{"id":70573,"date":"2018-08-06T07:40:35","date_gmt":"2018-08-06T05:40:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70573"},"modified":"2018-08-06T07:40:35","modified_gmt":"2018-08-06T05:40:35","slug":"migranti-commissione-bersaglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/migranti-commissione-bersaglio\/","title":{"rendered":"Migranti: perch\u00e9 la Commissione \u00e8 il bersaglio sbagliato"},"content":{"rendered":"<p>Stupisce la levata di scudi contro il documento di lavoro con il quale la <strong>Commissione europea<\/strong> ha messo sul tavolo alcune ipotesi operative per cominciare a dare qualche seguito concreto alle conclusioni del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/migranti-ue-vertice-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Consiglio europeo<\/strong><\/a> del 28 giugno in materia di migrazioni. Il principale se non unico aspetto di quel documento sul quale si \u00e8 concentrata l\u2019attenzione non certo benevola di alcuni ambienti politici e anche governativi del nostro Paese, e dei mezzi di informazione che fanno ad essi riferimento, \u00e8 stato quello dei 6.000 euro a persona che la Commissione si offre di dare, traendoli ovviamente dal bilancio comunitario, ai Paesi che accettino di accogliere i <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/migranti-crisi-flusso-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>migranti<\/strong><\/a>. La cifra appare invero modesta rispetto al costo complessivo che comporta l\u2019accoglienza dei migranti, ed in questo senso si presta a critiche anche aspre (s&#8217;\u00e8 parlato sdegnosamente di \u201celemosina\u201d), ma le proposte prospettate dalla Commissione vanno viste e valutate nel loro insieme.<\/p>\n<p><strong>Il Vertice europeo \u00e8 il punto di partenza<\/strong><br \/>\nAndiamo con ordine. Il punto di partenza non pu\u00f2 che essere il Consiglio europeo del 28 giugno. Il risultato pi\u00f9 evidente di quella riunione, al netto delle affermazioni pi\u00f9 o meno di rito sulla necessit\u00e0 di un approccio globale al problema delle migrazioni e sulla solidariet\u00e0 per l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/migranti-italia-ue-agenda\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a> e \u201cper gli altri Stati Membri in prima linea\u201d, \u00e8 stato l\u2019accantonamento definitivo di ogni speranza di meccanismi obbligatori di ripartizione dei migranti. Tutta la questione della condivisione del peso dell\u2019accoglienza \u00e8 stata ricondotta a un esercizio puramente volontario, al quale sappiamo fin d\u2019ora che solo pochi Paesi sono disposti a partecipare e che comunque \u00e8 totalmente respinto da quelli del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/visegrad-nucleo-duro-europa-contro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Gruppo di Visegrad<\/strong> <\/a>(Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria) e da quelli dell\u2019Europa centrale sempre pi\u00f9 attratti nella loro orbita, a cominciare dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/ue-presidenza-austria-kurz\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Austria<\/strong><\/a> che ha appena assunto il suo turno di presidenza del Consiglio dei Ministri dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Pochi giorni prima del Consiglio europeo, inoltre, i ministri dell\u2019Interno avevano chiuso, a loro livello, il discorso su una possibile modifica del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/dublino-riforma-necessaria-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Regolamento di Dublino<\/strong><\/a> per inserire qualche elemento di flessibilit\u00e0 nel rigido principio secondo il quale la responsabilit\u00e0 dei richiedenti asilo incombe esclusivamente sul Paese di primo arrivo.<\/p>\n<p><strong>La riforma del Regolamento di Dublino impantanata<\/strong><br \/>\nCerto, la proposta di compromesso che al riguardo aveva elaborato la presidenza di turno bulgara era molto al di sotto delle aspettative dei \u201cPaesi di prima linea\u201d, e in particolare dell\u2019Italia. In sostanza, la proposta bulgara, partendo dal concetto di \u201cquota sostenibile\u201d di migranti per ciascun Paese, definita in base ad una ponderazione della popolazione e del prodotto interno lordo, prevedeva una prima fase di ricollocamento volontario tra il 120 e il 140% di tale quota, con un sostanzioso sostegno finanziario per lo Stato in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>A partire dal 140% il Consiglio sarebbe stato chiamato a decidere su misure obbligatorie di ricollocamento che, nel caso esso scegliesse di \u201cdecidere di non decidere\u201d, sarebbero scattate comunque al raggiungimento del 160%, a meno di una decisione contraria, questa volta a maggioranza qualificata (il cosiddetto <em>reversed qualified majority vote<\/em>). In questo modo, non solo l\u2019asticella dell\u2019obbligatoriet\u00e0 sarebbe stata piazzata a un livello molto pi\u00f9 alto di quello originarieramente proposto dalla Commissione, ma sarebbe aumentata anche la possibilit\u00e0 che decisioni contrarie del Consiglio impedissero all\u2019intero meccanismo di entrare in funzione.<\/p>\n<p>Non stupisce, quindi, che tutto il fronte dei Paesi mediterranei fosse contrario. Solo il Consiglio europeo avrebbe potuto riaprire il dossier spingendo per soluzioni pi\u00f9 equilibrate, ma l\u2019opposizione del Gruppo di Visegrad &#8211; in questo interpretando forse i desideri nemmeno troppo riposti anche di altri Stati membri &#8211; deve averne convinto i membri che si sarebbe trattato di un esercizio inutile che avrebbe fatto drammaticamente emergere l\u2019assoluta inconciliabilit\u00e0 delle posizioni.<\/p>\n<p>Ci si \u00e8 cos\u00ec dovuti accontentare di una volontariet\u00e0 nella ripartizione dell\u2019onere dell\u2019accoglienza destinata ad avere scarsissime applicazioni, mentre il discorso sulla riforma di Dublino \u00e8 stato rinviato al Consiglio europeo di ottobre, condizionandolo, per\u00f2, con una torsione delle procedure legislative dell\u2019Unione di cui appare difficile valutare la portata giuridica, ma che \u00e8 certamente significativa del clima e della volont\u00e0 politica imperante tra gli Stati membri, a una unanimit\u00e0 che, date le premesse, appare praticamente impossibile da raggiungere.<\/p>\n<p><strong>I margini di manovra ridotti della Commissione<\/strong><br \/>\nIn queste condizioni, cosa altro poteva fare la Commissione se non cercare di costruire su quello che il Consiglio europeo le aveva consegnato? I capi di Stato e di Governo avevano ipotizzato la creazione di \u201ccentri sorvegliati\u201d nei Paesi che accettassero di istituirli, dove distinguere i migranti irregolari da rispedire indietro (se possibile, e non si tratta di un \u201cse\u201d di scarso peso) da quelli in diritto di protezione internazionale. La Commissione ha proposto di prenderne a carico i costi di funzionamento e di mettere a disposizione squadre di personale di supporto per lo svolgimento delle pratiche di identificazione e valutazione delle situazioni singole e per l\u2019organizzazione logistica degli sbarchi e degli eventuali rimpatri. L\u2019errore tattico della Commissione \u00e8 stato forse quello di quantificare, in questo quadro, solo il contributo per migrante (i famosi 6.000 euro) sul quale hanno finito per accentrarsi l\u2019attenzione e le polemiche.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, nelle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno vi \u00e8 un \u201cnon detto\u201d che ne condiziona la reale portata. Anche se la lettera delle conclusioni autorizza a distinguere fra il salvataggio dei migranti ed il loro <strong>trasferimento <\/strong>in \u201ccentri sorvegliati\u201d istituiti negli Stati membri, \u00e8 evidente la tendenza di molti a ritenere che essi non potrebbero che essere istituiti nei Paesi di sbarco o di primo arrivo (e si ricorder\u00e0 che a caldo il presidente francese Emmanuel Macron obiett\u00f2 che la Francia non \u00e8 n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro). Tutto l\u2019esercizio \u00e8 quindi molto aleatorio.<\/p>\n<p>Altrettanto aleatoria appare l\u2019altra parte della strategia delineata nelle conclusioni del Consiglio europeo, e cio\u00e8 l\u2019individuazione nei Paesi terzi che ne accettassero l\u2019istituzione, e in cooperazione con l\u2019UnHcr e l\u2019Oim, di \u201cpiattaforme regionali di sbarco\u201d nelle quali sbarcare i migranti soccorsi nelle acque dei Paesi terzi coinvolti. Qui, a parte il fatto che al momento nessun Paese della sponda sud del Mediterraneo sembra disponibile ad ospitare strutture del genere, c\u2019\u00e8 anche il problema della collocazione successiva dei migranti di cui fosse stato accertato il diritto alla protezione internazionale, che difficilmente potrebbe essere fatta altrimenti che su base volontaria. E si torna cos\u00ec al punto di partenza.<\/p>\n<p><strong>Sbagliare bersaglio<\/strong><br \/>\nIn queste condizioni, prendersela con la Commissione significa sbagliare bersaglio. La chiave per un approccio veramente solidale al problema delle migrazioni resta saldamente nella mani dei capi di Stato o di Governo e le pulsioni nazionaliste che sempre pi\u00f9 si esprimono nel Consiglio europeo non lasciano sperare che quella chiave essi vogliano utilizzarla.<\/p>\n<p>Intanto la pressione migratoria si sposta verso la Spagna, a conferma del fatto che le migrazioni sono un fenomeno complesso, nel quale la dimensione securitaria e di contrasto ai traffici di esseri umani \u00e8 solo una componente. Il controllo delle frontiere marittime dell\u2019Unione non si fa sul Mediterraneo, dove il soccorso ai naufraghi \u00e8 comunque un dovere, ma a terra, nei Paesi di origine dei flussi e in quelli di transito. A scorrere la tabella dei contributi nazionali al Trust Fund per l\u2019Africa non sembra che la consapevolezza della necessit\u00e0 di impegnarsi nell\u2019assistenza ai Paesi africani per accrescerne lo sviluppo e creare cos\u00ec le condizioni perch\u00e9 gli africani <em>restino a casa loro <\/em>sia sufficientemente diffusa in molti Paesi membri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stupisce la levata di scudi contro il documento di lavoro con il quale la Commissione europea ha messo sul tavolo alcune ipotesi operative per cominciare a dare qualche seguito concreto alle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno in materia di migrazioni. 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