{"id":70427,"date":"2018-07-22T16:17:41","date_gmt":"2018-07-22T14:17:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70427"},"modified":"2018-07-26T18:08:35","modified_gmt":"2018-07-26T16:08:35","slug":"marocco-soft-power-passa-imam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/marocco-soft-power-passa-imam\/","title":{"rendered":"Marocco: quando il soft power passa per gli imam"},"content":{"rendered":"<p>Tutto \u00e8 iniziato dopo gli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/terrorismo-grandi-rischi-jihad\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>attacchi terroristici<\/strong><\/a> di Casablanca del 16 maggio 2003, i pi\u00f9 letali nella storia del <strong>Marocco<\/strong>. Il secondo campanello d\u2019allarme \u00e8 invece arrivato da Madrid, quando, nel 2004, 15 marocchini sono stati coinvolti nell\u2019attentato alla metropolitana. La casa reale ha quindi capito che era giunta l\u2019ora di mettere mano a una riforma dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/lislam-politico-e-la-zona-grigia-mediorientale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Islam<\/strong><\/a>, per epurarlo dall\u2019influenza esterna \u2013 in primis da quella wahabita proveniente dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/arabia-saudita-visione-saudita-ncognite\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Arabia Saudita <\/strong><\/a>&#8211; e riportarlo alle sue origini.<\/p>\n<p><strong>La riforma dell\u2019islam marocchino<br \/>\n<\/strong>Da un punto di vista operativo, le prime misure hanno previsto il censimento delle moschee, con la chiusura di quelle non agibili; lo stipendio regolare per gli oltre 45mila imam; e la nomina della prima <em>mouchidates<\/em>, ovvero la prima donna imam. Profonda poi la riflessione aperta sulla natura dell\u2019Islam marocchino. Un percorso che porta alla definizione della cos\u00ec detta terza via malikita, dal nome della scuola coranica sunnita prevalente in Marocco.<\/p>\n<p>Questo processo ha portato in primis a una messa in sicurezza della religione, difendono lo spazio religioso marocchino dalle pericolose influenze esterne, ad esempio controllando, legalmente e burocraticamente, il clero. Tutto ci\u00f2 ha condotto alle riforme del consiglio degli Ulema, del ministero referente degli Affari religiosi e del processo di formazione degli imam. Emblematica \u00e8 stata, nel 2015, l\u2019apertura dell\u2019Istituto Mohammed VI per la loro formazione.<\/p>\n<p>Un secondo processo si \u00e8 invece concentrato sul recupero della tradizione religiosa marocchina, soprattutto di tre dei suoi pilastri: il dogma secondo il quale ogni nuova esegesi coranica deve ottenere l\u2019approvazione delle autorit\u00e0 religiose per essere valida; il privilegio degli interessi generali nell\u2019interpretazione della legge islamica \u2013 cosa che permette di adattare l\u2019Islam a un mondo in continua evoluzione -; la rivalutazione del sufismo &#8211; la corrente mistica dell\u2019Islam -; e la proiezione del Marocco come modello religioso in primis a livello regionale, ma con il tempo a livello globale.<\/p>\n<p>Politica a parte \u2013 sul tema servirebbe un\u2019analisi a s\u00e9 -, il Marocco \u00e8 quindi diventato un esempio da emulare in tema di riforma religiosa, grazie al suo successo nell\u2019affermazione di un Islam autentico, profondo e aperto al dialogo. A mostrarlo \u00e8 stata in primis la Dichiarazione di Marrakech del gennaio 2016, il frutto del lavoro di oltre 250 leader religiosi e studiosi musulmani che partendo dalla Carta di Medina &#8211; il documento che stil\u00f2 il profeta Maometto quando si spost\u00f2 in questa citt\u00e0 da La Mecca, instaurandovi la prima comunit\u00e0 musulmana \u2013 dichiara inconcepibile ogni discriminazione o aggressione di minoranze religiose presenti all\u2019interno dei Paesi a maggioranza musulmana.<\/p>\n<p>Alla fine dello stesso anno, la Rabita Mohammadia, importante organizzazione di Ulema, pubblica inoltre una serie di quaderni scientifici che mirano a decostruire l\u2019uso strumentale che gli estremisti \u2013 e tra loro i miliziani di Al-Baghdadi &#8211; fanno di alcuni concetti musulmani per giustificare le violenze da loro commesse. Nel 2017 poi, un\u2019altra svolta storica. Il Consiglio degli Ulema- con sette donne tra i suoi 18 membri \u2013 afferma la libert\u00e0 di scelta per chi vuole uscire dall\u2019Islam e cancella la condanna a morte per apostasia \u2013 condanna che solo cinque anni prima lo stesso Consiglio aveva affermato con una sua <em>fatwa.<\/em><\/p>\n<p><strong>Modello di Islam globale<br \/>\n<\/strong>I primi a guardare Rabat come modello religioso sono stati i Paesi africani, attratti anche dalla fondazione, sempre da parte marocchina, del Consiglio degli Ulemaafricani. Nato nel 2016, questo \u00e8 diventato un forum destinato a unificare e coordinare gli sforzi degli studiosi musulmani del Marocco e di altri Stati africani, al fine di comunicare, diffondere e consolidare i valori di tolleranza dell&#8217;Islam. La missione formativa di questo nuovo consesso ha spinto l\u2019Istituto Mohammed VI ad aprire le sue porte agli imam stranieri. Oltre ai 250 imam marocchini (tra i quali 100 donne) sono circa 500 gli studenti stranieri, provenienti dal Mali (212), dalla Guinea (100), dalla Costa d\u2019Avorio (75), dalla Tunisia (37) e anche dalla Francia (23).<\/p>\n<p>La frequenza dell\u2019Istituto Mohammad VI da parte di imam francesi mostra fino a che punto il Marocco punta a mantenere il legame con le comunit\u00e0 musulmane della diaspora, offrendo ai Paesi europei sui quali si estende la sua influenza un\u2019interpretazione tollerante dell\u2019Islam.<\/p>\n<p>Nel 2006, nasce in <strong>Francia<\/strong> l\u2019Associazione dei musulmani di Francia, un organismo che tra le sue varie attivit\u00e0 coordina le missioni degli imam inviati dal Marocco nel quadro di un accordo con Parigi. Nel 2008 \u00e8 istituito a Bruxelles il\u00a0Consiglio europeo degli Ulema marocchini, un ente a si affida il compito di \u201cstabilire in Europa un quadro di riferimento religioso marocchino per la comunit\u00e0 di musulmani marocchini\u201d e che\u00a0si presenta\u00a0come \u201cfaro di un Islam moderato in una societ\u00e0 plurale\u201d. Nel 2014 viene infine varato in Catalogna il \u201cPiano Marocco 2014-2017\u201d, un progetto che attribuisce al Regno di Mohammad VI prerogative molto ampie nella cura e nell\u2019istruzione religiosa dei musulmani catalani.<\/p>\n<p><strong>E in Italia?<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Anche nel nostro Paese, i rapporti con il Marocco sono abbastanza stretti, in particolare con la moschea di Roma e la Confederazione islamica italiana. Da un anno poi, l\u2019universit\u00e0 di Siena e quella di Arezzo stanno collaborando a un corso in arabo e in italiano che mira a formare predicatori musulmani. Se Siena si occupa delle scienze legate alle scienze umane e sociali, l\u2019accordo stipulato riconosce all\u2019universit\u00e0 marocchina una competenza specifica nell\u2019insegnamento delle scienze islamiche.<\/p>\n<p>Fino a solo pochi anni fa, la formazione dei leader musulmani era lasciata all\u2019iniziativa delle comunit\u00e0 islamiche, le prime ad essere consapevoli del pericolo delle guide autodidatte.<\/p>\n<p>La situazione, come ben ricorda la <a href=\"https:\/\/www.oasiscenter.eu\/it\/il-marocco-formera-i-musulmani-italiani-ad-arezzo\">rivista Oasis<\/a>, \u00e8 iniziata cambiare nel 2010, quando il\u00a0Fidr (Forum Internazionale Democrazia e Religioni, un centro di ricerca interuniversitario) ha lanciato il progetto \u201cNuove presenze religiose in Italia\u201d, un percorso di formazione principalmente rivolto ai rappresentanti dell\u2019associazionismo musulmano. Nel 2014 \u00e8 poi nato a Padova\u00a0<strong>un master in Studi sull\u2019Islam d\u2019Europa<\/strong>, al quale aderiscono le principali associazioni islamiche italiane. Corso simile \u00e8 quello di Ravenna, organizzato anche in questo caso da un consorzio di universit\u00e0 e finanziato dal ministero dell\u2019Interno. Pi\u00f9 che una vera e propria formazione per predicatori o imam, questi percorsi offrono\u00a0<strong>un\u2019educazione complementare, con un forte accento sulla dimensione civica dei responsabili delle comunit\u00e0 islamiche<\/strong>, lasciando a queste ultime la formazione teologica dei loro membri.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 alla quale si cerca di dare una risposta, \u00e8 quella messa nero su bianco sul documento\u00a0del 2016 del Consiglio per i rapporti con l\u2019Islam italiano, dove si parla proprio della necessit\u00e0 di offrire una formazione \u201ccontestualizzata\u201d per leader religiosi, che siano \u201ccittadini attivi\u201d capaci di \u201cfavorire l\u2019educazione alla cittadinanza&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto \u00e8 iniziato dopo gli attacchi terroristici di Casablanca del 16 maggio 2003, i pi\u00f9 letali nella storia del Marocco. 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