{"id":70774,"date":"2018-08-30T21:29:21","date_gmt":"2018-08-30T19:29:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70774"},"modified":"2018-09-03T00:47:25","modified_gmt":"2018-09-02T22:47:25","slug":"ucraina-volontari-italiani-donbass","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/ucraina-volontari-italiani-donbass\/","title":{"rendered":"Ucraina: volontari italiani nel Donbass a Donetsk e Lugansk"},"content":{"rendered":"<p>Il mese di agosto era iniziato con una notizia che riportava all&#8217;attenzione dei media sul lungo, ma quasi dimenticato, conflitto che contrappone Kiev ai separatisti filo-russi del bacino del Donec, fondatori delle Repubbliche secessioniste di Donetsk e di Lugansk. La Polizia di Stato, infatti, ha smantellato una rete di reclutamento che, nel Nord Italia, assoldava mercenari da inviare nel <strong>Donbass<\/strong> per combattere l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/ucraina-kiev-scuola-guerra-mosca\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Ucraina<\/strong><\/a> in una guerra a bassa intensit\u00e0 che sembra sopravvivere e protrarsi proprio grazie all&#8217;affluenza di soldati di ventura, milizie private e <strong>volontari<\/strong> stranieri fra i quali molti italiani.<\/p>\n<p><strong>Una tradizione di combattenti in conto terzi<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 una novit\u00e0 sapere di italiani che lottano in guerre che non sono loro. Anzi, forse \u00e8 la caratteristica unica di un popolo che sin dall&#8217;antichit\u00e0 partecipa a campagne militari che non coinvolgono, direttamente, gli interessi della nazione a cui appartiene. Prima di dedicarsi alla causa dell\u2019Unit\u00e0, il &#8216;padre&#8217; del Risorgimento Giuseppe Garibaldi combatt\u00e9 a lungo in SudAmerica, ricevendo attestati di stima e di riconoscimento dal governo uruguaiano.<\/p>\n<p>Dopo la caduta del Regno di Sicilia, inoltre, soldati del disciolto esercito borbonico attraversano l\u2019Atlantico per raggiungere gli Stati Uniti dove, nel dicembre, la Carolina del Sud si separer\u00e0 dall&#8217;Unione provocando di fatto l\u2019escalation che avrebbe portato alla Guerra civile americana.<\/p>\n<p>Ventimila in tutto gli italiani che fra il 1860 e il 1865 servono sotto le bandiere delle due fazioni; i borbonici finiscono nel sud degli Stati Uniti al fianco del generale Lee, ingrossando i ranghi dei reggimenti confederati e delle milizie locali: Mississipi, Alabama, Louisiana.<\/p>\n<p><strong>Dalla Marna all&#8217;Ucraina passando per Asia e Africa<\/strong><br \/>\nNel XX Secolo dalla Penisola affluiscono volontari che si battono sulla Marna (1914) inquadrati nella Legione garibaldina; altri combatteranno in Etiopia con il negus contro i loro stessi compatrioti, cos\u00ec come in Spagna nel \u201936-\u201939. La Legione straniera francese e il Tercio spagnolo contano sin dalla loro fondazione elevate quote di italiani che si battono in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale e nelle colonie d\u2019oltremare come l\u2019Indocina.<\/p>\n<p>Derino Zecchini, friulano ed ex partigiano delle Brigate Garibaldi, abbandona la Legione per unirsi al Viet Minh combattendo anche a Dien Bien Phu. Negli Anni Sessanta, epoca d\u2019oro delle milizie militari private, si registra la presenza di italiani in armi nella repubblica separatista del Katanga. E, ancora, durante l\u2019invasione sovietica dell\u2019Afghanistan due italiani combattono con i mujhaeeddin: uno \u00e8 Raffaele Favero, batterista del complesso di musica leggera de &#8216;I Profeti&#8217;, morto a Urgun nel 1983 sotto i cingoli di un carro russo.<\/p>\n<p>La fine dell\u2019Urss non frena la partecipazioni di volontari, soprattutto occidentali, a conflitti locali e a bassa intensit\u00e0. E se l\u2019Isis pu\u00f2 contare su giovani europei radicalizzatisi nei loro stessi Paesi, i belligeranti del Donbass ricevono il sostegno di uomini che appoggiano la causa dell\u2019Ucraina o della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/russia-guerra-fredda-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Russia<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><strong>Chi sono gli italiani nel Donbass<br \/>\n<\/strong>Uno dei volti pi\u00f9 noti della militanza italiana in Donbass \u00e8 senza alcun dubbio Andrea Palmeri, 35enne toscano, intervistato dagli inviati de Le Iene a Lugansk qualche anno fa. Giunto nel 2014 nella Repubblica separatista nell\u2019Est dell\u2019Ucraina, Palmeri ha combattuto per sette mesi al fianco dei secessionisti, restando anche ferito. La sua vicenda ha acceso il dibattito: \u00e8 un ultr\u00e0 con alle spalle procedimenti penali, adesione alla destra radicale, innamorato di Vladimir Putin e convinto, come da sue affermazioni, che se \u201cnon si vince qui scoppia la Terza Guerra Mondiale\u201d.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 le storie dei combattenti sono molto diverse. Da\u00a0<em>I fascisti italiani fanno da mercenari a Putin<\/em>, servizio pubblicato da l\u2019Espresso nell\u2019ottobre scorso, si apprende che la paga media di un combattente \u00e8 di circa 400 euro, una piccola somma della quale si lamentano anche gli intercettati della rete di reclutamento sciolta a inizio agosto. Certamente, il titolo del reportage non lascia scampo ad equivoci quanto agli orientamenti personali: in genere, chi raggiunge il Donbass lo fa perch\u00e9 affascinato dalla leadership putiniana, dal nazionalismo russo e dall&#8217;idea di battersi per un paese che si oppone all&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/russia-e-ue-relazioni-legate-a-doppio-filo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Unione europea<\/strong><\/a> e alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/06\/nato-ue-e-russia-alla-prova\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Nato<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><b>Militari di professione<br \/>\n<\/b>Fra coloro i quali vanno a combattere nell\u2019Est ucraino c\u2019\u00e8 chi ha alle spalle un addestramento militare. Competenze, quelle da soldato, indispensabili non solo quando si preme il grilletto, ma soprattutto per facilitare l\u2019adattamento della persona a un contesto difficile, che mette alla prova il fisico e la mente. Caso emblematico quello di &#8216;Spartaco&#8217;, giovane bresciano che due anni fa rilascia un\u2019intervista a un quotidiano italiano: giubbetto anti-proiettile, elmetto e AK-47 a tracolla, il combattente ricorda il periodo trascorso nell&#8217;Esercito italiano e le missioni internazionali, poi la partenza da Verona per arrivare a destinazione tramite un contatto.<\/p>\n<p>L\u2019arruolamento in eserciti e milizie estere \u00e8 proibito dalla legge italiana, n\u00e9 \u00e8 cos\u00ec facile raggiungere un territorio in guerra da clandestini, cio\u00e8 senza fornire spiegazioni alle autorit\u00e0 di frontiera. Pertanto un &#8216;traghettatore&#8217; \u00e8 indispensabile per varcare i confini. Ed \u00e8 la figura del &#8216;Caronte&#8217; la chiave di lettura che i media occidentali usano per etichettare i combattenti: contatto vuol dire rete, rete significa organizzazione politica. E siccome in Europa i filo-russi sono individuati da giornali ed opinione pubblica nell&#8217;ambiente della destra radicale, ecco che i &#8216;foreign fighters&#8217; del Donbass sono etichettati come fascisti.<\/p>\n<p><strong>Politica e realt\u00e0<br \/>\n<\/strong>Ci\u00f2 che si evince dalle dichiarazioni e dalle testimonianze \u00e8 la scarsa capacit\u00e0 di motivare la scelta di unirsi ai filo-russi. La scusa dell\u2019ideologia, poi, attecchisce poco: a rigor di logica, infatti, un militante della destra radicale dovrebbe scegliere il Reggimento Azov (ormai parte dell\u2019Esercito ucraino), che ha come simbolo un nodo di rune ed \u00e8 animato da un forte spirito anti-russo e anti-comunista.<\/p>\n<p>Al contrario, Vladimir Putin ha alle spalle una lunga carriera militare prima nella Voenno-vozdu\u0161nye sily (Aeronautica sovietica), poi nel Kgb, per il quale svolgeva servizio anche a Berlino nei giorni della caduta del Muro. Quanto ai separatisti del Donbass, la Repubblica del Donetsk ha come simbolo una stella rossa e fra i partiti politici che sostengono la causa secessionista c\u2019\u00e8 il Partito comunista russo.<\/p>\n<p>Alcuni analisti tentano di motivare la decisione di unirsi alla guerriglia filo-russa con le tesi di Aleksander Dugin, principale esponente del nazional-bolscevismo e sostenitore della creazione di uno stato euro-asiatico che si contrapponga agli Stati Uniti. Teorie sicuramente affascinanti, ma probabilmente non troppo approfondite dai volontari europei: come nel caso dei &#8216;foreign fighters&#8217; dell\u2019Isis, infatti, la maggior parte delle informazioni che l\u2019spirante guerrigliero riceve e che sono alla base del suo indottrinamento arriva da internet e dalla televisione. Le informazioni vengono recepite, elaborate e assorbite secondo la sensibilit\u00e0 e della preparazione culturale di ciascuno.<\/p>\n<p>Nel 2016, studiando i canali di propaganda del Daesh, gli analisti di StratcomCoe si accorsero che SnapChat era uno dei pi\u00f9 utilizzati: non cultura, quindi, n\u00e9 formazione spirituale, ma immagini d\u2019effetto che potessero fare breccia nell&#8217;animo e nella sensibilit\u00e0 del giovane pubblico cui erano destinate. Va da s\u00e9 che la carne da cannone non ha necessit\u00e0 di essere educata e formata.<\/p>\n<p>Combattere per Putin, dunque, ma con poca percezione della realt\u00e0 nella quale ci si muove: il conflitto ucraino impegna Mosca e Washington in un braccio di ferro per la supremazia sul Mar Nero, da secoli sponda pi\u00f9 meridionale (e strategica) della Russia. Il 20 luglio, il Pentagono ha annunciato lo stanziamento di 200 milioni di dollari all&#8217;Ucraina, che avrebbero come fine quello di potenziare le comunicazioni, la mobilit\u00e0 militare, la visione notturna e le cure mediche militari.<\/p>\n<p>Dal canto suo Mosca, pur riconoscendo le ragioni dei secessionisti, nega ogni coinvolgimento del proprio esercito nell&#8217;area, seppure sia cosa difficile da considerare vera: l\u2019annessione della Repubblica autonoma di Crimea e le tensioni internazionali che ne sono seguite imporrebbero al Cremlino una certa attenzione per quell&#8217;angolo di Russia importante pi\u00f9 dal punto di vista strategico che non dal mero punto di vista storico-culturale.<\/p>\n<p>Una guerra, quella del Donbass, che difficilmente vedr\u00e0 fine nel breve periodo, perch\u00e9 la rinuncia di una delle due parti apparirebbe agli occhi del mondo come sinonimo di debolezza politica e militare. Pi\u00f9 probabile invece la chiusura delle frontiere ai volontari che intendono battersi per le Repubbliche separatiste: in un\u2019ottica di legittimare la propria presenza in Crimea, la Russia ha bisogno di contare pi\u00f9 su media, giornalisti, analisti, politici occidentali pronti a perorare la sua causa piuttosto che di poche decine di miliziani stranieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mese di agosto era iniziato con una notizia che riportava all&#8217;attenzione dei media sul lungo, ma quasi dimenticato, conflitto che contrappone Kiev ai separatisti filo-russi del bacino del Donec, fondatori delle Repubbliche secessioniste di Donetsk e di Lugansk. 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