali. Si tratta, oggi, anche di appoggiare Israele nel tentativo di accreditare il moderato Abbas, nel pezzo di territorio da lui controllato, come il solo interlocutore palestinese dello Stato ebraico.<\/p>\n<p>Trattare efficacemente solo con una parte minoritaria e screditata dei palestinesi, ottenere dai deboli governi israeliani il ritiro o il trasferimento altrove di centinaia di migliaia di irriducibili coloni, sono compiti impossibili da raggiungere in un anno, specie perch\u00e9  l\u2019America nella regione non \u00e8 pi\u00f9 vista come un paese pacificatore, ma al contrario come una l\u2019origine di orrendi disastri, capace di generarne anche di peggiori. \u00c8 forse vero che l\u2019obiettivo della conferenza di Annapolis era solo quello di mobilitare i paesi arabi e islamici in favore del tentativo statunitense di concludere decentemente l\u2019occupazione in Iraq e contenere l\u2019espansionismo ideologico e militare del regime al potere in Iran. Ma la carta politica giocata da Condoleezza Rice appare di ben pi\u00f9 ampio respiro e questa sua convinzione potrebbe lasciare ai successori una situazione migliore in Medio Oriente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La conferenza sul Medio Oriente che si \u00e8 svolta a fine novembre ad Annapolis ha visto gli Stati Uniti interpretare un ruolo in politica internazionale che si era perso da tempo. 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