{"id":70785,"date":"2018-09-02T20:58:53","date_gmt":"2018-09-02T18:58:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70785"},"modified":"2018-09-02T21:31:53","modified_gmt":"2018-09-02T19:31:53","slug":"taiwan-elsalvador-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/taiwan-elsalvador-cinese\/","title":{"rendered":"Taiwan: dopo El Salvador America latina sempre pi\u00f9 cinese"},"content":{"rendered":"<p>Sono rimasti ormai <strong>soltanto 16 Paesi<\/strong> a riconoscere ufficialmente <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/taiwan-timori-attacchi-informatici\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Taiwan<\/a><\/strong> (ovvero la Repubblica di Cina, Rdc). Dopo la rottura diplomatica\u00a0dello scorso maggio con la <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/cina-taiwan-repubblica-dominicana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Repubblica Dominicana<\/a><\/strong>, si \u00e8 aggiunto anche <strong>El Salvador<\/strong> alla lista delle nazioni che riconoscono il governo di Pechino come unico ed esclusivo rappresentante del popolo cinese. Qualche giorno fa, in un comunicato congiunto, il governo salvadoregno, per mezzo del ministro degli Esteri Carlos Castaneda, ha riconosciuto \u201c<em>que existe una sola China en el mundo<\/em>\u201d, aderendo cos\u00ec al principio della <strong><em>One-China policy<\/em><\/strong>, requisito imprescindibile per la <strong>Cina<\/strong> popolare per l\u2019avvio di relazioni diplomatiche con qualsiasi Stato.<\/p>\n<p>E, ancora una volta, come nel caso dominicano, \u00e8 stata la prontezza cinese nel garantire sostegno economico e investimenti nel Paese centroamericano a far pendere l\u2019ago della bilancia. Secondo il ministro degli Esteri di Taiwan, Joseph Wu, il governo di El Salvador avrebbe avanzato una richiesta di fondi per la realizzazione del sistema portuale: una \u201csomma astronomica\u201d, che Taipei non \u00e8 stata in grado di offrire. Una strategia prettamente mercantile, che <strong>Tsai Ing-wen<\/strong>, presidente di Taiwan, non ha esitato a bollare come \u201ccomportamento internazionale ormai fuori controllo\u201d. Ma che \u00e8 stata senz\u2019altro efficace.<\/p>\n<p><strong>I cambi di campo nel continente<\/strong><br \/>\nIl cambio di rotta di El Salvador non \u00e8 una semplice operazione cosmetica, bens\u00ec un\u2019altra tappa del lungo cammino cinese in quell\u2019area di mondo che, un tempo, era il cosiddetto <em>American backyard<\/em>, il <strong>\u201cgiardino statunitense\u201d<\/strong>. Attualmente, la met\u00e0 dei Paesi che riconoscono ufficialmente Taiwan si concentra proprio nella regione caraibica e dell\u2019<strong>America centrale<\/strong>. Leggasi, due bastioni statunitensi.<\/p>\n<p>Da almeno un decennio, per\u00f2, l\u2019assertivit\u00e0 di Pechino ha fortemente mitigato il primato di Washington. Per primo fu il <strong>Costa Rica<\/strong>, che nel 2007 lasci\u00f2 Taiwan per la Cina popolare. Poi, dieci anni dopo, <strong>Panama<\/strong>, il cui canale rende il Paese, da decenni, perno dell\u2019America centrale. Quindi, a seguire, nell\u2019estate 2018 Repubblica Dominicana ed El Salvador. E l\u2019importanza di questo repentino cambio di casacca \u00e8 testimoniata dalla reazione, furente, della diplomazia a stelle e strisce. Tanto da far esporre in modo eclatante la Casa Bianca, che ha parlato, quasi con toni da guerra fredda, di \u201cinterferenze cinesi nella politica interna di un Paese dell\u2019emisfero occidentale\u201d, che porteranno a una \u201criconsiderazione delle relazioni con El Salvador\u201d.<\/p>\n<p>Anche il senatore della Florida Marco Rubio, ex avversario di Donald Trump nelle primarie repubblicane, ha duramente criticato la mossa del governo salvadoregno. Rubio ha definito la scelta di riconoscere Pechino e avviare le relazioni diplomatiche con la repubblica popolare come \u201cun terribile errore\u201d, ipotizzando inoltre che il cambio fosse dettato anche da un non ben definito aiuto cinese al partito del presidente Salvador S\u00e1nchez Cer\u00e9n in vista delle elezioni del febbraio 2019.<\/p>\n<p><strong>Una strategia internazionale per un problema nazionale<\/strong><br \/>\nNon va dimenticato, comunque, che Pechino gioca contemporaneamente su due tavoli. Non solo esercita pressione sul principale rivale globale, ovvero gli Stati Uniti, ma anche delegittima Taiwan sul palcoscenico internazionale. Obiettivo ultimo della Cina popolare \u00e8 quello di porre fine all\u2019ormai decennale ambiguit\u00e0 di Taipei e riportare l\u2019isola sotto il proprio controllo.<\/p>\n<p>Durante l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/cina-xi-potere-amici\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ultimo Congresso del Partito comunista<\/a>, il presidente <strong>Xi Jinping<\/strong> ha dichiarato che la Cina ha a disposizione \u201csufficienti risorse per contrastare qualsiasi tentativo d\u2019indipendenza da parte di Taiwan\u201d. L\u2019isola, nell\u2019ottica del leader cinese, \u00e8 semplicemente una provincia dell\u2019Impero del Centro, staccatasi in modo improvvido dal cordone ombelicale che la legava al continente.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, Pechino ha affinato la propria strategia per accelerare il processo di riunificazione di Taiwan alla Cina popolare. E per dare una soluzione a un problema \u201cinterno\u201d, ha scelto la strada internazionale. O meglio: dello svuotamento della dimensione internazionale di Taiwan. Una strategia senz\u2019altro efficace. Per rendersene conto, basta osservare la parabola discendente di Taipei che tra il 1971 \u2013 anno in cui lo scranno di membro permanente nel Consiglio di sicurezza venne definitivamente assegnato a Pechino \u2013 al 1979 ha perso i contatti diplomatici con ben 46 Paesi. Oggi i Paesi Onu che intrattengono relazioni con Taiwan sono 16, pi\u00f9 la Santa Sede.<\/p>\n<p>Armi affilate, in questo senso, sono state la politica della <em>One-China policy<\/em> e il cosiddetto <em>Beijing Consensus<\/em>. Da un lato, quest\u2019ultimo &#8211; riedizione in salsa cinese del pi\u00f9 noto <em>Washington Consensus<\/em> &#8211; ha permesso a Pechino di presentare ai Paesi in via di sviluppo un modello politico-economico assai pi\u00f9 appetibile (e snello) di quello \u201coccidentale\u201d. Gli aiuti e gli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/africa-cina-italia-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">investimenti cinesi<\/a>, ad esempio, non sono subordinati al rispetto di <em>standard<\/em> umanitari, come pu\u00f2 essere nel caso dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro, per stringere qualunque tipo di rapporto diplomatico, occorre che la controparte riconosca alla Cina popolare, e solo ad essa, la capacit\u00e0 di rappresentare i cinesi. Ci\u00f2 significa che non si pu\u00f2 avere ambasciate al di qua e al di l\u00e0 dello Stretto. O l\u2019una, o l\u2019altra. \u00c8 chiaro, dunque, come per ottenere gli ingenti investimenti e capitali cinesi, i Paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, preferiscano di gran lunga spostarsi verso Pechino.<\/p>\n<p><strong>Quale futuro per Taiwan?<\/strong><br \/>\nL\u2019elezione alla presidenza della Repubblica democratica di Cina di Tsai Ing-wen, esponente di punta del Partito progressista democratico (<em>Minjindang<\/em>), che detiene anche la maggioranza in Parlamento, ha deteriorato ulteriormente i rapporti tra Pechino e Taipei. Il partito di governo sostiene infatti fermamente l\u2019indipendenza di Taiwan, formalmente enunciata anche nel proprio statuto.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Agli ideali, per\u00f2, si contrappone la realt\u00e0. I pochi partner rimasti potrebbero presto diventare pochissimi. Nicaragua, Santa Lucia e, soprattutto, Paraguay sembrano destinati, presto o tardi, ad essere attratti nel campo gravitazionale di Pechino. Lasciando a Taiwan nient\u2019altro che le briciole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono rimasti ormai soltanto 16 Paesi a riconoscere ufficialmente Taiwan (ovvero la Repubblica di Cina, Rdc). Dopo la rottura diplomatica\u00a0dello scorso maggio con la Repubblica Dominicana, si \u00e8 aggiunto anche El Salvador alla lista delle nazioni che riconoscono il governo di Pechino come unico ed esclusivo rappresentante del popolo cinese. 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