{"id":70667,"date":"2018-08-16T22:26:51","date_gmt":"2018-08-16T20:26:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70667"},"modified":"2018-08-26T11:36:42","modified_gmt":"2018-08-26T09:36:42","slug":"turchia-stato-emergenza-diritti-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/turchia-stato-emergenza-diritti-umani\/","title":{"rendered":"Turchia: fine stato emergenza e situazione diritti umani"},"content":{"rendered":"<p>Il 18 luglio ha avuto termine lo stato d\u2019emergenza instaurato in <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/turchia-elezioni-erdogan-akp\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Turchia<\/a><\/strong> due anni fa, all\u2019indomani del tentativo di colpo di stato organizzato da frange ribelli dell\u2019esercito e delle forze di sicurezza. In virt\u00f9 delle misure emergenziali introdotte, negli ultimi 24 mesi le autorit\u00e0 hanno proceduto all\u2019arresto di oltre 80.000 individui sospettati di contiguit\u00e0 con gli autori del golpe. Molti degli arrestati sono stati trattenuti per mesi in custodia cautelare, in attesa di essere sottoposti a processo. Pi\u00f9 di 170.000 funzionari pubblici sono stati licenziati, centinaia di testate giornalistiche e televisive sono state chiuse, le libert\u00e0 di espressione, associazione e assemblea hanno subito limitazioni eccezionali e le corti ordinarie hanno visto ridotte le proprie prerogative.<\/p>\n<p>L\u2019annuncio della fine dello stato d&#8217;emergenza \u00e8 arrivato poche settimane dopo la vittoria del presidente Recep Tayyip <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/turchia-erdogan-non-vittoria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Erdogan<\/strong><\/a> nelle elezioni generali del 24 giugno. Queste sono state indette dopo la consultazione referendaria dell\u2019aprile 2017, che ha posto le basi per un cambiamento della forma di governo, che verr\u00e0 trasformata da parlamentare in presidenziale. Il nuovo assetto istituzionale conferir\u00e0 ampi poteri al presidente della Repubblica, eliminando molti dei controlli che il Parlamento e la magistratura hanno fin qui esercitato sul suo operato. Il timore di alcuni commentatori \u00e8 che le riforme costituzionali generino una situazione che render\u00e0 pi\u00f9 difficoltosa l\u2019azione delle opposizioni e rappresenter\u00e0 un ostacolo al pieno rispetto dei <strong>diritti umani<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Lo stato d\u2019emergenza e il possibile ristoro per possibili violazioni dei diritti umani<br \/>\n<\/strong>Il sistema giudiziario turco \u00e8 in effetti gi\u00e0 da tempo esposto a critiche severe che denunciano la mancanza di indipendenza e imparzialit\u00e0 dei tribunali nazionali. La situazione \u00e8 resa ulteriormente complicata da alcuni dei decreti emergenziali adottati, che hanno minato dei principi cardine del diritto all\u2019equo processo, quali la confidenzialit\u00e0 dei rapporti fra imputato e avvocato, o l\u2019uguaglianza fra le parti nell\u2019accesso alle prove a carico. Non stupisce, pertanto, che gli individui colpiti dalle misure repressive del governo abbiano presentato le proprie doglianze alla Corte europea dei diritti umani (Cedu), incaricata di monitorare l\u2019applicazione dei diritti sanciti nella Convenzione europea per i diritti umani.<\/p>\n<p>Nel corso degli ultimi 24 mesi, la Cedu ha ricevuto quasi 35.000 ricorsi contro la Turchia, la grande maggioranza dei quali \u00e8 stata tuttavia respinta in fase di ammissibilit\u00e0, avendo la Corte ritenuto che l\u2019ordinamento turco offrisse ancora dei rimedi giurisdizionali accessibili e, in teoria, efficaci per porre rimedio alle presunte violazioni della Convenione europea. Come noto, l\u2019esaurimento di tali rimedi rappresenta condizione necessaria per poter adire la Cedu. Considerati i pesanti condizionamenti cui la magistratura turca \u00e8 sottoposta, non \u00e8 improbabile che nei mesi a venire i mezzi di ricorso disponibili a livello nazionale vengano considerati non \u201cefficaci\u201d dalla Corte europea, che sar\u00e0 quindi chiamata a valutare nel merito molti dei ricorsi che ha in prima battuta dichiarato inammissibili.<\/p>\n<p><strong>Le pronunce della Corte europea dei diritti umani<\/strong><em><br \/>\n<\/em>Peraltro, pochi mesi fa la Cedu ha gi\u00e0 avuto modo di esprimersi sulla legittimit\u00e0 delle misure straordinarie introdotte dall\u2019Esecutivo turco. Come ricordato su <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/erdoan-alla-prova-dei-diritti-umani\/\">questa rivista<\/a>, la Convenzione europea conferisce agli Stati parte la facolt\u00e0 di sospendere temporaneamente l\u2019applicazione di alcuni diritti \u201cin caso di guerra o in caso di altro pericolo pubblico che minacci la vita della nazione\u201d, e di prendere i provvedimenti necessari per fare fronte all\u2019emergenza. In <a href=\"http:\/\/www.sidiblog.org\/2018\/06\/28\/stato-demergenza-in-turchia-prime-risposte-dalla-corte-europea-dei-diritti-umani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">due sentenze<\/a> licenziate alla fine del mese di marzo, i giudici di Strasburgo hanno accertato che la situazione esistente in Turchia nel periodo successivo al colpo di stato del luglio 2016 costituisse un pericolo pubblico eccezionale, a fronte del quale risultava lecito derogare alla Convenzione.<\/p>\n<p>Tuttavia, la stessa Convenzione impone che le misure eccezionali introdotte non eccedano quanto \u201cstrettamente richiesto dalla situazione\u201d. Nei casi in questione, i ricorrenti erano due giornalisti, arrestati nelle settimane successive al tentato golpe e posti in stato di custodia cautelare perch\u00e9 sospettati di essere collusi con gli insorti. Le accuse mosse nei loro confronti si basavano esclusivamente sui contenuti di alcuni loro articoli, in cui manifestavano opinioni critiche verso il governo turco, e su labili prove indiziarie. La Cedu ha affermato che \u2013 anche in presenza di un\u2019emergenza pubblica \u2013 il diritto alla libert\u00e0 personale mantiene un\u2019importanza centrale nell\u2019ambito di una societ\u00e0 democratica. Esso perderebbe ogni significato se si ammettesse il ricorso alla custodia cautelare in assenza di fondati sospetti che sia stato commesso un crimine. Avendo le autorit\u00e0 turche mancato di produrre indizi concreti a carico degli accusati, la Corte europea ha stabilito che la loro incarcerazione non potesse definirsi come un provvedimento \u201cstrettamente necessario\u201d. Le sentenze condannano inoltre la Turchia per avere violato la libert\u00e0 di espressione dei ricorrenti, andando a ledere uno dei diritti su cui si fonda il pluralismo politico nel Paese.<\/p>\n<p><strong>Il periodo post-emergenza: quali prospettive per i diritti umani?<\/strong><br \/>\nLa fine dello stato d\u2019emergenza era gi\u00e0 stata annunciata dai candidati alle elezioni politiche durante la campagna elettorale. Si tratta, in effetti, di un atto quasi dovuto, sollecitato da esperti internazionali delle Nazioni Unite, dall\u2019Unione europea e dall\u2019Assemblea parlamentare del Consiglio d\u2019Europa, organizzazione sotto la cui egida opera la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Tuttavia, pochi giorni prima dell\u2019uscita dal regime emergenziale il governo ha disposto il licenziamento di altri 18.000 dipendenti pubblici, considerati una \u201cminaccia alla sicurezza dello Stato\u201d. Molti dei provvedimenti emergenziali sono stati incorporati nella legislazione ordinaria, e rimarranno dunque a disposizione delle autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel frattempo, Erdogan ha rinfocolato il conflitto con la minoranza curda, suscitando un\u2019ondata di spirito nazionalistico di cui il suo partito ha beneficiato ai fini elettorali. N\u00e9 sembrano poter incidere sulla situazione del rispetto dei diritti individuali le prese di posizione dei Paesi Ue, considerato il generale raffreddamento dei rapporti fra la Turchia e l\u2019Unione, e l\u2019interesse di quest\u2019ultima a non contrariare il governo turco, alleato indispensabile nel tentativo di frenare i flussi migratori verso l\u2019occidente. Pertanto, la situazione politica interna e internazionale non sembra per ora favorire il pronto e pieno ripristino dello stato di diritto e del rispetto delle libert\u00e0 fondamentali.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 George Panagakis\/Pacific Press via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 18 luglio ha avuto termine lo stato d\u2019emergenza instaurato in Turchia due anni fa, all\u2019indomani del tentativo di colpo di stato organizzato da frange ribelli dell\u2019esercito e delle forze di sicurezza. 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