{"id":70507,"date":"2018-07-31T06:44:16","date_gmt":"2018-07-31T04:44:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70507"},"modified":"2018-08-04T15:32:57","modified_gmt":"2018-08-04T13:32:57","slug":"nato-obiettivo-2-spese-capacita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/nato-obiettivo-2-spese-capacita\/","title":{"rendered":"Nato: obiettivo 2%, i rapporti tra spese e capacit\u00e0 militari"},"content":{"rendered":"<p>Nel recente <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/nato-risultati-vertice-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vertice della <strong>Nato<\/strong><\/a> uno dei temi del confronto fra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/nato-vertice-trump-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Stati Uniti<\/strong> e alleati europei<\/a> \u00e8 stato quello delle <strong>spese<\/strong> militari e, in particolare, il raggiungimento, entro il 2024, dell\u2019obiettivo del 2% del Pil concordato al <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/09\/il-salvagente-della-nato-alla-sua-missione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">vertice del Galles<\/a> del settembre 2014. Il senso di questo impegno era stato quello di omogeneizzare il <strong>costo<\/strong> della <strong>difesa<\/strong> fra gli alleati e, indirettamente, aumentare la spesa complessiva, soprattutto grazie all&#8217;aumento da parte di alcuni Paesi con il Pil maggiore, come la Germania e, in parte, l\u2019Italia (e, in misura minore, la Francia).<\/p>\n<p>Per assicurare che si traducesse in un effettivo incremento delle capacit\u00e0 militari, si era contemporaneamente fissato un secondo obiettivo, quello di spendere il 20% delle spese militari per gli equipaggiamenti. Quindi un doppio parametro, quantitativo e qualitativo, per evitare il ritorno agli \u201cotto milioni di baionette\u201d che forse possono far aumentare la spesa militare, ma di sicuro non servono a difendersi, come la storia italiana ha dimostrato.<\/p>\n<p><strong>Valutare le effettive capacit\u00e0 militari<\/strong><br \/>\nIn realt\u00e0, per\u00f2, \u00e8 l\u2019intera logica degli obiettivi finanziari che lascia a desiderare. Poteva, forse, essere efficace in passato quando il fattore tecnologico era meno rilevante e prima dell\u2019era nucleare. Oggi, in un mondo caratterizzato dal dirompente sviluppo tecnologico e dal diffondersi delle guerre ibride e asimmetriche, sembra necessario un approccio meno semplicistico che tenga conto per lo meno delle principali variabili in gioco.<\/p>\n<p>La spesa militare serve per sviluppare una capacit\u00e0 militare ed \u00e8 questa che conta nel confronto con gli altri Paesi e, in particolare, con quelli pi\u00f9 potenzialmente ostili. Questa capacit\u00e0 non \u00e8 mai stata data solo dagli aspetti quantitativi n\u00e9 in termini di uomini n\u00e9 di mezzi. E non occorre essere storici militari per comprenderlo. Durante tutta la Guerra Fredda si \u00e8 ben visto come il fattore vincente della Nato nel garantire la dissuasione non sia stato solo il deterrente nucleare, ma anche la maggiore efficienza e la superiorit\u00e0 tecnologica nei confronti del Patto di Varsavia.<\/p>\n<p>Oggi, a maggior ragione, \u00e8 proprio quest\u2019ultima la variabile pi\u00f9 importante. Lo sviluppo tecnologico su scala globale, allargatosi dal militare e aerospaziale a tutti i settori, grazie alla rivoluzione informatica e poi digitale, ha profondamente trasformato i parametri della capacit\u00e0 militare. E ancora di pi\u00f9 lo far\u00e0 la nuova &#8216;Rivoluzione industriale 4.0&#8217; attraverso la pi\u00f9 diffusa interconnessione all&#8217;interno della filiera produttiva e all&#8217;interno del mercato. A questo contribuir\u00e0 anche l\u2019ormai sistematico trasferimento tecnologico fra applicazioni militari e civili, oltre che fra il settore della difesa e quello della sicurezza.<\/p>\n<p>Il solo obiettivo del 2% rischia, quindi, di essere fuorviante. Non vi \u00e8 la minima garanzia che il suo raggiungimento garantisca un\u2019adeguata capacit\u00e0 militare. La valutazione richiederebbe, invece, la messa a punto di una metodologia pi\u00f9 complessa che consenta di confrontare le effettive capacit\u00e0 militari.<\/p>\n<p><strong>La specificit\u00e0 del settore militare<br \/>\n<\/strong>Le difficolt\u00e0 di un simile approccio non devono, per\u00f2, giustificare la semplicistica inclusione di altre spese, in particolare di quelle per la <strong>sicurezza<\/strong>, al fine di avvicinarsi all&#8217;obiettivo del 2%. A prescindere dal fatto che, se venisse fatto da tutti, si dovrebbe poi alzare l\u2019asticella, non modificherebbe di certo la posizione dei singoli Paesi nella classifica Nato. Rischierebbe, inoltre, di allontanare l\u2019obiettivo del 20% per gli investimenti, visto che nel campo della sicurezza il fattore umano \u00e8, in generale, preponderante.<\/p>\n<p>Ma, dietro questo approccio, si rischia di nascondere un rischio maggiore, quello di dimenticare e fare dimenticare la specificit\u00e0 del settore militare. Quando, in passato, era nettamente separato dal settore civile, il problema non esisteva. Oggi grazie alla permeabilit\u00e0 del mondo militare rispetto a quello civile, alle applicazioni militari e civili delle stesse tecnologie, all&#8217;approccio militare-civile nelle missioni internazionali, in altri termini all&#8217;essere diventato il settore militare un elemento essenziale del sistema-Paese, si corre il rischio di non considerarne le caratteristiche peculiari.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica l\u2019impiego delle Forze Armate nella sorveglianza ordinaria di strade e obiettivi sensibili e nel fare fronte a situazioni che non sono &#8216;eccezionali&#8217;, \u00e8 fuorviante, oltre che uno spreco di risorse. Per svolgere queste funzioni non serve un addestramento &#8216;militare&#8217;. E considerando la dimensione complessiva delle nostre forze di sicurezza, non si capisce perch\u00e9 si debba far ricorso alle Forze Armate. Quanto alle attivit\u00e0 di protezione civile, sarebbe molto meglio se fossero disponibili forze adeguatamente equipaggiate ed addestrate, limitando l\u2019intervento militare ad un contributo eccezionale e limitato nel tempo per fare fronte alle vere emergenze.<\/p>\n<p>Lo stesso vale per la cybersicurezza che \u00e8 altra cosa rispetto alla cyberdifesa. Nel campo cibernetico il confine pu\u00f2 essere definito con maggiore difficolt\u00e0 ed \u00e8 inevitabilmente pi\u00f9 ampia l\u2019area della sovrapposizione, ma esiste. Ed \u00e8 solo la parte della cyberdifesa che va considerata ai fini delle capacit\u00e0 militari. Quindi importantissima, anzi ormai essenziale, ma irrilevante sul fronte finanziario e degli investimenti.<\/p>\n<p>La specificit\u00e0 del settore militare andrebbe, invece, valorizzata e meglio tutelata per giustificare i maggiori sacrifici e rischi del personale e il costo affrontato dai cittadini per garantire una capacit\u00e0 militare che, come un\u2019assicurazione, ci si deve augurare di non dover utilizzare. Anzi, considerando il ruolo della deterrenza, deve contribuire a prevenire i conflitti, pi\u00f9 che a parteciparvi.<\/p>\n<p><strong>Trasparenza e opinione pubblica<\/strong><br \/>\nGli ultimi governi hanno fatto un\u2019operazione di trasparenza verso l\u2019opinione pubblica e i suoi rappresentanti parlamentari, calcolando la nostra spesa militare in modo pi\u00f9 corretto (18,544 miliardi di euro quest\u2019anno): includendovi le pensioni, i programmi militari finanziati dal Ministero dello Sviluppo economico e le spese per le missioni internazionali e limitandosi a considerare l\u20198% delle spese per i Carabinieri (la quota effettivamente destinata ai compiti militari). Non \u00e8 cambiato molto a livello di numeri perch\u00e9 stiamo sempre discutendo di centesimi di Pil anzich\u00e9 di decimi (ad oggi l\u20191,15%, come lo scorso anno), ma \u00e8 cambiato molto a livello di seriet\u00e0 e di volont\u00e0 di indicare l\u2019effettivo impegno a difendere il Paese. Bisogna sperare che nella foga del cambiamento, adesso non si ritorni indietro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel recente Vertice della Nato uno dei temi del confronto fra Stati Uniti e alleati europei \u00e8 stato quello delle spese militari e, in particolare, il raggiungimento, entro il 2024, dell\u2019obiettivo del 2% del Pil concordato al vertice del Galles del settembre 2014. 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