{"id":70609,"date":"2018-08-09T00:16:59","date_gmt":"2018-08-08T22:16:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70609"},"modified":"2018-08-11T10:12:07","modified_gmt":"2018-08-11T08:12:07","slug":"iraq-proteste-bassora-sud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/iraq-proteste-bassora-sud\/","title":{"rendered":"Iraq: l&#8217;estate riaccende le proteste a Bassora"},"content":{"rendered":"<p>Nelle province meridionali dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/iraq-sconfitto-lisis-rischi-restano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Iraq<\/strong><\/a>, un mese fa, l&#8217;8 luglio, sono scoppiate proteste che si sono protratte nelle settimane a seguire causando una decina di morti e un centinaio di feriti tra i manifestanti. Non \u00e8 la prima volta che la rabbia popolare esplode in quest&#8217;area, quando le temperature salgono a toccare i 50 gradi e le carenze nei servizi diventano insopportabili. Citt\u00e0 come <strong>Bassora<\/strong> sono l&#8217;incarnazione del paradosso dell&#8217;abbondanza: da qui proviene il 70% della produzione nazionale di petrolio e, nonostante ci\u00f2, povert\u00e0 e disoccupazione proliferano e il degrado del tessuto urbano \u00e8 visibile nelle baraccopoli che inglobano le periferie. Il governo dal canto suo rimane assente.<\/p>\n<p><strong>La natura e la dinamica delle proteste<\/strong><br \/>\nNel giro di pochi giorni le manifestazioni si sono diffuse da Bassora a Najaf, Kerbala, Nasiriyah e Amarah e, in misura decisamente minore, Baghdad. La causa scatenante \u00e8 stata l&#8217;assenza di elettricit\u00e0 provocata dai tagli operati dall&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/iraq-le-ambizioni-sulla-pipeline-bassora-aqaba\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Iran<\/strong><\/a>, che integra l&#8217; insufficiente produzione energetica irachena. Non \u00e8 chiaro se Teheran abbia agito per una sua penuria interna di elettricit\u00e0 o abbia reagito al mancato pagamento da parte di Baghdad di circa un miliardo di dollari. Le sanzioni americane hanno reso peraltro pi\u00f9 complicato far pervenire i pagamenti dovuti alla Repubblica islamica.<\/p>\n<p>A questo disagio si sono sommate altre problematiche che tengono l&#8217;area al di sotto del suo potenziale di sviluppo: ad esempio, mancano scuole e ospedali e molti giovani sono disoccupati e costretti ad emigrare in altre zone del Paese. Le multinazionali del petrolio impiegano uno scarso 4% della popolazione locale e preferiscono delocalizzare molte delle loro attivit\u00e0. Ci\u00f2 che riceve la gente del posto dai giacimenti di petrolio presenti sul territorio \u00e8 solo inquinamento.<\/p>\n<p>Lo smaltimento dei rifiuti \u00e8 inefficiente quanto la fornitura discontinua di acqua potabile in tutti i quartieri. L&#8217;assenza di impianti di desalinizzazione \u00e8 tra le cause della recente mor\u00eca dei bufali d&#8217;acqua, uno dei principali capi d&#8217;allevamento nella regione, e dell&#8217;incedere della desertificazione che riduce i campi coltivabili.<\/p>\n<p><strong>Un&#8217;eredit\u00e0 di abbandono e marginalizzazione<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 la prima volta che Bassora si ritrova ad essere l&#8217;epicentro di moti di malcontento popolare. In passato, la citt\u00e0 \u00e8 stata un dinamico centro intellettuale, un vivace melting pot di culture diverse, la &#8216;Venezia dell&#8217;Iraq&#8217; con i suoi palazzi bianchi dalle balconate affacciate sui canali che innervano la citt\u00e0. Oggi non rimane molto di quei giorni gloriosi, solo le cicatrici di anni di marginalizzazione.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 infatti era stata duramente colpita durante la guerra Iran &#8211; Iraq e Saddam Hussein si era rifiutato di investire fondi nella sua ricostruzione per ritorsione dopo l&#8217;insurrezione della popolazione sciita locale, lasciata poi in bal\u00eca delle sanzioni che per un decennio hanno colpito l&#8217;Iraq. Quando nel 2003 il regime \u00e8 caduto e si \u00e8 formato un governo sciita, si sperava fosse finalmente arrivato il momento per il Sud di uscire dallo stato di abbandono in cui versava.<\/p>\n<p>Cos\u00ec non \u00e8 stato: corruzione e cattiva gestione non hanno fatto che peggiorare le condizioni di vita nell&#8217;area, spingendo la popolazione in piazza gi\u00e0 nel 2015. Ieri come oggi le proteste, scoppiate nel cuore dell&#8217;Iraq sciita, eludono la narrativa settaria che ha caratterizzato l&#8217;Iraq post-Saddam e chiamano piuttosto in causa l&#8217;inefficienza della muhassasa, il sistema di quote su base religiosa ed etnica stabilito dopo il 2003. La verit\u00e0 infatti \u00e8 che il malfunzionamento di servizi e infrastrutture, corruzione e nepotismo sono una piaga per la maggior parte del Paese, tranne che per una piccola elite che continua a prosperare nel caos.<\/p>\n<p><strong>Da parte del governo, mancano risposte concrete<\/strong><br \/>\nLe autorit\u00e0 hanno finora risposto cercando sia di svuotare sia di sopprimere le proteste. Da un lato, sono state inviate truppe anti sommossa e l&#8217;accesso a internet \u00e8 stato interrotto per circa 24 ore il 14 luglio. Dall&#8217;altro, Haider <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/12\/iraq-rischio-naufragio-la-riconciliazione-nazionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>al-Abadi<\/strong><\/a>, il premier in carica, si \u00e8 recato a Bassora e ha incontrato i capi tribali, ha promesso l&#8217;allocazione di circa tre miliardi di dollari alla provincia e la creazione di 10.000 posti di lavoro nel settore petrolifero e il 29 luglio ha sospeso dalle sue funzioni il Ministro dell&#8217;Elettricit\u00e0.<\/p>\n<p>Le promesse fatte dal premier non sono per\u00f2 riuscite a calmare le strade: dopo anni di impegni non rispettati, la classe politica ha perso credibilit\u00e0. Inoltre manca un piano di decentralizzazione chiaro: da Bassora si sono levate nuovamente le voci di quanti chiedono una maggiore autonomia sul modello della regione curda. Pur volendo dare credito alle promesse fatte, non c&#8217;\u00e8 al momento chi possa mantenerle: il mandato del governo \u00e8 scaduto il 30 giugno e i vincitori delle elezioni ancora non sono riusciti a trovare un accordo di coalizione. Il processo \u00e8 stato rallentato anche dal riconteggio delle schede elettorali ordinato dalla Corte Suprema per presunti brogli elettorali.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, la mancanza di risposte concrete alle rivendicazioni popolari di questi giorni potrebbe mettere in pericolo sia la riconferma di Al-Abadi a capo del governo, sia la posizione di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/iraq-moqtada-vittoria-a-sorpresa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Moqtada al-Sadr<\/strong> <\/a>che aveva dato voce in campagna elettorale alle classi pi\u00f9 marginalizzate, dicendo di volersi impegnare tra le altre cose proprio a risolvere l&#8217;annoso problema dei blackout. Si prospetta un&#8217;estate calda per l&#8217;Iraq del Sud.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle province meridionali dell&#8217;Iraq, un mese fa, l&#8217;8 luglio, sono scoppiate proteste che si sono protratte nelle settimane a seguire causando una decina di morti e un centinaio di feriti tra i manifestanti. 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