{"id":70342,"date":"2018-07-13T11:14:22","date_gmt":"2018-07-13T09:14:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70342"},"modified":"2018-07-19T07:19:06","modified_gmt":"2018-07-19T05:19:06","slug":"nato-risultati-vertice-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/nato-risultati-vertice-italia\/","title":{"rendered":"Nato: i risultati del Vertice visti dall\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/nato-vertice-trump-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">summit<\/a> <strong>Nato<\/strong> dell\u201911 e 12 luglio a Bruxelles \u00e8 mediaticamente parso pi\u00f9 un bilaterale allargato <strong>Germania<\/strong>&#8211;<strong>Stati Uniti<\/strong> che il Vertice dei capi di Stato e di governo dei 29 Paesi dell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019<strong>Italia<\/strong> &#8211; sin dal discorso al Parlamento nel passaggio per il voto di fiducia, e quindi dall\u2019incontro con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg -, il presidente del Consiglio Giuseppe <strong>Conte<\/strong> ha affermato il legame del nostro Paese con l\u2019Alleanza Atlantica quale pilastro della sicurezza europea e internazionale.<\/p>\n<p>Se da parte statunitense il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/nato-la-solita-sbagliata-lite-alleati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>burden sharing<\/em><\/a> \u00e8 la principale esigenza pratica da cui far ripartire la pi\u00f9 ampia condivisione degli oneri e degli onori, Roma ribadisce invece la propria volont\u00e0 di affermarsi come attore chiave nell\u2019area mediterranea e, in linea di continuit\u00e0 con la posizione assunta dai precedenti governi, sensibilizza alla centralit\u00e0 della <strong>sponda sud<\/strong> nel processo di complessivo riposizionamento strategico dell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p><strong>Focus sulla sponda meridionale<\/strong><br \/>\nL\u2019istituzione dell\u2019<strong>Hub per il sud<\/strong> della Nato presso il <em>Joint Force Command<\/em> di <strong>Napoli<\/strong>, inaugurato nel 2017 e non ancora pienamente operativo, \u00e8 in questo senso per l\u2019Italia lo strumento attraverso cui riaffermare la sua posizione in un\u2019Alleanza giudicata obsoleta a intermittenza un po\u2019 lungo la nostra penisola, un po\u2019 Oltreoceano.<\/p>\n<p>Proprio quell\u2019approccio a 360 gradi e in supporto ai tre <em>core tasks<\/em> del Concetto Strategico Nato di Lisbona (difesa collettiva; operazioni di gestione delle crisi; sicurezza cooperativa anche tramite partenariati), nonch\u00e9 quella richiesta di un contributo fattivo alle molteplici iniziative dell\u2019Alleanza, e di una reciprocit\u00e0 pragmatica nell\u2019implementazione delle stesse, rendono necessario il superamento della postura di deterrenza e difesa dell\u2019Alleanza classicamente basata sul concetto di \u201cpresenza\u201d, e pertanto funzionale alle minacce tradizionali. Ci si dovrebbe invece muovere verso una postura basata su <em>prevention<\/em> o <em>denial<\/em>, che quindi si attagli meglio e in maniera omnidirezionale agli scenari complessi a est come a sud.<\/p>\n<p>Il messaggio principale lanciato dall\u2019Italia \u00e8 un consolidamento dell\u2019Hub per il sud, che al momento non gode del completamento organizzativo, di adeguato personale ed expertise, n\u00e9 di un mandato ben definito. Dal primo punto di vista, va ricordato il ritardo nella composizione dell\u2019organico &#8211; da effettuarsi per designazione e assegnazione degli ufficiali a livello nazionale &#8211; a spese degli Stati Membri e su base volontaria, quindi non rientrando nei meccanismi di ripartizione delle \u201cposizioni quota\u201d tra le nazioni.<\/p>\n<p>In tal senso, data l\u2019attenzione ai meccanismi di rotazione e ripartizione delle quote secondo accordi stipulati per altri Comandi, si \u00e8 indotti a ritenere che il \u201cfianco Sud\u201d sia ancora deficitario di attenzione da parte dell\u2019Alleanza. C\u2019\u00e8 da segnalare che, presso l\u2019Hub, l\u2019Italia metter\u00e0 a disposizione il suo Corpo di Reazione Rapida.<\/p>\n<p><strong>Mandato dell\u2019Hub e cooperazione con l\u2019Ue<\/strong><br \/>\nAl ritardo nell\u2019invio degli ufficiali si lega la seconda questione, ovvero la definizione e pianificazione della missione del Centro, che specifichi le attivit\u00e0 di \u201c<em>Connect, Consult, Coordinate<\/em>\u201d cui \u00e8 ad ora generalmente deputato.<\/p>\n<p>Connesso alla determinazione del mandato dell\u2019Hub, tra gli obiettivi che consegue l\u2019Italia v\u2019\u00e8 la pi\u00f9 ampia programmazione di un \u201cPiano per il sud\u201d in linea con il <em>Theatre Wide Approach<\/em> e l\u2019attuazione dell\u2019<em>Action Plan <\/em>in materia di antiterrorismo, nonch\u00e8 la necessit\u00e0 di un salto qualitativo nei meccanismi di coordinamento e approccio strategico condiviso alle crisi. Ci\u00f2 interessa anche la cooperazione con l\u2019<strong>Unione europea<\/strong>, naturalmente per l\u2019Italia a partire dalla questione migratoria.<\/p>\n<p>Per quanto attiene la cooperazione Nato-Ue, sarebbe interessante capire se l\u2019Italia abbia adeguatamente fatto pesare le proprie 75 unit\u00e0 di personale e le 2 unit\u00e0 navali impegnate nell\u2019operazione di sicurezza marittima Nato <em>Sea Guardian<\/em>, e soprattutto se in sede di Vertice abbia richiamato, a proprio implicito favore, la cooperazione Nato-Frontex nel Mar Egeo per arginare il traffico e l&#8217;immigrazione illegali attraverso attivit\u00e0 di <em>intelligence, surveillance and reconnaissance<\/em>, iniziata nel febbraio 2016 su richiesta di Germania, Grecia e Turchia.<\/p>\n<p>Senza dubbio l\u2019annoso tema del <em>burden sharing <\/em>e dell\u2019aumento della percentuale di Pil destinato alle spese per la difesa, non gioca a nostro favore, per quanto l\u2019Italia abbia sempre mirato ad allineare il proprio budget alla media degli Alleati europei. La risposta italiana, ancora una volta, si \u00e8 orientata all\u2019affermazione delle proprie eccellenze capacitive che dovrebbero indurre ad una considerazione della contribuzione operativa dei vari Stati membri che vada oltre i meri parametri di spesa.<\/p>\n<p><strong>Sostegno a Tunisia, Macedonia e Afghanistan<\/strong><br \/>\nInfine, nel supporto italiano alla richiesta della <strong>Tunisia<\/strong> di essere tra i beneficiari della Nato <em>Defence and Related Security Capacity Building Initiative<\/em> nell\u2019ambito dei partenariati, pu\u00f2, invece, aver influito la recente vicenda diplomatica con Tunisi (legata ad un \u201cfraintendimento\u201d delle dichiarazioni del ministro dell\u2019Interno italiano e risolta nel pi\u00f9 ampio intento di non vanificare il programma di cooperazione perseguito dal predecessore al Viminale).<\/p>\n<p>Richiesta supportata, appunto, dall\u2019Italia insieme all\u2019istanza di incremento dei fondi nel contesto delle partnership e al ricorso anche al <em>common funding<\/em> per le attivit\u00e0 di addestramento, consulenza ed assistenza. In tal senso andrebbe vista positivamente l\u2019apertura al futuro ingresso nella Nato della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/macedonia-soluzione-nome\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Macedonia<\/strong><\/a> (del Nord), una volta attuato l\u2019accordo con Atene sul contenzioso sul nome, alla luce dell\u2019accordo tra il ministero della Difesa italiano e quello di Skopje sulla cooperazione nel campo della difesa ratificato nel 2001. Importanti anche gli sviluppi in <strong>Afghanistan<\/strong> dove l\u2019Italia \u00e8 terzo contributore alla Missione <em>Resolute Support<\/em> e svolge un ruolo di primo piano nella formazione delle Forze Armate e di polizia afghane.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019influenza da ripensare<\/strong><br \/>\nIn conclusione, complessivamente l\u2019intervento italiano nell\u2019ambito del Vertice risulta meno strategico agli occhi della maggior parte degli Alleati, soprattutto se non politicamente ben sostenuto a livello internazionale. Pertanto sar\u00e0 importante coadiuvare quell\u2019expertise delle nostre Forze Armate, che viene riconosciuta con merito, tramite un\u2019azione diplomatica incisiva, una stabilit\u00e0 politica e una crescita economica a livello interno. Il tutto riconoscendo che gli Stati Uniti nell\u2019ambito Nato, ed il motore franco-tedesco in ambito europeo, hanno rilevante capacit\u00e0 di indirizzo e godono rispettivamente di posizioni dominanti.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019Italia non deve dimenticare che tra i membri Nato nell\u2019area mediterranea, la <strong>Francia<\/strong> vanta un rilevante attivismo storico nella regione, mentre la Turchia gode di una particolare considerazione strategica soprattutto da parte statunitense, per quanto Ankara sembri ri-bilanciare i suoi rapporti con\u00a0la\u00a0<strong>Russia<\/strong>,\u00a0dalla quale attende i <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/turchia-russia-nato-missili\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">missili\u00a0S-400<\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9\u00a0Pool Pablo Garrigos Cucarella\/Belga via ZUMA Press<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il summit Nato dell\u201911 e 12 luglio a Bruxelles \u00e8 mediaticamente parso pi\u00f9 un bilaterale allargato Germania&#8211;Stati Uniti che il Vertice dei capi di Stato e di governo dei 29 Paesi dell\u2019Alleanza. 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