{"id":70872,"date":"2018-09-10T23:41:26","date_gmt":"2018-09-10T21:41:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70872"},"modified":"2018-09-14T13:40:27","modified_gmt":"2018-09-14T11:40:27","slug":"brasile-attentato-bolsonaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/brasile-attentato-bolsonaro\/","title":{"rendered":"Brasile: clima da regime militare dopo l&#8217;attentato a Bolsonaro"},"content":{"rendered":"<p>In <strong>Brasile<\/strong> non ci sono n\u00e9 <em>ordem<\/em>, n\u00e9 <em>progresso<\/em>. Il motto positivista che campeggia sulla bandiera del colosso sudamericano, che fa della stabilit\u00e0 e del progresso i due binari su cui dovrebbe muoversi la nazione, non \u00e8 mai stato cos\u00ec lontano dalla realt\u00e0 politica, economica e sociale del Brasile. L\u2019accoltellamento di <strong>Jair Bolsonaro<\/strong>, candidato del Partito social-liberale e leader della destra alle <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/america-latina-2018-maratona-elezionii\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">elezioni<\/a> presidenziali<\/strong> di ottobre, durante un comizio nello Stato di Minas Gerais \u2013 il primo episodio di questo tipo nel Brasile democratico -, ha gettato il Paese ulteriormente nel caos.<\/p>\n<p>Il Brasile, dopo i sogni di gloria dei primi anni Duemila, si \u00e8 rapidamente ripiegato su s\u00e9 stesso. I problemi sono molteplici: scarsa crescita economica, <strong>corruzione<\/strong> dilagante, <strong>sommosse<\/strong> all\u2019ordine del giorno \u2013 dai camionisti infuriati per il rialzo del costo della benzina a met\u00e0 agosto ai disordini, ormai ciclici, di Rio de Janeiro \u2013 e, negli ultimi tempi, la questione dei <strong>migranti venezuelani<\/strong>, che si ammassano lungo il confine settentrionale, fuggendo dalla dittatura di Nicol\u00e1s Maduro.<\/p>\n<p>L\u2019attacco a Bolsonaro \u00e8 un altro, significativo vulnus per la gi\u00e0 debole democrazia brasiliana. Attualmente, la campagna elettorale per il primo turno del <strong>7 ottobre<\/strong>\u00a0non avr\u00e0 tra i partecipanti attivi n\u00e9, appunto, Bolsonaro, ancora in ospedale (ma la\u00a0sua macchina organizzativa non si fermer\u00e0), n\u00e9 l\u2019ex presidente <strong>Lula<\/strong>. Il candidato dello storico <em>Partido dos Trabalhadores<\/em>, infatti, sta scontando una pena di 12 anni di\u00a0reclusione per <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/brasile-incertezza-sullonda-dello-scandalo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">corruzione e riciclaggio<\/a> e il suo ricorso al Tribunale federale \u00e8 stato da poco respinto. Insieme, Bolsonaro e Lula rappresentano almeno la met\u00e0 delle preferenze dei votanti, secondo i pi\u00f9 recenti sondaggi. Uno scenario potenzialmente esplosivo che, stando agli sviluppi pi\u00f9 recenti, sembra aver convinto classe dirigente ed elettori che la via d\u2019uscita \u00e8 una sola: <strong>il ritorno dei militari<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Militari in strada, militari al palazzo<\/strong><br \/>\nAleggia una certa <strong>nostalgia<\/strong> in Brasile. Una fetta consistente dell\u2019elettorato si \u00e8 gi\u00e0 schierata con il capitano in riserva dell\u2019<em>Ex\u00e9rcito Brasileiro<\/em>, Jair Bolsonaro. Questi, insieme al suo vice designato, il generale Antonio Hamilton Mur\u00e3o, incarna la <em>saudade<\/em> tutta brasiliana per quella \u201cet\u00e0 dell\u2019oro\u201d che, tra il 1964 e il 1985, ha consegnato pieni poteri alle alte gerarchie dell\u2019esercito. E proprio Bolsonaro si \u00e8 ritrovato a difendere quei militari, come anche ad elogiare i regimi autoritari latinoamericani di Augusto Pinochet in Cile e Alberto Fujimori in Per\u00f9. Stabilit\u00e0, sicurezza e crescita economica: tre parole che incarnano il motto nazionale brasiliano e che hanno contraddistinto \u2013 almeno a parole \u2013 l\u2019operato dell\u2019esercito al governo.<\/p>\n<p>Soprattutto per quanto riguarda l\u2019<em>ordem<\/em>. Il presidente <strong>Michel Temer<\/strong>, proprio in occasione dello sciopero degli autotrasportatori che per giorni ha paralizzato il Paese, ha dovuto smentire qualsiasi possibile intervento da parte dei militari, da molti ipotizzato (e \u2013 forse \u2013 auspicato) come soluzione definitiva. L\u2019intervento non c\u2019\u00e8 stato, ma l\u2019esercito, in alcune zone, \u00e8 di fatto gi\u00e0 al comando.<\/p>\n<p>Dallo scorso febbraio, ufficialmente per contrastare il <strong>narcotraffico<\/strong>, sono circa 170mila i militari impiegati nello Stato di Rio de Janeiro, dove il generale Walter Braga Netto ha <em>main libre<\/em> per quanto riguarda la gestione del servizio di polizia e il contrasto alla criminalit\u00e0. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di realizzare una pacificazione dei quartieri pi\u00f9 problematici. Il bilancio, per\u00f2, \u00e8 da bollettino di guerra: in poco meno di nove mesi, sono pi\u00f9 di tremila gli omicidi, dei quali quasi novecento causati dai militari stessi.<\/p>\n<p><strong>Le conseguenze della crisi venezuelana\u00a0<\/strong><br \/>\nI militari, per\u00f2, non sono impegnati soltanto nel cuore del Paese. Qualche giorno fa, centinaia di soldati brasiliani sono stati dispiegati nello Stato di Ror\u00e1ima, al confine con il <strong>Venezuela<\/strong>. Le difficolt\u00e0 politiche ed economiche di Caracas, che assumono di settimana in settimana i connotati di una vera e propria crisi umanitaria, si riverberano da tempo su tutto il continente. In particolare in Brasile: dal 2015, sono pi\u00f9 di 50mila i cittadini venezuelani che hanno fatto richiesta di asilo politico.<\/p>\n<p>La risposta di Temer, che ha inviato i militari alla frontiera, ha trovato immediatamente sponda in Bolsonaro e nei suoi sostenitori. Il candidato della destra ha pi\u00f9 volte espresso il desiderio e la promessa di voler chiudere il confine settentrionale. Un\u2019idea che ha raccolto all&#8217;istante il consenso di gran degli abitanti di Pacaraima, cittadina del Ror\u00e1ima che maggiormente \u00e8 sottoposta alla pressione migratoria. E non solo: Bolsonaro ha anche proposto la creazione di campi per i rifugiati.<\/p>\n<p><strong>Il\u00a0Paese di fronte alla sfida democratica<\/strong><br \/>\n\u00c8 una sorta di <em>Seguran\u00e7a Nacional <\/em>2.0, che legittima la riproposizione di formule che sembravano, dopo decenni, superate. La dottrina che aveva reso \u201cnecessario\u201d il golpe militare del 1964 e corroborato l\u2019azione della giunta durante il ventennio di potere (ri)trova, da qualche mese a questa parte, nuova linfa vitale. L\u2019esercito ha il dovere di garantire la stabilit\u00e0 in un Paese in preda al <em>caos<\/em> e sull\u2019orlo di una crisi di nervi, di risollevare l\u2019economia nazionale e di combattere il \u201cnemico interno\u201d, che di volta in volta si declina nel narcotraffico, nei politici corrotti, nei migranti, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Senza dubbio, chiunque sar\u00e0 il successore di Temer, dovr\u00e0 ribadire con fermezza il controllo e la supremazia del potere civile su quello militare. Anche per questo, le elezioni del prossimo mese saranno una vera e propria cartina di tornasole sullo stato di salute della giovane democrazia brasiliana.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Cris Faga\/ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Brasile non ci sono n\u00e9 ordem, n\u00e9 progresso. 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