{"id":70538,"date":"2018-08-01T15:24:21","date_gmt":"2018-08-01T13:24:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70538"},"modified":"2018-08-05T12:38:38","modified_gmt":"2018-08-05T10:38:38","slug":"usa-midterm-voto-incerto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/usa-midterm-voto-incerto\/","title":{"rendered":"Usa: midterm, un voto incerto nell&#8217;esito e nell&#8217;impatto"},"content":{"rendered":"<p>Per Donald <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/bullo-ok-corral-alla-casa-bianca\/\"><strong>Trump<\/strong><\/a>, la prossima sfida si avvicina. Il 6 novembre, fra poco meno di cento giorni, negli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/usa-ryan-esce-scena\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Stati Uniti<\/strong><\/a>, si terranno infatti le elezioni di <strong>midterm<\/strong>, cio\u00e8 di met\u00e0 mandato, con cui si rinnova la totalit\u00e0 della <strong>Camera<\/strong> e un terzo del <strong>Senato<\/strong>. Un test politico di assoluta importanza. Non solo <strong>repubblicani<\/strong> e <strong>democratici<\/strong> hanno gi\u00e0 iniziato la campagna elettorale. Ma, stando a quanto riporta la testata americana <em>The Hill<\/em>, questa sfida si accingerebbe a essere una delle pi\u00f9 dispendiose di sempre.<\/p>\n<p>Pare infatti che le varie parti in lizza (tra partiti, comitati e gruppi di sostegno) abbiano predisposto spot per un valore complessivo di un miliardo di dollari. In particolare, solo per il Senato, repubblicani e democratici avrebbero gi\u00e0 speso una cifra pari a centosettanta milioni di dollari in campagne televisive. E altri duecentotrenta milioni sarebbero inoltre pronti per essere investiti nei prossimi giorni. Cifre mastodontiche, certamente, che evidenziano la centralit\u00e0 di questo scontro politico. Uno scontro dall&#8217;esito ancora abbastanza incerto.<\/p>\n<p><strong>I democratici leggermente favoriti<\/strong><br \/>\nA un primo sguardo, i democratici sembrerebbero i favoriti. Secondo <em>Real Clear Politics<\/em>, essi godono attualmente d&#8217;un vantaggio del 7% sugli avversari. Inoltre, un sondaggio condotto dal <em>Pew Research Center<\/em> lo scorso giugno ha evidenziato come il Partito dell\u2019Asinello conterebbe al momento elettori pi\u00f9 agguerriti e motivati: un fattore probabilmente determinato dall\u2019opposizione alle politiche di Trump, con l&#8217;emergere nelle primarie di candidati &#8216;liberal&#8217; e &#8216;sanderisti&#8217;, come la newyorchese Alexandria <strong>Ocasio-Cortez<\/strong>, che ha battuto nelle primarie il quotato deputato uscente Joseph Crowley.<\/p>\n<p>A tutto questo, bisogna poi aggiungere un dato storico importante: solitamente ad essere avvantaggiato nelle elezioni di met\u00e0 mandato \u00e8 il partito che non detiene la Casa Bianca. Basti ricordare che Barack Obama perse le midterm nel 2014 e \u2013 parzialmente \u2013 nel 2010. George W. Bush si ritrov\u00f2 privato del controllo di entrambe le Camere nel 2006, mentre a Bill Clinton accadde sia nel 1994 che nel 1998.<\/p>\n<p>Infine, c\u2019\u00e8 un ulteriore elemento da tener presente. Numerosi repubblicani temano ripercussioni negative a causa delle politiche commerciali protezioniste adottate da Trump contro Pechino. E questo non solo perch\u00e9, dalle parti dell\u2019Elefantino, quei dazi sono spesso visti come una violazione dell\u2019ortodossia reaganiana. Ma soprattutto perch\u00e9 quelle politiche tariffarie rischiano di avere un impatto negativo su determinate aree elettorali. la controffensiva commerciale cinese, mirata a colpire fra l&#8217;altro l\u2019import di soia, potrebbe suscitare un deciso malcontento fra gli agricoltori, che nel 2016 sono stati una fonte di voti preziosa per Trump e che adesso potrebbero voltare le spalle all\u2019intero Partito repubblicano.<\/p>\n<p><strong>Ma i repubblicani non hanno ancora perso<\/strong><br \/>\nCiononostante bisogna fare attenzione ai facili automatismi. I democratici infatti sono ben lungi dall\u2019avere la vittoria in tasca. E questo per una serie di ragioni. Innanzitutto non bisogna dimenticare che anche nel luglio del 2014 (l\u2019anno, cio\u00e8, delle precedenti elezioni di midterm) l\u2019Asinello era dato avanti di alcuni punti percentuali. Il vantaggio estivo non imped\u00ec ai democratici di perdere entrambe le Camere pochi mesi dopo.<\/p>\n<p>In secondo luogo, \u00e8 vero che i dazi di Trump possono generare malcontento, ma \u00e8 altrettanto vero che i recenti dati sul prodotto interno lordo (che ha registrato una crescita del 4,1% nel secondo trimestre 2018) potrebbero rivelarsi un\u2019autentica manna per il Partito repubblicano.<\/p>\n<p>Inoltre, non dimentichiamo la difficilissima situazione interna al Partito democratico, ancora preda di contrasti tra il centro e la sinistra, guidata dal senatore del Vermont Bernie Sanders. Le ultime primarie hanno visto una decisa avanzata di candidati legati all\u2019area pi\u00f9 radicale del partito: si pensi appunto alla Ocasio-Cortez. Non \u00e8 ancora chiaro che cosa comporter\u00e0 in termini elettorali questa ondata radicale nel Partito dell\u2019Asinello: se lo aiuter\u00e0 concretamente a rinnovarsi o se si riveler\u00e0 solo uno sterile furore settario.<\/p>\n<p>Infine, non bisogna trascurare un altro dato importante. Per quanto il partito avverso al presidente cerchi sempre (comprensibilmente) di trasformare le elezioni di met\u00e0 mandato in un referendum sulla Casa Bianca, le cose non stanno esattamente cos\u00ec. Se il voto alla Camera pu\u00f2 effettivamente, nel suo insieme, riflettere una tendenza di tipo nazionale, al Senato la situazione \u00e8 ben differente: qui il voto presenta infatti generalmente una natura di carattere locale e territoriale, che non sempre tiene in considerazione le dinamiche di Washington.<\/p>\n<p><strong>Le ripercussioni dei risultati sullo Studio Ovale<\/strong><br \/>\nQuesto poi non toglie che l\u2019esito delle elezioni di midterm abbia delle ripercussioni sullo Studio Ovale. Se i repubblicani conseguiranno un buon risultato a novembre, Trump dovrebbe riuscire a consolidare la sua leadership politica. In caso contrario, l\u2019Amministrazione potrebbe trovarsi ad affrontare non pochi grattacapi.<\/p>\n<p>In primo luogo, se i democratici conquistassero la Camera, l\u2019ipotesi di un impeachment contro il presidente sul caso Russiagate potrebbe divenire molto pi\u00f9 concreta: il processo di messa in stato d\u2019accusa del presidente \u00e8 istruito dalla Camera e votato dal Senato. Ci\u00f2 detto, va comunque notato che all\u2019interno dell\u2019Asinello non ci sono al momento opinioni concordi sull\u2019impeachment. In particolare, l\u2019establishment del partito teme che una via del genere possa rivelarsi un\u2019arma a doppio taglio. E sortire magari un effetto opposto a quello sperato (come accadde ai repubblicani con Clinton nel 1999).<\/p>\n<p>Ma le grane per Trump non arriverebbero solo dai rapporti con il partito avverso. Anche in casa potrebbe crearsi qualche problema. Se il Grand Old Party venisse sconfitto a novembre, \u00e8 probabile che alcuni big repubblicani possano scendere in campo per contendere a Trump la nomination nel 2020. Un evento non cos\u00ec diverso da quanto accaduto nel 1976: all\u2019epoca, il presidente uscente Gerald Ford fu sfidato da Ronald Reagan alle primarie repubblicane.<\/p>\n<p>Trump dovr\u00e0 quindi muoversi con accortezza. Perch\u00e9 lo snodo delle elezioni di midterm potrebbe risultare veramente decisivo per il futuro della sua presidenza e della sua leadership.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per Donald Trump, la prossima sfida si avvicina. Il 6 novembre, fra poco meno di cento giorni, negli Stati Uniti, si terranno infatti le elezioni di midterm, cio\u00e8 di met\u00e0 mandato, con cui si rinnova la totalit\u00e0 della Camera e un terzo del Senato. Un test politico di assoluta importanza. 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