{"id":70724,"date":"2018-08-21T22:55:21","date_gmt":"2018-08-21T20:55:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70724"},"modified":"2018-08-24T15:43:07","modified_gmt":"2018-08-24T13:43:07","slug":"africa-diritti-anagrafe-energia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/africa-diritti-anagrafe-energia\/","title":{"rendered":"Africa: diritti umani tra anagrafe, energia e infrastrutture"},"content":{"rendered":"<p>In relazione alle molteplici urgenze dell&#8217;\u00a0<strong>Africa<\/strong>, l\u2019\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/africa-italia-classifiche-investimenti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a> si pone oggi come un Paese promotore di importanti iniziative, talune forse ancora troppo poco conosciute. Si pensi, tra le altre, al caso del programma Bravo (<em>Birth Registration for All Versus Oblivion<\/em>) lanciato nel 2014 dalla Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio a fini di registrazione anagrafica dei bambini.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 al fine di contrastare abusi e di avere possibilit\u00e0 di accesso a diritti e servizi essenziali rispetto allo Stato di riferimento, quali educazione primaria, vaccinazioni, diritti politici. Secondo alcune stime, due bambini su tre in Africa Sub-Sahariana <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/mediterraneo-rebus-demografia-crescita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">non verrebbero registrati all&#8217;anagrafe<\/a><strong>: <\/strong>da un punto di vista legale, essi sono dunque condannati ad essere bambini &#8216;invisibili&#8217; e vulnerabili, potenziali mancati cittadini.<\/p>\n<p>Nel contesto generale delle relazioni euro-africane, va parimenti detto che l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/lafrica-tra-via-della-seta-cinese-e-partenariato-con-lue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>energia<\/strong><\/a> e lo stesso accesso ad essa appare sempre di pi\u00f9 essere una precondizione strutturale di sviluppo e per liberare potenziali di crescita, ben prima di altre c.d. <em>soft priorities. <\/em>Oltre il noto <em>security-development nexus<\/em>, \u00e8 co-essenziale anche enfatizzare l\u2019interdipendenza tra <em>energia e sviluppo.<\/em><\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle visioni politiche-programmatiche, la portata e la valenza d&#8217;una prospettiva fattuale declinata in gigawatt di potenza installata appare &#8211; in determinati contesti rurali ed urbani &#8211; auto-evidente. Alcuni parlano in tal senso di accesso all&#8217;energia come nuovo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/il-flop-della-gestione-dei-flussi-migratori-africani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>diritto umano<\/strong><\/a>. Eni ed Enel sviluppano oggi interlocuzioni energetiche importanti in Africa e un approccio incrementale a tale bene primario appare certamente cruciale per uno sviluppo diffuso.<\/p>\n<p><strong>Infrastrutture fisiche di base e accesso idrico<br \/>\n<\/strong>Il ricercatore e stratega geopolitico indiano-statunitense Parag Khanna nel suo testo <em>Connectography <\/em>del 2016 enfatizzava da parte sua i paradossi africani, laddove taluni Stati africani, ancorch\u00e9 continentali, sarebbero da visualizzare pi\u00f9 propriamente quasi come arcipelaghi. Laddove citt\u00e0 e villaggi sono &#8216;isole&#8217; distanti tra di loro in assenza di opportuna connessione infrastrutturale. Si pensi al Congo, ove sono note le vie crucis per i trasportatori e i camion che rimangono spesso infangati nei lunghi tratti di strada non ancora cementati. Qui un&#8217;Autostrada del Sole non \u00e8 mai arrivata.<\/p>\n<p>Scrive Khanna: \u201dI<em>l mondo de jure dei confini politici formali pu\u00f2 essere sostituito dal mondo de facto delle connessioni funzionali. I confini ci raccontano chi \u00e8 diviso da chi dalla geografia politica. Le infrastrutture ci raccontano chi \u00e8 connesso a chi dalla geografia funzionale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Ancora una volta, la tecnologia (che si declini come infrastruttura di trasporto o altro) \u00e8 un fattore evolutivo centrale. Lo storico israeliano Yuval Noah Harari, nel suo <em>Homo Deus <\/em>(2015), appare netto in proposito: \u201c<em>L\u2019assetato Stato di Israele non deve pi\u00f9 temere che una qualche divinit\u00e0 adirata chiuda i cieli e non ci sia pi\u00f9 pioggia. Perch\u00e9 gli abitanti di Israele hanno di recente costruito un enorme impianto di desalinizzazione sulle spiagge del Mediterraneo, cosicch\u00e9 ora ottengono acqua potabile dal mare<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>Ci si riferisce all\u2019impianto a osmosi inversa di Sorek, a circa 15 km da Tel Aviv, operativo dal 2013. Quale futura nuova <em>\u201cdiplomazia dell\u2019acqua\u201d<\/em> pu\u00f2 essere eventualmente applicata al caso africano, laddove circa la met\u00e0 degli africani non ha acqua corrente a disposizione? E l\u2019Europa che ruolo pu\u00f2 avere in ci\u00f2?<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<br \/>\n<\/strong>Una analisi multifattoriale e multilivello, snodata attraverso auspicabili certezze giuridiche di esistenza, energia disponibile, assicurazione di mobilit\u00e0 e connettivit\u00e0 cos\u00ec come accesso ad acqua potabile, si rapporta ad alcune delle criticit\u00e0 pratiche e quotidiane da affrontare per l\u2019 Africa del futuro. Questo al netto di oasi e realt\u00e0 iper-specifiche, come Luanda, capitale dell\u2019Angola, che aspira ad essere una \u201cDubai dell\u2019 Africa\u201d.<\/p>\n<p>A livello teoretico e di scienza politica, rimane parimenti rilevante \u2013 nell&#8217;indagare gli impatti dinamici e relazionali dall\u2019 Africa e nell\u2019 Africa &#8211; il nesso tra <em>persone e mondi, azioni individuali e ordine internazionale,<\/em> volendo richiamare il titolo di un recente lavoro di Angelo Panebianco, ordinario di Scienza politica all&#8217;Universit\u00e0 di Bologna. Si pensi, solo per fare un esempio concreto, al movimento Boko Haram in Nigeria, laddove da oramai oltre 15 anni, in talune aree a bassa pressione istituzionale, la lealt\u00e0 identitaria di alcuni singoli viene accordata a un gruppo informale antagonista, nichilista e terrorista.<\/p>\n<p><em>Questo \u00e8 il secondo di una serie di tre pezzi dello stesso autore dedicati all&#8217;Africa. Il primo \u00e8 stato pubblicato il 17 agosto, con il titolo<strong>\u00a0Africa: il Continente sempre pi\u00f9 inevitabile<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In relazione alle molteplici urgenze dell&#8217;\u00a0Africa, l\u2019\u00a0Italia si pone oggi come un Paese promotore di importanti iniziative, talune forse ancora troppo poco conosciute. Si pensi, tra le altre, al caso del programma Bravo (Birth Registration for All Versus Oblivion) lanciato nel 2014 dalla Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio a fini di registrazione anagrafica dei bambini. 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