{"id":70417,"date":"2018-07-27T08:32:36","date_gmt":"2018-07-27T06:32:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70417"},"modified":"2018-07-27T12:07:24","modified_gmt":"2018-07-27T10:07:24","slug":"ue-copyright-battaglia-direttiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/ue-copyright-battaglia-direttiva\/","title":{"rendered":"Ue: copyright, battaglia sulla direttiva sul diritto d&#8217;autore"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019<strong>Unione europea<\/strong>\u00a0ha dichiarato guerra a<strong>i giganti del Web<\/strong>. O almeno cos\u00ec pare, dalle cronache delle ultime settimane: <strong>Google<\/strong> \u00e8 stata appena multata per 4,3 miliardi di euro per aver infranto le regole sulla concorrenza europea; si sta discutendo una direttiva sul <strong>copyright<\/strong> nel mercato unico digitale; a maggio \u00e8 entrato in vigore il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/ue-privacy-dati-gdpr\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Gdpr<\/strong><\/a>, una delle normative pi\u00f9 severe al mondo sulla tutela della <strong>privacy<\/strong> online, che costringe le grandi aziende dell\u2019online a rivedere il modo in cui trattano i dati degli utenti; e il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, \u00e8 stato sentito dai rappresentanti del Parlamento europeo in merito allo scandalo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/big-data-cambridge-analytica-svolta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Cambridge Analytica<\/strong><\/a>, che ha riguardato i dati di oltre 87 milioni di persone in tutte il mondo.<\/p>\n<p>L\u2019Unione si sta muovendo per arrivare a una regolamentazione comune di <strong>Internet<\/strong>, che non avvantaggi i giganti del web, ma miri a proteggere i cittadini europei dagli abusi online, non soltanto per quanto riguarda la privacy, ma anche per lo sfruttamento illecito dei contenuti protetti da <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/11\/cyber-spazio-e-nuove-sfide-alla-sicurezza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>diritto d\u2019autore<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Il 5 luglio la direttiva sul diritto d\u2019autore nel mercato unico digitale, proposta nel 2016 dalla Commissione, \u00e8 approdata al Parlamento europeo, ma gli eurodeputati con 318 voti contro 278 e 31 astensioni hanno deciso di rinviarne la discussione: la proposta \u00e8 stata congelata per l\u2019estate e verr\u00e0 ridiscussa infatti alla prossima sessione plenaria del Parlamento europeo, il 10 settembre.<\/p>\n<p><strong>Le forze in campo<\/strong><br \/>\nIl braccio di ferro sul copyright ha visto da un lato editori e istituzioni europee, che vorrebbero vedere regolamentati l\u2019utilizzo e lo scambio delle opere autorali, e dall&#8217;altro i giganti della Silicon Valley e gli attivisti del free Internet, che ritengono la direttiva un ostacolo alla libert\u00e0 di espressione.<\/p>\n<p>Il tema \u00e8 caldo e la tensione \u00e8 salita quando le istituzioni europee hanno denunciato la pressione subita da parte di lobby e privati. Alcune piattaforme digitali hanno deciso di scioperare per protesta e tra il 3 e il 5 giugno Wikipedia Italia ha oscurato le sue pagine, catalizzando l\u2019attenzione degli utenti su quello che stava succedendo a Strasburgo.<\/p>\n<p>Le pressioni sono state esercitate con centinaia di mail e telefonate di elettori che hanno contattato i parlamentari per indurli a non approvare il mandato negoziale. \u201cIl mio ufficio \u00e8 stato messo fuori uso dall\u2019assalto dei lobbisti\u201d, ha denunciato Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, \u201cche hanno intasato e paralizzato le comunicazioni di posta elettronica. I telefoni erano perennemente occupati\u201d.<\/p>\n<p><strong>La direttiva sul diritto d\u2019autore nel mercato unico digitale<br \/>\n<\/strong>Secondo i legislatori europei i rapidi sviluppi tecnologici e i nuovi modelli di business che stanno emergendo grazie all\u2019affermarsi di Internet costringono a rivedere le direttive precedentemente adottate, per adeguare e completare l\u2019attuale quadro dell\u2019Unione in materia di copyright e allo stesso tempo mantenere alto il livello di protezione del diritto d\u2019autore.<\/p>\n<p>Con la proposta della direttiva Com(2016)593, l\u2019Ue vuole armonizzare le diverse legislazione degli Stati membri in materia, ma soprattutto vuole correggere un vuoto legislativo che consente alle piattaforme di condivisione online \u2013 come YouTube e Instagram \u2013 di non pagare una licenza equa per i contenuti creativi. La direttiva prevede misure che faciliterebbero quindi determinate procedure di concessione delle licenze per la divulgazione di opere fuori commercio e la disponibilit\u00e0 online di opere audiovisive su piattaforme di video, per garantire cos\u00ec un pi\u00f9 ampio accesso ai contenuti.<\/p>\n<p><strong>Pareri contrari<br \/>\n<\/strong>Non tutti, per\u00f2, hanno recepito in modo favorevole la proposta. Oltre ai colossi del web, come Google o Microsoft, che non vogliono sobbarcarsi il compito di controllare i dati diffusi sulle proprie piattaforme, anche diversi attivisti per la libert\u00e0 di Internet hanno manifestato il loro dissenso. Ad aprile 145 organizzazioni nei settori dei diritti umani e digitali, della libert\u00e0 dei media, dell\u2019editoria, delle biblioteche, delle istituzioni educative, degli sviluppatori di software e dei\u00a0fornitori di servizi Internet\u00a0hanno firmato una lettera di opposizione alla legislazione e, come gi\u00e0 ricordato, Wikipedia ha oscurato il suo sito in protesta. A scatenare la bufera sarebbero stati in particolare agli articoli 11 e 13, ridefiniti dai media rispettivamente \u201clink tax\u201d e \u201cupload filter\u201d.<\/p>\n<p><strong>Articolo 11 e articolo 13: cosa dicono veramente?<br \/>\n<\/strong>L\u2019articolo 11 \u00e8 diventato noto come \u201clink tax\u201d, anche se non parla esplicitamente di tassare i collegamenti ipertestuali: la norma, infatti, prevede che la pubblicazione dei cosiddetti <em>snippet<\/em> \u2013 un frammento di codice che riporta titolo e descrizione del contenuto a cui il link collegato rimanda, fondamentale per l\u2019ottimizzazione sui motori di ricerca \u2013 sia vincolata a una licenza, senza pregiudicare la possibilit\u00e0 per gli utenti di condividere link di pubblicazioni giornalistiche sui social media.<\/p>\n<p>L\u2019articolo 13, invece, istituisce l\u2019\u201cupload filter\u201d, che impedirebbe di caricare online materiale gi\u00e0 protetto da copyright.<\/p>\n<p>Sono girate voci che tale articolo potrebbe avere effetti sull\u2019intera struttura di Internet, arrivando compromettere l\u2019uso del web per come lo abbiamo conosciuto finora. In realt\u00e0 l\u2019articolo 13 riguarda esclusivamente le piattaforme che accolgono contenuti creativi coperti da copyright, i quali vengono sfruttati per scopi commerciali, senza che venga corrisposto agli autori un giusto compenso. Secondo questa interpretazione dunque verrebbero esclusi dalla normativa tutti i servizi che non rivestono finalit\u00e0 commerciale come Wikipedia e i software open source. L\u2019articolo 13 favorirebbe quindi la cooperazione tra rete e proprietari di diritti per il rilascio di licenze su contenuti coperti da copyright, o la rimozione degli stessi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea\u00a0ha dichiarato guerra ai giganti del Web. 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