{"id":70767,"date":"2018-08-30T20:03:33","date_gmt":"2018-08-30T18:03:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70767"},"modified":"2018-09-02T21:58:23","modified_gmt":"2018-09-02T19:58:23","slug":"sahel-ruolo-ue-stabilita-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/sahel-ruolo-ue-stabilita-sviluppo\/","title":{"rendered":"Sahel: il ruolo dell\u2019Ue tra stabilit\u00e0 e sviluppo"},"content":{"rendered":"<p>Non bastassero i problemi geopolitici, il terrorismo e i vari traffici che coinvolgono la zona, nel <strong>Sahel<\/strong> si registra una grave crisi umanitaria causata dalla siccit\u00e0, da sempre vera piaga della regione. La mancanza strutturale di risorse idriche e di piogge mette a rischio per fame e malnutrizione la vita di quasi 6 milioni di persone, tra cui due milioni di bambini, come annunciato dall\u2019Onu e dalla Caritas internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019Unione europea, sempre pi\u00f9 decisiva nello sviluppo e nel processo di sicurezza della zona, ha deciso di intervenire nuovamente nella regione questa volta nell\u2019assistenza umanitaria. A luglio, il commissario europeo per gli aiuti umanitari Christos <strong>Stylianides<\/strong> ha annunciato aiuti per 191 milioni di euro che serviranno a fornire assistenza alle persone pi\u00f9 vulnerabili. \u201cL\u2019importo sbloccato mira a soccorrere oltre 1,1 milioni di persone che necessitano di assistenza alimentare d\u2019emergenza e a finanziare la cura di pi\u00f9 di 650 mila bambini affetti da grave malnutrizione\u201d, ha dichiarato il commissario cipriota.<\/p>\n<p><strong>Il passato coloniale<\/strong><br \/>\nComposta da ex colonie sostanzialmente francesi, la regione \u00e8 inclusa tra il 12\u00b0 e 18\u00b0 parallelo, direttamente a sud della Libia, in un territorio esteso tra il deserto del Sahara e la savana. Scossa da continue carestie e guerre civili, retaggi del colonialismo europeo, il Sahel \u00e8 negli ultimi anni diventato una regione fuori controllo in cui, grazie alla vastit\u00e0 dei luoghi e al caos politico, trovano rifugio jihadisti pronti a riorganizzarsi.<\/p>\n<p>I Paesi del Sahel, democrazie nate dalla fine degli imperi coloniali, dipendono ancora fortemente dagli aiuti esterni su tutti i livelli. L\u2019Unione europea \u00e8 fortemente interessata alla stabilit\u00e0 della regione ed \u00e8 impegnata su pi\u00f9 fronti.<\/p>\n<p>Per garantire la sicurezza della zona e prevenire terrorismo e traffici, non solo di migranti ma anche di armi e droga, \u00e8 operativa, con il forte sostegno dell\u2019Unione, la forza militare multinazionale <em>Force G5 Sahel<\/em>. Nata il 16 febbraio 2014 in <strong>Mauritania<\/strong> con lo scopo, tra gli altri, di garantire sviluppo e sicurezza nella regione, la forza militare conta 5 mila uomini ed \u00e8 operativa solo dal luglio 2017. Ad appoggiare economicamente la forza multinazionale, oltre all\u2019Onu, \u00e8 anche l\u2019Ue.<\/p>\n<p>La <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/africa-sviluppo-stabilita-migranti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>stabilit\u00e0<\/strong><\/a> nel corridoio del Sahel \u00e8 fondamentale per l\u2019Unione, soprattutto nella regione del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/sahel-niger-mali-guerra-santa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Niger<\/strong><\/a> da cui passano quasi tutti i migranti diretti in Libia e pronti a tentare la traversata del Mediterraneo.<\/p>\n<p><strong>Le dimensioni degli aiuti <\/strong><br \/>\nIntervenire nel Sahel serve non solo a dare maggiore sicurezza all\u2019Ue, ma anche ad aiutare Paesi tra i pi\u00f9 poveri del mondo con opportunit\u00e0 di sviluppo e infrastrutture e garantire ai giovani della regione, in esponenziale aumento demografico, una vita e un lavoro nella loro terra.<\/p>\n<p>400 milioni di euro \u00e8 l\u2019investimento complessivo \u00a0nella regione da parte dei donatori internazionali (tra cui Usa e Arabia Saudita), di cui 100 milioni da parte della sola Unione europea. Oltre al finanziamento economico, l\u2019Unione \u00e8 presente nella regione con le <strong>missioni civili<\/strong> <em>Eucap Sahel Niger<\/em> (dal 2012 ) e <em>Eucap Sahel Mali<\/em> (operativa dal 2015).<\/p>\n<p>Attualmente, l\u2019Unione \u00e8 il maggior finanziatore della <em>Force<\/em> <em>G5 Sahel<\/em>, nonch\u00e9 il primo donatore per lo sviluppo della regione con 8 miliardi di euro per periodo 2014\/2020. La presenza dell\u2019Unione nel Sahel non \u00e8 solo rivolta alla sicurezza e alla lotta ai vari traffici che coinvolgono il territorio, quali droga, armi ed esseri umani. \u201cGarantire\u00a0 la stabilit\u00e0, lo sviluppo e la sicurezza della regione, \u00e8 il miglior investimento nella nostra stabilit\u00e0 e sicurezza\u201d, ha affermato l\u2019Alto rappresentante Federica Mogherini nell\u2019ultima riunione con i ministri degli Esteri del G5 Sahel.<\/p>\n<p>Un nuovo impulso agli aiuti europei all\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/africa-continente-inevitabile\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Africa<\/a> sul versante del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/migranti-paesi-africani-forti-deboli\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">fenomeno migratorio<\/a>, \u00e8 arrivato anche dal Consiglio europeo del giugno scorso: gli Stati europei hanno promesso di destinare ulteriori 500 milioni di euro allo <em>European Union Emergency Trust Fund<\/em>, utile a garantire opportunit\u00e0 di sviluppo in Sahel, Corno d\u2019Africa e Nordafrica.<\/p>\n<p><strong>Agadez prima frontiera europea<\/strong><br \/>\nIl territorio nigerino \u00e8 occupato per tre quarti dal deserto. Porta per il misterioso e temibile Sahara \u00e8 proprio <strong>Agadez<\/strong>, seconda citt\u00e0 del Niger. Fino a dieci anni fa la zona viveva di turismo, grazie ai visitatori occidentali affascinati dalla sabbia del deserto. Spariti i turisti, l\u2019unica attivit\u00e0 economica di Agadez \u00e8 il passaggio di migranti provenienti dal Corno d\u2019Africa e dall\u2019Africa occidentale in cerca di \u201cpasseur\u201d, coloro che li accompagneranno in Libia attraverso il terribile superamento del deserto.<\/p>\n<p>Il viaggio \u00e8 pi\u00f9 pericoloso della traversata del Canale di Sicilia, ma poche volte sui media europei giungono le immagini e i numeri dei <strong>morti del deserto<\/strong>. Quasi l\u201980% dei migranti approdati in Europa \u00e8 transitato dal Niger e da Agadez, considerata ormai la vera frontiera a sud dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>E l\u2019Unione non \u00e8 stata a guardare, ottenendo risultati in termini numerici e politici. Nel 2016 il governo nigerino, fortemente sostenuto dall\u2019Ue, ha introdotto una norma che ha criminalizzato il trasporto di migranti. Nel 2017, il numero di persone transitate in Libia dal Niger \u00e8 calato dell\u201980%. A questo si aggiunga il sostegno europeo per i rimpatri volontari di migranti che dal Niger e dalla Libia decidono di tornare nelle loro comunit\u00e0 di origine.<\/p>\n<p>A met\u00e0 luglio in Niger si \u00e8 recato il presidente del Parlamento europeo Antonio <strong>Tajani<\/strong>, che ha confermato il successo della strategia europea nella regione e la speranza di estendere il modello Niger a tutto il Sahel, anche attraverso sforzi economici pi\u00f9 strutturati e lungimiranti: un vero e proprio <strong>Piano Marshall per il continente africano<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Ali Abdou\/DPA\/ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non bastassero i problemi geopolitici, il terrorismo e i vari traffici che coinvolgono la zona, nel Sahel si registra una grave crisi umanitaria causata dalla siccit\u00e0, da sempre vera piaga della regione. 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