{"id":7030,"date":"2008-01-07T00:00:00","date_gmt":"2008-01-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/vali-nasr-europa-e-stati-uniti-investano-di-piu-nel-dialogo-con-gli-sciiti\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:07","slug":"vali-nasr-europa-e-stati-uniti-investano-di-piu-nel-dialogo-con-gli-sciiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/01\/vali-nasr-europa-e-stati-uniti-investano-di-piu-nel-dialogo-con-gli-sciiti\/","title":{"rendered":"Vali Nasr: Europa e Stati Uniti investano di pi\u00f9 nel dialogo con gli sciiti"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019aumento del potere degli sciiti in Medio Oriente sta determinando un maggiore pluralismo nella vita politica del mondo musulmano. Questo li rende, in linea di principio, pi\u00f9 portati a collaborare sia con l\u2019Europa che con gli Stati Uniti che per\u00f2, fino ad oggi, non hanno saputo riconoscere le potenzialit\u00e0 della loro ascesa. \u00c8 la tesi di fondo che Vali Nasr sostiene in questa intervista ad <i>AffarInternazionali<\/i>, in cui parla anche delle sanzioni all\u2019Iran e delle complesse prospettive del Libano. Tra i maggiori esperti americani di Medio Oriente, Nasr \u00e8 oggi professore di Politica mediorientale alla Naval Postgraduate School e Senior Fellow presso il Council on Foreign Relations di New York. Il suo ultimo libro, <a href= \"http:\/\/www.stampa.unibocconi.it\/articolo.php?ida=1351&#038;idr=6\" target= \"blank\"><b><u> <i>La rivincita sciita<\/i><\/u><\/b><\/a>, \u00e8 stato recentemente presentato alla Camera dei Deputati dallo IAI e dalla casa editrice Egea.<\/p>\n<p><b>Professor Nasr, non crede che la recente &#8220;inclinazione alla democrazia&#8221; degli sciiti dipenda pi\u00f9 da ragioni di opportunismo politico, legata al cambio degli equilibri in Medio Oriente, che da \u201celementi di fondo della loro tradizione culturale\u201d, come lei sostiene nel suo ultimo libro?<\/b><br \/>In alcune occasioni, come ad esempio in Iraq, l\u2019adesione degli sciiti alla democrazia ha avuto un carattere prevalentemente opportunistico. Ma gli sciiti hanno partecipato massicciamente ad elezioni democratiche anche in Libano, nel Bahrein, in Arabia Saudita. Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 essere considerato, per certi versi, opportunistico, ma anche questo opportunismo \u00e8 significativo. In molti paesi, infatti, i cittadini diventano democratici non solo perch\u00e9 studiano Rousseau o Stuart Mill, ma perch\u00e9 traggono dalla democrazia dei benefici concreti, reali opportunit\u00e0 di partecipazione. In questo modo anche le popolazioni del Medio Oriente avvertono di poter essere coinvolte nei processi politici e di poter crescere. La democrazia in Medio Oriente non giunger\u00e0 mai preconfezionata, ma potr\u00e0 essere realizzata con gradualit\u00e0. Se capissimo questo, avremo compiuto un primo passo importante. Gli sciiti non sono cinici o negativi nei confronti della democrazia ma, in un momento di crisi generale dei valori sociali e civili nella regione, hanno verso di essa un approccio pragmatico e realistico.<\/p>\n<p><b>Potrebbe dire lo stesso anche dell\u2019Iran?<\/b><br \/>Anche in Iran, i cittadini hanno una certa consuetudine con la democrazia: hanno gi\u00e0 votato in nove elezioni presidenziali e sette elezioni parlamentari, sanno cosa sono le elezioni. Non sono, dunque, come i cittadini iracheni. L&#8217;esempio iraniano \u00e8 molto importante per gli sciiti. Purtroppo dal 2003 la politica americana ha sciupato l&#8217;opportunit\u00e0 di utilizzare gli sciiti e la loro attitudine alla democrazia in Medio Oriente. In altri termini, il muro contro muro con l&#8217;Iran ed ora con Hezbollah, cos\u00ec come la strategia in Iraq, hanno indebolito le voci pi\u00f9 democratiche del Medio Oriente e rafforzato, invece, le componenti pi\u00f9 radicali. Il rifiuto americano di dialogare con il precedente governo iraniano guidato dal riformista Khatami, ha avuto come risultato che si \u00e8 aperta la strada della presidenza al ben pi\u00f9 radicale Ahmadinejad.<\/p>\n<p><b>E nel resto della regione?<\/b><br \/>In Iraq, la scelta americana di muoversi gradualmente a sostegno dei sunniti, anche giungendo ad armare molti dei gruppi antisciiti, non ha accresciuto la sicurezza del paese, vista anche l\u2019incapacit\u00e0 di dar vita a un effettivo governo iracheno. Questa politica ha in realt\u00e0 portato al rafforzamento delle milizie antiamericane, che hanno raggiunto un\u2019influenza anche maggiore di quella oggi esercitata dall&#8217;Ayatollah Sistani (leader degli sciiti iracheni, <i>ndr<\/i>). Ma anche dove a prevalere sono stati i sunniti, la guerra in Iraq ha determinato l\u2019allontanamento di molti cittadini dalla democrazia, e gli Stati Uniti oggi hanno minori margini per parlare di \u201cgaranzie democratiche\u201d quando si relazionano con paesi come l\u2019Egitto, la Giordania o il Pakistan, perch\u00e9 la loro priorit\u00e0 \u00e8 la sicurezza. In questo senso, purtroppo, le prospettive democratiche in Medio Oriente si sono molto indebolite.<\/p>\n<p><b>Torniamo all&#8217;Iran, con cui le relazioni sono pi\u00f9 tese: quali effetti stanno avendo le sanzioni decise dalla comunit\u00e0 internazionale sull\u2019evoluzione politica e sociale del paese?<\/b><br \/>Nel breve termine, le sanzioni stanno certamente avendo un impatto sull&#8217;economia iraniana, ma non sono abbastanza incisive da determinare un cambiamento nella condotta complessiva del regime. Non credo, quindi, che riusciranno a produrre gli effetti auspicati sull\u2019interruzione del programma nucleare. Con il petrolio a 100 dollari al barile, la scarsa cooperazione di Russia e Cina al regime di sanzioni e gli scambi commerciali iraniani sempre pi\u00f9 rivolti all\u2019Asia, esse colpiscono la qualit\u00e0 della vita della popolazione, ma non sono in grado di indebolire significativamente il governo.<\/p>\n<p><b>E nel lungo termine?<\/b><br \/>Nel lungo termine le sanzioni sono una pessima idea, perch\u00e8 colpiscono la classe media che \u00e8 pi\u00f9 favorevole allo sviluppo democratico dell\u2019Iran e alle riforme. Le sanzioni danneggiano, inoltre, il settore privato e imprenditori che hanno rapporti con aziende europee come la Nokia, la Siemens, la Peugeot o la Fiat, mentre non colpiscono le classi pi\u00f9 deboli, che costituiscono ampia parte della base elettorale del governo, perch\u00e9 queste vivono principalmente di sussidi statali. Quindi, paradossalmente, le classi sociali principalmente colpite dalle sanzioni sono quelle tendenzialmente pi\u00f9 interessate al rafforzamento democratico del paese. Infine, la riduzione dell\u2019influenza economica e finanziaria europea in Iran, che potrebbe derivare da una nuova ondata di sanzioni senza l\u2019egida delle Nazioni Unite, avrebbe effetti molto negativi sulla capacit\u00e0 europea di favorire un\u2019evoluzione democratica all\u2019interno del paese.<\/p>\n<p>  <b>Quali altre iniziative, allora, potrebbero essere assunte per contrastare lo sviluppo del programma nucleare iraniano e le sue possibili finalit\u00e0 militari?<\/b><br \/>Le sanzioni dovrebbero essere affiancate da una seria iniziativa diplomatica nei confronti del paese, esattamente come \u00e8 avvenuto e continua ad avvenire per la Corea del Nord, seppur in un contesto negoziale diverso. Le recenti trattative di Francia, Gran Bretagna e Germania insieme all\u2019Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea, Javier Solana, non hanno funzionato fondamentalmente per l\u2019assenza degli Stati Uniti dal tavolo negoziale. Per l\u2019Iran, infatti, l\u2019interlocutore principale, soprattutto riguardo al nucleare, restano gli Stati Uniti. Da parte americana dovrebbero essere avanzate proposte concrete per cambiare la natura delle relazioni tra i due paesi. Fino ad oggi, invece, dagli Usa c\u2019\u00e8 stata una grande asimmetria tra l\u2019enfasi posta sulla minaccia del ricorso all\u2019uso della forza e la sostanziale assenza di qualunque apertura negoziale. Le sanzioni da sole non producono effetti, e nel lungo termine fiaccano il mondo imprenditoriale e le classi medie che sono i pilastri del fronte riformista. L\u2019avvio di un\u2019iniziativa diplomatica seria avrebbe possibilit\u00e0 di successo molto maggiori.<\/p>\n<p><b>Gli sciiti hanno esteso la loro influenza anche nel sud del Libano, dove tuttavia, dopo la guerra dell\u2019estate 2006, la situazione sembra ancora lontana dalla stabilit\u00e0. Quali passi ritiene si dovrebbero compiere per rafforzare le prospettive democratiche di questo tormentato paese?<\/b><br \/>Il problema della politica sciita in Libano \u00e8 che oggi essa \u00e8 dominata da Hezbollah, e questo dato nel breve periodo non potr\u00e0 cambiare. Fintanto che gli sciiti resteranno convinti che solo Hezbollah \u00e8 in grado di difendere i loro diritti e di promuovere i loro interessi, continueranno a difendere la politica estremista. Ci\u00f2 si lega a due aspetti: il tema della sicurezza e dei confini di Israele e la richiesta di Hezbollah di una pi\u00f9 ampia rappresentanza all\u2019interno delle istituzioni nazionali.<\/p>\n<p><b>Ci spieghi meglio.<\/b><br \/>Gli sciiti sono la comunit\u00e0 pi\u00f9 consistente del Libano, un po\u2019 pi\u00f9 di due quinti della popolazione, e costituiscono il gruppo demograficamente in pi\u00f9 rapida crescita. Ma essi non godono di un potere commisurato alla loro forza numerica. La costituzione libanese assegna la presidenza ai cristiani maroniti e la guida dell\u2019esecutivo ai sunniti; agli sciiti spetta solo la carica di Presidente del Parlamento, il quale a sua volta \u00e8 designato in base a linee settarie, cosicch\u00e9 gli sciiti detengono solo una minoranza di seggi.<\/p>\n<p><b>Cosa si pu\u00f2 fare dunque, in concreto, per uscire dallo stallo attuale?<\/b><br \/>Il compromesso tra Hezbollah, i sunniti e i cristiani, sia sull\u2019elezione del Presidente della Repubblica che sulla composizione del governo, allenterebbe certamente la tensione. Ma per ottenere un equilibrio pi\u00f9 stabile bisogner\u00e0 anche giungere ad una revisione della Costituzione che riconosca agli sciiti maggiore influenza nella guida del paese. Europei ed americani devono vedere gli sciiti libanesi come qualcosa anche di diverso da Hezbollah, e a tale scopo sostenere un processo politico che convinca gli sciiti che sia possibile un futuro in cui sia loro garantito un certo potere all\u2019interno dello stato libanese.<\/p>\n<p><b>Per quanto riguarda invece l&#8217;altro tema, per nulla secondario, della sicurezza dei confini di Israele?<\/b><br \/>Questo secondo aspetto va invece affrontato nel pi\u00f9 ampio contesto del rilancio del dialogo con la Siria e l\u2019Iran, dal cui sostegno Hezbollah trae buona parte del suo attuale potere. Fino ad oggi l\u2019Occidente ha cercato di sconfiggere Hezbollah attraverso un\u2019azione diretta, credendo che ci\u00f2 avrebbe indebolito sia la Siria che l\u2019Iran. Questa strategia ha funzionato per un certo periodo, ma ha rivelato tutta la sua debolezza in occasione della guerra dell\u2019estate 2006. La strategia va dunque radicalmente capovolta: invece di concentrarsi su Hezbollah per indebolire Siria e Iran, bisogna concentrarsi sul dialogo con questi due paesi per contribuire al disinnesco della polveriera Hezbollah. A questo approccio si \u00e8 iniziato a lavorare, per fortuna, fin dalla preparazione della conferenza di Annapolis di fine novembre 2007. Speriamo sia un segno di buon auspicio per l\u2019anno a venire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019aumento del potere degli sciiti in Medio Oriente sta determinando un maggiore pluralismo nella vita politica del mondo musulmano. Questo li rende, in linea di principio, pi\u00f9 portati a collaborare sia con l\u2019Europa che con gli Stati Uniti che per\u00f2, fino ad oggi, non hanno saputo riconoscere le potenzialit\u00e0 della loro ascesa. \u00c8 la tesi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[99,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7030"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7030"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7030\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63330,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7030\/revisions\/63330"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7030"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7030"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7030"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}