{"id":70676,"date":"2018-08-17T22:24:38","date_gmt":"2018-08-17T20:24:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70676"},"modified":"2018-10-22T16:03:28","modified_gmt":"2018-10-22T14:03:28","slug":"africa-continente-inevitabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/africa-continente-inevitabile\/","title":{"rendered":"Africa: il Continente sempre pi\u00f9 inevitabile"},"content":{"rendered":"<p>Il professore di relazioni internazionali Colin S. Gray parlava alcuni anni or sono di \u201c<em>inescapable geography<\/em>\u201d, intendendo con questa espressione una ineludibilit\u00e0 certamente fisica e oggettiva, ma anche percettivo-simbolica. Questo perch\u00e9 \u201c<em>Geography can speak also to mind and immagination\u201d. <\/em>Si pensi, rapportando questo assunto all\u2019 <strong>Africa<\/strong> del 2018, alla dialettica &#8211; geopolitica e mentale &#8211; tra &#8216;lago&#8217; Mediterraneo e nuovo &#8216;mare&#8217; sahariano, ove una progressiva desertificazione amplifica le criticit\u00e0 sociopolitiche reali.<\/p>\n<p>L\u2019 Africa, di fatto, appare sempre di pi\u00f9 un Continente \u201cinevitabile\u201d. Non \u00e8 un caso che l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/africa-italia-classifiche-investimenti\/\"><strong>Italia<\/strong><\/a>, negli anni pi\u00f9 recenti, ha reso pi\u00f9 fitta la sua attivit\u00e0 di incontri e visite bilaterali \/ multilaterali ad alto livello in questa area del mondo. Oltre ad aver deciso di aprire (o riaprire) rappresentanze diplomatiche in Paesi quali Guinea, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/niger-missione-italiana-corso\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Niger<\/a> e Burkina Faso e di inviare un rappresentante permanente presso l\u2019Unione africana. Paesi in forte proiezione internazionale, come la Turchia, hanno addirittura quasi quadruplicato il numero delle ambasciate nel Continente, passando dalle 12 sedi esistenti nel 2009 a 44 sedi nel 2018 <a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Narrazioni africane<br \/>\n<\/strong>I 55 Paesi dell\u2019Unione africana appaiono tuttavia possedere tratti di disomogeneit\u00e0 alquanto marcati tra di loro. Si pensi, solo per fare un esempio limitato ad un\u2019area circoscritta con l\u2019<em>East-Africa<\/em>, alle differenze strutturali tra due Paesi confinanti come Kenya e Tanzania. Quest\u2019ultima \u00e8 stata attraversata per venti anni da un inedito esperimento di socialismo africano: il sistema dell\u2019<em>Ujamaa<\/em> di Julius <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/africa-mugabe-padre-patria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Nyerere<\/a>, presidente della Tanzania dal 1964 al 1985, nonch\u00e9 primo tanzaniano a frequentare l\u2019Universit\u00e0 di Edimburgo nel 1949 (alla cui memoria \u00e8 stata istituita una <em>scholarship<\/em> nel 2009).<\/p>\n<p>In questo contesto, rimane di centrale importanza la narrativa adottata nel visualizzare il Continente africano. Ad una certa schizofren\u00eca di descrizioni globali presente in alcuni media anglosassoni &#8211; che alternano in tempo ravvicinatissimo visioni apocalittiche ad altre iper-ottimistiche -, bisognerebbe contrappore un sano razionalismo localizzato e differenziato, giacch\u00e9 quando si parla di Africa non siamo di fronte ad un monolite geopolitico ma una realt\u00e0 multi-sfaccettata. Occorre dunque lavorare per contesti e sotto-contesti, non per modelli generali. Parafrasando le parole del fisico teorico Roger Penrose, appare altres\u00ec utile abbandonare approcci e abiti mentali basati su \u201c<em>moda, fede e fantasia<\/em>\u201d nelle descrizioni geopolitiche correnti, oltre che nella nuova fisica dell\u2019universo<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Popoli senza Stati, Stati a sovranit\u00e0 variabile<br \/>\n<\/strong>Questo \u00e8 tanto pi\u00f9 vero se si guarda con attenzione al livello sub-statuale in Africa: si pensi al gruppo etnico <em>Fulani<\/em>, presente in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/sahel-niger-mali-guerra-santa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Sahel<\/strong><\/a> e nell&#8217; Africa occidentale e disperso su 15 Paesi diversi, ben al di l\u00e0 delle geometriche linee di confine esistenti tra Paesi quali Nigeria, Sierra Leone, Mali e Niger. Paesi sempre pi\u00f9 al centro dell\u2019attenzione internazionale ed europea, tanto che alcuni ricercatori si sono spinti a parlare di Sahel quale \u201cnuovo confine europeo\u201d, abbassando e incurvando sempre di pi\u00f9 quell\u2019 arco di crisi menzionato anche dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta in un suo recente intervento pubblico.<\/p>\n<p>Parallelamente, si \u00e8 assistito negli anni pi\u00f9 recenti anche alla nascita (ed in alcuni casi subitanea morte) di nuove realt\u00e0 per frammentazione. Si pensi ai casi degli Stati del <em>Maakhir<\/em> e <em>Northland<\/em> nel Corno d\u2019Africa somalo: stati autoproclamati rispettivamente nel 2007 e nel 2008 ed incorporati subito dopo nel <em>Puntland<\/em>, regione somala dotata di ampia autonomia. O al <em>Somaliland<\/em>, auto-dichiaratosi indipendente dal 1991 e dotatosi di una propria moneta sin dal 1994.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<br \/>\n<\/strong>Tra i molti paradossi del Continente africano e della sua inevitabilit\u00e0, se ne possono distinguere alcuni di tipo sostanziale-materiale (essere un macro-realt\u00e0 importatrice netta di cibo, pur avendo una popolazione che viene stimata essere composta per oltre il 60% da agricoltori), altri di tipo spirituale (dialettica tra popolazioni aderenti al &#8216;sufismo&#8217; e correlato amore verso il soprannaturale e realt\u00e0 rigidamente &#8216;shariatiche&#8217;, ove appare prevalere di converso un sentimento di timore verso il trascendente).<\/p>\n<p>In tutto ci\u00f2 appare essenziale avere un corretto approccio interculturale, che distingua in modo sottile linee percettive e passi evolutivi esperibili nelle interazioni locali. Cosa dunque aspettarsi per il futuro? Gli scenari possibili appaiono molteplici, secondo gli archi temporali che si vogliono considerare.<\/p>\n<p>Nel breve-medio termine, di qui al 2020, \u00e8 verosimile affermare che le polarizzazioni potranno ampliarsi o anche ridursi, ma secondo perimetri di azione tutto sommato ancora immaginabili. Al 2060-2070, i correnti strumenti di valutazione potrebbero essere forse inadeguati per visualizzare l\u2019Africa che osserveranno le generazioni a venire.<\/p>\n<p>J.F. Kennedy e McNamara avrebbero forse potuto prefigurare Xi Jinping e una Repubblica popolare cinese in proiezione globale, guardando alla Cina dall\u2019angolo prospettico del 1960? Gli specchietti retrovisori delle vetture <em>Ford Falcon<\/em> &#8211; diffuse al tempo sulle strade statunitensi &#8211; non avrebbero potuto offrire sufficiente visibilit\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <em>Erdogan mette le mani sull\u2019Africa e sfida X<\/em>i, La Stampa, 19\/6\/2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> R. Penrose, <em>Numeri, teoremi e minotauri<\/em>, Rizzoli, 2017.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il professore di relazioni internazionali Colin S. Gray parlava alcuni anni or sono di \u201cinescapable geography\u201d, intendendo con questa espressione una ineludibilit\u00e0 certamente fisica e oggettiva, ma anche percettivo-simbolica. Questo perch\u00e9 \u201cGeography can speak also to mind and immagination\u201d. 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