{"id":70811,"date":"2018-09-03T00:44:57","date_gmt":"2018-09-02T22:44:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70811"},"modified":"2018-09-10T07:13:11","modified_gmt":"2018-09-10T05:13:11","slug":"difesa-ue-parlamento-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/difesa-ue-parlamento-europeo\/","title":{"rendered":"Difesa Ue: il Parlamento europeo pu\u00f2 fare di pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>La recente spinta verso una maggiore cooperazione e integrazione europea nell\u2019ambito della <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/nato-ue-difesa-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">difesa<\/a><\/strong> ha visto solo un ruolo parziale da parte del <strong>Parlamento europeo<\/strong>. Nonostante tale esito sia riconducibile a diversi fattori che stanno alla base del funzionamento dell\u2019Ue e alla ripartizione di competenze tra vari organi ed istituzioni, occorre chiedersi se i poteri dell\u2019assemblea di Strasburgo al riguardo possano essere accresciuti in futuro.<\/p>\n<p><strong>L\u2019eredit\u00e0 dei pilastri<\/strong><br \/>\nL\u2019esercizio da parte del Parlamento europeo di funzioni rilevanti in materia di difesa incontra un primo ostacolo nella peculiare struttura su cui si poggia l\u2019Ue e che affonda le sue radici nel Trattato di Maastricht, il quale raggruppava le politiche in tre pilastri fondamentali, ispirati a diversi processi decisionali. Mentre nel primo pilastro, riguardante il mercato comune europeo, vigeva l\u2019applicazione del cosiddetto \u201cmetodo comunitario\u201d, in base al quale sono le istituzioni rappresentative dell\u2019Unione (Commissione, Parlamento e Corte di Giustizia) a rivestire un ruolo chiave, negli ambiti di politica estera e cooperazione di polizia e giudiziaria \u2013 rispettivamente secondo e terzo pilastro \u2013 si ricorreva al \u201cmetodo intergovernativo\u201d, che prevedeva una sostanziale preminenza degli Stati membri rappresentati in seno al Consiglio europeo ed al Consiglio.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019adozione del <strong>Trattato di Lisbona<\/strong> abbia eliminato formalmente i tre pilastri, i diversi criteri decisionali sono stati sostanzialmente mantenuti nell\u2019attuale ordinamento. Per questo motivo, il ruolo del Parlamento europeo in ambito difesa &#8211; materia in origine ascrivibile al secondo pilastro di Maastricht &#8211; \u00e8 abbastanza limitato, ridotto all\u2019esercizio di funzioni meramente consultive. In tale contesto, l\u2019istituzione di una <strong>sottocommissione Sicurezza e Difesa<\/strong> (<em>Subcommittee on Security and Defence<\/em> \u2013 Sede) nella struttura del Parlamento, con l\u2019obiettivo di assistere la Commissione Affari esteri sulla politica di sicurezza e di difesa attraverso funzioni esecutive o di esame, non ha di fatto comportato un\u2019estensione dei compiti esercitati dal Parlamento.<\/p>\n<p><strong>L\u2019acceleratore della difesa comune<\/strong><br \/>\nSu un piano pi\u00f9 generale, l\u2019integrazione europea in materia di difesa ha conosciuto una notevole accelerazione soprattutto a seguito della pubblicazione della <strong><em>EU Global Strategy<\/em><\/strong> voluta dall\u2019Alto rappresentante Federica Mogherini, del referendum sulla <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/ue-gb-brexit-soft\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Brexit<\/a><\/strong> e dell\u2019elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. A partire dall\u2019estate 2016, infatti, diverse iniziative sono state intraprese, tra cui il lancio della <strong>cooperazione strutturata permanente<\/strong> (<em>Permanent Structured Cooperation<\/em> \u2013 <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/ue-difesa-pesco-parte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Pesco<\/a><\/strong>), divenuta legalmente vincolante per gli stati partecipanti l\u201911 dicembre 2017.<\/p>\n<p>La messa in comune di risorse in ambito difesa a fini cooperativi, in modo da evitare inutili duplicazioni tra Stati membri, risponde ad un\u2019esigenza sostenuta dal Parlamento europeo e dalla Commissione sin dall\u2019inserimento, nel Trattato di Lisbona, della clausola che prevedeva la possibilit\u00e0 stessa di lanciare la Pesco. L\u2019assemblea di Strasburgo non ha per\u00f2 alcun ruolo in questa iniziativa, eccezion fatta per i dibattiti sui rapporti annuali sull\u2019attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, che si configurano quantomeno come un primo embrione di esame delle scelte da parte dei rappresentanti eletti dai cittadini europei.<\/p>\n<p>Un discorso diverso va fatto, invece, per quanto riguarda le attivit\u00e0 discendenti dal Piano di azione europeo per la difesa (Edap<em> \u2013 European Defence Action Plan<\/em>), lanciato dalla Commissione nel novembre 2016, che ha previsto, dopo l\u2019azione preparatoria per la ricerca militare (Padr<em> \u2013 Preparatory Action for Defence <\/em>Research) e il Fondo europeo per lo sviluppo dell\u2019industria della difesa (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/ue-difesa-regolamento-passo-avanti\/\">Edidp<\/a><em> \u2013 European Defence Industry Development Program<\/em>), il <strong>Fondo europeo per la difesa<\/strong> (Edf &#8211; <em>European Defence Fund<\/em>), tutti strumenti creati dalla Commissione al fine di incentivare investimenti congiunti per lo sviluppo di capacit\u00e0 in materia di difesa attraverso un finanziamento da parte del bilancio europeo. La portata di tale novit\u00e0 \u00e8 amplificata se si pensa che la Commissione \u2013 un\u2019istituzione che rappresenta l\u2019interesse generale dell\u2019Unione \u2013 ha sviluppato un ruolo di primo piano in un ambito che non rientra tra le sue tradizionali prerogative. Di riflesso, anche il Parlamento europeo ha partecipato al processo di adozione del bilancio stanziato per la difesa, come previsto dalle disposizioni stabilite a Lisbona, seppur con un coinvolgimento molto limitato della sottocommissione Sede a vantaggio della commissione per il mercato interno (Imco).<\/p>\n<p>Proprio sull\u2019Edidp, il Parlamento europeo ha svolto un ruolo di primo piano, attraverso la partecipazione della sua commissione per l\u2019industria, la ricerca e l\u2019energia (Itre) al negoziato trilaterale con Consiglio e Commissione europea.<\/p>\n<p>Questo maggiore coinvolgimento nel settore della difesa \u2013 al pari di quello della Commissione -, \u00e8 riconducibile, pi\u00f9 che ad un reale innalzamento dei rispettivi ruoli nella sfera intergovernativa, ad uno spostamento dell\u2019attenzione su questo tema in un ambito pi\u00f9 propriamente comunitario. La gestione dei fondi Ue per la ricerca tecnologica e lo sviluppo di capacit\u00e0 militari non implicano, per\u00f2, nell\u2019immediato l\u2019avviamento di un processo di \u201ccomunitarizzazione\u201d della difesa, materia sulla quale sono gli Stati membri a mantenere pieni poteri decisionali.<\/p>\n<p><strong>Tra politica industriale e sicurezza dei cittadini<\/strong><br \/>\nAlla luce di quanto detto, le funzioni del Parlamento europeo in materia di difesa potranno aumentare in futuro, ma sempre nel rispetto degli obiettivi che hanno portato alla formazione e progressiva mutazione dell\u2019Ue. Per questo motivo, salvo una revisione dei Trattati ed un ripensamento dei principi ispiratori, riesce difficile immaginare che al Parlamento europeo possano essere riconosciuti poteri riservati ai Parlamenti nazionali, quali ad esempio la facolt\u00e0 di autorizzare l\u2019uso della forza armata.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, un primo passo in avanti per un ruolo pi\u00f9 significativo dell\u2019assemblea di Strasburgo potrebbe scaturire dalla gi\u00e0 pi\u00f9 volte richiesta conversione della sottocommissione Sede in una vera e propria commissione parlamentare, al pari delle altre e di quanto succede nei Parlamenti nazionali. Ci\u00f2 permetterebbe agli eletti di valutare gli sviluppi in atto e futuri primariamente nell\u2019ottica della sicurezza dei cittadini europei, e non solo del mercato interno o della politica industriale e tecnologica.<\/p>\n<p>In tal modo, si favorirebbe un collegamento maggiore del Parlamento europeo con la politica di sicurezza e difesa comune, nonch\u00e9 con i dibattiti nazionali al riguardo che si svolgono nelle commissioni competenti. Le prossime <strong>elezioni europee del 2019<\/strong> sono un\u2019occasione per compiere questo primo passo, senza il quale \u00e8 difficile pensare sviluppi pi\u00f9 ambiziosi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente spinta verso una maggiore cooperazione e integrazione europea nell\u2019ambito della difesa ha visto solo un ruolo parziale da parte del Parlamento europeo. 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