{"id":70258,"date":"2018-07-05T06:24:55","date_gmt":"2018-07-05T04:24:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70258"},"modified":"2018-07-09T17:37:20","modified_gmt":"2018-07-09T15:37:20","slug":"migranti-giornata-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/migranti-giornata-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Migranti: si celebra la Giornata del Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0<\/strong>L\u20198 luglio \u00e8 la Giornata mondiale del <strong>Mediterraneo<\/strong>, il cimitero di molti <strong>migranti<\/strong>. Ma dovrebbe essere anche la giornata mondiale del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/migranti-usa-strage-nei-deserti-della-morte\/\"><strong>deserto<\/strong><\/a>, dove, in realt\u00e0, perde la vita la stragrande maggioranza di loro. \u00a0Se pensiamo che, secondo l\u2019 Oim, da inizio anno a qualche giorno fa sono morte in mare 972 persone e \u00a0l\u2019anno scorso, nel corrispondente semestre, erano state 2.172, per le vittime del Sahara le cifre \u2013 \u00a0ha stimato l\u2019Onu \u2013 vanno almeno raddoppiate. Ma la ricorrenza non pu\u00f2 limitarsi a snocciolare numeri. Il fenomeno migratorio non pu\u00f2 essere ridotto a propaganda. Complesso, richiede analisi e risposte complesse. Di fatto \u00e8 inarrestabile, una realt\u00e0 in un mondo globale dove la mobilit\u00e0 \u00e8 destinata a essere sempre pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p><strong>Il giudizio negativo delle Chiese sul Vertice europeo<\/strong><br \/>\nAlle preoccupazioni di <strong>Papa Bergoglio<\/strong> in questi giorni si sono aggiunge quelle della Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme), il cui segretario generale Torsten Morits, a conclusione del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/migranti-ue-vertice-italia\/\"><strong>Consiglio europeo<\/strong><\/a> che si \u00e8 svolto il 28 giugno a Bruxelles, ha detto: \u201cAncora una volta il summit ha perso la possibilit\u00e0 di discutere su come l\u2019arrivo e l\u2019integrazione dei rifugiati possano essere un successo per tutti, discutendo invece di piani illusori per respingere le persone. Se l\u2019Unione europea vuole sostenere la protezione dei rifugiati nelle regioni di origine o di transito \u2013 ha proseguito Moritz \u2013, potrebbe sostenere i numerosi campi esistenti, ad esempio in Giordania o Uganda\u201d.<\/p>\n<p>E poi l\u2019affondo: \u201cL\u2019Ue dovrebbe esaminare le cause per cui anch&#8217;essa contribuisce ai motivi per cui le persone fuggono: ingiustizia economica, mancata risposta ai cambiamenti climatici, esportazioni di armi e altre politiche\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ingressi legali e alternative all&#8217;emigrazione<\/strong><br \/>\nSe l\u2019Europa e i suoi governanti, infatti, sono concentrati soprattutto sugli sbarchi (tra gennaio e maggio 10.659, di cui il 21% dalla Tunisia, il 17% dall\u2019Eritrea, il 7% dalla Nigeria, il 5% dalla Costa d\u2019Avorio, il 3% dal Senegal, il 5% dal Sudan), altre realt\u00e0, laiche e religiose, missioni di volontari\u00a0 e Ong, stanno portando avanti progetti di contrasto alla criminalit\u00e0 che fa della migrazione un business e che di fatto lascia a se stesso il continente africano e le sue immense risorse sprecate o depredate.<\/p>\n<p>Da un lato organizzare ingressi legali, dall&#8217;altro costruire un\u2019alternativa alla migrazione. Due realt\u00e0 tutte italiane sono, da un lato, il progetto ecumenico dei \u201ccorridoi umanitari\u201d, dall&#8217;altro la campagna Stop Tratta delle Missioni don Bosco che vede il coinvolgimento anche del Volontariato internazionale per lo Sviluppo.\u00a0 I \u201ccorridoio umanitari\u201d, realizzati da chiese evangeliche (Fcei), Tavola Valdese, Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, hanno permesso, dal loro inizio nel febbraio 2016, \u00a0di portare in Italia dal Libano in sicurezza 1249 persone, di cui 447 minori. La stragrande maggioranza di loro ha ottenuto lo status di rifugiato e ad oggi 308 hanno raggiunto la piena autonomia. Progetti analoghi sono stati lanciati in Francia e in Belgio e un altro simile dall\u2019Etiopia \u00e8 promosso da diversi enti cattolici.<\/p>\n<p><strong>Un&#8217;indagine delle Missioni don Bosco<\/strong><br \/>\nPi\u00f9 arduo \u00e8 rimuovere le cause che inducono a un espatrio che mette in conto addirittura la morte.\u00a0 Da un\u2019indagine, promossa dalle stesse Missioni don Bosco e propedeutica all&#8217;attivazione della campagna Stop Tratta, emerge, infatti, che la maggioranza dei migranti \u00e8 consapevole del rischio. In Senegal il 48% degli intervistati ha risposto che il pericolo dei viaggi illegali \u00e8 di perdere la vita, il 25% di andare in carcere, il 10% di essere rimpatriati.<\/p>\n<p>Ma la ricerca si \u00e8 soffermata in particolare sulle motivazioni che spingono a lasciare la propria terra. \u201cLa loro aspirazione \u00e8 migliorare le condizioni di vita \u2013 sintetizza Alessia Andena, responsabile del progetto e di ritorno dal Ghana \u2013. Ma spesso sono attratti da un\u2019immagine dell\u2019Europa cos\u00ec come trasmessa da tv e Internet\u201d. Ed \u00e8 dai media, dai social, che parte la campagna Stop Tratta perch\u00e9 \u00e8 attraverso la rete che si fa largo la propaganda dei trafficanti che offrono i viaggi della speranza.<\/p>\n<p><strong>Racconti di rientro e ricostruzione tra scuole e serre<\/strong><br \/>\nDal sito della campagna si diffondono le voci dei migranti di ritorno, delle madri che hanno perso i figli e che raccontano storie di un esodo disperato su cui sono in troppi a speculare. Yaaba ha 9 figlie, tre sono scappati per raggiungere la Libia e da l\u00ec prendere il largo. Yaaba \u00e8 una delle testimonial. Dopo un\u2019inutile resistenza, ha venduto tutto quello che aveva, prima la fattoria, poi la piantagione di cacao. Un sacrificio inutile: uno dei figli \u00e8 morto durante la traversata nel deserto, un altro dopo il rientro e un terzo s\u00ec \u00e8 gravemente ammalato.<\/p>\n<p>\u201cChi rientra \u2013 dice Andena -,\u00a0 i migranti di ritorno, sono guardati come dei falliti e i nostri progetti sono anche rivolti a loro perch\u00e9 riescano a reinserirsi\u201d. La campagna \u00e8 concentrata su Ghana, Senegal ed Etiopia. Oltre ad agire sulla comunicazione con trasmissioni radio, video, manifestazioni per le strade, incontri nelle scuole, rappresentazioni teatrali, \u00a0gli interventi comprendono la formazione professionale e l\u2019attivazione di piccole imprese soprattutto agricole.<\/p>\n<p>In Ghana uno degli obiettivi \u00e8 la costruzione di due serre didattiche a Sunyani; in Senegal\u00a0 \u00e8 ampliare la scuola di avviamento al lavoro di Dakar che comprende corsi di ristorazione e pasticceria per 76 persone; di idraulica per 36; di taglio e cucito per 19; di informatica per 77; di alfabetizzazione funzionale per 70. La specificit\u00e0 per l\u2019Etiopia \u00e8 l\u2019uso responsabile dei social. Ne hanno beneficiato fino 35 giovani preparati per preparare a loro volte a evitare truffe, inganni, fake news. La mala-informazione \u00e8 un problema che accomuna l\u2019Europa come l\u2019Africa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0L\u20198 luglio \u00e8 la Giornata mondiale del Mediterraneo, il cimitero di molti migranti. 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