{"id":70408,"date":"2018-07-19T23:15:14","date_gmt":"2018-07-19T21:15:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70408"},"modified":"2018-07-20T07:20:30","modified_gmt":"2018-07-20T05:20:30","slug":"ue-involuzione-riforma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/ue-involuzione-riforma\/","title":{"rendered":"Ue: processo di involuzione e scenari di riforma"},"content":{"rendered":"<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo una sintesi, a cura dell\u2019ambasciatore Giovan Battista Verderame, del Dialogo diplomatico \u201cScenari di riforma dell&#8217;Unione europea: l&#8217;integrazione differenziata e la riforma dell&#8217;Unione economica e monetaria&#8221;, organizzato dal <a href=\"https:\/\/www.esteri.it\/mae\/it\/ministero\/associazioni\/circolostudidiplomatici.html\"><strong>Circolo di Studi diplomatici<\/strong> <\/a>con la partecipazione del direttore generale Europa del Ministero degli Esteri, ambasciatore Giuseppe Buccino.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>Per parlare di <strong>scenari di riforma<\/strong>, occorre partire da una osservazione pregiudiziale. L\u2019analisi dei fattori per cos\u00ec dire <em>contingenti <\/em> <em>&#8211; <\/em>e cio\u00e8 le conseguenze della crisi economica in particolare per i Paesi meno strutturalmente attrezzati a farvi fronte, la crisi di fiducia che ne \u00e8 derivata nel rapporto fra gli Stati membri, lo scoppio della questione migratoria -, che sono alla base della situazione di crisi che vive attualmente l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/ue-valori-sovranismi-integrazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Ue<\/strong><\/a>, non \u00e8 sufficiente da sola a dare conto dei rischi di involuzione ai quali oggi si assiste nel <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/ue-piano-integrazione-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>processo di integrazione<\/strong><\/a>. E\u2019 necessario inquadrarla nel pi\u00f9 ampio contesto internazionale, nel quale una globalizzazione mal gestita ha confinato ai margini dei rispettivi sistemi sociali larghi settori dei ceti medi in Europa e in altre economie avanzate.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, il processo che sperimenta l\u2019Europa \u00e8 lo stesso che negli Stati Uniti ha portato alla rivolta elettorale di una parte dei ceti medi impoveriti che si sono identificati in Donald Trump e ne hanno propiziato l\u2019ascesa alla Casa Bianca. Negli Stati Uniti di Trump ci\u00f2 si \u00e8 tradotto nella convinzione che l\u2019ordine internazionale costruito dopo la Seconda Guerra Mondiale aveva fallito e che, per ritornare nuovamente grande, l\u2019America debba esercitare con maggiore convinzione il suo potere a tutela degli interessi nazionali tanto sul piano economico che su quello politico. In Europa \u00e8 stato il concetto stesso di integrazione sovranazionale che ne ha fatto le spese, con l\u2019avanzata dei sovranismi e il ritorno di pulsioni nazionalistiche che proprio l\u2019avventura dell\u2019integrazione europea aveva inteso esorcizzare.<\/p>\n<p><strong>Invertire il processo di involuzione<\/strong><br \/>\nDi fronte a questa situazione, chiunque abbia a cuore le sorti dell\u2019Europa non pu\u00f2 che partire dalla consapevolezza che questo processo di involuzione deve essere invertito. Se cos\u00ec non fosse, un percorso di pace e di sviluppo che dura da sessant\u2019anni verrebbe drammaticamente interrotto, e verrebbero ricreate le condizioni per nuove tensioni e nuove rivalit\u00e0. L\u2019Europa sarebbe ridotta all\u2019irrilevanza sulla scena internazionale e in particolare nel rapporto tra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/trump-putin-helsinki-vertice\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Stati Uniti<\/strong> e <strong>Russia<\/strong><\/a>, soprattutto se questo rapporto smettesse gli attuali contenuti confrontazionali per assumere contorni pi\u00f9 cooperativi, in una relazione alla quale l\u2019Europa non avrebbe altro da opporre che le disunioni tra gli Stati che la compongono (e non \u00e8 un caso che entrambi i protagonisti non sono o non si comportano come sostenitori dell\u2019integrazione europea).<\/p>\n<p>Oggi le <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/francia-en-marche-verso-sovranita-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>sovranit\u00e0 nazionali<\/strong><\/a> non bastano per affrontare i problemi del nostro tempo se non sono inserite in un quadro di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/francia-en-marche-verso-sovranita-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>sovranit\u00e0 europea<\/strong><\/a>. Di fronte alla tendenza sempre pi\u00f9 diffusa di contrapporre le sovranit\u00e0 nazionali alle sovranit\u00e0 condivisa a livello europeo, il problema delle integrazioni differenziate assume una dimensione pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 impegnativa di quando il concetto cominci\u00f2 a farsi strada nel lessico e nelle soluzioni tecniche a disposizione degli Stati membri. All\u2019inizio si trattava di consentire agli \u201c<em>able and willing<\/em>\u201d di precorrere gli altri in conquiste che prima o poi sarebbero diventate comuni. Oggi il problema dell\u2019\u201c<em>able<\/em>\u201d \u00e8 passato in secondo piano rispetto a quello del \u201c<em>willing<\/em>\u201d, che ha assunto una dimensione di profonda divaricazione sulle finalit\u00e0 stesse del processo di integrazione. In altri termini, la prospettiva di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/ue-juncker-peprogramma-ambizioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>integrazioni differenziate<\/strong><\/a> \u00e8 diventata oggi molto meno episodica e molto pi\u00f9 strutturale di quanto non fosse in passato.<\/p>\n<p><strong>Integrazioni differenziate e problemi di governance<\/strong><br \/>\nMa il problema non \u00e8 per questo automaticamente risolto. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che, secondo un\u2019opinione largamente condivisa, l\u2019eurozona dovrebbe essere il motore naturale degli auspicati sviluppi dell\u2019Unione verso livelli di superiore integrazione, \u00e8 anche vero che essa \u00e8 percorsa da contrasti e la sua governance non \u00e8 certo ottimale anche sotto il profilo democratico. La prospettiva di un bilancio della zona euro \u00e8 ancora lontana. La crisi di fiducia tra gli Stati dell\u2019area dell\u2019euro \u00e8 lungi dall\u2019essere stata superata. Il nodo di nuovi strumenti finanziari che potrebbero aprire prospettive di maggiore condivisione dell\u2019obiettivo di favorire la crescita non \u00e8 risolto. La dimensione politica dell\u2019Unione monetaria \u00e8 praticamente inesistente.<\/p>\n<p>In queste condizioni, solo coraggiose riforme, con una maggiore sensibilit\u00e0 da parte di tutti ai temi della crescita, potranno consentire all\u2019euro di resistere alla costante crescita nelle opinioni pubbliche di alcuni Paesi europei, tra cui l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/italia-ue-contratto-governo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a>, della sensazione di un profondo squilibrio nei rapporti fra i soci della zona euro e della disaffezione per quelli che vengono avvertiti come tradimenti delle promesse iniziali.<\/p>\n<p><strong>Funzionamento dell&#8217;euro e responsabilit\u00e0 dell&#8217;Italia<\/strong><br \/>\nOggi l&#8217;Italia \u00e8 pienamente inserita nella dialettica che ruota intorno al difficile rapporto riduzione\/condivisione del rischio, nella diversa lettura che ne danno i rigoristi del nord e i presunti &#8216;lassisti&#8217; del sud. Anche se le modalit\u00e0 procicliche con cui \u00e8 stata gestita a livello europeo la crisi degli anni 2008-2011 lo ha ulteriormente aggravato, il principale problema resta per noi il livello del debito, cui si aggiunge la mancanza delle riforme necessarie per ridurre, anche grazie ad un maggiore afflusso di investimenti esteri, la nostra dipendenza dai mercati finanziari. E questa \u00e8 la principale responsabilit\u00e0 che grava sull\u2019Italia.<\/p>\n<p>Ma il funzionamento della zona euro, con il superamento delle sue debolezze originarie e di quelle venute alla luce successivamente, \u00e8 interesse obiettivo di tutti. La rigidit\u00e0 delle regole va misurata sulla necessit\u00e0 di evitare che i Paesi pi\u00f9 deboli si avvitino nella spirale di una rincorsa alla crescita resa sempre pi\u00f9 difficile dalla mancanza di meccanismi di riequilibrio a livello centrale di cui potersi avvalere per favorire il rilancio dell\u2019economia, e dalla contemporanea necessit\u00e0 di rispettare i severi parametri convenuti per la riduzione del debito.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 l\u2019ipotesi di riforma della zona euro basata su un bilancio comune per sostenere gli investimenti produttivi e gestire le politiche comuni anche con ricorso al mercato finanziario, senza che questo comporti una mutualizzazione dei debiti pregressi, resta la strada da percorrere. Intanto, la decisione di scorporare dal debito gli investimenti la cui efficacia sia stata valutata in comune e con meccanismi assistiti dalla necessaria legittimit\u00e0 democratica sarebbe un primo passo per superare la sfiducia reciproca di cui sono ancora ostaggio le prospettive di riforma dell\u2019Eurozona<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo e volentieri pubblichiamo una sintesi, a cura dell\u2019ambasciatore Giovan Battista Verderame, del Dialogo diplomatico \u201cScenari di riforma dell&#8217;Unione europea: l&#8217;integrazione differenziata e la riforma dell&#8217;Unione economica e monetaria&#8221;, organizzato dal Circolo di Studi diplomatici con la partecipazione del direttore generale Europa del Ministero degli Esteri, ambasciatore Giuseppe Buccino. 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