{"id":70707,"date":"2018-08-22T10:52:34","date_gmt":"2018-08-22T08:52:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70707"},"modified":"2018-08-30T23:21:32","modified_gmt":"2018-08-30T21:21:32","slug":"migranti-paesi-africani-forti-deboli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/migranti-paesi-africani-forti-deboli\/","title":{"rendered":"Migranti: Europa e Africa, forti con i deboli, deboli con i forti"},"content":{"rendered":"<p>Il 61% dei 67 colpi di Stato avvenuti negli ultimi 50 anni in 26 Paesi africani ha avuto luogo in ex colonie francesi. Il <a href=\"https:\/\/www.imf.org\/en\/Publications\/Books\/Issues\/2016\/12\/31\/The-CFA-Franc-Zone-Common-Currency-Uncommon-Challenges-21115\">50%<\/a> delle riserve monetarie di 14 Paesi africani sono ancora oggi sotto il pieno controllo di Parigi: nessuno di essi ha alcun controllo sulle proprie politiche monetarie e macroeconomiche. La Francia \u2018ottiene\u2019 ogni anno da Paesi africani miliardi di euro sotto forma di \u2018riserve monetarie\u2019, salvo poi prestare parte di quegli stessi fondi ai legittimi proprietari a <a href=\"https:\/\/books.google.de\/books?id=11WjSjV1Y40C&amp;pg=PA23&amp;dq=france+africa+%22interest+rate%22&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjprqDasOncAhUBsKQKHc1bBb4Q6AEIQDAD#v=onepage&amp;q=%22paid%20an%20interest%20rate%22&amp;f=false\">tassi di mercato<\/a>.<\/p>\n<p>Questi pochi dati rappresentano lo specchio di una verit\u00e0 ben pi\u00f9 ampia: ancora oggi diversi Paesi europei, Francia in primis, controllano e plasmano la vita di milioni di africani, \u2013 tre quarti dei quali vivono con meno di 2 dollari al giorno \u2013 influenzandone il presente e il futuro.<\/p>\n<p>In che modo l\u2019Unione europea e milioni di cittadini europei reagiscono a ci\u00f2? Si focalizzano sugli \u2018anelli finali della catena\u2019, \u2013 Ong, hotspot, <a href=\"https:\/\/www.clingendael.org\/sites\/default\/files\/pdfs\/turning_the_tide.pdf\">flussi migratori irregolari<\/a>\u00a0ecc. \u2013 ovvero concentrano l\u2019attenzione sulle \u2018ondate migratorie\u2019 verso l\u2019Europa, tralasciando le condizioni strutturali alla base di questi fenomeni.<\/p>\n<p><strong>Possedimenti &#8220;post-coloniali&#8221;<\/strong><br \/>\nNumerosi accordi siglati in anni recenti dall\u2019Ue in diverse regioni dell\u2019Africa si sono rilevati in larga misura <a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/indepth\/opinion\/2014\/06\/west-africa-europe-trade-agree-2014621155835409177.html\">dannosi<\/a> per le popolazioni locali, non ultimo perch\u00e9 hanno esposto <a href=\"https:\/\/www.herald.co.zw\/why-african-countries-are-refusing-trade-pacts\/\">economie fragili<\/a> a forme di <a href=\"https:\/\/theconversation.com\/how-the-eu-could-spur-african-growth-instead-of-making-more-bad-trade-deals-69814\">concorrenza sleale<\/a>. Oltre ad adottare tecniche di \u2018<a href=\"https:\/\/docmh.net\/the-philosophy-of-money.html?utm_source=why-economic-partnership-agreements-undermine-africa-s-regional-integration\">divide et impera<\/a>\u2019 durante le negoziazioni con i Paesi africani, questi accordi hanno <a href=\"https:\/\/theconversation.com\/how-the-eu-could-spur-african-growth-instead-of-making-more-bad-trade-deals-69814\">anche ridotto<\/a> i commerci intra-africani.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga che molti di essi sono stati firmati da Paesi che risultano ancora oggi essere \u2018subalterni\u2019 a potenze esterne alla regione: ci\u00f2 compromette la loro possibilit\u00e0 di negoziare in modo paritetico e indipendente.\u00a0\u00c8 questo il caso dell\u2019accordo \u2013 legato alla cooperazione allo sviluppo e lo scambio di merci \u2013 firmato il 24 febbraio 2014 dall\u2019Ue e dalla Economic Community of West African States (Ecowas).<\/p>\n<p>Quasi tutti i Paesi che fanno parte dell\u2019Ecowas e dell\u2019Uemoa (West African Economic and Monetary Union) \u2013 inclusi Benin, Burkina Faso, Costa d\u2019Avorio, Guinea, Guinea-Bissau, Mali, Niger e Senegal \u2013 rappresentano di fatto dei \u2018possedimenti post-coloniali\u2019.\u00a0La Banca centrale di ciascuno di questi Paesi \u00e8 infatti costretta a mantenere almeno il 50% delle sue riserve valutarie in un \u2018<a href=\"http:\/\/www.nigeriavillagesquare.com\/index.php?option=com_content&amp;allposts=1&amp;catid=583&amp;id=19284&amp;view=article&amp;Itemid=1719\">conto operativo<\/a>\u2019 controllato dal ministero del Tesoro francese, nonch\u00e9 un altro 20% a copertura delle passivit\u00e0 finanziarie.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga che oggi i Franchi CFA, che sono in realt\u00e0 due diverse valute entrambe garantite dal Tesoro francese, sono utilizzati come valute ufficiali in 14 Paesi dell\u2019Africa occidentale e centrale.\u00a0I Franchi CFA non possono essere convertiti in nessun\u2019altra moneta che non sia l\u2019euro. Ci\u00f2 significa che ognuno di questi Paesi \u00e8 ipso facto escluso dal Forex (Foreign Exchange Market), il pi\u00f9 grande mercato al mondo.\u00a0Si potrebbe obiettare che i Paesi che utilizzano queste monete siano liberi di abbandonarle in qualsiasi momento. In realt\u00e0, per potersi \u2018smarcare\u2019 dal sistema che li tiene assoggettati avrebbero bisogno di istituzioni indipendenti, stabili e democratiche che appaiono, in larga parte, ancora incompiute.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga che decine di leader africani, da Silvanus Olympio in Togo fino a Muammar Gheddafi in Libia, hanno tentato negli ultimi decenni di sostituire tali strumenti di controllo monetario e finanziario con una nuova moneta comune africana. Quasi ognuno di essi \u2013 con la <a href=\"https:\/\/books.google.de\/books?hl=it&amp;id=tlAzk-LIj0EC&amp;dq=franc+cfa+%22why+mali%22&amp;q=%22why+mali%22#v=snippet&amp;q=%22why%20mali%22&amp;f=false\">possibile eccezione<\/a> del presidente maliano Modibo Ke\u00efta (1915\u201377) \u2013 \u00e8 stato ucciso o \u2018rovesciato\u2019 nel momento stesso in cui i loro rispettivi tentativi sembravano vicini al successo.<\/p>\n<p><strong>Interessi strutturali e complessi<\/strong><br \/>\nPer molti secoli l\u2019Europa ha contribuito alle migrazioni intercontinentali pi\u00f9 di qualsiasi altra area del mondo. Al contempo, i migranti provenienti da altri continenti hanno <a href=\"http:\/\/ieg-ego.eu\/en\/threads\/europe-on-the-road\/economic-migration\/pieter-c-emmer-leo-lucassen-migration-from-the-colonies-to-western-europe-since-1800\">raramente<\/a> scelto l\u2019Europa come propria destinazione.\u00a0Molto \u00e8 cambiato nel corso del Novecento, eppure, ancora negli anni Novanta, i migranti provenienti dall&#8217;Africa occidentale, da dove prendono il l\u00e0 molte delle ondate migratorie dirette verso l\u2019Europa, rappresentavano solo lo <a href=\"http:\/\/horizon.documentation.ird.fr\/exl-doc\/pleins_textes\/pleins_textes_7\/b_fdi_57-58\/010025042.pdf\">0,005%<\/a> della crescita annuale della popolazione in Europa, che all\u2019epoca raggiungeva lo 0,184%.<\/p>\n<p>Le ondate migratorie provenienti dall\u2019Africa dalla fine degli anni Novanta \u2013 e pi\u00f9 nello specifico la crescita dei flussi dal Sahara al Nord Africa \u2013 sono per molti versi il risultato di una \u2018tempesta perfetta\u2019 che non ha precedenti.\u00a0Tra gli aspetti che la contraddistinguono spiccano le sfide epocali poste dalla combinazione tra cambiamenti climatici e crescita demografica (stando all\u2019Onu, tra il 2015 e il 2050 oltre la met\u00e0 della crescita della popolazione mondiale si verificher\u00e0 in Africa).\u00a0A ci\u00f2 si somma lo sfruttamento (mai cos\u00ec ben organizzato) dell\u2019Africa, \u2013 principalmente per mano di singoli paesi e societ\u00e0 europei, con la connivenza di leadership locali corrotte \u2013 e la crescente destabilizzazione di molte aree della regione (a cui anche le armi \u2018<a href=\"https:\/\/www.businessinsider.de\/top-countries-exporting-weapons-arms-sales-2018-3?r=US&amp;IR=T#\/\">made in Europe<\/a>\u2019 stanno contribuendo).<\/p>\n<p>Invece di affrontare queste sfide epocali e riconoscere che l\u2019<a href=\"http:\/\/www.unhcr.org\/5943e8a34.pdf\">87%<\/a> dei rifugiati del mondo \u00e8 ospitato in Paesi a basso e medio reddito, un ampio numero di politici europei e milioni di cittadini comuni hanno scelto la \u2018strada pi\u00f9 semplice\u2019: invocano un\u2019alleanza europea contro \u2018l&#8217;immigrazione di massa\u2019, o, pi\u00f9 precisamente, nelle parole del ministro degli Interni Matteo Salvini, \u2018una Lega delle leghe in Europa che includa tutti i movimenti liberi e sovrani che vogliano difendere le proprie frontiere e il benessere dei propri figli\u2019.<\/p>\n<p>\u2018L\u2019Europa\u2019, in realt\u00e0, non si difende, bens\u00ec \u2018attacca\u2019. Lo fa in modo pi\u00f9 sofisticato rispetto al passato, a fronte di alcuni limitati \u2018effetti collaterali\u2019. In questo senso, i timori legati ai flussi migratori non possono che risultare salutari. Tanto i governi europei quanto i cittadini che li popolano saranno infatti costretti a riconsiderare il loro modo di rapportarsi a queste tematiche.<\/p>\n<p>La retorica legata alla minaccia dei \u2018migranti\u2019 \u2013 cos\u00ec come l\u2019eccessiva enfasi sul ruolo delle Ong, o sul <a href=\"https:\/\/www.europarltv.europa.eu\/programme\/security\/refugee-and-migration-crisis-the-financial-cost\">costo<\/a> \u2018finanziario\u2019 della \u2018crisi migratoria\u2019 per i Paesi europei \u2013 rappresenta poco pi\u00f9 che una scorciatoia che parla agli istinti di milioni di cittadini disillusi. Sfidare e affrontare gli interessi strutturali connessi a imprenditori, aziende e governi europei (e non solo) risulterebbe ben pi\u00f9 complesso e rischioso.<\/p>\n<p><strong>Minare il \u2018sistema\u2019 dall\u2019interno<\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.icij.org\/blog\/2018\/07\/behind-the-scenes-of-the-largest-ever-west-african-journalism-collaboration\/\">West Africa leaks<\/a>\u00a0\u00e8 il nome di un\u2019indagine senza precedenti basata su 27 milioni di documenti. Pubblicata dall\u2019International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) lo scorso 22 maggio, essa rappresenta la prima dettagliata analisi delle modalit\u00e0 attraverso cui una pletora di funzionari governativi, uomini d\u2019affari e mercanti di armi hanno sottratto, tramite conti off-shore detenuti in molteplici paradisi fiscali, centinaia di milioni di euro da alcuni dei paesi pi\u00f9 poveri dell\u2019Africa occidentale. Si tratta di conti in larga misura ricollegabili a societ\u00e0 e uomini d\u2019affari europei e statunitensi.<\/p>\n<p>Il risultato dell\u2019indagine, che rappresenta la pi\u00f9 ampia collaborazione di giornalisti dell\u2019Africa occidentale fino ad oggi realizzata, \u00e8 particolarmente significativo se si considera che proprio dall\u2019Africa occidentale viene prelevato oltre un terzo dei circa 50 miliardi di dollari che, con modalit\u00e0 illecite, \u2018evaporano\u2019 ogni anno dall\u2019Africa.<\/p>\n<p>I giornalisti africani hanno ancora molta strada da fare per comprendere fino in fondo il ruolo svolto in questi processi da alcuni dei pi\u00f9 potenti dirigenti d\u2019affari e politici africani. Ciononostante, il caso <a href=\"https:\/\/www.business-humanrights.org\/en\/italy-shell-eni-to-stand-trial-over-role-in-massive-bribery-scheme-related-to-13bn-oil-deal-in-nigeria\">OPL 245<\/a>\u00a0(blocco petrolifero per la cui acquisizione Eni e Shell sono sospettate di aver pagato una tangente)\u00a0in Nigeria, dove risiede un quinto del totale della popolazione del continente, rappresenta un fedele specchio di come funziona il sistema, nonch\u00e9 una conferma di come esso possa e debba essere smantellato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 61% dei 67 colpi di Stato avvenuti negli ultimi 50 anni in 26 Paesi africani ha avuto luogo in ex colonie francesi. Il 50% delle riserve monetarie di 14 Paesi africani sono ancora oggi sotto il pieno controllo di Parigi: nessuno di essi ha alcun controllo sulle proprie politiche monetarie e macroeconomiche. 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