{"id":70434,"date":"2018-07-23T23:43:35","date_gmt":"2018-07-23T21:43:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70434"},"modified":"2018-07-23T23:43:35","modified_gmt":"2018-07-23T21:43:35","slug":"taiwan-timori-attacchi-informatici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/taiwan-timori-attacchi-informatici\/","title":{"rendered":"Taiwan: timori di attacchi informatici dalla Cina"},"content":{"rendered":"<p>In questi ultimi anni non solo gli Stati Uniti sono finiti nel mirino degli attacchi informatici, ma dall\u2019altra parte dell\u2019emisfero anche <strong>Taiwan<\/strong> deve e ha dovuto fare i conti con gli hacker che attaccano i siti web governativi e aziendali.<\/p>\n<p>Lo scorso 3 luglio, il sito del Partito progressista democratico (Dpp), al governo, \u00e8 stato temporaneamente compromesso, secondo quanto rivelato da una fonte interna al partito. Un episodio che riflette il timore del governo di Taipei, che si sta preparando a un\u2019impennata delle operazioni di influenza cinese in vista delle elezioni locali del prossimo autunno.<\/p>\n<p><strong>Tsai Ing-wen spaventa Pechino<\/strong><br \/>\nGli esperti di cybersecurity taiwanese ritengono che questa operazione rispecchi gli sforzi continui degli hacker informatici con sede in Cina di raccogliere informazioni relative al Dpp.<br \/>\nNon vi \u00e8 alcuna prova concreta che l\u2019attacco provenga dalla Cina, ma l\u2019escalation di disinformazione e di <em>fake news<\/em> relative alla campagna elettorale si potrebbe collegare alla pressione esercitata da Pechino nell\u2019ultimo biennio, proprio da quando a capo dell\u2019\u201disola ribelle\u201d c\u2019\u00e8 Tsai Ing-wen, leader del Dpp e incline all\u2019indipendenza da Pechino. A dare conferma della tesi dei membri del Dpp potrebbero essere d\u2019altronde gli ultimi cambiamenti avvenuti all\u2019interno Partito comunista cinese.<\/p>\n<p>Da quando il presidente cinese Xi Jinping \u00e8 salito al potere nel 2012, la Cina ha subito cambiamenti significativi: una massiccia centralizzazione del potere presidenziale, riforme che ristrutturano le capacit\u00e0 militari del Paese e crescente attenzione per la sicurezza regionale. L\u2019Esercito di liberazione popolare ha poi implementato le sue strategie nelle operazioni di attivit\u00e0 informatica e cybersicurezza.<\/p>\n<p>Secondo le rivelazioni della FireEye, azienda statunitense di sicurezza di reti informatiche, c\u2019\u00e8 stato un incremento del numero degli attacchi di hacker con sede in Cina negli ultimi anni, fino ad arrivare a 40 milioni di attacchi cibernetici al mese. Come era gi\u00e0 accaduto nel dicembre 2015 con gli attacchi al sito del Dpp e ai media, ma in quell\u2019occasione era stato individuato come responsabile il gruppo APT16 connesso a Pechino.<\/p>\n<p>Non sorprende poi come la spesa per la difesa di Pechino sia uno dei punti cardine in agenda del Partito comunista, che ridimensiona gli sforzi profusi da Tsai Ing-wen: nonostante le promesse durante la campagna elettorale per la corsa presidenziale del 2016, che mirava a portare la spesa militare pari al 3% del Pil su base annuale, il budget per la difesa di Taipei quest\u2019anno \u00e8 inferiore al 2% del\u00a0Pil (circa 10,75 miliardi di dollari), contro quello utilizzato da Pechino per un valore pari a 175 miliardi di dollari.<br \/>\nAttenta alle vicende che accadono al di l\u00e0 dello stretto di Taiwan, la Cina minaccia a colpi di sanzioni economiche e diplomatiche le multinazionali e i Paesi che non riconoscono il principio dell\u2019\u201cUnica Cina\u201d.<\/p>\n<p>Ad allinearsi alla politica di Pechino continua a essere l\u2019Unione europea, come \u00e8 stato dimostrato durante il recente 20\u00b0 summit <strong>Ue-Cina<\/strong>: nella <u><a href=\"https:\/\/eeas.europa.eu\/delegations\/china\/48424\/joint-statement-20th-eu-china-summit_en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">dichiarazione congiunta<\/a><\/u>, al punto 3 si legge infatti che \u201cL&#8217;Unione europea riconferma la sua <em>One China policy<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ritorsioni dagli hotel al traffico aereo<\/strong><br \/>\nNel frattempo Pechino si \u00e8 mossa anche contro le imprese straniere, come le aziende di abbigliamento, le compagnie aeree e le catene alberghiere, che non riconoscono Taiwan come territorio della Repubblica popolare cinese.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 iniziato nel gennaio di quest\u2019anno con la chiusura del sito web della catena alberghiera Marriot, che tra le opzioni per indicare il Paese di provenienza dei clienti, ha distinto la Cina da Taiwan, Macao e Hong Kong. Sono seguite, cos\u00ec, negli ultimi mesi, numerose scuse arrivate dalle aziende internazionali per le azioni poco gradite a Pechino, chiara dimostrazione di una dipendenza in chiave economica.<\/p>\n<p>Uno dei tanti episodi da citare riguarda l\u2019azienda di abbigliamento Gap, che a maggio ha ritirato una produzione di t-shirt su cui era raffigurata la mappa della Cina che non includeva Taiwan.<br \/>\nLa <em>longa manus<\/em> di Pechino \u00e8 arrivata anche nel settore del trasporto aereo. Ad aprile l&#8217;amministrazione dell&#8217;aviazione civile cinese ha inviato una lettera a 44 compagnie straniere &#8211; di cui 36 americane &#8211; chiedendo di considerare sui loro siti web tutte le destinazioni all\u2019interno dell\u2019isola di Taiwan, compresa Hong Kong e Macao, come parti della Repubblica Popolare Cinese. Dura \u00e8 stata la risposta della Casa Bianca, che ha commentato la richiesta come una \u201cassurdit\u00e0 orwelliana\u201d.<\/p>\n<p>La modifica doveva essere effettuata entro il 25 maggio, ma solo 18 compagnie hanno provveduto a cambiare la denominazione. Cos\u00ec, i funzionari cinesi hanno prorogato il termine al 25 luglio, in attesa di una correzione dalle inadempienti compagnie aeree. Quali siano le sanzioni che il governo cinese applicher\u00e0 dopo l\u2019ultimatum non \u00e8 ancora chiaro, tuttavia, c\u2019\u00e8 chi ha preferito tutelarsi preventivamente. L\u2019ultima della lista ad aver accettato le imposizioni cinesi \u00e8 Air India, la compagnia indiana che recentemente cambiato la destinazione di Taiwan in \u201cChinese Taipei\u201d sul suo sito web.<\/p>\n<p><strong>Isolamento economico e diplomatico<\/strong><br \/>\nPechino ha mostrato la sua forza diplomatica, riducendo il numero dei Paesi che riconoscono Taiwan come la Repubblica di Cina. Gli ultimi a tagliare i rapporti diplomatici con Taiwan sono stati il Burkina Faso e la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/cina-taiwan-repubblica-dominicana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Repubblica Dominicana<\/a>, che a maggio hanno deciso di abbandonare Taipei per i favori economici cinesi.<\/p>\n<p>Pechino ha anche punito la Repubblica di <strong>Palau<\/strong> per il suo rifiuto di rompere i rapporti di diplomatici con Taipei. A pagarne di pi\u00f9 le spese \u00e8 la compagnia aerea nazionale, la Palau Pacific Airways, che ha dovuto cancellare temporaneamente tutti i voli aerei. Secondo una dichiarazione della compagnia di volo, \u201cPalau \u00e8 divenuta una destinazione turistica illegale a causa delle pressioni del governo cinese\u201d. Nell\u2019ottica di esercitare maggiori pressioni sui Paesi ancora legati a Taiwan, nel novembre dello scorso anno l&#8217;amministrazione nazionale del turismo della Cina ha ordinato alle compagnie di tour di viaggi cinesi di eliminare dalla propria offerta le destinazione Palau e <strong>Vaticano<\/strong>.<br \/>\nUna sfida sempre pi\u00f9 difficile si presenta quindi per Tsai Ing-wen che, nonostante le azioni cinesi, continua sulla linea dell\u2019affermazione della dignit\u00e0 nazionale di Taipei a livello globale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi ultimi anni non solo gli Stati Uniti sono finiti nel mirino degli attacchi informatici, ma dall\u2019altra parte dell\u2019emisfero anche Taiwan deve e ha dovuto fare i conti con gli hacker che attaccano i siti web governativi e aziendali. 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