{"id":7080,"date":"2008-01-14T00:00:00","date_gmt":"2008-01-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/belgrado-tra-bruxelles-mosca-e-lisolamento\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:05","slug":"belgrado-tra-bruxelles-mosca-e-lisolamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/01\/belgrado-tra-bruxelles-mosca-e-lisolamento\/","title":{"rendered":"Belgrado tra Bruxelles, Mosca e l\u2019isolamento"},"content":{"rendered":"<p>In un momento estremamente delicato, o \u201cstorico\u201d come si preferisce dire nei Balcani, il 20 gennaio 2008 si terranno in Serbia le elezioni presidenziali. Sullo sfondo, come gi\u00e0 pi\u00f9 volte \u00e8 accaduto nella regione, si scorge un complesso intreccio di fattori internazionali.  La questione che drammaticamente condiziona le elezioni e il loro esito \u00e8 l\u2019ancora irrisolto problema dello status del Kosovo.  Non sono pochi coloro che vedono in ci\u00f2 persino l\u2019inizio di una nuova crisi balcanica nei prossimi mesi.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, il Kosovo \u00e8 <i>de jure <\/i>parte della Serbia, secondo quanto sancito dalla Costituzione del paese e dalla risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che, il 10 giugno 1999, pose fine ai bombardamenti Nato sulla Jugoslavia (Serbia e Montenegro). <i>De facto<\/i>, per\u00f2, da quel momento, il Kosovo \u00e8 stato un protettorato internazionale, gestito dall\u2019Onu sul piano amministrativo (Unmik) e militare (Kfor, a guida Nato).<\/p>\n<p><b>Posizioni inconciliabili<\/b><br \/>Nonostante gli ultimi mesi di tentativi diplomatici per trovare un accordo, non  \u00e8 stato possibile trovare un\u2019intesa che potesse essere ratificata dal Consiglio di Sicurezza, come previsto dalla 1244.  Di fronte all\u2019evidente inconciliabilit\u00e0 delle posizioni tra Russia (e potenzialmente Cina) da una parte e Usa e gran parte della Ue dall\u2019altra, non si \u00e8 arrivati neanche a discutere la questione in Consiglio di Sicurezza.<\/p>\n<p>\u00c8 bene chiarire che tutte le forze politiche serbe si oppongono all\u2019indipendenza del Kosovo, sia pure con diverse sfumature. I serbi considerano la provincia, attualmente abitata da una maggioranza albanese, come parte integrante della loro nazione, fondamento e culla dell\u2019identit\u00e0, vera \u201cGerusalemme serba\u201d. <\/p>\n<p>La posizione della Russia, anche se non determinante sul piano interno, ha rafforzato la posizione di Belgrado in difesa della propria integrit\u00e0 territoriale.  Dopo un periodo di parziale disinteresse, caratterizzato da forti divisioni interne, la Ue, negli ultimi mesi, ha assunto posizioni tali da esercitare un\u2019influenza che si vorrebbe determinante sull\u2019evoluzione della situazione nella regione. In altre parole, l\u2019Ue intende inviare una \u201cmissione civile\u201d (Eumik), forte di 1800 uomini, per sostituire nei suoi compiti Unmik, e realizzare quanto previsto dal piano Ahtisaari, cio\u00e8 la cosiddetta \u201cindipendenza sorvegliata\u201d, piano che non ha mai avuto il <i>placet <\/i>delle Nazioni Unite.  Parallelamente, Bruxelles ha proposto a Belgrado la firma dell\u2019Accordo di stabilizzazione e associazione, primo gradino per una futura adesione all\u2019Unione Europea, firma che dovrebbe essere apposta il 28 gennaio, pochi giorni prima del probabile secondo turno delle elezioni presidenziali serbe. I principali candidati alla Presidenza sono tre: l\u2019attuale Presidente Boris Tadic (Partito democratico), Tomislav Nikolic (Partito radicale serbo) e Velimir Ilic (Partito popolare, appoggiato dal premier Kostunica).<\/p>\n<p> <b>Il confronto elettorale<\/b><br \/>Se la Serbia \u00e8 unita nella \u201cdifesa\u201d del Kosovo, tra le posizioni dei candidati vi sono per\u00f2 delle differenze.  Secondo molti, il moderato Tadic rappresenta il \u201cpatriottismo pragmatico\u201d; pur affermando che non riconoscer\u00e0 mai l\u2019indipendenza del Kosovo, qualora questa venisse imposta ai serbi \u201cin modo ingiusto\u201d, egli sceglierebbe una Serbia senza il Kosovo, ma parte della Ue, piuttosto che una Serbia senza il Kosovo, ma isolata. <\/p>\n<p>Altri si schierano a favore di un \u201cpatriottismo dignitoso\u201d, e si dichiarano pronti a congelare \u2013 o perfino rompere- i rapporti con i paesi che riconoscessero un Kosovo indipendente. L\u2019attuale premier Kostunica, che condivide in gran parte questa seconda posizione, ha di recente scritto una lettera all\u2019Unione Europea, per chiarire che la Serbia potr\u00e0 sottoscrivere l\u2019Accordo di stabilizzazione e associazione solo se questo riguarder\u00e0 esplicitamente il paese nella sua integrit\u00e0 territoriale. Qualora il Kosovo non vi rientrasse, Belgrado si dichiara indisponibile alla firma.  Kostunica ha richiesto anche un chiarimento sulla questione prima delle elezioni.  Anche se, fino a qualche tempo fa, l\u2019opinione pubblica serba si pronunciava maggioritariamente a favore dell\u2019integrazione nell\u2019Unione Europea,  oggi  si  percepisce la delusione per le ultime mosse di Bruxelles, che sono lette dalle forze nazionaliste  come una  negazione pratica del sistema delle Nazioni Unite e della collegata legalit\u00e0 internazionale e persino come una\u201c politica americana mascherata\u201d. <\/p>\n<p>I radicali, infine, propongono di stringere un rapporto pi\u00f9 stretto con Mosca, che, in questa fase, mostra comprensione per la posizione serba in merito alla questione kosovara oltre ad essere la fornitrice di risorse energetiche per il paese.<\/p>\n<p><b>Problemi interni<\/b><br \/>A questo clima di frustrazione per la questione del Kosovo si uniscono un\u2019enorme quantit\u00e0 di problemi, di ordine economico e sociale: la Serbia non ha ancora avuto la possibilit\u00e0 di risollevarsi dopo gli anni di embargo, i bombardamenti e  l\u2019afflusso di centinaia di migliaia di profughi  da Croazia, Bosnia e Kosovo.<\/p>\n<p>Chi prevarr\u00e0 nelle elezioni di gennaio? Quelli che dicono: \u201cSe perdiamo il Kosovo, stringiamo i denti e uniamoci all\u2019Europa.  Se si lascia passare il treno per Bruxelles, non \u00e8 detto che ce ne sar\u00e0 un altro\u201d.  O forse avranno la meglio quelli che sostengono: \u201cSe perdiamo il Kosovo, stringiamo i denti e diciamo no a quelli che ce lo avranno tolto contro le norme del diritto internazionale.  Diciamo no a quelli che ci vogliono umiliare\u201d.<\/p>\n<p>La Serbia, con la sua vocazione storica a sfidare le grandi potenze dell\u2019epoca, si trova  oggi, alla vigilia di cruciali elezioni,  di fronte ad una nuova, difficile e traumatica scelta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un momento estremamente delicato, o \u201cstorico\u201d come si preferisce dire nei Balcani, il 20 gennaio 2008 si terranno in Serbia le elezioni presidenziali. Sullo sfondo, come gi\u00e0 pi\u00f9 volte \u00e8 accaduto nella regione, si scorge un complesso intreccio di fattori internazionali. 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