{"id":70285,"date":"2018-07-08T08:00:42","date_gmt":"2018-07-08T06:00:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70285"},"modified":"2018-07-11T15:07:18","modified_gmt":"2018-07-11T13:07:18","slug":"migranti-conflitto-diritto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/migranti-conflitto-diritto\/","title":{"rendered":"Migranti: conflitto fra diritto all&#8217;accoglienza e alla sicurezza"},"content":{"rendered":"<p>Nel dibattito contemporaneo sulle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/ue-clima-migranti-bomba\/\"><strong>migrazioni mondiali<\/strong><\/a> affiora, spesso in forme indirette, un dilemma etico-politico che scaturisce dal contrapporsi fra un&#8217;<strong>etica dell&#8217;ospitalit\u00e0<\/strong> e un&#8217;<strong>etica della sicurezza<\/strong>. La prima risponde all&#8217;imperativo umanitario di salvare vite umane in pericolo; la seconda prescrive di affermare e difendere in primo luogo il diritto \u201cverso noi stessi\u201d rispetto a quello degli altri.<\/p>\n<p><strong>Dalla filosofia politica ai simbolismi identitari<\/strong><br \/>\nIn altri termini e in una prospettiva di filosofia politica, la difficolt\u00e0 sta nel conciliare il diritto di migrare &#8211; un diritto universale, cosmopolitico \u2013 di coloro che, spinti da guerre, persecuzioni e violenze o da condizioni di povert\u00e0, fame e disastro ambientale, sono alla ricerca di condizioni di vita pi\u00f9 propizie, con il diritto-dovere degli Stati di difendere i propri confini ed erogare ai cittadini il bene pubblico della sicurezza. Tale diritto si applica sia nell&#8217;ambito della convenzionale sovranit\u00e0 dello stato-nazione sia nella forma pi\u00f9 complessa di una sovranit\u00e0 sovrannazionale, come nel caso dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>Il dilemma si complica, diventa conflitto politico, assume toni spesso di isteria nazionalista quando, come oggi in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/italia-immigrazione-contratto-governo\/\"><strong>Italia<\/strong><\/a> e in altri Paesi europei, la tutela dei confini si colora e carica del simbolismo identitario del possesso di un territorio da difendere contro lo &#8220;straniero invasore&#8221;, di un&#8217;identit\u00e0 etnica autoctona da preservare contro gli immigrati, percepiti come una minaccia per quell&#8217;identit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Le ragioni e le categorie un po&#8217; fittizie delle migrazioni<\/strong><br \/>\nLe migrazioni internazionali nascono da un insieme di fattori. Lo squilibrio demografico fra aree del mondo e le disuguaglianze di reddito e ricchezza ne sono le determinanti principali, come conferma da anni la ricerca empirica in materia. Io stesso, nell&#8217;occuparmi del tema in un contesto storico assai diverso dall&#8217;attuale nei primi Anni \u201990, argomentavo che l\u2019obiettivo fosse quello di regolare i movimenti migratori agendo sui fattori endogeni di spinta nei Paesi d\u2019origine, prescindendo da quelli demografici che agiscono nel lungo periodo; in altri termini, si doveva orientare la politica economica in loco a ridurre i dislivelli di reddito e a promuovere l\u2019occupazione, stimolando gli investimenti in produzioni a basso rapporto capitale\/lavoro, quali l\u2019agricoltura e la manifattura leggera nonch\u00e9 le esportazioni aprendo le economie arretrate agli investimenti esteri e ai trasferimenti di tecnologie (in Roberto Aliboni ed., L\u2019Europa fra est e sud : sicurezza e cooperazione, IAI e Franco Angeli, 1992) .<\/p>\n<p>La stessa distinzione cos\u00ec enfatizzata nel dibattito odierno (vedi il recente Consiglio europeo) fra migranti economici e rifugiati \u00e8 fuorviante. I motivi che spingono ad emigrare sono spesso intrecciati e indistinguibili, anche se l&#8217;architettura giuridica prevista per l&#8217;accoglienza e il successivo trattamento \u00e8 differente (si vedano per i secondi la Convenzione di Zurigo del 1951 e le norme e prassi in materia di diritto d&#8217;asilo e di protezione internazionale affermatesi in ambito multilaterale).<\/p>\n<p><strong>Dalla Conferenza di Evian a oggi, poche lezioni imparate<\/strong><br \/>\nIl linguaggio, le argomentazioni per respingere profughi e\/o migranti non sono cambiate negli anni. Quando esattamente 80 anni fa i Paesi occidentali si riunirono nella Conferenza di Evian soprattutto per impulso del presidente Usa Roosevelt per affrontare il dramma degli ebrei tedeschi fuggiaschi dal regime nazista e alla ricerca di un &#8216;porto sicuro&#8217;, il numero di profughi ammessi sul suolo dell\u2019Europa e delle Americhe fu tragicamente limitato. La decisione cos\u00ec funesta nelle sue conseguenze per lo sterminio degli ebrei d\u2019Europa fu motivata con la disoccupazione, le difficolt\u00e0 economico-sociali nei Paesi riceventi, l\u2019ordine pubblico, ecc.<\/p>\n<p>Hannah Arendt, lei stessa emigrata dalla Germania negli Stati Uniti e attiva fino all&#8217;ultimo nella Francia occupata per salvare ebrei e antinazisti in fuga, scrisse qualche anno dopo nel suo saggio sulle Origini del totalitarismo: &#8220;La disgrazia degli individui senza status giuridico non consiste nell&#8217;essere privati della vita, della libert\u00e0, del perseguimento della felicit\u00e0, dell&#8217;eguaglianza di fronte alla legge e della libert\u00e0 d&#8217;opinione, ma nel non appartenere pi\u00f9 ad alcuna comunit\u00e0..&#8221;<\/p>\n<p><strong>Le ragioni della difesa della identit\u00e0 culturale<\/strong><br \/>\nAlcuni giuristi e filosofi politici sostengono oggi che vi sia una ragione profonda di carattere etico-politico per limitare l&#8217;immigrazione, al di l\u00e0 dei motivi economico-pratici noti &#8211; limiti alla capacit\u00e0 di assorbimento di immigrati, costi e complicazioni nella gestione dell&#8217;accoglienza e del processo di integrazione successivo &#8211; e anche al di l\u00e0 di ragioni dettate dalle contingenze politiche nei Paesi di destinazione, ovvero il prevenire o contenere pulsioni xenofobe mosse dalla paura, spesso ingigantita da una retorica &#8220;dell&#8217;invasione&#8221; agitata da opinion leaders, partiti e mass media della destra estrema.<\/p>\n<p>La ragione starebbe nel difendere le identit\u00e0 culturali della &#8220;maggioranza&#8221;. Vi sarebbero in altri termini &#8220;diritti di maggioranza&#8221; analoghi a quelli &#8220;di minoranza&#8221;, cio\u00e8 identit\u00e0 e interessi di culture maggioritarie da coltivare e preservare. Ci\u00f2 sarebbe il corrispettivo in un certo senso dell\u2019idea affermatasi negli ultimi trenta o pi\u00f9 anni di una societ\u00e0 multiculturale, in cui le differenze etniche, religiose, culturali delle diverse comunit\u00e0, soprattutto di minoranza, siano riconosciute come legittime, anzi benefiche per tutti, rispettate e garantite dallo stato nello spazio pubblico.<\/p>\n<p>In cosa dovrebbe tradursi dunque questa difesa delle nazioni ? Attraverso strumenti normativi come regole di naturalizzazione, cittadinanza, istruzione, ius culturae, obblighi dell\u2019 apprendimento della lingua del Paese ricevente , o anche misure legali per una selezione dei migranti sulla base di criteri &#8220;etnici&#8221; o imponendo agli stranieri accolti modi e norme di comportamento simili a quelli della &#8220;maggioranza &#8220;.<\/p>\n<p>Un argomento su cui riflettere e che non ammette risposte facili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel dibattito contemporaneo sulle migrazioni mondiali affiora, spesso in forme indirette, un dilemma etico-politico che scaturisce dal contrapporsi fra un&#8217;etica dell&#8217;ospitalit\u00e0 e un&#8217;etica della sicurezza. 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