{"id":7040,"date":"2008-01-09T00:00:00","date_gmt":"2008-01-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gli-effetti-del-vuoto-di-potere-nellasia-post-sovietica\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:05","slug":"gli-effetti-del-vuoto-di-potere-nellasia-post-sovietica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/01\/gli-effetti-del-vuoto-di-potere-nellasia-post-sovietica\/","title":{"rendered":"Gli effetti del vuoto di potere nell\u2019Asia post sovietica"},"content":{"rendered":"<p>La lunga serie di tornate elettorali del 2007 svoltesi nei paesi dell\u2019ex Unione Sovietica e conclusasi con le presidenziali uzbeke del 23 dicembre, ha visto i regimi al potere riportare schiaccianti e prevedibili vittorie. Infatti, salvo i casi kirghiso e turkmeno, i presidenti delle Repubbliche ex sovietiche dell\u2019Asia centrale, insediati gi\u00e0 prima o subito dopo il crollo dell\u2019Unione Sovietica, hanno tutti ottenuto il rinnovo del proprio mandato.<\/p>\n<p><b>Dubbi elettorali<\/b><br \/>\nLo scorso 23 dicembre 2007, Karimov \u00e8 stato confermato alla presidenza dell\u2019Uzbekistan con l\u201988,1% delle preferenze. Ad ogni appuntamento con le urne, incluso quest\u2019ultimo, le organizzazioni internazionali occidentali hanno fortemente criticato le condizioni di partecipazione democratica al processo elettorale che, a differenza della Georgia, a detta dell\u2019Osce non soddisfa gli standard democratici minimi. (<a href=\"http:\/\/194.8.63.155\/odihr-elections\/documents.html?lsi=true&amp;limit=10&amp;grp=236\" target=\"blank\"><b><u> Rapporto Osce\/Odihr <\/u><\/b><\/a> sulle elezioni uzbeke).<\/p>\n<p>Cinonostante, Cina e Russia, partner commerciali dell\u2019Uzbekistan nella Sco (Organizzazione di Shanghai per la cooperazione), plaudono Karimov e ritengono regolari le elezioni dello scorso dicembre, l\u2019Ue allenta le sanzioni deliberate dopo la strage del 2005 e la partnership strategica con gli Usa, firmata sulla scia dell\u201911 settembre e congelata dopo la strage di Andijan nel 2005 e il ritiro delle truppe Usa da Karshi Kanabad, \u00e8 pronta per essere rispolverata.<\/p>\n<p>La \u201cstabilit\u00e1\u201d regionale e la lotta al terrorismo divengono obiettivi prioritari per il futuro dell\u2019Uzbekistan e della regione centro asiatica, poich\u00e9 punto d\u2019incontro tra la <i>realpolitik <\/i>locale e la ricerca di garanzie dei partner internazionali di veder tutelati i propri interessi. Il sostegno alla ricostruzione, di conseguenza, diviene funzionale a queste priorit\u00e0 e per questo, forse, a Tbilisi i veri vincitori delle elezioni dello scorso 7 gennaio sono stati gli Stati Uniti (<a href=\"http:\/\/altrenotizie.org\/alt\/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=38213&amp;mode=thread&amp;order=0&amp;thold=0\" target=\"blank\"><b><u> Carlo Benedetti sulle elezioni in Georgia<\/u><\/b><\/a>).<\/p>\n<p><b>Aspettative deluse<\/b><br \/>\nCon il crollo del sistema sovietico, sull\u2019esempio degli altri paesi del Patto di Varsavia, le Repubbliche centro asiatiche hanno realizzato una serie di riforme politico-istituzionali per uniformare i propri sistemi a quelli atlantici, divenendo cos\u00ec attrattive per il modello liberal-democratico in espansione. Tuttavia, a differenza di quanto avvenuto in precedenza, gli ultimi 15 anni hanno dimostrato la vacuit\u00e0 delle aspettative iniziali. La divergenza dagli obiettivi preposti \u00e8 stata giustificata da queste Repubbliche con la necessit\u00e0 di una via nazionale alla democrazia (una democrazia \u201c<i>upravljanja<\/i>\u201d, guidata). Essa null\u2019altro \u00e8 che un paravento per regimi non completamente dittatoriali preoccupati di mantenere un dialogo con i sistemi democratici. Stragi come quella uzbeka di Andijan e gli scontati esiti elettorali, sono solo la punta dell\u2019iceberg di un panorama regionale che resta caratterizzato da pratiche autoritarie, da magistrature corrotte e da violazioni quotidiane dei diritti umani.<\/p>\n<p><b>Specificit\u00e0 uzbeka<\/b><br \/>\nTutte le Repubbliche centro asiatiche condividono la complessit\u00e0 di sistemi socio-politici etnicamente e culturalmente multiformi, retti da regimi nati all\u2019indomani del crollo dell\u2019Unione Sovietica. In questo panorama l\u2019Uzbekistan, per centralit\u00e0 geografica e peso demografico, influenza la vita della regione, tendenze politiche incluse. Con la formazione dei <i>kolkoz<\/i> sovietici, lo Stato aveva potuto disporre di ingenti risorse economiche, radicandosi cos\u00ec in profondit\u00e0 fra la popolazione. Oggi quell\u2019antico intreccio di interessi economici e potere politico si \u00e8 riversato, senza sostanziali mutamenti, in una rete di clan regionali e l\u2019elevato livello di interdipendenza fra tutte le classi privilegiate e le strutture statali costituisce la base di sostegno del presidente Islam Karimov. Cos\u00ec l\u2019ex capo del partito comunista \u00e8 stato rieletto pi\u00f9 volte dal marzo 1990 e ha ottenuto, tramite svariati referendum, l\u2019estensione del suo mandato sino al 2014.<\/p>\n<p>Sin dai primi anni Novanta, la degenerazione in Tagikistan e il declino degli Stati limitrofi, effetto delle \u201cterapie shock\u201d neoliberali, hanno fornito una giustificazione al corso politico del Presidente uzbeko. In parallelo, Karimov ha consolidato il proprio regime attraverso la manipolazione storiografica e propagandistica del passato uzbeko. Con un\u2019intensit\u00e0 a tratti totalitaria, \u00e8 stata elaborata un\u2019ideologia dell\u2019\u201cindipendenza nazionale\u201d, sul modello sovietico, in lotta contro idee \u201caliene e distruttive\u201d, giustificata in nome di un grande futuro realizzabile sotto la guida del leader.<\/p>\n<p>Tuttavia, alla fine del secolo scorso, la forte crescita demografica, l\u2019autarchia ed il contrasto con la Russia si sono tradotte in crisi. Il degrado economico ha dato forte impulso alla corruzione. Infine, si \u00e8 incrinato l\u2019equilibrio fra i principali clan del paese e, nelle aree di maggiore difficolt\u00e0 sociale e demografica, l\u2019Islam ha avuto forte presa sulla collettivit\u00e0, incrementando forme violente di protesta. Cos\u00ec i fatti di Andijan, sullo sfondo dell\u2019anarchia kirghisa, hanno indicato come il regime di Karimov sia sempre pi\u00f9 incline ad usare la violenza come risoluzione delle controversie politiche, sfruttando il tema della stabilit\u00e0 politica e delle minaccia islamista. La sicurezza \u00e8 assurta a valore assoluto, il dibattito annullato; \u00e8 cresciuta la volont\u00e0 di controllo sulle organizzazioni non-governative, attraverso un vigoroso apparato centrale di pianificazione per resistere contemporaneamente alla penetrazione neo-liberista e all\u2019apertura del sistema politico.<\/p>\n<p>Di fronte a meccanismi di potere cos\u00ec strutturati le istituzioni formate su modelli occidentali risultano come strutture formali sovrapposte a dinamiche endogene. Lo dimostrano le elezioni uzbeke del 2005, a cui hanno potuto partecipare solo cinque partiti filo presidenziali; gli altri, di opposizione, come Erk e Birlik, sono stati esclusi. \u00c8 ben visibile come in Uzbekistan i sopravvissuti \u201cpartiti democratici\u201d siano nella realt\u00e0 associazioni socioculturali, che sin dagli esordi sono intransigenti ed estremisti nei confronti dei regimi, favorendo cos\u00ec la propaganda di questi ultimi volta a bollarli come pericolosi per la stabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lunga serie di tornate elettorali del 2007 svoltesi nei paesi dell\u2019ex Unione Sovietica e conclusasi con le presidenziali uzbeke del 23 dicembre, ha visto i regimi al potere riportare schiaccianti e prevedibili vittorie. 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