{"id":70312,"date":"2018-07-11T15:07:27","date_gmt":"2018-07-11T13:07:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70312"},"modified":"2018-07-13T09:09:33","modified_gmt":"2018-07-13T07:09:33","slug":"balcani-vertice-londra-paradosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/balcani-vertice-londra-paradosso\/","title":{"rendered":"Balcani: Vertice di Londra e paradosso britannico"},"content":{"rendered":"<p>Oltre allo stress dell\u2019Inghilterra in semi-finale ai mondiali di calcio e alle ennesime dimissioni di ministri dal Governo in carica, in questi giorni la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/ue-gb-brexit-morta-vita\/\"><strong>Gran Bretagna<\/strong><\/a> ha dovuto anche gestire il V Summit sui <strong>Balcani Occidentali<\/strong> nell&#8217;ambito del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/vertice-trieste-sui-balcani-occidentali\/\"><strong>Processo di Berlino<\/strong><\/a>. Il Summit ha visto incontrarsi a Londra i ministri degli Esteri dei sei Paesi dei Balcani occidentali (Serbia, Montenegro, Kosovo, Albania, Bosnia e\u00a0 Macedonia), insieme ai loro omologhi del Regno Unito e di Francia, Germania, Austria, Italia, Grecia, Slovenia, Croazia, Bulgaria e Polonia (che ospiter\u00e0 il prossimo Summit, nel 2019).<\/p>\n<p>Di fatto, quando nel luglio 2017, durante il Summit di Trieste, l\u2019allora ancora ministro Boris Johnson aveva annunciato, che nel 2018 il Processo di Berlino sarebbe stato ospitato a Londra, tutti avevano pensato ad uno scherzo, l&#8217;effetto di un \u201csenso dello humor tutto british\u201d. Nato nel 2014 su spinta tedesca, il Processo di Berlino \u00e8 un\u2019iniziativa di stampo intergovernativo che ambisce a rivitalizzare il dibattito europeo sull&#8217;allargamento dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/balcani-salonicco-sofia-adesione-ue\/\"><strong>Ue<\/strong><\/a> verso i Balcani occidentali.<\/p>\n<p>Il Processo, con i suoi Summit, non si sostituisce all&#8217;iter formale di accesso all\u2019Ue che \u00e8 rimasto appannaggio della Commissione e dei Governi di tutti i Paesi membri, ma punta a rilanciare il dialogo tra le parti e a promuovere canali di sviluppo economico, sociale e istituzionale che facilitino l&#8217;adesione ai Paesi della regione.<\/p>\n<p><strong>Il Paese della Brexit improbabile paladino dell&#8217;ampliamento balcanico<\/strong><br \/>\nParlare di allargamento in un Paese che ha avviato la propria uscita dall\u2019Ue sembra veramente paradossale, se non di cattivo gusto. Se fosse avvenuta prima del referendum sulla Brexit, la presidenza di turno del Processo di Berlino sarebbe stata in linea con la politica estera britannica degli ultimi 40 anni. Da quando \u00e8 diventato membro dell&#8217;allora Comunit\u00e0 europea nel 1973, il Regno Unito si \u00e8 infatti fortemente impegnato ad ampliare i confini geografici dell\u2019Unione a discapito di una coesione politica ed istituzionale pi\u00f9 stringente, con l\u2019intento di indebolire, allo stesso tempo, la sfera d\u2019influenza russa sull\u2019Europa dell\u2019Est. Se i fili conduttori della politica britannica verso l\u2019Ue e l\u2019Europa orientale non sono cambiati, la Gran Bretagna non pu\u00f2, per\u00f2, e per ragioni evidenti, essere una credibile paladina dell\u2019allargamento.<\/p>\n<p>E\u2019 dunque lecito chiedersi cosa abbia spinto il Regno Unito a proporsi come leader del Processo di Berlino, in un momento in cui il Paese sembra avere molte altre priorit\u00e0. Dal punto di vista politico, il Summit sui Balcani poteva essere un\u2019occasione per dimostrare che, se il Paese sta lasciando l\u2019Unione, non ha in alcun modo intenzione di giocare un ruolo secondario sia nel Vecchio Continente che sulla scena internazionale. Anzi \u00e8 deciso a rafforzare le proprie relazioni bilaterali e a sviluppare un chiaro impegno politico nella difesa e sicurezza dell\u2019arena globale.<\/p>\n<p>Per questo motivo, durante il Summit, il governo britannico ha dichiarato che aumenter\u00e0 il budget del Fondo Conflict, Security and Stability ad 80 milioni di sterline per promuove la sicurezza nella regione e che manterr\u00e0 per un altro anno la Pan-Balkans Strategic Reserve Force (Srf) che permetterebbe ai britannici di poter intervenire pi\u00f9 agilmente nel caso di situazioni di crisi. Si prevedono inoltre investimenti di un milione di sterline nei settore della cyber security, un maggiore scambio di informazioni tra autorit\u00e0 nazionali e il lancio del Balkans Organised Crime Observatory, in cooperazione con Austria e Norvegia, per contrastare il crimine organizzato.<\/p>\n<p><strong>Obiettivo, rilancio relazioni economiche<\/strong><br \/>\nLa Gran Bretagna non ha inoltre fatto mistero di volere rilanciare i propri rapporti economici con la regione. Sebbene gli scambi commerciali siano abbastanza bassi, un&#8217;area di interesse per i britannici \u00e8 sicuramente quella dei servizi finanziari e commerciali del mercato digitale. \u00a0In questo frangente si colloca l\u2019iniziativa britannica di destinare 10 milioni di sterline da spendere in iniziative rivolte ai giovani, per aumentare le loro competenze digitali e combattere quindi la disoccupazione nella regione, che provoca preoccupazioni nei cittadini britannici. Molti disoccupati dei Balcani tentano di emigrare nel Regno Unito per avere accesso ad un mercato del lavoro pi\u00f9 meritocratico, meglio retribuito e pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>Dunque, al di l\u00e0 del processo di adesione dei Balcani occidentali all\u2019Ue, che ovviamente non \u00e8 stato menzionato durante il Summit, le iniziative proposte dal governo britannico sono sicuramente importanti. Potrebbero contribuire al miglioramento sia delle relazioni bilaterali sia delle performance economiche.<\/p>\n<p><strong>Londra coinvolge i partner nel suo fallimento<\/strong><br \/>\nE\u2019 tuttavia innegabile che la visibilit\u00e0 mediatica del Summit, cos\u00ec come la sua efficacia, \u00e8 stata fortemente diminuita dalla Brexit. La questione della fuoriuscita della Gran Bretagna dall&#8217;Unione e la spaccatura appena verificatasi nel governo tra Hard Brexiters e Soft Brexiters hanno impedito al Regno Unito di porsi nuovamente come leader dell\u2019allargamento. Il caos mediatico che questi due fattori hanno scatenato hanno rischiato di far saltare il Summit stesso, con il ministro degli Esteri Johnson dimessosi a poche ore dall&#8217;inizio mettendo a repentaglio la riuscita dell\u2019evento ma anche relegandolo mediaticamente in secondo piano.<\/p>\n<p>Di fatto questa \u00e8 gi\u00e0 una sconfitta, non tanto per i Paesi dei Balcani occidentali, il cui destino europeo \u00e8 gi\u00e0 stato tratteggiato dalla nuova strategia sull&#8217;allargamento pubblicata dalla Commissione nel febbraio 2018. E\u2019 soprattutto un fallimento dei Paesi membri, Gran Bretagna compresa. Gi\u00e0 il Summit di Parigi del 2016 era stato oscurato dai risultati del referendum sulla Brexit e la Brexit ancora una volta ha screditato l\u2019incontro di Londra. Inoltre, se il Summit del Processo di Berlino sui Balcani Occidentali non ha dato prova di una rinnovata abilit\u00e0 o peso del Regno Unito nello scacchiere globale, esso ha messo in evidenza quanto la Brexit render\u00e0 difficile per Londra mantenere la stabilit\u00e0 politica necessaria per giocare un ruolo di peso nell&#8217;arena globale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oltre allo stress dell\u2019Inghilterra in semi-finale ai mondiali di calcio e alle ennesime dimissioni di ministri dal Governo in carica, in questi giorni la Gran Bretagna ha dovuto anche gestire il V Summit sui Balcani Occidentali nell&#8217;ambito del Processo di Berlino. 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