{"id":7050,"date":"2008-01-09T00:00:00","date_gmt":"2008-01-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sara-il-2008-lanno-della-svolta\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:05","slug":"sara-il-2008-lanno-della-svolta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/01\/sara-il-2008-lanno-della-svolta\/","title":{"rendered":"Sar\u00e0 il 2008 l\u2019anno della svolta?"},"content":{"rendered":"<p>La domanda chiave che gli osservatori si sono posti di fronte alla crisi georgiana dell\u2019autunno 2007 era se fosse un passaggio inevitabile nella transizione del paese verso forme di democrazia liberale oppure celasse problemi ben pi\u00f9 seri. <a href= \"http:\/\/www.opendemocracy.org\/article\/conflicts\/caucasus\/georgia_after_revolution\" target= \"blank\"><b><u> Alexander Rondeli<\/u><\/b><\/a>, presidente della Georgian Foundation for Stategic and International Studies, nei giorni seguenti le manifestazioni anti-Saakashvili osservava che entrambi i fattori erano presenti nell\u2019attuale crisi politica: da un lato un\u2019inevitabile tendenza verso una pratica \u201cmuscolare\u201d da parte di un regime che governa \u2013 non solo ma anche \u2013 convivendo con la corruzione e le clientele, dall\u2019altro l\u2019attuale \u201cNation building\u201d georgiano pesantemente influenzato da primitivo nazionalismo etnico e mancanza di una moderna \u00e9lite politica. In effetti la storia della Georgia indipendente \u00e8 caratterizzata da momenti critici, in cui emerge la contraddizione di una nazione antica quanto le origini della civilt\u00e0 cristiana, che in gran parte tende a riconoscersi nell\u2019occidente liberale contemporaneo \u2013 europeo ed atlantico \u2013 ma nello stesso tempo \u00e8 risucchiata nei bizantinismi caucasici fatti di delicati equilibri tra etnie e micronazioni, di differenti egemonie imperiali sulla regione (in primis zarista-sovietica-russa, ma anche ottomano-turca e persiano-iraniana), tra ortodossia ed islam, tra la modernit\u00e0 delle citt\u00e0 e della costa e il \u201ckanun\u201d delle antiche leggi che ancora regolano i rapporti tra famiglie e clan delle montagne. <\/p>\n<p>Questa chiave di lettura \u00e8 dunque fondamentale per interpretare le elezioni presidenziali tenutesi il 5 gennaio e capire se esse segnino la chiusura della crisi politica o piuttosto l\u2019inizio di una nuova stagione della giovane democrazia caucasica, definita dalla Casa Bianca \u201cil faro della democrazia nella regione\u201d.<\/p>\n<p><b>Modello di democrazia \u201ccaucasica\u201d o semplicemente in transizione?<\/b><br \/>Non si possono certo definire tranquille le elezioni svoltesi da pochi giorni nella repubblica caucasica: \u00e8 pur vero che la quantit\u00e0 di candidature (7 in tutto, compresa quella del presidente uscente Mikheil Saakashvili) e i risultati di tutto rispetto che i candidati d\u2019opposizione al regime di \u201cMisha\u201d \u2013 come lo chiamano affettuosamente i suoi sostenitori \u2013 hanno raccolto fa sperare che qualcosa si muove anche in Georgia verso una compiuta democrazia bipolare, con un forte blocco di potere ma anche con una forte opposizione. \u201cMisha\u201d avrebbe dunque raccolto circa il 52% dei voti ed evitato cos\u00ec un rischioso ballottaggio al secondo turno, ma anche il 25% del candidato unitario per il Consiglio nazionale unito \u2013 la coalizione di 9 partiti protagonisti dell\u2019autunno caldo \u2013 Levan Gachechiladze, prova che finalmente anche a Tbilisi c\u2019\u00e8 una minoranza capace di rappresentare un\u2019alternativa democratica, filo-occidentale e pragmatica, in vista delle prossime elezioni parlamentari. Hanno poi raccolto tra il 6 e il 7% il \u201cBerlusconi\u201d di Tbilisi, il discusso patron dei media Arkadi Patarkatsishvili, e il leader del Partito del lavoro Shalva Natelashvili. Secondo l\u2019opinione di un\u2019esperta della regione caucasica, Stacy Closson, quest\u2019elezione prospetterebbe un modello \u201cpreoccupante\u201d di democrazia autoritaria, con \u201cpartito unico, manipolazione elettorale di stato e soppressione della societ\u00e0 civile\u201d che di fatto rende gli scrutini presidenziali e parlamentari \u201cmolto prevedibili\u201d. Con queste elezioni il regime di Tbilisi evidenzierebbe tali elementi in comune anche alle altre repubbliche del Caucaso meridionale: la Georgia, dunque, dopo aver inaugurato \u2013 proprio con la \u201crivoluzione delle rose\u201d dell\u2019autunno 2003 \u2013 l\u2019onda delle rivoluzioni colorate, invece di una democrazia liberale paleserebbe nel 2008 le fattezze di un regime \u201csemi\u201d-democratico su modello asiatico (del tipo di quello attualmente in auge in Uzbekistan e Kirghizistan), seguita su questa strada dall\u2019Armenia e dall\u2019Azerbaidjan. <\/p>\n<p>La vittoria di Saakashvili, per\u00f2, seppure netta, sembra essere pi\u00f9 un\u2019ottima vittoria \u2013 magari gonfiata da qualche broglio \u2013 di una competizione democratica che un\u2019indiscutibile affermazione da regime autoritario.<\/p>\n<p><b>Verso una democrazia \u201cclassica\u201d, con maggioranza e opposizione<\/b><br \/>Il dato di fondo che emerge da queste consultazioni \u00e8 che \u201cMisha\u201d non ha pi\u00f9 il solidissimo consenso raccolto come brillante esponente dell\u2019amministrazione Shevardnadze ma nemico della corruzione, che solamente 3 anni or sono gli consegn\u00f2 il 96% dei voti sull\u2019onda delle proteste popolari contro l\u2019ex ministro degli esteri sovietico e la nomenklatura ex comunista rimasta ininterrottamente al potere. Il blocco d\u2019opposizione che ha espresso la candidatura di Gachechiladze presenta tra le proprie fila esponenti di primo piano del nuovo corso democratico seguito alla \u201crivoluzione delle rose\u201d (in primis l\u2019ex ministro degli esteri Salom\u00e8 Zourabishvili), che si presentano dunque come i genuini eredi della nuova Georgia democratica nata nel 2003. Se resiste al richiamo rivoluzionario e rinuncia alla mobilitazione della piazza, \u00e8 facile prevedere che l\u2019opposizione andr\u00e0 raccogliendo sempre pi\u00f9 consensi nelle citt\u00e0, tra i ceti urbani in crescita e i giovani. D\u2019altro lato lo stesso presidente Saakashvili sar\u00e0 costretto a riprendere con pi\u00f9 vigore la politica di liberalizzazione e modernizzazione dell\u2019economia e della societ\u00e0 georgiane, e a cercare di riaffermare la sovranit\u00e0 di Tbilisi sulle regioni secessioniste dell\u2019Abkhazia e dell\u2019Ossezia meridionale (di fatto repubbliche indipendenti sostenute da Mosca). Quasi paradossalmente si potrebbe guardare all\u2019attuale crisi e alle prossime elezioni parlamentari come ad un appuntamento fondamentale per consolidare il sistema democratico-parlamentare con l\u2019emergere di blocchi e forze politiche contrapposte, senza per\u00f2 mettere in discussione il processo d\u2019avvicinamento ed integrazione nelle strutture euro-atlantiche, in primis la Nato.<\/p>\n<p><b>Il ruolo dell\u2019occidente<\/b><br \/>Sono e rimangono senza dubbio gli Stati Uniti i migliori alleati della Georgia democratica: gli aiuti di Washington \u2013 sebbene non riescano a compensare il blocco economico che Mosca ha imposto alla repubblica caucasica \u2013 sono essenziali per il superamento dell\u2019attuale crisi economica (oltre la met\u00e0 della popolazione risulta sotto la soglia della povert\u00e0) e l\u2019avanzamento nelle politiche di privatizzazione e di sviluppo dell\u2019economia di mercato. Mentre Bruxelles \u2013 che investe in Georgia come Politica europea di prossimit\u00e0 nel periodo 2007-2010 oltre 120 milioni di euro \u2013 sembra non avere un\u2019effettiva strategia per un paese chiave nell\u2019approvvigionamento energetico dei prossimi anni. Sono diverse sensibilit\u00e0 che si possono ritrovare in parte nelle differenti sfumature espresse dagli <a href= \"http:\/\/www.osce.org\/odihr\/item_1_29183.html\" target= \"blank\"><b><u> osservatori internazionali sulla validit\u00e0 delle elezioni presidenziali<\/u><\/b><\/a>: dal positivo commento dell\u2019americano Alcee L. Hastings (\u201cquest\u2019elezione \u00e8 una valida espressione della scelta del popolo georgiano, ma il futuro riserva immense difficolt\u00e0\u201d) a giudizi pi\u00f9 complessi, come quello dell\u2019europarlamentare Marie Anne Isler-Beguin (\u201c\u2026 un altro passo avanti nel rafforzamento della Georgia, giovane ed ancor fragile democrazia\u201d). <\/p>\n<p>Eppure il futuro dell\u2019Europa passa anche per Tbilisi. Proprio in seguito allo scoppio della crisi georgiana del novembre scorso, Lech Walesa ha invitato gli europei ad affrontare il pericolo \u201cframmentazione\u201d (come nel caso del Belgio) ma anche a farsi carico dei paesi che si sentono parte dell\u2019Europa e sono invece tenuti ai margini dell\u2019Unione: secondo l\u2019ex presidente polacco la Georgia, come la Polonia dopo l\u201989, ha bisogno dell\u2019Europa non solo in quanto nazione e cultura da sempre europea, ma anche per vincere dopo il comunismo la scommessa della transizione e della stabilit\u00e0 democratica. Un\u2019eventuale membership europea da parte di un paese di 70 mila metri quadri (pari a Belgio ed Olanda insieme) in una regione considerata unanimemente strategica per gli equilibri internazionali, con una popolazione di poco pi\u00f9 di 4 milioni e mezzo di abitanti, prima di essere considerata un problema dovrebbe costituire un\u2019ottima possibilit\u00e0: anzi, un sincero auspicio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La domanda chiave che gli osservatori si sono posti di fronte alla crisi georgiana dell\u2019autunno 2007 era se fosse un passaggio inevitabile nella transizione del paese verso forme di democrazia liberale oppure celasse problemi ben pi\u00f9 seri. 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