{"id":70807,"date":"2018-09-01T15:32:28","date_gmt":"2018-09-01T13:32:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70807"},"modified":"2018-09-03T15:33:01","modified_gmt":"2018-09-03T13:33:01","slug":"migrazioni-securizzazione-fenomeno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/migrazioni-securizzazione-fenomeno\/","title":{"rendered":"Migrazioni: il processo di securizzazione del fenomeno"},"content":{"rendered":"<p>La questione migratoria \u00e8 sempre stata un fenomeno strettamente connesso alla storia dell\u2019uomo. Tuttavia mentre nel passato le <strong>migrazioni<\/strong> venivano spesso viste di buon occhio dai governanti, che s&#8217;attivavano con politiche atte ad attirare nuovi individui (i quali rappresentavano forza lavoro e reclute per gli eserciti in caso di guerra), con la Rivoluzione francese e l\u2019avvento dell\u2019Ottocento assistiamo a un mutamento di prospettiva, soprattutto come conseguenza del fatto che i popoli europei iniziano a pensarsi come nazione e che, partendo da questo crescente sentimento di appartenenza a un Paese, incominciano a chiedere l\u2019abolizione dei privilegi agli stranieri.<\/p>\n<p><strong>Lo sviluppo dello Stato nazione e l\u2019esclusione dell\u2019altro<br \/>\n<\/strong>Nel corso dell\u2019Ottocento questa tendenza venne ulteriormente accentuata dall&#8217;avvio dei processi di nazionalizzazione delle masse, che porteranno, attraverso la concessione di privilegi ai nativi a danno degli stranieri e con la nascita del welfare state, i Paesi europei a dotarsi di sistemi di controllo delle migrazioni.<\/p>\n<p>La questione migratoria nel periodo subito antecedente alle due guerre mondiali e nel periodo successivo ad esse inizia dunque a essere affrontata in una <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/migranti-ricette-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>prospettiva di sicurezza<\/strong><\/a>. Tale inversione avvenne in questo periodo in massima parte per via degli importanti mutamenti economici, sociali e politici che le due guerre portarono con s\u00e9: innanzitutto una contrazione economica che comport\u00f2 il ridursi della ricchezza della popolazione e la diffusione di sentimenti xenofobi e, in parallelo, l\u2019avvento di regimi totalitari in diversi Paesi europei, tipicamente avversi alle popolazioni diverse dalla propria.<\/p>\n<p>Questo processo di progressiva chiusura alle migrazioni che ha interessato il XX Secolo pu\u00f2 essere in retrospettiva collegato con le conseguenze della pace di Westphalia del 1648: un trattato d&#8217;importanza fondamentale, che contribu\u00ec a consolidare, alcuni secoli dopo la sua firma, le basi su cui verr\u00e0 edificata l\u2018idea di Stato nazione, ossia lingua, cultura e territorio.<\/p>\n<p><strong>La creazione di una comunit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Proprio da questi tre pilastri si \u00e8 potuto creare il concetto di comunit\u00e0 da cui \u00e8 a sua volta derivata la differenziazione tra inclusione ed esclusione; ed \u00e8 proprio su questa eredit\u00e0 storica che il fenomeno migratorio \u00e8 diventato di rilevante importanza per gli Stati, poich\u00e9, rappresentando un processo che ha come diretta conseguenza l&#8217;eterogeneizzazione della popolazione, esso si pone per definizione come un fenomeno in grado di scardinare i pilastri su cui lo Stato nazione si \u00e8 andato consolidando.<\/p>\n<p>Le migrazioni infatti scardinano con il loro portato di diversit\u00e0 l\u2019idea di nazione come comunit\u00e0 cos\u00ec come\u00a0immaginata da Benedict Anderson, ossia di nazione non come fatto naturale ma come frutto di un processo di costruzione ben preciso e atto alla creazione di un sentimento comune tramite un insieme di tradizioni e memorie condivise.<\/p>\n<p>Le migrazioni possono dunque rappresentare un problema per lo Stato nazione, in quanto esse comportano un cambiamento nella composizione del Paese soggetto al flusso migratorio introducendo elementi di diversit\u00e0 (etnica, linguistica o religiosa), che possono compromettere l\u2019omogeneit\u00e0 che lo Stato cerca di creare attraverso l&#8217;attivit\u00e0 che Anderson definiva come \u2018mitopoietica\u2019, ossia di continua creazione di simboli.<\/p>\n<p>Esse inoltre mettono in discussione l\u2019inviolabilit\u00e0 dei confini e ridefiniscono le identit\u00e0 politiche: un flusso migratorio comporta, infatti, il venir meno dell\u2019inviolabilit\u00e0 dei confini nazionali la cui protezione \u00e8 compito fondamentale dello Stato nazione, che ha come scopo massimo quello di preservare il proprio territorio (uno dei tre pilastri sanciti a Westphalia). Ecco dunque un altro motivo che porta gli Stati ad assumere <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/migrazioni-global-compacts-onu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>un atteggiamento securitario<\/strong><\/a> nei confronti della migrazione: il fatto che essa evidenzia una fallacia nella capacit\u00e0 dello Stato di controllare il suo stesso territorio, con l\u2019implicita conseguenza della messa in dubbio della sua sovranit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La prospettiva securitaria<br \/>\n<\/strong>Abbiamo visto alcune delle motivazioni che portano uno Stato ad affrontare un flusso migratorio in termini di sicurezza, ossia come una minaccia alla sua esistenza. Soffermiamoci ora sulle possibili risposte che uno Stato pu\u00f2 dare a questo fenomeno.<\/p>\n<p>Lo Stato pu\u00f2 reagire a questa minaccia sia adottando un linguaggio che sia teso a interpretare la migrazione come una questione emergenziale (si pensi in questo caso all&#8217;utilizzo della parola \u2018invasione\u2019 per identificare un flusso migratorio), sia adottando concretamente delle pratiche securitarie (si pensi alla pi\u00f9 banale di tutte: la creazione di un muro, per mantenere all&#8217;esterno le persone che di una nazione non fanno parte, una pratica altamente inefficace, ma che permette, creando una barriera visibile, di colpevolizzare e perseguire chi cerchi di superarla). Nonostante l\u2019evidente portata anacronistica di questo sistema, l\u2019esclusione territoriale rimane anche oggi il fulcro delle politiche nazionali sull&#8217;immigrazione in molti Paesi.<\/p>\n<p>Le caratteristiche dell\u2019esclusione territoriale sono fondamentalmente tre: la prerogativa dello Stato nazione, l\u2019adozione della cittadinanza come metodo per escludere gli individui dalla comunit\u00e0 politica e infine, come gi\u00e0 detto, l\u2019utilizzo di barriere o muri per impedire l\u2019ingresso a specifici individui.<\/p>\n<p><strong>La creazione del nesso tra sicurezza e confine<br \/>\n<\/strong>Dunque, tra la fine del XIX e l\u2019inizio del XX Secolo gli Stati iniziarono a costruire le fondamenta dell\u2019attuale sistema di controllo delle migrazioni e proprio in quel periodo inizi\u00f2 ad emergere con rilevanza la capacit\u00e0 del confine quale strumento in grado di bloccare l\u2019ingresso a coloro che venissero classificati come indesiderati.<\/p>\n<p>Con il crescente imporsi della globalizzazione e dell\u2019integrazione socio-economica tale funzione assunse un ruolo sempre pi\u00f9 centrale, tanto da elevare il controllo del confine a una questione primaria di sicurezza nazionale, creando uno stretto legame tra controllo del confine e polizia, portando ad una situazione che, come evidenziato da Sergio Carrera, ha finito per rendere scontato l\u2019assunto che &#8220;il movimento delle persone sia un\u2019attivit\u00e0 sospetta e potenzialmente legata all&#8217;aumento del disordine\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La questione migratoria \u00e8 sempre stata un fenomeno strettamente connesso alla storia dell\u2019uomo. 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