{"id":70687,"date":"2018-08-19T06:19:16","date_gmt":"2018-08-19T04:19:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70687"},"modified":"2018-08-23T23:24:40","modified_gmt":"2018-08-23T21:24:40","slug":"rifugiati-giovani-laurearsi-differenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/rifugiati-giovani-laurearsi-differenza\/","title":{"rendered":"Rifugiati: giovani, laurearsi deve fare la differenza"},"content":{"rendered":"<p>Laurearsi fa la differenza. Chi ha modo di ascoltare le testimonianze dei <strong>giovani<\/strong> siriani, <strong>rifugiati<\/strong> in Europa per proseguire gli studi, viene colpito dall\u2019ottimismo che non hanno i coetanei italiani, sui quali pesa il dato emerso dal Rapporto 2018 di Almalaurea: lo stipendio di un neo-ingegnere italiano \u00e8 circa 1.600 euro, contro i 2.700-2.900 che guadagnerebbe all\u2019estero.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>Italia<\/strong>, fanalino di coda in Europa per numero di <strong>laureati<\/strong>, non valorizza quelli che ha. Ma la mancanza di motivazione da parte di tanti giovani non \u00e8 dovuta solo alle difficolt\u00e0 occupazionali (sempre in base agli ultimi dati, la maggioranza di laureati non svolge una professione corrispondente al curriculum scolastico-universitario) e alla retribuzione, ma anche a un contesto alienante che spegne, anzich\u00e9 accendere, quella carica di sogni e speranze che sono di per s\u00e9 tipiche dall\u2019et\u00e0 giovanile.<\/p>\n<p><strong>Le differenze di motivazione<\/strong><br \/>\nHelena Barroco, responsabile della Global Platform for Syrian Students oltre che consigliera della presidenza portoghese, relazionando alla conferenza internazionale che si \u00e8 tenuta a Torino sul progetto europeo <strong>Eucrite<\/strong> (European Centre for Refugees in Higher Education) , parlando degli studenti siriani ha osservato: \u201cSono studenti di robotica, ingegneri elettronici, biologi, medici \u2026 e vogliono dare il loro contributo alla societ\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Fa la differenza la voglia di dare il proprio contributo attraverso l\u2019acquisizione di competenze, di capacit\u00e0, di un sapere da mettere a disposizione della collettivit\u00e0. La Barroco ha citato Nelson <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/africa-mugabe-padre-patria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Mandela<\/strong><\/a>: \u201cL&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/g7-istruzione-grandi-scuola\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>istruzione<\/strong><\/a> \u00e8 il grande motore dello sviluppo personale. \u00c8 grazie all&#8217;istruzione che la figlia di un contadino pu\u00f2 diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione\u201d.<\/p>\n<p>Tutto questo presuppone possibilit\u00e0 di mobilit\u00e0 sociale, desiderio di crescere, di innovarsi. Il giovane siriano, scappato dalle bombe, crede ancora che lo studio possa aprirgli un futuro migliore e che possa rientrare nel suo Paese pacificato arricchendolo. il giovane italiano no. Una spiegazione in sintesi \u00e8 stata data da Gianmaria Ajani, il rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Torino, dove Gaetano Manfredi, rettore dell\u2019Universit\u00e0 Federico II di Napoli e presidente della Crui e Ivano Dionigi, presidente di Almalaurea, hanno presentato l\u2019ultimo dossier sui laureati italiani: \u201cL\u2019opinione pubblica italiana pensa che ci siano fin troppi laureati. E poi perch\u00e9 laurearsi quando gli imprenditori preferiscono i diplomati o il figlio dell\u2019amico?\u201d.<\/p>\n<p><strong>Frustrazione e determinazione<\/strong><br \/>\nUn Paese i cui governanti e i cui imprenditori non investono sulla formazione non potr\u00e0 che frustrare i suoi giovani. Stride accostare questo scenario a quello dei giovani sfollati che, se pur a fatica, raggiungono le scuole e le universit\u00e0 d\u2019Europa. La Barroco ha osservato che nei 35 Paesi del mondo oggi in guerra il 51% della popolazione ha meno di 18 anni.<\/p>\n<p>La task force di Eucrite lancia un appello per rimuovere gli ostacoli che impediscono ai giovani costretti a fuggire dai loro Paesi, di proseguire la formazione universitaria. Di Eucrite, il cui termine \u00e8 previsto per l\u2019ottobre 2019, fanno parte, oltre al Politecnico di Torino, Aalto University in Finlandia, Grenoble Institute of Technology in Francia, Katholieke Universiteit Leven in Belgio e le University of Technology di Darmstradt in Germania e di Graz in Austria.<\/p>\n<p><strong>Che cosa fa e con chi lavora Eucrite<\/strong><br \/>\n\u201cIn Italia \u2013 ha detto Arianna Montorsi, docente del Politecnico di Torino &#8211; in media sono necessari due anni prima che sia riconosciuto lo status di rifugiato\u201d. Nel frattempo i richiedenti asilo non potrebbero n\u00e9 frequentare n\u00e9 sostenere esami, anche se, di fatto, non \u00e8 cos\u00ec, grazie a una serie di interventi che hanno visto coinvolti la Conferenza dei rettori, il Parlamento europeo e, in Italia, il Miur e il Ministero dell\u2019 Interno.<\/p>\n<p>Il contesto di Eucrite non \u00e8 quello dei flussi ordinari di studenti stranieri migranti temporaneamente per motivi di studio, organizzati magari attraverso Erasmus+, ma di un\u2019emergenza nell\u2019emergenza dei richiedenti asilo. L\u2019obiettivo \u00e8 un protocollo comune ai Paesi europei e alle loro universit\u00e0 che \u201cdevono interagire, interloquire perch\u00e9 sia data continuit\u00e0 formativa. Si tratta di giovani studenti a tutti gli effetti, non hanno scritto in fronte \u2018rifugiato\u2019. Non servono gli interventi spot, ma una strategia, una programmazione di vasto respiro\u201d, hanno sottolineato i relatori.<\/p>\n<p><strong>In Italia, l&#8217;esempio virtuoso dei corridoi umanitari<\/strong><br \/>\nIn questo senso va la proposta di \u201cun registro comune che certifichi le carriere scolastiche dei giovani\u201d. Preliminare, per\u00f2, \u00e8 individuarli: di rifugiati ne abbiamo tanti, di studenti pochi. E\u2019 credibile? I sostenitori di Eucrite ritengono che sia mancato finora un lavoro finalizzato ad intercettarli. Approdano in Europa disorientati, traumatizzati, privi delle informazioni utili a rispondere ai loro bisogni.<\/p>\n<p>In Italia gli iscritti all\u2019universit\u00e0 sono poco pi\u00f9 di un milione e 650mila, di cui circa 919.300 donne e 76.350 stranieri. I laureati, nell\u2019ultimo anno accademico, sono stati oltre 305.200, di cui circa 177.200 donne e 12.000 stranieri. Le universit\u00e0, singolarmente prese, fanno la loro parte, ma non basta. Intanto attraverso i 12 corridoi umanitari finora attivati dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Tavola valdese, Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, sono 26 gli ospiti che si sono iscritti a corsi universitari grazie a borse di studio e bando specifici del Miur e 28 hanno frequentato corsi professionali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Laurearsi fa la differenza. 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