{"id":70815,"date":"2018-09-04T08:36:09","date_gmt":"2018-09-04T06:36:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70815"},"modified":"2018-09-04T08:36:09","modified_gmt":"2018-09-04T06:36:09","slug":"africa-algeria-speranze-incognite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/africa-algeria-speranze-incognite\/","title":{"rendered":"Africa: Algeria, ritratto di Paese tra speranze e incognite"},"content":{"rendered":"<p>Un importante Paese nordafricano come l\u2019<strong>\u00a0Algeria<\/strong>\u00a0non sempre riceve regolare attenzione mediatica generalista, diversamente dalle correnti urgenze e precipitazioni libiche. Ci\u00f2 accade anche in ragione della apparente stabilit\u00e0 di medio corso &#8211; superato il luttuoso decennio di piombo degli anni 1991-2000 -. Certo, vi sono stati degli episodi puntiformi negli anni pi\u00f9 recenti che hanno portato ciclicamente Algeri all&#8217;attenzione nazionale e internazionale. Ma in modalit\u00e0 piuttosto discontinua e occasionale, prescindendo dalla mappatura di un sistema complesso e dalle reazioni sistemiche a stimoli di varia natura.<\/p>\n<p><strong>Una attenzione intermittente<br \/>\n<\/strong>Si pensi nel 2013 alla crisi degli ostaggi di In Amenas, distretto energetico algerino al confine con la <strong>Libia<\/strong>, ove un commando di terroristi filo-qaedisti guidati da Mokhtar <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/sahel-niger-mali-guerra-santa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Belmokhtar<\/strong><\/a> uccise alcune decine di ostaggi occidentali. O anche all&#8217;eco mediatico avuto nel 2015 alla notizia del \u201cpensionamento\u201d del Generale Mohamed Medi\u00e8ne, da alcuni soprannominato l\u2019Edgar J. Hoover algerino, a capo dei servizi di sicurezza dell\u2019 Algeria (Drs) per 25 anni.<\/p>\n<p><em>Storia dell\u2019Algeria indipendente<\/em> (2018<em>)<\/em>, un recente aggiornamento al lavoro di ricerca del compianto africanista italiano Gian Paolo Calchi Novati (1935-2017), elaborato a quattro mani con Caterina Roggero, ha rinverdito in Italia la letteratura storica su questa importante Paese del Maghreb africano, cos\u00ec rilevante anche in senso energetico per l\u2019Italia e l\u2019Europa nel suo complesso. Un macro-dato valga per tutti: circa un quarto del fabbisogno di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/energia-tavolo-algeria-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>gas naturale<\/strong><\/a> dell\u2019<strong>Ue<\/strong> proviene oggi da Algeri, stando alle stime dell\u2019Atlante Geopolitico Treccani del 2017.<\/p>\n<p><strong>Quale rete di relazioni per l\u2019Algeria?<br \/>\n<\/strong>Il libro di Calchi Novati ripercorre le tappe pi\u00f9 importanti dello sviluppo del Paese, dalla guerra di liberazione nazionale dall&#8217;epoca coloniale francese (1830-1962) alla guerra civile sino alla lunga <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/algeria-sistema-stabile-fiducia-calo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>presidenza Bouteflika<\/strong><\/a>, che nell&#8217;aprile 2019 arriver\u00e0 a celebrare i venti anni di incarico cumulati in quattro mandati. Ma quali le prospettive e le dimensioni relazionali oggi, in ormai relativa prossimit\u00e0 delle presidenziali del 2019?<\/p>\n<p>La repubblica algerina, che ha oggi quasi 40 milioni di abitanti con una et\u00e0 mediana di 26,2 anni e un tasso di disoccupazione giovanile stimato attorno al 20%, mantiene importanti rapporti istituzionali con le maggiori organizzazioni internazionali. Si pensi al partenariato firmato con l\u2019Unione europea e al suo essere partner anche della Nato, attraverso il formato del Dialogo Mediterraneo.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, l\u2019 Algeria mantiene un regime consolidato di rapporti con Paesi quali Russia oltre che con singoli Paesi europei nel settore sicurezza e difesa, laddove la spesa militare si assesta a circa il 6% del Pil. Dalla Federazione russa deriva, ad esempio, una significativa parte dell\u2019equipaggiamento militare del Paese. Si pensi &#8211; solo per citare due categorie di sofisticati sistemi d\u2019arma &#8211; ai sottomarini classe <em>Kilo<\/em> e ai caccia multiruolo moderni (velivoli <em>Sukhoi Su30<\/em>).<\/p>\n<p>Non meno rilevante appare il supporto allo sviluppo infrastrutturale (terrestre e extra-atmosferico) reso negli ultimi anni dalla Repubblica popolare cinese all\u2019 Algeria. Gi\u00e0 nel testo <em>Cinafrica<\/em> del 2008 dei giornalisti francesi Serge Michel e Michel Beuret si enfatizzava l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019impresa cinese Cscec alla periferia di Algeri (quartiere Bananier Bis), dedita alla costruzione di edifici residenziali, nonch\u00e9 le attivit\u00e0 per tracciati viari e autostradali. Pi\u00f9 recentemente, il primo satellite di telecomunicazioni algerino, Alcomsat-1, \u00e8 stato costruito e lanciato nel dicembre 2017 dalla Cina.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<br \/>\n<\/strong>L\u2019 Algeria attuale rappresenta forse un <em>unicum<\/em> nel contesto maghrebino-nordafricano. In equilibrio dinamico tra diversi mondi e politiche di relazioni internazionali diversificate, architettura moderna e <em>casbah (<\/em>antico quartiere di Algeri e bene protetto Unesco, reso noto in Italia dal film Toto le Mok\u00f2 del 1949<em>)<\/em>, contaminazioni di stili e approcci, urbanizzazione e specificit\u00e0 areali come la Cabilia berbera, rappresentativa di circa quattro milioni di individui. Nel medio termine, sul fronte interno, il Paese pare possedere al suo interno le risorse e le strutture per riuscire ad attraversare le inevitabili transizioni istituzionali che l\u2019attenderanno, al netto di possibili turbolenze di breve periodo e di <em>stress test<\/em> aperiodici.<\/p>\n<p>Si pensi anche &#8211; con sguardo retrospettivo &#8211; a un indicatore statistico come l\u2019indice di concentrazione di Gini, che segnala le inegualit\u00e0 della distribuzione del reddito pro-capite (laddove lo zero indica una societ\u00e0 dove tutti gli individui hanno lo stesso reddito e cento indica una societ\u00e0 dove tutta la ricchezza di una nazione \u00e8 nelle mani di un singolo individuo). L\u2019Algeria, secondo il <em>Credit Suisse Research Institute<\/em> \/ <em>Global Wealth datalook<\/em> del 2012, ovvero a un anno dalle cosiddette &#8216;primavere arabe&#8217;, vantava un valore pari a 65,6. Laddove l\u2019Egitto mostrava un pi\u00f9 disarmonico 80,4 (con una popolazione pi\u00f9 che doppia, oltre 80 milioni di abitanti al tempo).<em> Rebus sic stantibus<\/em>, rimane tuttavia significativo il peso dell&#8217;erraticit\u00e0 dei prezzi petroliferi in condizioni di mono-redditualit\u00e0 da idrocarburi.<\/p>\n<p>Sul fronte estero vicino, oltre alle non sempre lineari relazioni intra-maghrebine, va ricordato che l\u2019 Algeria condivide 2.500 km di confine con il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/sahel-niger-mali-guerra-santa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Mali<\/strong><\/a> e il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/niger-missione-italiana-corso\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Niger<\/strong><\/a>. Le dinamiche e le pressioni migratorie e di <em>climate change, <\/em>cosi come il collegato e attuale trend di dis-equilibrio idrico del Lago Ciad (bacino di servizio di quasi 20 milioni di persone e ridottosi in modo molto significativo negli ultimi decenni), potrebbero essere un fattore di instabilit\u00e0 strutturale crescente nel lungo periodo per il Paese rispetto ai Paesi e ai popoli confinanti a Sud. Ma sono forse ancora possibili evenienze di altro tipo, talune delle quali oggi non chiaramente individuabili. Questo perch\u00e9 come acutamente osservato da Alberto de Toni, segretario generale presso la Conferenza dei Rettori delle Universit\u00e0 italiane (Crui),\u201d<em>il futuro arriva come un gatto<\/em>\u201d. Ovvero: ci arriva spesso addosso di sorpresa, a passi felpati e silenziosi.<\/p>\n<p><em>Questo \u00e8 il terzo di una serie di tre pezzi dello stesso autore dedicati all\u2019Africa. Il primo \u00e8 stato pubblicato il 17 agosto, con il titolo<strong>\u00a0Africa: il Continente sempre pi\u00f9 inevitabile<\/strong>; il secondo il 21 agosto con il titolo<strong> Africa: diritti umani tra anagrafe, energia e infrastrutture.<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un importante Paese nordafricano come l\u2019\u00a0Algeria\u00a0non sempre riceve regolare attenzione mediatica generalista, diversamente dalle correnti urgenze e precipitazioni libiche. Ci\u00f2 accade anche in ragione della apparente stabilit\u00e0 di medio corso &#8211; superato il luttuoso decennio di piombo degli anni 1991-2000 -. 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